Niccolò Speciale (politico)

politico italiano

Niccolò Speciale (Noto, Intorno al 1380 – Noto, 13 febbraio 1444) è stato un nobile e politico siciliano del XV secolo.

BiografiaModifica

Esponente della stessa famiglia Speciale da cui discendono i baroni di Nicosia, di origine pisana, era nativo di Noto. Fu tra i maggiori personaggi storici della Sicilia di metà Quattrocento.

Regio Milite, ereditò dal padre, Antonino, i feudi di Pancali[1] e Ramasola. Nel 1404 acquista per sé e per i suoi eredi la Baronia di Cipolla[2] da Pietro Capobianco, privilegio che gli viene confermato dal Re Martino nel 1407. Dal Marchese Saglimbene acquista le Baronie di Castelluccio e Granieri[3], il Viceré con provvedimento dato ad Alcamo il 20 Ottobre 1417, confermò la vendita. Re Alfonso con privilegio dato a Castelnuovo di Napoli a 4 Aprile 1422, concesse licenza di costruire un abitato, di fortificarlo, e di costruire un Castello; inoltre ampliò la successione a favore di lui suoi eredi e successori "quali che siano"; accordò la giurisdizione civile e criminale, alta e bassa, mero e misto impero; ridusse il servizio militare ad un paio di speroni dorati, Tutto questo largamente è confermato con altro privilegio di esso Re, dato a Valenza il 18 Febbraio 1426. Nel 1420 acquistò la Baronia di San Marco lo Celso[4] dal nobile Accardo Barbilato. Divenne inoltre Barone di Spaccaforno, di Monteclimito e di Cassibile, nonché Signore della terra e del castello di Paternò[5].

Sposò Beatrice Landolina. Nel suo testamento sono nominati i figli Pietro, Giovanmatteo, Vassallo, Eleonora e Isabella nonché i fratelli Giacomo e Matteo (capostipite della famiglia Speciale di Nicosia, città demaniale in cui esercitò la carica di Capitano di Giustizia).

Maestro Razionale del Regno, fu Viceré di Sicilia su investitura del re aragonese Alfonso il Magnanimo nel 1423 e nel 1424, poi nuovamente dal 1425 al 1429, poi Presidente del Regno Guglielmo Raimondo Moncada nel 1429 e 1430 e assieme al Moncada e Giovanni Ventimiglia dal 1430 al 1432.

"Fu protagonista di una carriera di grande successo nell’amministrazione siciliana nella prima metà del XV secolo, che gli consentì la creazione di una fortuna familiare e l’ingresso nei ranghi dell’aristocrazia feudale: il suo fortunato cursus, avviato già alla fine del secolo precedente, sotto Martino l’Umano, e proseguito felicemente durante il vicariato di Bianca di Navarra dalla quale ricevette importanti incarichi di natura finanziaria, trovò nuovi spazi di promozione all’interno della riorganizzazione dei quadri burocratici da parte di Ferdinando di Trastamara e culminò al tempo di Alfonso il Magnanimo con la nomina, nel 1423, alla massima carica politica, quella di Viceré, che egli mantenne per quasi un decennio, fino al 1432, senza peraltro uscire dalla scena politica nemmeno negli anni successivi. È assai significativa, infatti, la sua presenza, insieme con i suoi figli, al fianco di re Alfonso in occasione della battaglia di Ponza del 5 agosto 1435, che testimonia il perdurare di quel rapporto di fedeltà personale nei confronti del sovrano, oltre che di soccorso economico alla Corona, che erano stati fattori non secondari della sua ascesa ai più alti vertici dell’amministrazione e della politica."[6][7]

Alla sua morte, nel 1444, i suoi feudi furono ereditati dal figlio Pietro il quale fu anche barone di Alcamo e di Calatafimi, Pretore di Palermo.

Fu sepolto nella chiesa di San Francesco dell'antica Noto. Il suo monumento funebre, commissionato dal figlio Pietro allo scultore toscano Andrea di Francesco Guardi,venne realizzato in marmo di Carrara e fu il primo esempio di scultura rinascimentale nel Regno di Sicilia.[8]

BibliografiaModifica

  • G. B. Blasi - Storia cronologia dei viceré luogotenenti e presidenti del regno di Sicilia: seguita da un'appendice sino al 1842 - Palermo, Oretea, 1842.
  • G. Ferraù - Nicolò Speciale: storico del Regnum Siciliae - Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, 1974.
  • G. M. Mira - Bibliografía siciliana - Palermo, G.B. Gaudiano, 1875.
  • Testamento di Nicolò Speciale del 7 dicembre 1443.
  1. ^ Barone di Pancali (1) Il feudo Pancali è situato in territorio di Lentini. 1. — Apparteneva nel 1408 ad Antonino Speciali da Lentini in una al feudo di Ramasola (MUSCIA, Sic. nob., pag. 85). 2. — Nicola Speciali successe alla morte di Antonino suddetto. 3. — Fiorella Speciali successe a Nicola suddetto, suo padre; morì senza lasciare figli. I feudi furono devoluti alla Corona.
  2. ^ Barone di Cipolla 4. — Tutti costoro lo vendettero a Nicolò de Speciali da Noto e suoi eredi, in perpetuo per onze 36 (Lire 459), agli atti di Notar Nicolò de Anghesa da Siracusa il 11 Marzo 1404. Re Martino approvò e confermò la vendita, dando obbligo al compratore e suoi eredi di apprestare il servizio militare: stabilì la successione, more Francorum e riservò alla Regia Corte i dritti di legnare, delle miniere, delle Saline, dei solazii, delle foreste, delle difese antiche, tutto incluso e nulla escluso (R. Privilegio, data a Catania il 9 Agosto 1407 — Regia Cancelleria libro del 1406, foglio 311; MUSCIA, Sicilia Nobile, pag. 95).
  3. ^ Marchese di Castelluccio, già Baronia di Castelluccio e di Graneri 2. — Castelluccio lo vendette a Nicolò Speciali e suoi eredi discendenti dal suo corpo con obbligo di prestare alla Corona il servizio militare nella misura di sopra Il Viceré con provvedimento dato ad Alcamo il 20 Ottobre 1417, confermò la vendita. Re Alfonso con privilegio dato a Castelnuovo di Napoli a 4 Aprile 1422, concesse licenza di costruire un abitato, di fortificarlo, e di costruire un Castello; inoltre ampliò la successione a favore di lui suoi eredi e successori qualsiano; accordò la giurisdizione civile e criminale, alta e bassa, mero e misto impero; ridusse il servizio militare ad un paio di speroni dorati, Tutto questo largamente è confermato con altro privilegio di esso Re, dato a Valenza il 18 Febbraio 1426. QUADRO 683
  4. ^ Barone di San Marco Lo Celso già San Marco ossia Catarchini esistente in Val di Noto ( 1) 1. — A 19 Maggio 1420 il feudo di San Marco, ossia Catarchini, si trova in Val di Noto, presso il feudo Carca, le terre burgensatiche di Noto ed altri confini. Si possedeva dal nobile Accardo e Francesca Barbilato jugali. Costoro, per atti di Not. Lorenzo Noto di Catania, il 28 Giugno 1418, lo vendettero a Nicolò de Speciali per onze 250 di oro e sopra istanza del compratore i Viceré Antonio de Cardona, Ferdinando Velasci e Martino Torres, accordarono la conferma per sè, suoi eredi discendenti dal suo corpo, in perpetuo, con le solite condizioni e riserve, e ciò in data suddetta (Cons., Libro Mercedes, dal 1414 sino al 1439, tomo 3°, foglio 138 retro).
  5. ^ Principe di Paternò 14. — Nicolò Speciale. Fu questi cittadino di Noto; ebbe ingegno fervido e somma dottrina; fu Maestro Razionale del Regno; Viceré nel 1423; Presidente del Regno con Guglielmo Moncada, C.te di Caltanisseta dal 1424 al 1429; tale con detto Moncada e Giovanni Ventimiglia, C.te di Geraci, dal 1429 al 1439 (Protonot, del Regno, Proc. n. 453). Fu altresì B.ne di Spaccaforno, Castelluzzo, Graneri, Cassibile, San Marco lo Celso, Monteclinito, Cipolla e di grano uno sopra ogni salma di vettovaglie da estrarsi dai porti del Regno (BARBERI, Capibreve, Val di Mazzara, p. 564).
  6. ^ Pietro Colletta, Memoria di famiglia e storia del regno in un codice di casa Speciale conservato a Besançon, in Reti Medievali Rivista, vol. 14, n. 2.
  7. ^ Sulla biografia e sulla carriera di Nicolò Speciale, a parte i cenni di Di Marzo, Delle origini e vicende di Palermo cit., pp. 99 sg., si vedano Giunta, Cronache siciliane inedite della fine del Medioevo cit., pp. 24-27; E.I. Mineo, Gli Speciale. Nicola Viceré e l’affermazione politica della famiglia, in «Archivio storico per la Sicilia orientale», 79 (1983), pp. 287-371; Corrao, Governare un regno cit., pp. 376-378, 417-422 e 569 sg.; anche sulle vicende familiari dopo la morte di Nicolò, e in particolare sugli eredi, ovvero prima il figlio Pietro, poi il nipote Giovan Matteo, si veda inoltre Mineo, Nobiltà di Stato cit., pp. 276-284.
  8. ^ “Trinacriis tumulis ditior euge, lapis”: il sarcofago di Andrea Guardi in memoriam del viceré Niccolò Speciale (1445), su engramma.it.