Minareto di Fasano

La torre-minareto
Minareto fasano2.JPG
Minareto fasano3.JPG

Il minareto di Fasano è una residenza signorile del 1912, un'architettura eclettica influenzata dallo stile moresco, costruita nei pressi delle colline della Selva di Fasano, in contrada Gordini, da Damaso Bianchi, artista e nobiluomo fasanese.[1][2]

ArchitetturaModifica

Essenzialmente nato per essere una villa residenziale, nel suo aspetto stilistico rappresenta la riproduzione perfetta di una costruzione orientale con alcune terrazze e una altissima torre-minareto che sovrasta tutta la zona silvana e la valle, formata dalla depressione carsica, di Canale di Pirro, con il caratteristico balconcino.[1][3] Il panorama dalla torre è molto suggestivo: lo sguardo spazia da Monopoli a nord alla marina di Ostuni a sud.[3]

OrigineModifica

L'origine di questa costruzione deriva da un viaggio dell'ideatore nei paesi islamici.[1] Per realizzarla il nobiluomo fasanese utilizzò la mano d'opera giunta appositamente dall'Africa, molto probabilmente dalla lontana Tunisia,[2] come pure gran parte dei materiali usati.[3] Un'opera stonante con l'architettura locale, ma che contribuisce all'arricchimento culturale di essa.

La singolare costruzione fu destinata a residenza estiva familiare e sede culturale per lo studio, tanto amato da Damaso Bianchi, delle tracce orientali in Puglia.

Durante le feste mondane negli anni della Belle époque, il proprietario accendeva sulla cima della torre-minareto un lume ad acetilene che simboleggiava la luce della cultura, perché voleva che la struttura brillasse come le notti d'Oriente.[1][3]

Fu anche scuola di tessitura tenuta dalla moglie Benedetta Tangari, in seguito alla scoperta di una correlazione tra la cultura della Valle d'Itria e quella orientale: i trulli, i tappeti fasanesi e le bisacce.

Il minareto oggiModifica

Damaso Bianchi si spense nel 1935 in seguito ad una paralisi che lo aveva colto tre anni prima.[1] La villa fu donata allo Stato nel 1937 dal figlio primogenito, Giuseppe, per farne una colonia estiva per bambini intitolata al genitore.[1][3]

Divenuta di proprietà nel febbraio 1976 della Regione Puglia e data in concessione al Comune di Fasano (2003), è tuttora soggetta a continui restauri e ristrutturazioni, senza però ottenere il meritato rilancio. Il progetto è quello di renderlo, come in sua origine, un contenitore culturale per convegni, conferenze, mostre d'arte e concerti a servizio della Puglia.[1]

Con la Legge regionale del 22 ottobre 2015 n. 30, proposta dal Consigliere regionale Fabiano Amati, l'immobile e le sue pertinenze sono state concesse al Comune di Fasano a titolo gratuito e per 99 anni. L'atto di concessione è stato sottoscritto il 14 aprile 2016 presso la Sala di rappresentanza del Comune di Fasano.

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Anna Cafagna, Damaso Bianchi poeta del colore, in «Accademia», anno 36 n. 4 settembre 1985.
  • Giovanni L'Abbate, Damaso Bianchi e Vito Stifano due pittori nell'incanto della Selva di Fasano, Fasano, Schena, 1995.
  • Domenico Maselli, Il paesaggio pugliese nell'opera di Damaso Bianchi, in «Fiera del Levante», anno 1 n. 3 maggio 1931.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

  Portale Fasano: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Fasano