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«La filosofia è propriamente nostalgia, un impulso a essere a casa propria ovunque. [1]»

La nostalgia viene indicata da Novalis come lo stato d'animo d'inquietudine che accompagna l'esercizio della filosofia intesa come aspirazione romantica ad uscire dalla finitezza della realtà, che genera un indefinito malessere, per tornare all'infinito, origine e casa comune dell'umanità. [2]

EtimologiaModifica

«Ma anche così desidero e voglio ogni giorno / giungere a casa e vedere il dì del ritorno [3]»

Il termine "nostalgia", composto di due parole greche, νόστος (nostos, ritorno a casa) e άλγος (algos, dolore) non si ritrova nella lingua greca anche se come sentimento è presente e antico come testimonia l'Odissea dove troviamo lemmi, quali nostos (νόστος) "ritorno a casa", neesthai (νέεσθαι) "partire", nosteō "far ritorno", νοστήσας "tornato", ecc. che fanno riferimento al tema del ritorno dell'eroe sofferente per nostalgia che ha origini arcaiche e che viene espresso in varie radici linguistiche indoeuropee e attestato in diverse culture e mitologie, dalla Grecia all'India, a dimostrazione della sua costituzione ad archetipo. [4]

La parola "nostalgia" fu coniata nel 1688 da Johannes Hofer, uno studente di medicina di appena diciannove anni, che la usò nella sua tesi di laurea, presentata nell'Università di Basilea, dal titolo Dissertatio medica de nostalgia dove veniva descritta la patologia che colpiva i soldati svizzeri che, lontani per la guerra dai loro paesi, erano colpiti da una forte depressione. [5]

FilosofiaModifica

Scriveva Martin Heidegger come titolo di un capitolo della sua opera Die Grundbegriffe der Metaphysik Welt - Endlichkeit - Einsamkeit: «La filosofia come tonalità fondamentale del filosofare e le questioni attinenti al mondo, alla finitezza e all'isolamento» [6] e si chiedeva, chiarendo il suo concetto, quale significato potesse avere l'espressione di un poeta, e per lo più romantico come Novalis, da considerare quindi con cautela [7] ma di cui non si poteva trascurare l'importanza per una riflessione filosofica:

«...Ma che cos'è l'uomo se, nel fondo della sua essenza, filosofa e che cos'è questo filosofare? Dove vogliamo andare? Siamo forse un giorno casualmente incappati nell'universo? Novalis afferma La filosofia è propriamente nostalgia...[8] e la filosofia (ogni filosofia è metafisica) è propriamente Heimweh [nostalgia]. Essa non è una disciplina che si apprende. Le scienze nei suoi riguardi non sono che serve. L'arte e la religione, però, sono sue sorelle. Colui che non conosce la nostalgia non sa filosofare [9] [10]»

La nostalgia dunque fonte del filosofare ma intesa non come angoscia dolorosa per qualcosa che sarà ormai scomparsa come segnata dal destino che accomuna ogni cosa nella sua sorte finale, ma come consapevolezza della nostra finitezza agitata da quella inquietudine che ci spinge a liberarci dalle verità definitive e a riprendere il cammino verso un «Tutto e un Essenziale» poiché non è possibile fermarci e sentirsi a casa:

«L'Essere nella sua totalità e nella sua essenza ci rivolge nelle cose il suo richiamo e ci interpella Siamo senza patria, siamo l'inquietudine stessa, l'inquietudine vivente [11]»

NoteModifica

  1. ^ Novalis, Opera filosofica a cura di F.Desideri e G.Moretti, Einaudi 1993, 2 voll, p.466
  2. ^ I.Berlin, Le radici del Romanticismo, trad.it. di G.Ferrara degli Uberti, Adelphi, Milano 2001, p.165
  3. ^ Omero, Odissea, traduzione di G.Aurelio Privitera, Mondatori, Milano 1991, libro V vv.219-220
  4. ^ Mauro Ruggirello, L'eterno Ulisse, n°1, 17 luglio 2012
  5. ^ Lella Costa, In tournée, Feltrinelli editore, p.137
  6. ^ Paragrafo 2b, p.10
  7. ^ Secondo il detto di Aristotele: «i poeti dicono molte bugie» (in Aristotele, Metafisica, A2, 983a)
  8. ^ M.Heidegger, cit. in Jacques Derrida, L'animale che dunque sono, Editoriale Jaca Book, 2006, pp.203 e sgg.
  9. ^ M. Heidegger cit. in Vito Di Chio, Bisogno di maestri: una proposta formativa, Armando Editore, 2010 p.182 e sgg.
  10. ^ L'attenzione di Heidegger sulla filosofia come nostalgia deve aver suscitato l'interesse del suo discepolo Karl Rahner, teologo e filosofo, che nei suoi appunti riportava l'inizio di una lezione universitaria (1929-1930) con quella citazione di Novalis riportata dal suo maestro. (In Vito Di Chio, op.cit. in Nota 28)
  11. ^ K.Rahner in Vito Di Chio, op.cit, p.183
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