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Papa Pio VII con il manto
Leone XIII con il manto e il triregno

Il manto papale è un paramento liturgico simile al piviale (dal quale differisce esclusivamente per la lunghezza), che veniva utilizzato solamente dal papa in alcune cerimonie solenni.

Indice

StoriaModifica

Il primissimo riferimento all'utilizzo del manto è attestato da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Il papa Niccolò III si presenta infatti al poeta con queste parole, indicando il manto come prerogativa caratterizzante del pontefice:

«Se di saper ch'io sia ti cal cotanto,
che tu abbi però la ripa corsa,
sappi ch'io fui vestito del gran manto»

(Dante Alighieri, Divina Commedia: Inf. XIX, 67/69)

Il manto era un piviale con una lunghezza superiore alla statura del papa (le dimensioni sono variabili a seconda del modello e del periodo storico, ma poteva essere anche di parecchi metri); quando il papa camminava, i bordi dovevano essere sorretti da appositi incaricati, detti caudatari. Quando il papa sedeva (sulla cattedra o sulla sedia gestatoria), poneva i piedi sulla fodera interna e gli incaricati chiudevano le falde appoggiandole in modo che, oltre alla persona del papa, venissero coperti completamente anche i gradini del trono.

OggiModifica

L'ultimo papa che indossò il manto fu Benedetto XVI per l'inaugurazione dell'anno paolino. Come altri paramenti liturgici (quali ad esempio la cappa magna e le chiroteche), non è stato abolito, ma è caduto in disuso.

Un manto appartenuto a papa Giovanni XXIII è stato in seguito accorciato e trasformato in un comune piviale; è stato indossato da Giovanni Paolo II in occasione della chiusura della porta santa per il giubileo del 1983[1] e da Benedetto XVI in occasione della benedizione Urbi et Orbi del 25 dicembre 2007, per il Te Deum del 31 dicembre dello stesso anno e di quelli successivi[2].

NoteModifica

Voci correlateModifica

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