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Omnia sunt communia è un'espressione della lingua latina che significa tutto è comune o tutto è di tutti.

L'espressione è stata utilizzata come grido di battaglia dal pastore protestante riformatore tedesco Thomas Müntzer[1], una figura importante del cristianesimo rivoluzionario nonché uno dei capi dei ribelli nella guerra dei contadini.

L'espressione si trova già nella scolastica medievale, ad esempio in Guglielmo d'Auxerre: «In extrema necessitate omnia sunt communia»[2] ("in caso di estrema necessità ogni cosa è comune"); essa viene spesso citata attribuendola a Tommaso D'Aquino[3], o comunque viene indicata come massima della filosofia tomistica[4]. Nel suo principale trattato teologico, Summa Theologiae, Tommaso D'Aquino difendeva la proprietà privata dei beni e legittimava le attività commerciali e mercantili; tuttavia il filosofo riteneva che, in situazioni di necessità estrema, la proprietà privata dovesse attenuare la propria importanza fino a diventare comune[5].

Dall'inquisitore Eymerich, l'espressione è riferita alla dottrina dei Dolciniani: «omnia communia esse docebant, etiam uxores»[6] ("ogni cosa è in comune, insegnavano, anche le mogli").

NoteModifica

  1. ^ Ernst Bloch, Thomas Müntzer teologo della rivoluzione, Milano, Feltrinelli, 2010, ISBN 978-88-07-72163-2, p. 49.
  2. ^ Guglielmo d'Auxerre, Summa aurea, 3, 8, 1, qu. 5; citata in Gilles Couvreur, Les pauvres ont-ils des droits?, Roma, Libreria Editrice dell'Università Gregoriana, 1961, p. 237n.
  3. ^ «In extrema necessitate, ubi agitur de vita, omnia [...] sunt communia» ("in caso di estrema necessità, quando si tratta della vita, tutte le cose sono comuni"): Summa Summae S. Thomae sive Compendium Theologiae, thomus III, secunda secundae partis, Roma, Cristinus Puccinelli, 1834, p. 1006.
  4. ^ «In extrema necessitate omnia sunt communia», citata in: O.P. Domingo de Soto, Relecciones y opúsculos, editorial San Esteban (1995), ISBN 84-87557-54-6, p. 146.
  5. ^ Pedro Luna Antúnez, Omnia sunt communia!, in "Tercera Información", 14 febbraio 2013.
  6. ^ Giovanni Miccoli, Fra Dolcino, Edizioni della Normale, 2017 [1956], p. 91.