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Marea (sommergibile)

sommergibile della Regia Marina
Marea
S-32
Rsmg Marea.jpg
Il sommergibile Marea
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Naval Ensign of the Soviet Union (1950–1991).svg
TipoSommergibile
ClasseTritone
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Naval Ensign of the Soviet Union (1950–1991).svg Voenno-morskoj flot
IdentificazioneMR
poi MA
CantiereCRDA, Monfalcone
Impostazione1º dicembre 1941
Varo10 dicembre 1942
Entrata in servizio7 maggio 1943
Radiazione1º febbraio 1948
Destino finaleconsegnato all'URSS, demolito negli anni ’60
Caratteristiche generali
Dislocamento in immersione1058 t
Dislocamento in emersione866 t
Lunghezza63,15 m
Larghezza6,98 m
Pescaggio4,87 m
Profondità operativa130 m
Propulsione2 motori diesel da 1.200 CV
2 motori elettrici da 400 CV
Velocità in immersione 8 nodi
Velocità in emersione 16 nodi
Autonomiain superficie: 5.400 miglia a 8 nodi; in immersione 80 miglia a 4 nodi[1]
Equipaggio5 ufficiali 44 sottufficiali e comuni
Armamento
Artiglieria1 cannone da 100/47 Mod. 1938 per smg
4 mitragliere singole Breda Mod. 31 da 13,2mm
Siluri4 tubi lanciasiluri da 533mm a prora
2 tubi lanciasiluri da 533mm a poppa

informazioni prese da[2] e[3] e[1]

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Il Marea è stato un sommergibile della Regia Marina, appartenente alla classe Tritone.

Indice

StoriaModifica

Attività bellicaModifica

Costruito nel cantiere navale di Monfalcone, ebbe sostituite le eliche a passo costante con quelle a passo variabile, a causa di vari malfunzionamenti alle prime[4].

Dopo l'addestramento, svoltosi nell'Adriatico settentrionale, si trasferì a Napoli il 1º agosto 1943 al comando del sottotenente di vascello Attilio Russo.[3]

Fino all'armistizio compì in tutto 2 missioni offensive e 5 di trasferimento, per un totale di 2371 miglia di navigazione in superficie e 327 in immersione[5].

Il 3 settembre uscì in mare per contrastare l'ormai prossimo (così almeno si riteneva) sbarco alleato in Calabria ma fu fatto tornare in porto poco dopo, non avendo trovato nessuna nave nemica[3].

Il 7 settembre fu nuovamente inviato nel Basso Tirreno nel corso del «Piano Zeta», che prevedeva l'impiego della residua flotta di sommergibili contro lo sbarco alleato; l'indomani, tuttavia, in seguito all'annuncio dell'armistizio, diresse per Bona ove si consegnò agli Alleati[3][6].

Fu poi trasferito a Malta (il 16 settembre 1943, assieme ad altri cinque sommergibili, scortato dal cacciatorpediniere Isis[7]), a Taranto (il 6 ottobre 1943, assieme a cinque altri sommergibili, fra cui il gemello Vortice, e a varie altre unità[8]) ed infine a Brindisi[3].

Durante la cobelligeranza svolse due missioni speciali (dal 3 al 9 novembre e dal 23 al 29 dicembre 1943) sbarcando spie nei pressi di Cortellazzo[3][9].

Dal febbraio 1944 al maggio 1945 fu impiegato alle Bermuda, e successivamente nella Naval Submarine Base New London di Groton (Connecticut) per esercitazioni antisommergibile alleate, svolgendo ben 139 missioni di questo tipo[3][9].

Il trattato di pace e la cessione all'Unione SovieticaModifica

Al termine del conflitto, il base alle clausole del trattato di pace[2] il battello venne assegnato all'Unione Sovietica, che ottenne una cospicua copia di naviglio e venne radiato il 1º febbraio 1948 in attesa della consegna ai sovietici che avvenne nel febbraio dell'anno successivo a Valona. Per tutte le navi assegnate ai sovietici la consegna sarebbe dovuta avvenire nel porto di Odessa, ad eccezione della corazzata Giulio Cesare e dei due sommergibili Nichelio e Marea, la cui consegna era prevista nel porto albanese di Valona, in quanto la Convenzione di Montreux non consentiva il passaggio attraverso i Dardanelli di navi da battaglia e sommergibili appartenenti a stati privi di sbocchi sul Mar Nero.[10] Le tre unità, partite da Augusta, con equipaggi della marina mercantile, raggiunsero Valona, dove avvenne il trasferimento temporaneo alla commissione sovietica, guidata dal contrammiraglio Levčenko, dove il 6 febbraio 1949 venne formalizzata la cessione della corazzata e il giorno seguente 7 febbraio, venne formalizzata anche la cessione dei due sommergibili.

Il battello, che aveva raggiunto Valona con la sigla provvisoria Z 13, venne rinominato I-41; successivamente, partito verso la sua nuova base di Sevastopol' il 15 febbraio insieme a Marea (Z 13) e Cesare (Z 11), raggiunse il 26 febbraio la sua destinazione, dove a partire dal 16 giugno 1949 venne rinominato S-32, prestando servizio per la Marina sovietica operando nel Mar Nero, svolgendovi missioni di addestramento fino al 17 febbraio 1956 ed essere radiato il 27 dicembre dello stesso anno[3] ed essere successivamente smantellato all'inizio degli anni sessanta.[3]

NoteModifica

  1. ^ a b A. Turrini, Almanacco dei sommergibili, Tomo II, Rivista Marittima, 2003.
  2. ^ a b Regio Sommergibile Marea.
  3. ^ a b c d e f g h i Sommergibile "MAREA".
  4. ^ Giorgerini, p. 350.
  5. ^ Museo della Cantieristica Archiviato il 5 marzo 2016 in Internet Archive.
  6. ^ Giorgerini, pp. 364.
  7. ^ Caruana, p. 54.
  8. ^ Caruana, p. 63.
  9. ^ a b Giorgerini, p. 379.
  10. ^ Sergej Berežnoj, traduzione e annotazioni: Erminio Bagnasco, Navi italiane all'URSS, in Storia Militare, nº 23, agosto 1995, pp. 24–33, ISSN 1122-5289 (WC · ACNP)..

BibliografiaModifica

  • Joseph Caruana, Interludio a Malta, in Storia Militare, nº 204, settembre 2010.
  • Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, Mondadori, 2002, ISBN 978-88-04-50537-2.
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