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Nino Oppio

Nino Oppio (Milano, 26 giugno 1906 – 1992?) è stato un alpinista italiano.

«Oppio, che è stato uno dei più grandi scalatori degli anni a cavallo della guerra, fu un personaggio poco noto, che oggi pochi conoscono come un grande pioniere. [...] Era veramente un duro quell'Oppio e, a detta di chi lo ha conosciuto, era un tipo d'uomo di poche pretese, che scansava la pubblicità e la fama di qel tempo.»

(Andrea Gaddi)

BiografiaModifica

Giovanni "Nino" Oppio è stato un forte alpinista, attivo soprattutto nel Gruppo delle Grigne, in Val Masino e in Dolomiti.

Come molti alpinisti lombardi cominciò ad arrampicare in Grigna, dove già a sedici anni compì in successione, nell'arco di una settimana, alcune difficili prime solitarie, a proposito delle quali commentava: "non guardavo mai indietro mentre salivo".

La montagna era la sua grande passione, ma dovette lottare - soprattutto negli anni giovanili - con la necessità di non abbandonare gli impegni di lavoro e quindi con la scarsa disponibilità di tempo libero. Diceva: "guarda le date delle mie più belle ascensioni: vedrai che cadono tutte di domenica oppure intorno a Ferragosto."

Fu un giornalista sportivo della Gazzetta dello sport di Milano a partire dalla metà degli anni '30. Curava inizialmente cronache calcistiche di squadre minori anche dei comuni limitrofi a Milano (era residente a Sesto San Giovanni ed era spesso al campo Falck) per poi passare alle cronache di Serie C. Nel dopoguerra è stato un autorevole cronista di partite di Serie A.

Negli anni tra il 1938 e il 1942 realizzò le sue imprese più notevoli (vedi sotto), grazie alle quali venne ammesso nel prestigioso Club Alpino Accademico Italiano.

Nel 1967, a 61 anni, fu invitato dalla Federazione Alpinistica Sovietica nel Pamir, insieme ad alpinisti di altre otto nazioni, e salì il Pic Lenin (7134 m) con Emilio Frisia e Giorgio Gualco. In seguito effettuò altre ascensioni extra-europee nel Caucaso, nell'Hindukush, in Perù (Cima Huandoy, 6350 m, a 66 anni) e di nuovo in Pamir (Punta Razdelnja, 6142 m, a 68 anni).

Nel 1973, all'età di 67 anni, con Stefano Duca di 61 anni e Gabriele Maspero di 31 anni, salì ancora la via Cassin alla nord-est del Pizzo Badile (val Bregaglia) e raggiunse la cima dopo essere stato costretto dal maltempo a tre bivacchi in parete.

Chi lo conobbe ricorda di lui la forza fisica e la tenacia, ma soprattutto la gentilezza, la disponibilità, la semplicità.

Era ancora vivo nel 1989.[1].

Principali ascensioniModifica

  • 1938 (14-18 agosto, in 94 ore di arrampicata): Sasso Cavallo (Grigne), parete sud, con Oreste Dell'Era; sviluppo 450 m; secondo itinerario sulla parete dopo quello tracciato da Cassin nel 1933; una delle vie più difficili aperte prima della seconda guerra mondiale, dopo le prime ripetizioni (1960, 1962) fu considerato il più arduo itinerario delle Grigne.
  • 1939 (14-17 agosto, in 54 ore di arrampicata): Croz dell'Altissimo (Dolomiti di Brenta), parete sud, pilastro centrale, con Serafino Colnaghi e Leopoldo Guidi; dislivello 850 m, lunghezza della via quasi 1000 m, 80 chiodi; poco ripetuta a causa della cattiva qualità della roccia.
  • 1940 (7 aprile): Pietra di Bismantova (Appennino Settentrionale), parete est, per il camino che da allora prese il suo nome, con Leopoldo Guidi e Aldo Farioli; 140 m, oggi divenuta una grande classica ed una delle prime vie della Pietra.
  • 1940 (2 ottobre): Pizzo d'Uccello (Alpi Apuane), con Serafino Colnaghi; dislivello 660 m, sviluppo 850 m.
  • 1941 (3-4 agosto): Punta della Sfinge (val Masino), parete nord-ovest, con Stefano Duca; dislivello 480 m, 41 chiodi; fino al 2008 è stata ripetuta solo due volte, nel 1958 da Airoldi, Piazza, Osio, Gallieni e dopo il 2000 da Rossano Libèra e Gualtiero Colzada[2][3].
  • 1942: Gran Vernel (Marmolada), parete est, con Giuseppe Adami e Gunther Nemela; 1000 m

NoteModifica

  1. ^ La Stampa di mercoledì 19 aprile 1989 p. 15 nell'articolo "Chi si rivede, Jimmy Greaves al Milan", su archiviolastampa.it.
  2. ^ Mario Sertori, Appunti di storia - Val Codera, "Rivista del CAI", maggio/giugno 2001
  3. ^ Andrea Gaddi, Nino Oppio e la Sfinge, "Rivista del CAI", novembre/dicembre 2008

BibliografiaModifica

  • Luigi Bettelli, Nino Oppio - Dal 6º grado ai 7.000 metri, "Il Cusna", CAI Reggio Emilia, settembre 1968
  • Aldo Bonacossa, Giovanni Rossi, Masino, Bregaglia, Disgrazia, Vol. I, Guida dei Monti d'Italia, Milano, Club Alpino Italiano e Touring Club Italiano, 1977
  • Gino Buscaini, Ettore Castiglioni, Dolomiti di Brenta, Guida dei Monti d'Italia, Milano, Club Alpino Italiano e Touring Club Italiano, 1977
  • G. P. Guidobono Cavalchini, Nino Oppio, "Rivista del CAI", Torino, gennaio/febbraio 1983
  • Euro Montagna, Angelo Nerli, Attilio Sabbadini, Alpi Apuane, Guida dei Monti d'Italia, Milano, Club Alpino Italiano e Touring Club Italiano, 1958
  • Eugenio Pesci, Le Grigne, Guida dei Monti d'Italia, Milano, Club Alpino Italiano e Touring Club Italiano, 1998, ISBN 88-365-1366-2