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I Dolciniani erano i componenti di un movimento ereticale del basso Medioevo, seguaci di Fra Dolcino di Novara e seguaci degli Apostolici. Si ispiravano all'ideale Francescano ed erano influenzati dal Gioachimismo, ma furono considerati eretici dalla Chiesa cattolica. Il loro nome derivava da Fra Dolcino (ca. 1250–1307), che venne condannato al rogo come eretico da Papa Clemente V.

Indice

StoriaModifica

OriginiModifica

Il movimento ebbe origine intorno al 1300 quando Gherardo Segarelli, fondatore degli Apostolici, venne arso vivo a Parma nel corso di una brutale repressione degli Apostolici e i suoi seguaci fuggirono per salvare le loro vite. Fra Dolcino aveva aderito al movimento degli Apostolici tra il 1288 e il 1292, e divenne poi il loro capo. Pubblicò la prima delle sue lettere che spiegavano le sue idee relative alle epoche della storia, in base alle teorie di Gioacchino da Fiore.

Riunificazione con gli ApostoliciModifica

Fra Dolcino, agli inizi del 1303, riunì il movimento degli Apostolici nei pressi del Lago di Garda. Lì incontrò Margherita Boninsegna (Margherita da Trento, sua amante o sorella spirituale), e scrisse la seconda lettera agli Apostolici. Agli inizi del 1304, tre Dolciniani vennero arsi vivi dall'Inquisizione, convincendo così Dolcino a portare la comunità ad ovest della Valsesia, vicino alla natia Novara. Alla fine del 1304, solo 1400 suoi seguaci erano sopravvissuti sul monte Parete Calva, nel fortificato Piano dei Gazzari. Scesero quindi dalla montagna per saccheggiare e uccidere la gente della valle, responsabile ai loro occhi di non aver difeso il gruppo contro le truppe episcopali. Gli abitanti del villaggio li chiamavano "Gazzari" (Catari), e si unirono ai soldati per combatterli.

Dolcino giustificò gli atti commessi dal Dulciniani affermando la loro perfezione e santità sulla base della Lettera a Tito di San Paolo (1,15):

«Tutti gli atti dei puri sono puri, ma non lo sono quelli dei corrotti e non credenti; le loro stesse menti e coscienze sono corrotte.»

FineModifica

Margherita e Dolcino vennero catturati e messi a morte.

TeorieModifica

I concetti principali dell'eresia dei Dolciniani erano:

  • L'eliminazione della gerarchia ecclesiastica, e il ritorno della Chiesa ai suoi ideali originali dell'umiltà e della povertà;
  • L'eliminazione del feudalesimo;
  • La liberazione umana da qualsiasi limitazione e dal potere radicato;
  • La creazione di una nuova società egualitaria basata sull'aiuto e il rispetto reciproco, con le proprietà in comune e nel rispetto della parità di genere.

Fra Dolcino si era ispirato alle teorie millenariste di Gioacchino da Fiore. Egli vedeva la storia dell'umanità come divisa in 4 epoche:

Nella sua prima lettera, Dolcino diede la sua interpretazione dei sette angeli e delle sette chiese dell'Apocalisse di Giovanni:

  • L'Angelo di Efeso era San Benedetto, e la sua chiesa era l'ordine monastico;
  • L'Angelo di Pergamo era papa Silvestro I, e la sua chiesa era l'ordine clericale;
  • L'Angelo di Sardi era San Francesco, e la sua chiesa erano i Frati Minori;
  • L'Angelo di Laodicea era San Domenico, e la sua chiesa erano i Frati Predicatori;
  • L'Angelo di Smirne era Gerardo di Parma, e la sua chiesa era quella dei Fratelli Apostolici;
  • L'Angelo di Tiatiri era Fra Dolcino, e la sua chiesa era il movimento dei Dulciniani;
  • L'Angelo di Filadelfia sarebbe il nuovo papa santo, e le ultime tre chiese sarebbero state la nuova chiesa di questi nuovi giorni.

Dopo la morte di Bonifacio VIII, Dolcino enunciò un programma di 4 papi:

  • Celestino V
  • Bonifacio VIII: la rovina sarebbe caduta su di lui e sul re del sud
  • Il successore di Bonifacio: la rovina sarebbe caduta su di lui e sui cardinali
  • Il nuovo santo papa.

Così, l'avvento del "nuovo santo papa" venne rinviato al secondo papa dopo la morte di Bonifacio VIII. Dolcino non si propose mai come il nuovo Papa nelle sue lettere, anche se questa fu una delle accuse mossegli dalla Inquisizione.

Il grido di battaglia pœnitentiam ágite (fate penitenza) è stato attribuito a loro ne Il nome della rosa, un romanzo di Umberto Eco.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica