Manuel María Flores

scrittore e poeta messicano

Manuel María Flores (San Andrés Chalchicomula, 1840Città del Messico, 1885) è stato uno scrittore e poeta messicano. È considerato uno dei più importanti poeti romantici latino-americani.[1][2]

Manuel María Flores

BiografiaModifica

Nacque a Puebla e studiò filosofia nel collegio di San Juan di Letrán,[3] che abbandonò nel 1859 per partecipare alla Guerra di Riforma messicana dalla parte del Partito Liberale.[3] Si caratterizzò per uno stile di vita di vero bohémien, romantico nelle sue azioni e gesta prima ancora di ritrovare una corrispondenza nella poesia.[1]

Durante il secondo intervento francese in Messico partecipò alla resistenza contro i transalpini e fu fatto prigioniero e rinchiuso nella fortezza di San Carlos de Perote.[4] Liberato nel 1867 venne eletto deputato nelle file del partito liberale e si unì al movimento di scrittori guidato da Ignacio Manuel Altamirano.[1][4] Strinse una forte amicizia con Manuel Acuña, assieme al quale pubblicò vari libri poetici. A causa di una terribile malattia divenne cieco e morì in una condizione di miseria.[1]

La sua prima e fondamentale opera poetica fu Pasionarias, pubblicata a Puebla nel 1874 e in seguito ristampato in edizioni rivedute ed estese a Parigi e a Barcellona.[4]

Nel 1912 a Parigi apparve il libro postumo Poesias ineditas, che confermò il talento letterario del poeta;[4] e più di un centinaio di anni dopo la sua nascita, nel 1953 fu stampato Rosas caídas, il suo diario.[3]

Flores è stato un poeta romantico seguace di modelli francesi, soprattutto Alfred de Musset, e spagnoli, come ad esempio Bécquer, e il tema attorno al quale ruotano tutte le sue liriche è l'amore. Amore visto sia sotto un'ottica positiva, e quindi osannato come principio primario della vita e dell'universo, ma anche sotto una luce negativa, come origine del dolore e della sofferenza, ma sempre cantato con grandi slanci sensuali, passioni e voluttà che fecero scandalizzare vari critici letterari, tra i quali L. G. Urbina che sostenne nei riguardi dell'artista: «una fiamma sensuale lambiva la sua ispirazione fino a incendiarla...morì divorato dal medesimo fuoco che ardeva nei suoi canti».[1][3]

Questa "fiamma sensuale" ispirò a Flores immagini di rara efficacia, fantasia e originalità letteraria, come ad esempio Tristeza o Bajo las Palmas, che lo misero in evidenza all'interno della letteratura latino-americana. Alcune sue liriche tuttavia risultarono parzialmente prive di originalità e scritte in un linguaggio popolare e, talvolta, licenzioso.[1][4]

Da annoverare e ricordare alcune sue pregevoli traduzioni poetiche, che spaziarono da Dante a Hugo e a Byron.[2]

Vanno menzionati anche alcuni poemi di argomento patriottico, come Oda a la patria e Al pie de la Cruz.

Ebbe una relazione sentimentale con Rosario de la Peña, musa ispiratrice di altri grandi poeti, come José Martí e Manuel Acuña, che si è suicidato per lei.[5]

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f le muse, V, Novara, De Agostini, 1964, p. 48.
  2. ^ a b (ES) Manuel M. Flores, su los-poetas.com. URL consultato il 4 agosto 2018.
  3. ^ a b c d (ES) Biografía de Manuel M. Flores, su amor.com.mx. URL consultato il 4 agosto 2018.
  4. ^ a b c d e (ES) Manuel María Flores, su poemas-del-alma.com. URL consultato il 4 agosto 2018.
  5. ^ (ES) Manuel María Flores, su ecured.cu. URL consultato il 4 agosto 2018.

BibliografiaModifica

  • (ES) Mañuel Acuna, Obras. Poesía, teatro, articulos y cartas., Porrúa, Colección de Escritores Mexicanos, 1986.
  • (ES) Luis Miguel Aguilar, La democracia de los muertos, México, Cal y arena, 2001.
  • (ES) Harold Alvarado Tenorio, Literatura de América Latina, Cali, Universidad del Valle, 1995.
  • (ES) Emmanuel Carballo, Historia de las letras mexicanas en el siglo XIX, Guagalajara, Universidad de Guagalajara/Xalli, 1991.
  • (ES) Emillio Carrilla, El romanticismo en la América Ispánica, Madrid, Editorial Gretos, 1967.

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