Riforma protestante

movimento religioso

La riforma protestante o scisma protestante, nelle sue correnti principali della Riforma luterana e della Riforma calvinista, è il movimento religioso di separazione (Scisma) dalla Chiesa Cattolica avvenuto nel XVI secolo, con risvolti politici di tipo rivoluzionario, che ha portato alla nascita del cosiddetto "cristianesimo evangelico". Figura centrale alla quale si attribuisce la nascita del movimento protestante è l'ex-frate agostiniano Martin Lutero, insieme ad altre figure di spicco quali Giovanni Calvino, Huldrych Zwingli, Thomas Müntzer e Filippo Melantone.

Diffusione del Protestantesimo: equilibri religiosi in Europa alla fine del XVI secolo.

DefinizioneModifica

Prima della Riforma: rinnovare la fede nel MedioevoModifica

La data d'inizio della Riforma Protestante coincide con l'invio di una lettera all'arcivescovo di Magonza nel 1517, entro la quale si notificava l'attività illecita di Giovanni Tetzel, occupato nello svolgere la vendita delle indulgenze in quei territori dov'essa era proibita.

Prima di Lutero, riformatori religiosi quali Jan Hus in Boemia, movimenti eretici ad Orléans, Arras e Monforte, la Pataria di Milano e movimenti spirituali quali i Catari, i Valdesi e i Begardi avevano manifestato un modo di professare il cristianesimo diverso da quello praticato dalla Chiesa ufficiale.

La riforma protestante, anch'essa nata come movimento dissenziente riuscì ad affermarsi, diffondersi e imporsi in alcune aree d'Europa in quanto, diversamente dai movimenti eretici medievali, ebbe l'appoggio politico ed economico di molti prìncipi che ne fecero religione di Stato. Il particolare momento storico in cui Lutero predicò, fu fondamentale per la nascita delle Chiese protestanti in Europa.

Cause e origine delle RiformaModifica

Per molto tempo gli storici hanno ritenuto che la Riforma fosse una conseguenza della dissolutezza morale che affliggeva la Chiesa cattolica nel XIV secolo, tuttavia gli studi più recenti hanno evidenziato una moltitudine di cause. E' stato, altresì, rilevato che già da tempo nelle stesse gerarchie ecclesiastiche vi fosse la consapevolezza della necessità di una riforma sostanziale, cosa che non era potuta accadere per una molteplicità di fattori, primo dei quali una debolezza del papato.[1]

Crisi della Chiesa cattolica tra medioevo e RinascimentoModifica

 
Il Concilio di Costanza del 1414-1418; chiamato a ricomporre lo Scisma d'Occidente durante lo svolgimento emerse l'esigenza di una riforma della chiesa cattolica ma, nonostante il tentativo in tal senso, non si ebbero risultati significativi

L'età del Rinascimento, almeno dopo la morte di Paolo II nel 1471, costituisce uno dei periodi più oscuri dei vertici delle gerarchie della Chiesa cattolica: allo splendore culturale e civile si contrappose la mancanza di un autentico spirito religioso. Se da un lato la Chiesa accolse favorevolmente lo sviluppo culturale e artistico del tempo, da un altro non mancarono gli aspetti negativi. La curia romana viveva in un lusso fastoso: ogni cardinale aveva la sua corte, con palazzi e ville entro e fuori le mura. Il nuovo tenore di vita esigeva forti spese, alle quali si faceva fronte con tutti mezzi, leciti e illeciti. Anche il papato fu tutt'altro estraneo da questo clima. Molti dei pontefici rinascimentali furono più interessati ad arricchire se stessi e la propria famiglia, attraverso un diffuso nepotismo; impegnati in intrighi politici e negli affari terreni, la cura degli aspetti pastorali del loro ufficio fu spesso messa in secondo piano.[2]

La consuetudine dell'alto clero di accumulare i benefici ecclesiastici (con le rendite ad essi connessi) era pratica comune mentre il basso clero, spesso scarsamente istruito e senza alcuna preparazione specifica, contribuiva a fare della religione un insieme di pratiche più vicine alla superstizione che alla fede. In questo modo la Chiesa cattolica non era in grado di rispondere adeguatamente alle ansie dei fedeli che, dal tempo della peste nera del XIV secolo, viveva costantemente con il terrore della dannazione eterna. Tali paure erano in pratiche religiose che spesso sconfinavano nella superstizione e nella magia; l'affermazione del culto mariano, dei santi, delle reliquie, la frequente pratica di pellegrinaggi, lo svolgimento di processioni e, addirittura, i primi episodi di caccia alle streghe, ben testimoniano lo smarrimento del popolo cristiano europeo. La paura dell'inferno era mitigata dal ricorso sempre più popolare alla pratica delle indulgenze, ovvero la possibilità di cancellare una parte ben precisa delle conseguenze di un peccato; una consuetudine che tuttavia aveva assunto nel tempo connotati degenerati ben lontani dall'idea originale di sincero pentimento, arrivando fino alla loro vendita dietro corrispettivo in denaro, una "fiscalizzazione" della religione.[3] La desacralizzazione degli aspetti religiosi, dovuta ad una tale confusione tra spirituale e materiale, era aggravata dall'oscurità dei testi sacri per la maggior parte dei fedeli; l'accesso alla Bibbia, proclamata esclusivamente durante le messe e in latino per una popolazione prevalentemente analfabeta, necessitava della mediazione di un clero a sua volte spesso ignorante, svuotandone il significato e la spiritualità.[4]

Già dalla XIII secolo era iniziata ad affermarsi la consapevolezza tra i fedeli dell'urgente necessità di una riforma che riportasse la Chiesa ad una dimensione più spirituale che terrena. A partire dal secolo successivo, anche alcuni appartenenti ai vertici ecclesiastici colsero una tale necessità e ciò emerse chiaramente nel concilio di Costanza o al concilio di Basilea. Tuttavia, questi tentativi di rinnovamento non riuscirono mai ad essere sufficientemente incisivi, rimanendo relegati a contesti marginali, con scarso seguito o teologicamente deboli. Un concreta azione riformistica venne intrapresa da Papa Pio II nella metà del XV secolo, ma non trovò continuità tra i suoi successori. Fu, dunque, solo agli inizi del XVI secolo che queste correnti riformatrici poterono concretizzarsi in un'azione che cambiò radicalmente il cristianesimo occidentale arrivando a rompere quell'unità che l'aveva contraddistinto dall'inizio.[5][6] Lo storico Lucien Febvre ha osservato che "nel Cinquecento era diffuso un desiderio di una nuova religiosità, lontana dalla superstizione del popolo e dalla aridità dei dottori scolastici, purificata da ogni ipocrisia, ansiosa di una certezza che assicurasse una autentica pace interna".[7]

Primi movimenti riformatoriModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: John Wyclif e Jan Hus.

Come detto, già dal XII secolo alcuni movimenti di fedeli predicavano una riforma della Chiesa cattolica, tra questi i più importanti furono Pietro Valdo, fondatore dei poveri di Lione, l'accademico inglese John Wyclif e il predicatore ceco Jan Hus.

John Wyclif fu un teologo, di formazione scolastica, che insegnò all'Università di Oxford dove si distinse per la dura critica verso la Chiesa cattolica. I vertici ecclesiastici tentarono più volte di portarlo all'inquisizione come eretico, ma senza successo, tuttavia riuscirono a farlo espellere dall'università. Ritiratosi come pastore in campagna, Wycilf relativizzò l'autorità della chiesa terrena, la sua gerarchia ei suoi sacramenti. Definì l'indulgenza un "pio inganno" (pia fraus), rifiutò la transustanziazione e insegnò che Cristo fosse presente in cielo e in modo spirituale nei doni eucaristici. Per Wyclif, la Bibbia era la legge di Dio, Cristo il suo messaggero, e i soli padri della chiesa potevano fungere da interpreti. Nel 1415 il Concilio di Costanza lo condannò postumo come eretico e i suoi resti mortali furono riesumati e bruciati. Le sue idee sopravvissero in Inghilterra nel movimento dei lollardi. Nel XVI secolo il puritanesimo farà riferimento a Wyclif come “stella mattutina della Riforma”.[8]

Jan Hus entrò in contatto con le idee di Wyclif all'Università di Praga dove studiò teologia diventandone professore. Criticò apertamente l'avidità e la secolarizzazione del clero e perorava una riforma basata sulla Bibbia. Inoltre, non riconosceva nel Papa la massima autorità in materia di fede. La sua critica incontrò una vasta approvazione tra la popolazione, con grande allarme della chiesa. Così, nel 1408 fu rimosso dall'incarico e scomunicato tre anni più tardi. Hus continuò, tuttavia, a lavorare come predicatore itinerante e redasse una dottrina in cui proponeva una Chiesa come comunità non gerarchica. Nel 1414 venne convocato al Concilio di Costanza, dove avrebbe dovuto revocare le sue dichiarazioni. Contrariamente alla promessa di salvacondotto del re Sigismondo del Lussemburgo, venne condannato al rogo come eretico l'anno successivo. Dalla sua predicazione emersero numerose correnti, dette hussite. Dal 1419 al 1436 si verificarono scontri tra questi gruppi e il re di Boemia (Crociata Hussita).[9]

Contesto politicoModifica

Anche la situazione politica europea svolse un ruolo decisivo per l'irrompere della Riforma. L'autorità universale del papa, proclamata da Gregorio VII fin dal 1075, era in crisi di fronte all'affermarsi di diversi centri di potere temporale. Durante lo Scisma d'occidente, i principi avevano ricevuto grandi concessioni affinché si fossero schierati a favore di un'obbedienza o dell'altra, comportando così il loro rafforzamento e favorendo la tendenza verso la formazione delle chiese nazionali. La progressiva trasformazione del feudalesimo verso lo Stato Assoluto stava irrimediabilmente compromettendo il potere del papato suoi sovrani europei.[10] La Riforma ebbe inizio in Germania, nel cuore del Sacro Romano Impero, per poi diffondersi in tutta Europa seppur in diverse forme e con esiti differenti. Il contesto politico e i rapporti tra le varie entità che lo componevano fu determinante in tal senso.

Sacro Romano ImperoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sacro Romano Impero.
 
Ritratto di Carlo V a cavallo di Tiziano. Carlo fu imperatore negli anni più accesi della Riforma protestante

Il Sacro Romano Impero era una entità politica consistente in molti singoli territori e, quindi, non e uno stato centralizzato come era il regno d'Inghilterra o di Francia. L'imperatore, formalmente la massima autorità dell'impero, era eletto da sette principi elettori (l'arcivescovo di Magonza, l'arcivescovo di Treviri, l'arcivescovo di Colonia, il re di Boemia, il conte palatino del Reno il duca di Sassonia e il margravio del Brandeburgo) ma doveva garantire loro la conservazione dei loro diritti territoriali come stabilito nella capitulatio.[11] Il più alto organo legislativo dell'impero erano le diete, convocate dall'imperatore solitamente quando necessitava di denaro. L'imperatore non poteva approvare le leggi da solo, ma aveva bisogno dell'approvazione della Dieta in cui avevano diritto di voto i principi elettori, la nobiltà e le città libere; è in virtù di tale sistema che si parla di “dualismo tra imperatore e feudi imperiali”. Inoltre, nei primi anni dopo la pubblicazioni delle 95 tesi di Lutero, l'imperatore Carlo V fu poco presente in Germania, poiché impegnato nelle guerre contro la Francia e contro l'impero ottomano, non potendo quindi occuparsi a sufficienza della politica interna. Tutto ciò furono fattori determinanti per la diffusione della Riforma. A causa della mancanza di una forte autorità centrale, il destino della idee riformiste venne deciso a livello territoriale, portando ad una frammentazione confessionale dell'impero nonostante i tentativi dell'imperatore di evitarla. Infine, non vi è dubbio che l'adesione di un principe alla Riforma era spesso dovuta al suo interesse personale di emanciparsi dall'autorità dell'imperatore e del papa.

Scenario europeoModifica

 
L'Europa negli anni dell'inizio della Riforma protestante

Oltre alla complessa situazione che viveva l'impero, agli inizi del XVI secolo lo scenario politico europeo complessivo era tutt'altro che tranquillo, caratterizzato in primo luogo dal contrasto tra gli Asburgo tedeschi e il regno di Francia.[12] Tra il 1521 e il 1544, l'imperatore Carlo V e il re francese Francesco I combatterono ben tre guerre, intervallate da brevi interruzioni, per la supremazia nell'Italia settentrionale e il controllo delle terre ereditarie della Borgogna, rivendicate da entrambi. A quel tempo, l'impero asburgico di Carlo comprendeva gran parte dell'Europa centrale, la Spagna (con l'Italia meridionale) e alcune colonie spagnole nel Nuovo Mondo; la Francia si trovava quindi circondata da due territori asburgici. L'obiettivo di Carlo V era quello di collegare l'impero tedesco con la Spagna annettendo la Francia meridionale, Francesco era intenzionato ad impedirlo a tutti i costi. Anche il Papa temeva che gli Asburgo acquisissero troppa potenza e, pertanto, talvolta si allearono con il re di Francia.

Inoltre, vi era la costante minaccia dei turchi ottomani nell'Europa sudorientale. Nel 1526, guidati da Solimano il Magnifico, avevano sconfitto gli ungheresi nella battaglia di Mohács arrivando tre anni più tardi ad assediare Vienna. Per fronteggiarli l'imperatore si era più volte trovato a necessitare del sostegno dei principi in termini di risorse economiche e militari; ciò lo aveva indebolito ulteriormente.

Cause sociali, culturali ed economicheModifica

In Germania, il XVI secolo fu segnato da profondi processi di trasformazione sociale in parte dovuti al crescere dell'importanza delle città. Una classe borghese con una notevole forza finanziaria si era formata nelle città attraverso il commercio dando luogo a quello che molti identificano come l'esordio del capitalismo. I cittadini più ricchi, come i banchieri Fugger di Augusta, con la loro potenza economica spesso superavano la nobiltà rurale che traeva i propri guadagni dall'agricoltura; a sua volta, questa, si basava sul lavoro dei contadini che costituivano la maggioranza della popolazione e gran parte di loro viveva a un livello di economia di sussistenza soffrendo tasse, lavori obbligatori e servitù della gleba. Ad aggravare la situazione, il costante afflusso di metalli preziosi dalle colonie americane aveva fatto scendere il valore del denaro compromettendo drammaticamente il potere d'acquisto della popolazione.[13] Inoltre, la popolazione era cresciuta: si stima che tra il 1500 e il 1600 la popolazione dell'Impero tedesco sia aumentata da 12 a 15 milioni,[14] con il risultato l'aumento del prezzo del cibo e la decrescita dei salari. Questa situazione, socialmente ed economicamente precaria, portò ripetutamente a rivolte che culminarono nella guerra dei contadini tedeschi nel 1525. Un tale scenario non può essere, quindi, non considerato tra le cause della Riforma: l'economista e sociologo del XIX secolo Friedrich Engels identificò nella Riforma la manifestazione dell'insofferenza dei contadini e delle tensioni sociali del tempo.[15]

Anche le trasformazioni culturali in atto contribuirono alla Riforma. La teologia cristiana tradizionale stava attraversando una grave crisi che aveva accentuato il distacco tra il popolo e la Chiesa. I filosofi scolastici del XV secolo si perdevano in dispute finalizzate più ad esibire la propria finezza di pensiero che per un'autentica volontà di ricerca, allontanandosi sempre di più dai testi sacri a favore di sterili speculazioni.[16] Più dinamico era l'ambiente culturale umanistico che tra le sue figure di spicco annoverava filosofi come Erasmo da Rotterdam o Willibald Pirckheimer.[17]

La veloce circolazione delle idee umanistiche, favorita dalla recente invenzione della stampa a caratteri mobili, fu senza dubbio fondamentale per creare il substrato ideologico su cui crebbe l'idea riformistica; la stessa stampa fu poi determinante perché tali idee potessero diffondersi rapidamente. L'attività filologica intrapresa dagli umanisti portò alla traduzione degli scritti dei padri della Chiesa facendo riscoprire e apprezzare i caratteri della Chiesa delle origini. Erasmo insegnava di come la spiritualità dovesse avere un ruolo predominante rispetto all'esteriorità e alle cerimonie.[18]

La prima Riforma fino al 1530Modifica

Martin Lutero e la Riforma WittenbergModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Martin Lutero, Luteranesimo e 95 tesi.
 
Ritratto di Martin Lutero

A fronte di tutto ciò, è innegabile che l'inizio della Riforma non fu un evento casuale ma il concretizzarsi di una situazione che da tempo si era venuta a formare da molteplice cause; lo storico Giacomo Martina afferma che "Lutero non determinò il sorgere della rivolta, ma ne affettò il momento e vi gettò il peso della sua forte personalità accrescendone l'efficacia”.[19]

Lo sviluppo interiore di Lutero come riformatoreModifica

Nato il 10 novembre 1483, Martin Lutero entrò nell'ordine degli eremiti agostiniani come monaco nel 1505 dopo essersi formato in materie giuridiche presso l'università di Erfurt, un ambiente fortemente influenzato dalle teorie di Guglielmo di Occam.[20] Dal 1512 insegnò etica, dogmatica ed esegesi all'Università di Wittenberg dove il suo superiore, Johann von Staupitz, aveva stimolato la formazione di una "comunità di lettura" a cui, oltre a Lutero, ne avevano fatto parte, tra gli altri, Andrea Carlostadio, Johannes Lang, Justus Jonas.

Come Lutero stesso scriverà più tardi, la sua vita in quegli anni era tormentata dalla consapevolezza della propria peccaminosità e del giudizio imminente: il concetto di “giustizia di Dio” era da lui profondamente odiato in quanto riteneva che ognuno dovesse invece ottenere ciò che gli spettasse. Fu lo studio delle lettere di San Paolo a fargli elaborare una nuova comprensione della giustizia di Dio, che ora intendeva come iustitia passiva. In particolare, tra il 1515 e il 1517, dopo aver riflettuto su di un passo della Lettera ai Romani[N 1] sviluppò una teoria in cui asseriva che per la salvezza dell'anima non era necessario conseguire particolari meriti ma che era sufficiente abbandonarsi all'azione salvifica di Dio: bastava quindi credere per sapersi e sentirsi salvato.[21]

Su queste basi, Lutero proseguì ad elaborare ulteriori teorie, successivamente riassunte nelle cinque sola: Sola Scriptura (con la sola Bibbia), Sola Fide (con la sola fede), Sola gratia, Solus Christus, Soli Deo Gloria (per la gloria di Dio solo). Tali formule, di fatto, ponevano il pensiero di Lutero distante da molti principi del cristianesimo; in sostanza il riformatore tedesco sconfessava la presenza delle gerarchie nella Chiesa cattolica, negava la necessità di un clero che facesse da intermediario tra i fedeli e le Sacre Scritture, rifiutava i sacramenti ad eccezione del battesimo e dell'eucarestia. Di quest'ultima, inoltre, Lutero non riconosceva la dottrina della transustanziazione, ovvero la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo, proponendo quella della consustanziazione secondo la quale il pane e il vino al tempo stesso mantengano la loro natura fisica e divengano anche sostanza del corpo e del sangue del Cristo.[22]

La critica di Lutero alle indulgenzeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Indulgenza e 95 tesi.
 
Lutero illustra le sue 95 tesi appena affisse

L'occasione per rendere pubbliche le sue teorie gli venne nel 1516 a seguito della predicazione nella provincia di Magdeburgo di Johann Tetzel. Tetzel aveva ricevuto dall'arcivescovo di Magonza Alberto di Hohenzollern l'incarico di vendere nelle sue diocesi l'indulgenza bandita da papa Leone X per finanziare il rifacimento della basilica di San Pietro. Scandalizzato da ciò, Lutero redasse 95 tesi che fece circolare tra i teologi al fine di suscitare un dibattito.[N 2] In queste, non solo criticò la vendita delle indulgenze ma espresse i suoi dubbi anche su simonia, suffragio dei defunti nel purgatorio, intercessione e culto dei santi e delle loro immagini, ossia gran parte dei punti centrali dell'ecclesiologia medievale. Per Lutero, le indulgenze portavano il fedele a ritenere erroneamente di essere sicuri per la loro salvezza, ma questa doveva dipendere solo dal pentimento interiore che permetteva che Dio perdonasse i peccati senza bisogno dell'intermediazione sacramentale. Lutero, inoltre, affermava il principio della sola scriptura, ovvero che unicamente la Bibbia dovesse essere la regola ultima della fede e della pratica del cristiano, esautorando così il ruolo degli ecclesiastici.[23][24]

Contrariamente alle iniziali intenzioni di Lutero, le tesi furono tradotte in tedesco e si diffusero rapidamente. Nel marzo 1518 Lutero pubblicò il “Sermone sulle indulgenze e la grazia”, in cui spiegava le sue critiche, raggiungendo con esso un vasto pubblico rendendosi conto dell'impatto che stava avendo sulla società.[25][26] Il 26 aprile dello stesso anno, in una disputa ebbe l'opportunità di presentare la sua critica, non alle indulgenze, ma alla teologia scolastica. Una delle sue prime dichiarazioni fu che il libero arbitrio esiste solo di nome e non realmente (res de solo titulo).[27] Tra i partecipanti alla "disputa di Heidelberg" vi furono alcuni giovani teologi che in seguito saranno i maggiori esponenti della Riforma:[28] Martin Bucer, Johann Brenz, Erhard Schnepf e Martin Frecht.[25]

Processo per eresia contro Lutero e disputa di LipsiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Disputa di Lipsia.
 
Rappresentazione della disputa di Lipsia

Informata dalle tesi di Lutero, la Curia romana ordinò dapprima un'istruttoria nei suoi confronti, nel corso della quale Silvestro Mazzolini da Prierio scrisse una perizia, non pervenutaci ma il cui contenuto è desumibile dal suo opuscolo De potestate papae dialogus. Mazzolini faceva parte di una tradizione domenicana, risalente a Juan de Torquemada, in cui la gerarchia ecclesiastica era un punto fondamentale. Quindi, la critica di Lutero al Papa, era inaccettabile e essere in accordo o meno con il pontefice determinava il fatto di essere eretici o meno.[29] Fu così formalmente aperto il procedimento contro Lutero, il quale il 7 agosto 1518 ricevette la convocazione a Roma. Il teologo tedesco trovò nel principe Federico il Saggio il suo protettore il quale riuscì a far interrogare Lutero in occasione della dieta di Augusta dal cardinale Gaetano il 12 ottobre 1518. Il riformatore affermò di non essere a conoscenza di aver insegnato contro le decretali pontificie e che era pronto a sottomettersi al giudizio della Chiesa. Con tale dichiarazione, Gaetano non poté dichiarare Lutero eretico, in quando per tale sentenza era fondamentale l'incorreggibilità dell'imputato.[30]

Il processo contro Lutero rallentò a seguito della morte dell'imperatore Massimiliano I d'Asburgo, avvenuta il 12 gennaio. Per la successione si proposero l'Asburgo Carlo I di Spagna e Francesco I di Francia; papato e l'elettore Federico il Saggio si schierarono, senza successo, con il re di Francia e tale interesse in comune portò alla sospensione del processo. Ciò agevolò la popolarità di Lutero che si diffuse ben oltre la Sassonia.[31]

La disputa di Lipsia del 1519 ebbe un ruolo fondamentale nella circolazione delle idee riformistiche. Il dibattito teologico vede contrapposti il teologo cattolico Johannes Eck e i principali capi del movimento della Riforma, Lutero, Andrea Carlostadio e Filippo Melantone. I temi principali furono il potere del Papa e l'autorità della Chiesa in materia di dottrina, il libero arbitrio dell'uomo di fronte alla Grazia e le indulgenze. Lutero affermò che il potere del Papa fosse subordinato a quello del concilio (conciliarismo). Eck venne celebrato come il vincitore a Lipsia ma l'opinione pubblica, specialmente tra gli umanisti, fu a favore di Lutero.[32]

Sviluppo della teologia della Riforma (1520)Modifica

L'anno 1520 rappresentò il culmine della produttività letteraria di Lutero. I tre cosiddetti "Scritti principali della Riforma" composti in quell'anno furono legati dal tema della libertà.[33][34] Intanto, dopo l'elezione di Carlo V a imperatore, il processo a Roma era ripreso e Lutero attendeva la condanna come eretico. In questo contesto, scrisse una pubblicazione di grande successo: Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca. In quest'opera invitò le autorità secolari a prendere sotto la loro protezione la riforma della Chiesa in considerazione della sua incapacità di riforma dall'interno. Presentò anche un programma di riforma socio-politica che prevedeva l'istruzione statale, il sostegno Ai poveri e l'abolizione del celibato e dello stato pontificio. Nella sua opera formulò anche la dottrina del sacerdozio universale di tutti i battezzati, con la quale intendeva superare la tradizionale distinzione tra ecclesiastici e laici.[35] Lutero respinse l'affermazione secondo cui solo il magistero papale fosse autorizzato a interpretare le sacre scritture in modo vincolante; inoltre, ha alimentato i sentimenti nazionali dichiarando che i tedeschi dovevano soffrire più di qualsiasi altra nazione. Questo venneeinteso, soprattutto tra alcuni esponenti della nobiltà, come un invito a creare una chiesa nazionale tedesca.[36]

 
Sulla libertà di un cristiano, frontespizio, prima edizione tedesca del 1520

Nella seconda stesura latina De captivitate Babylonica ecclesiae (La cattività babilonese della chiesa), destinata a un pubblico accademico, propose una riorganizzazione della dottrina tardomedievale dei sacramenti. Riferendosi alla Scrittura, ridusse a due il numero dei sette sacramenti definiti dal Concilio di Lione II del 1274: il battesimo e l'eucarestia. Assegnò il pentimento al sacramento fondamentale del battesimo.[37][34]

Nel terzo saggio principale della Riforma, Sulla libertà di un cristiano, Lutero si occupò della libertà evangelica. Scritto in modo da renderene facile la comprensione e con un linguaggio ricco di metafore, si rivolse a un pubblico cittadino esperto nella lettura, tuttavia al di fuori della cerchia degli studiosi.[38] Seguendo la dottrina delle due nature, secondo Lutero un cristiano vivrebbe sempre sotto due aspetti: con una visione di Dio (coram Deo) e con una visione del mondo (coram mundo). Nella prima, in cui il perdono per il peccatore è per sola grazia, l'uomo è libero dalle opere; nella seconda, invece, la fede deve manifestarsi e manifestarsi in opere buone. Il cristiano è nello stesso tempo perdonato, nei confronti di Dio, e peccatore, nei confronti del mondo (simul iustus et peccator). In questo modo si delinea la dottrina dei due regni, secondo la quale ogni cristiano vive in due "regni", quello terreno, in cui si applica la "legge della spada", e quello spirituale, in cui si applica la parola divina. Questa costruzione servì a legittimare l'uso della forza da parte delle autorità civile per mantenere la pace e l'ordine, nonostante il comandamento biblico dell'amore.

Condanna della Chiesa e dieta di WormsModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dieta di Worms (1521) e Martin Lutero a Worms.
 
Lutero alla dieta di Worms

Il 15 luglio 1520 venne emessa da papa Leone X la bolla pontificia Exsurge Domine con cui venne intimato a Lutero di ritrattrare le sue tesi entro sessanta giorni a pena la sua scomunica dalla Chiesa.[39] Il 10 ottobre dello stesso anno, a Wittenberg, venero bruciati pubblicamente su iniziativa di Johannes Agricola alcuni libri di teologia cattolica ed in particoalre di diritto canonico, lo stesso Lutero vi partecipò gettando nelle fiamme la lettera con la condanna pontificia.[40] Di conseguenza, la scomunica del teologo riformatore fu scontata e venne ufficializzata il 3 gennaio 1521 con la bolla Decet Romanum Pontificem. Secondo la legge imperiale, chiunque fosse scomunicato incorreva anche nel bando da parte delle autorità civili; tuttavia, il diretto sovrano di Lutero, l'elettore di Sassonia Federico il Saggio, aveva già ottenuto nell'ottobre 1520 l'impegno da parte dell'imperatore Carlo V di non procedere contro Lutero senza che fosse stato primo interrogato nel corso di una dieta imperiale.[41][42]

 
Ritratto dell'elettore di Sassonia Federico il Saggio, protettore di Lutero

Così, Lutero, si mise in viaggio verso Worms per essere ascoltato nella dieta in svolgimento; durante il tragitto venne accompagnato da dimostrazioni di sostegno da parte del popolo. Indubbiamente, la dieta non aveva il potere di decidere se le posizioni di Lutero fossero eretiche o meno e Carlo V non voleva mettersi contro la sensibilità popolare o contro i suoi principi per evitare una rivolta come quella accaduta da poco in Spagna.[43] Restava quindi solo: "con i mezzi... del diritto laico, verificare i dati fondamentali della condanna solo in una certa misura, ovvero se Lutero avesse effettivamente detto ciò di cui era accusato e, ancora una volta, se fosse disposto a ritrattarel".[44] Giunto davanti all'assemblesa imperiale, a Lutero venne concesso un giorno di tempo per riflettere passato il quale ammise di essere l'autore dei suoi scritti, giustificando i contenuti avversi al papa con i tormenti patiti dalla "gloriosa nazione tedesca" abusata da Roma.[45] Lutero, inoltre rifiutò ancora una volta di ritrattare le proprie tesi a meno che qualcuno non avesse potuto confutarle in base a a quanto espresso esclusivamente nelle Sacre Scritture (il principio di sola scriptura).[46] Il 30 aprile 1521 Lutero lasciò Worm con la condanna ad essere considerato un fuorilegge e sottoposto a bando imperiale. Poiché l'imperatore gli aveva promesso un salvacondotto perché si potesse presentare senza timori alla dieta, gli furono concessi 21 giorni per mettersi in salvo. Durante il suo ritorno verso Wittenberg, l'elettore di Sassonia organizzò un finto rapimento di Lutero al fine di farlo condurre al sicuro nel castello di Wartburg.[47][48]

Durante il suo soggiorno a Wartburg, Lutero si deidicò intensamente al lavoro producendo diverse opere, la più importante delle quali fu la traduzione del Nuovo Testamento dall'originale testo greco quando le versioni contemporanee si basavano sulla Vulgata scritta in latino nel IV secolo. Per questa traduzione, Lutero ricorse ad un linguaggio poplare e comprensibile che, non solo rimase per lungo tempo il riferimento per le edizioni della Bibba in lingua tedesca, ma ebbe anche un'influenza significativa sullo svilupo del tedesco scritto. [49][50] Nel frattempo a Wittenberg la Riforma iniziò aad assumere connotati sempre più radicali: all'interno del monastero inizò un'ondata di dimissioni che lo mise in grave difficoltà, il popolo iniziò a provocare disordini rivendicando anche questioni sociali, le prediche dei teologi sofociarono nell'iconoclastia e nella rivolta contro le istituzioni.[51]

Ulrico Zwingli e la Riforma di ZurigoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ulrico Zwingli.
 
Ulrico Zwingli, ritratto di Hans Asper, Zwingli fu uno dei fondatori delle Chiese riformate svizzere

In Svizzera e Germania meridionale le chiese riformate seguirono un percorso quasi parallelo da quelle luterane ma con aspetti peculiari e che portarono a comporre un mosaico composito di realtà diverse tra loro, tuttavia tutte affondano le loro radici nell'attività riformatrice di Ulrico Zwingli e Martin Bucer. Questi, a differenza di Lutero, non cercarono una Riforma della sola Chiesa ma di tutta la società. Infine, questi operarono in un contesto politico fatto di libere città, di fatto autonome dal Sacro Romano Impero e di conseguenza prive della forte presenza di quei Principi tedeschi che, a vantaggio o a svantaggio, influirono così tanto sul luteranesimo.[52]

Ulrico Zwingli iniziò la sua azione a Zurigo intorno al 1522 con lo scopo, come Lutero, di riformare la Chiesa e non di rifondarla ma differenziandosi dal teologo di Wittenberg per una accentuata critica verso gli abusi della società del tempo e una forte influenza proveniente dell'umanesimo. A seguito di una disputa tenutasi il 29 gennaio 1523 tra Zwingli e il vicario generale della diocesi di Costanza, il consiglio cittadino di Zurigo determinò vincitore il primo dandogli il potere di riformare la città, cosa che portò a compimento nel 1525. La sua opera, incentrata sulla Bibbia, portò all'abolizione della messa cattolica, alla rimozione delle immagini ritraenti la Madonna e i Santi e la proibizione del loro culto, venne favorita la predicazione in lingua volgare basata solo sulle Scrittura, venne abbandonato l'obbligo di celibato ecclesiastico e molti monasteri furono soppressi. Per Zwingli la presenza del corpo e del sangue di Cristo nell'eucarestia (transustanziazione) era solamente simbolica e rappresentava solamente una commemorazione del sacrifico di Gesù Cristo. Infine, la sua riforma, diffusasi in molte altre città svizzere e della Germania meridionale, fu caratterizzata anche da profondi connotati moralizzatori della società del tempo.[53][54] Alla morte di Zwingli la guida della Chiesa riformata zurighese passò a Heinrich Bullinger orientandola verso una linea equilibrata e di compromesso con le altre correnti riformiste. Contribuì personalmente all'elaborazione delle Confessiones Helveticae che divennero le confessioni di fede delle Chiese riformate svizzere.[55]

Stabilitosi nel 1523 a Strasburgo, Martin Bucer proseguì sul solco della predicazione di Johann Geiler von Kaysersberg arricchendola con la sua solida formazione teologica e umanistica diventando una delle “anime del movimento riformatore”. La sua opera si concretizzò in una ampia riforma sociale basata su un forte rigorismo morale, in ambito sia pubblico sia nei rapporti privati come quelli matrimoniali. In città la messa nella forma cattolica continuò ad essere celebrata fino al 20 febbraio 1519, ma in volgare e con un rito più semplice in cui veniva dato ampio spazio al canto. Bucer intrattenne proficui e cordiali rapporti con gli altri riformatori svizzeri e salisburghesi ma vi furono contrasti con i luterani ad eccezione di Melantone con cui condivideva la formazione sulle opere di Erasmo da Rotterdam.[56]

Riforma radicaleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Riforma radicale.
 
Andrea Carlostadio, riformatore inizialmente seguace di Lutero ma poi distaccatosi per seguire posizioni più radicali

Sull'onda delle tesi luterane, iniziarono ad affermarsi alcuni movimenti maggiormente radicali che, per la loro intransigenza e estremismo, finirono per allontanarsi dalla linea dei primi riformatori.[57] Già verso la fine del 1521 a Wittenberg, alcuni luterani, come Andrea Carlostadio, Zwingli e Melantone, dettero vita ad una Riforma dai caratteri più estremi arrivando a cambiare la forma della Messa, a distribuire l'eucaristia nelle due specie, e a predicare teorie iconoclaste. I violenti scontri che seguirono obbligarono lo stesso Lutero a fare immediato ritorno in città dal soggiorno presso il castello di Wartburg per richiamare all'ordine e alla pace. Carlostadio fu tra i seguaci di Lutero quello che più da lui si distaccò abbracciando posizioni maggiormente radicali, come la proibizione della musica e dell'arte in chiesa, l'accettazione del matrimonio per il clero, il respingimento del battesimo dei bambini e, forse più importante, la negazione della presenza reale di Cristo nell'Eucaristia.[58]

 
Il pastore protestante Thomas Müntzer, di indole rivoluzionaria e molto attento agli aspetti sociale della Riforma, fu uno dei capi dei ribelli nella guerra dei contadini tedeschi

Nicolas Storch, un tessitore di Zwickau, aveva iniziato a predicare a seguito di presunte visioni, secondo le quali egli sarebbe stato destinato a combattere la corruzione della Chiesa cattolica raccogliendo un gruppo di seguaci, noti poi come "Profeti di Zwickau". Essi sostenevano la comunione dei beni, la cura dei poveri, l'espropriazione dei monasteri e delle abbazie e, all'occorrenza, la resistenza allo strapotere dei principi; inoltre, rifiutavano il battesimo dei bambini. Le idee di Storch ebbero una grande influenza sul sacerdote Thomas Müntzer che in seguito i dedicherà ad un'intesa attività di propaganda. Inizialmente, Müntzer fu un ammiratore anche di Lutero, ma poi se ne distaccherà in quanto giudicava il riformatore agostiniano troppo debole nei confronti dei principi e distante dai bisogni del popolo; inoltre contestava la teoria della giustificazione luterana che accusava di distogliere gli uomini dall'obbedire ai comandamenti di Dio. Quando nel 1524 scoppiò la rivolta dei contadini, Müntzer si schierò subito dalla parte dei rivoltosi, mentre Lutero condannò l'insurrezione asserendo che "nessuna giustificazione legittimava la rivolta contro l'autorità costituita" e invitando pubblicamente con un opuscolo i Principi a soffocare nel sangue la sommossa. Questa evoluzione di Lutero è sintomo di uno smarrimento del riformatore tedesco: di fronte all'anarchia e al caos che si stavano diffondendo in Germania, era assolutamente necessario trovare un principio su cui fondare ordine e stabilità; avendo eliminato il papa e la gerarchia, non restava che lo Stato che potesse dare appoggio alla nuova chiesa fondata da Lutero. La dura repressione che ne seguì portò alla condanna a morte di Müntzer nel 1525.[57][59]

Gran parte delle idee dei profeti di Zwickau vennero assorbite dagli anabattisti, sorti in Svizzera nel 1525 tra alcuni gruppi di teologi in contrasto con Ulrico Zwingli. Il nome, coniato dai loro nemici (tra essi si chiamavano "Fratelli in Cristo"), derivava dal rifiuto del battesimo dei neonati, un battesimo ricevuto per volontà altrui e per interposta persona. Inoltre, contestavano la transustanziazione, accettavano la poligamia, consideravano il servizio militare e la proprietà privata in contrasto con il messaggio evangelico. Tali connotati sovversivi e radicali causò al movimento pesanti persecuzioni da parte delle autorità civili e religiose. Fu grazie a riformatore Menno Simons che gli anabattisti olandesi poterono sopravvivere ai tentativi di soppressione; egli gli riorganizzò nella Chiesa mennonita, una comunità che si differenziava fagli anabattisti per seguire il principio di non violenza e resistenza passiva, cosa che gli permise di godere di una certa tolleranza.[60][61] In Moravia dagli anabattisti ebbero origine gli Hutteriti, dal nome del predicatore itinerante Jakob Hutter arso vivo a Innsbruck nel 1536. Come alcune comunità anabattiste, anche quelle hutterite si basarono sul principio della comunanza dei beni, ma questo non venne imposto, ma adottato su basi volontarie da tutti i membri.[62]

Verso la fine della prima RiformaModifica

Tra il 1520 e il 1530 i principi tedeschi sostenitori della riforma luterana aumentarono costantemente di numero, mentre i loro rapporti con l'imperatore si alternarono in periodi di compromesso, quando Carlo V aveva bisogno di loro nelle guerre contro gli ottomani o contro Francesco I di Francia, a periodi di violenti scontri. L'instabile situazione che affliggeva la cristianità occidentale, divisa tra protestanti e cattolici, ebbe tra le sue varie manifestazioni il tragico sacco di Roma del 1527 ad opera dei Lanzichenecchi, truppe tedesche mercenarie di fede e di sentimenti antipapali, al soldo dell'imperatore ma in quel momento senza una vera guida. Il sacco, oltre ad essere stato una calamità per la città, rappresentò una vera umiliazione per la Chiesa cattolica impegnata a contrastare il luteranesimo.[63]

Ma mentre i teologi affinavano le questioni dottrinali, nel Sacro Romano Impero la Riforma assunse un connotato sempre più politico. Un tentativo di compromesso venne effettuato alla Dieta di Spira del 1526 permettendo ai Principi che lo volevano di abbracciare il luteranesimo ma a quella del 1529, l'imperatore Carlo V vietò ogni ulteriore novità: cioè gli stati luterani potevano rimanere tali, gli altri dovevano rimanere fedeli al cattolicesimo. Nella stessa occasione, Carlo V volle ribadire anche l'editto della Dieta di Worms del 1521 con cui Lutero era stato condannato come eretico suscitando così le proteste dei principi elettori luterani, che così fecero nascere il termine "protestante".[64] Ad Augusta nel 1530 venne imposto ai Principi protestanti la restituzione dei beni ecclesiastici sottratti alla Chiesa cattolica; questi, a loro volta, per paura di ritorsioni imperiali, si unirono nella Lega di Smalcalda.

Lega di Smalcalda e confessionalizzazione luteranaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lega di Smalcalda.
 
Biblioteca dell'Università di Heidelberg, articoli di Smalcalda scritti da Lutero, Cod. Pal. germ. 423 - Wittenberg, 1536.

Poiché Lutero, da fuorilegge, non poteva prendere parte ai negoziati, Filippo Melantone fu delegato dell'elettorato di Sassonia alla Dieta di Augusta iniziata il 2 maggio 1530.[65] Qui, Melantone, presentò ai principi la Confessione augustana, la prima esposizione ufficiale dei princìpi del protestantesimo che tutt'oggi è considerata uno dei testi base delle chiese protestanti e, in particolare, del luteranesimo.[66] I contenuti dell'opera sono certamente meno estremi rispetto alla predicazione di Lutero, probabilmente per la necessità che i luterani avevano di trovare un compromesso con i fedeli più moderati per non essere messi in ombra dagli zwingliani maggiormente radicali con la loro interpretazione simbolica dell'Eucarestia.[67] Dopo la sua esposizione di Augusta, Melantone assunse il ruolo di principale teologo di Wittenberg, il che lo portò ad essere maggiormente indipendente da Lutero.[68] Egli fece in modo che gli Articoli di Smalcalda, una sintesi di dottrina luterana scritta da Lutero nel dicembre 1536, non arrivassero alla dieta dell'anno successivo perché sapeva che tali formulazioni erano inaccettabili per i rappresentanti delle città imperiali dell'Alta Germania. La confessione di fede definitiva dei riformatori era quindi la Confessione Augustana, ampliata fino a comprendere un trattato sul potere e sul primato del Papa, e un trattato sulla giurisdizione dei vescovi; testi che Melantone scrisse nel febbraio 1537.[69]

Martin Lutero morì il 18 febbraio 1546, lasciando un vuoto di autorevolezza all'interno del movimento protestante. Nell'estate del 1546 iniziò la guerra di Smalcalda tra l'omonima lega che univa i principi protestanti e l'impero. Il breve conflitto si concluse con una catastrofica sconfitta dei protestanti nella battaglia di Mühlberg del 24 aprile 1547.

Seconda RiformaModifica

Giovanni Calvino e la Riforma di GinevraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Giovanni Calvino e Calvinismo.

Completati gli studi di giurisprudenza, Giovanni Calvino dette alle stampe nel 1536 a Basilea la sua opera più celebre Institutio christianae religionis, dedicato a Francesco I di Francia, a cui nel tempo seguiranno nuove edizioni riviste e ampliate arrivando a costituire un fondamentale trattato della teologia sistematica protestante che ebbe grande influenza nel mondo occidentale. Dopo un fallito tentativo di riforma a Ginevra insieme a Guillaume Farel, Calvino riparò a Strasburgo dove ebbe modo di conoscere le idee di Bucer che ebbero su di lui una forte influenza. Rientrato a Ginevra in qualità di pastore su richiesta delle autorità cittadine nel 1541 questa volta poté attuare le sue dottrine riformistiche. Calvino diede alla Chiesa locale un nuovo assetto, dividendone i fedeli in quattro gruppi: pastori, dottori, anziani e diaconi, e istituendo il "concistori" formato da pastori e anziani e che si riuniva a cadenza settimanale per assicurarsi il rigido rispetto dell'ortodossia e della moralità tra i cittadini.[70][71][72] La sua teologia non fu particolarmente originale, preferendo un'opera di riorganizzazione e armonizzazione delle idee riformiste precedenti. Mediò tra il concetto della consustanziazione proposto da Lutero con quella del semplice simbolismo di Zwigli asserendo che "il pane e il vino sono strumenti attraverso i quali entriamo in comunione con la sostanza di Cristo partecipando realmente ai benefici del Dio incarnato". Riguardo alla rilevanza delle opere, secondo Calvino, seguendo la dottrina della predestinazione, queste non contribuiscono alla salvezza dell'uomo ma sono necessarie per conferire gloria a Dio e rispettare la sua volontà. Infine, per il riformatore ginevrino, a differenza di Lutero, la Chiesa possedeva la prerogativa di imporre alla società civile la sua moralità, la sua struttura e le sue leggi.[73][74] Grazie alla sua guida Ginevra divenne una delle capitali del protestantesimo riformato dove accorsero religiosi da ogni parte d'Europa contribuendo poi a diffonderne il modello. Calvino morì il 27 maggio 1564 e Teodoro di Beza gli successe alla guida della Chiesa ginevrina.[75]

John Knox e la Riforma in ScoziaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: John Knox e Riforma scozzese.

Il Sinodo di Dordrecht 1618/19 e la Riforma nei Paesi BassiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sinodo di Dordrecht.

La dottrina per la giustificazione e la fedeModifica

Le causeModifica

La causa più particolare fu la polemica sorta a seguito delle 95 tesi di Lutero pubblicate contro la vendita delle indulgenze in Germania e in altre parti d'Europa. Il 31 ottobre 1517, Lutero affisse le tesi sul portone della Cattedrale di Wittenberg come forma di protesta contro la Chiesa. Le cause della Riforma sono molteplici e spesso intrecciate fra loro:

  1. Tra le cause maggiori vi fu la posizione di Lutero rispetto all'organizzazione ecclesiastica nella diffusione della parola di Dio: la liturgia era celebrata soltanto in latino ed era difficile poter accedere a traduzioni della Bibbia in lingua volgare (in effetti esistevano già traduzioni in tedesco, italiano, francese, ecc., ma non erano mai utilizzate nella liturgia, e furono viste sempre con atteggiamento piuttosto ambiguo dalle autorità ecclesiastiche). Di conseguenza, soltanto i chierici e pochi laici istruiti potevano accostarsi alla lettura delle Scritture. Lutero, al contrario, auspicava un diretto avvicinamento di tutti i fedeli alla Bibbia. Sostenendo che la Bibbia era un libro destinato all'intera umanità e che ogni cristiano aveva il diritto di leggerla, senza l'intermediazione della cerchia ristretta del clero (dottrina del libero esame), Lutero tradusse la Bibbia in tedesco e, grazie all'invenzione della stampa a caratteri mobili dell'alsaziano Johann Gutenberg nel 1455, ne curò diverse edizioni che si diffusero rapidamente in tutta l'area di lingua tedesca. Leggendo e studiando la Scrittura, inoltre, Lutero ebbe modo di riconoscere con maggiore chiarezza anche le contraddizioni tra l'operato del clero e una presunta dottrina cristiana originaria. La predicazione di Lutero, da un lato, riprese motivi anticlericali e antiromani diffusi nella società tedesca ed europea del tempo, ma dall'altro propose con vigorosità un nuovo modo di vedere il rapporto con Dio e la Chiesa che la scrittura stessa insegnava, soprattutto attraverso una lettura rinnovata delle epistole dell'apostolo Paolo. Seppe anche avvalersi di collaboratori come Filippo Melantone, umanisti e tendenzialmente conservatori, che evitarono estremismi che avrebbero tolto alla Riforma l'indispensabile appoggio dei principi o delle comunità cittadine (Lutero, dopo la pubblicazione delle sue 95 tesi e l'inizio di una aperta persecuzione da parte della Chiesa cattolica, ebbe bisogno della protezione dei principi tedeschi per la sua stessa sopravvivenza).
  2. Altra causa fu la rilassatezza della gerarchia ecclesiastica che perseguiva obiettivi economici e di potere (critica al potere temporale della Chiesa). Al tempo le cariche ecclesiastiche potevano essere cumulate per beneficiare di più rendite e senza che a queste corrispondesse effettivamente lo svolgimento di un ministero ecclesiastico. Al beneficium spesso non corrispondeva l'officium. La predicazione era il più delle volte affidata agli ordini mendicanti, mentre vescovi e abati dei grandi monasteri erano spesso membri di famiglie di nobili che si disinteressavano dell'aspetto religioso dell'amministrazione delle diocesi. Ciò indebolì la reazione religiosa, più che quella politica, alle critiche teologiche di Lutero verso l'organizzazione ecclesiastica.
  3. La Chiesa possedeva vasti territori e riscuoteva decime. I nobili passati al protestantesimo potevano secolarizzare queste proprietà e prenderne possesso, rendendole ereditarie. Fu in questo modo che ad esempio si costituì il nucleo della Prussia, con la secolarizzazione dei territori dell'Ordine Teutonico dopo che il Gran maestro Alberto di Hohenzollern passò al luteranesimo.
  4. A tutto questo si intrecciò il fattore politico. Il Sacro Romano Impero era un organismo complesso, costituito dall'imperatore, al tempo Carlo V, che doveva regnare con il consenso dei principi e dei feudatari. La religione divenne un importante elemento in questo equilibrio precario, a sua volta in relazione con il papato, con le altre monarchie europee e minacciato dall'Impero ottomano nelle frontiere sud-orientali.

Inoltre ci sono altre quattro cause:

  1. Il nepotismo con il quale si indica la tendenza, da parte di detentori di autorità o di particolari poteri, a favorire i propri parenti a causa della loro relazione familiare e indipendentemente dalle loro reali abilità e competenze. Il termine deriva dalla parola latina nepos, significa "nipote", e viene generalmente usato in senso spregiativo. I Papi assegnavano cariche pubbliche (piccolo nepotismo) o territori (grande nepotismo) ai propri familiari[76] (per esempio papa Paolo III ottenne il Ducato di Parma e Piacenza per il proprio figlio Pier Luigi Farnese).[77]
  2. La simonia era nel Medioevo la compravendita di cariche ecclesiastiche. Il termine viene utilizzato più in generale per indicare l'acquisizione di beni spirituali in cambio di denaro e deriva dal nome di Simon Mago, taumaturgo samaritano convertito al cristianesimo, il quale, volendo aumentare i suoi poteri, offrì a san Pietro apostolo del denaro, chiedendo di ricevere in cambio le facoltà taumaturgiche concesse dallo Spirito Santo (si vedano gli Atti degli apostoli, 8, 18-24). Il rimprovero che Pietro mosse a Simone è un monito per i cristiani odierni. La storia della cristianità abbonda di casi di simonia. La pratica della simonia non scomparve mai e accompagnò tutti i momenti di decadenza del papato. Ad esempio il papa Bonifacio VIII venne accusato di essere simoniaco, come riporta Dante. La riforma protestante fu causata anche dalla simonia, che fu fortemente criticata da Martin Lutero nelle sue 95 tesi affisse nel 1517.
  3. La corruzione del clero. Spesso i prelati si facevano sostituire da propri subalterni per dedicarsi ad attività mondane. La vita di corte e le attività militari erano attività tutt'altro che precluse al clero (nelle guerre in Italia il re di Francia Luigi XII aveva nel suo stato maggiore tre cardinali, due arcivescovi e cinque vescovi).[78]
  4. La dottrina dell'indulgenza è un aspetto della fede cristiana, affermata dalla Chiesa cattolica, che si riferisce alla possibilità di cancellare una parte ben precisa delle conseguenze di un peccato (detta pena temporale), dal peccatore che abbia confessato sinceramente il suo errore e sia stato perdonato tramite il sacramento della confessione. Quindi per indulgenza viene significata la remissione parziale o totale delle pene comunque maturate con i peccati già perdonati da Dio con la confessione. La riforma protestante contestò tale dottrina sostenendo che essa non aveva solido fondamento nella Bibbia, e quindi rimase un uso prettamente cattolico. L'indulgenza può essere parziale o plenaria cioè può liberare in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati; è attualmente disciplinata dai documenti Indulgentiarum doctrina e Manuale delle indulgenze. Nel 1517 papa Leone X, allo scopo di reperire fondi per l'erigenda Basilica di San Pietro, promosse la vendita delle indulgenze.[79]

Motivi della RiformaModifica

Quando il cardinal Caetano cercò di ottenere da Lutero una pubblica e completa ritrattazione, poiché egli non si considerava un eretico rifiutò la richiesta del legato invocando la protezione del papa contro i calunniatori e i nemici: fino a quel momento Lutero non aveva mai auspicato una frattura del mondo cristiano, tutti gli scritti di quel periodo dimostrano un chiaro intento di riformare dall'interno la dottrina della Chiesa, che ai suoi occhi aveva smarrito la missione assegnatale da Cristo. Verso la fine del 1518 fu inviato a Wittenberg il giovane sassone Karl von Miltitz, parente del principe Federico, con l'incarico di convincere Lutero a rinunciare alla polemica pubblica; in cambio il papato avrebbe garantito il silenzio degli avversari di Lutero in Germania. Il monaco riformatore accettò e promise di pubblicare uno scritto per invitare tutti a rimanere obbedienti e sottomessi alla Chiesa cattolica; questo testo fu intitolato Istruzione su alcune dottrine (1519).

La tregua formale non durò che qualche mese giacché nelle università e in luoghi prestabiliti avvennero dibattiti e confronti. Il più noto di questi confronti accademici fu quello svoltosi a Lipsia nel febbraio del 1519 tra Lutero e un professore proveniente da Ingolstadt, Johann Eck. L'importanza di questo dibattito risiede nell'ammissione da parte di Lutero di condividere alcuni punti della dottrina hussita. Ciò fornì al papato il capo di imputazione necessario per la condanna di Lutero giacché cento anni prima il Concilio di Costanza aveva giudicato le proposizioni hussite come eretiche. Tornato a Wittenberg, Lutero si rese conto del pericolo che stava correndo e cercò di spiegare meglio la sua posizione con un opuscolo, le Resolutiones Lutherianae super propositionibus suis Lipsiae disputatis, ma il chiarimento non sortì alcun concreto effetto.

Nel gennaio del 1520 si riunì a Roma il primo concistoro contro Lutero, e in giugno fu emanata la bolla Exsurge Domine che intimava a Lutero di ritrattare ufficialmente le sue posizioni o di comparire a Roma per fare altrettanto, pena la scomunica: infine, il 3 gennaio 1521 con la bolla Decet Romanum Pontificem, Leone X scomunicava Martin Lutero. L'accusa era di eresia hussita, mentre Lutero continuava la sua opera teologica pubblicando nuovi scritti che invocavano la pace e la separazione delle faccende temporali da quelle spirituali, in conformità con le teorie agostiniane che Lutero non rinnegò mai.

La dottrina Luterana e le sue conseguenzeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Luteranesimo e Religioni in Germania.

Il luteranesimo prevede un diverso approccio delle Sacre Scritture rispetto alla Chiesa cattolica, nel senso che le dottrine della Chiesa si basano solamente su quanto scritto nella Bibbia.

Nel periodo medievale, la morte era continuamente in agguato e per l'uomo del tempo la preoccupazione principale era come salvare la propria anima. Anche Lutero ebbe tale preoccupazione e la superò elaborando sulla sua esperienza la teoria della giustificazione per fede, ossia in pratica l'uomo può salvare la sua anima avendo fede in Gesù Cristo e negando valore salvifico alle opere buone.

Altro punto della Riforma protestante era la lettura diretta delle Sacre Scritture. Lutero notava che al suo tempo i preti non erano preparati dal punto di vista teologico e molti di essi si limitavano a recitare, non senza imperfezioni, frasi in latino. Al popolo era preclusa qualsiasi interpretazione delle Sacre Scritture, essendo queste lette in latino dal sacerdote e da quest'ultimo spiegate al popolo. Lutero provvide a tradurre la Bibbia dall'ebraico e dal greco al tedesco. Sebbene non fosse il primo (esistevano numerose traduzioni cattoliche in tedesco prima di Lutero), la sua versione della Bibbia fu la più importante in lingua tedesca.

In merito all'Eucaristia - che Lutero chiamava heilige Abendmahl (traducibile come "Santa Cena [del Signore]") nel Liber Concordiae - egli negava la transustanziazione come trasformazione di pane e vino in corpo e sangue di Cristo continuando però ad affermare la presenza reale di Gesù Cristo, ma insieme al pane e al vino, secondo la teoria da lui definita Sacramentliche Einigkeit (unione Sacramentale) e nota, soprattutto tra non luterani, come consustanziazione. In merito al Servizio divino, la cui liturgia era celebrata nella lingua del popolo ma parzialmente anche in latino, non vi è uniformità di vedute da parte degli altri protestanti.

La Riforma negò che ci potessero essere altri intermediari tra l'uomo e Dio al di fuori di Gesù Cristo. Ne consegue il rifiuto dell'invocazione dei Santi, di Maria, e del ruolo intercessore della Chiesa.

La riforma afferma come il Cristianesimo non possa avere come capo una persona, avendo come unico capo Gesù Cristo.

L'organizzazione delle Chiese luterane era basata su tre modalità: quella episcopale, quella presbiterio-sinodale, e quella in cui il principe rivestiva il ruolo di episcopo nel suo territorio.

Le dottrine della Chiesa devono essere verificate dalle Sacre Scritture: non sono più necessari intermediari per la salvezza, viene quindi ridimensionata la gerarchia ecclesiastica. Restano come sacramenti il Battesimo e l'Eucaristia, nella quale si riafferma la presenza reale ma si nega (o si riduce a opinione privata) la transustanziazione; viene mantenuta parzialmente anche la Confessione. Gli altri sacramenti tradizionali, come il Matrimonio o l'Ordine sacro non sono aboliti ma considerati riti ecclesiastici.

La Riforma fuori dalla GermaniaModifica

In Inghilterra: l'indipendenza dell'anglicanesimoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Scisma anglicano, Enrico VIII d'Inghilterra ed Elisabetta I d'Inghilterra.

In Inghilterra la rottura con Roma del 1534 non fu dovuta solo alle passioni e alle iniziative di Enrico VIII, ma fu l'ultimo atto di un lungo processo, in corso dalla fine del Trecento, che da un lato vedeva aumentare sempre più l'ostilità contro il clero e la gerarchia corrotta, dall'altro tendeva alla costituzione di una Chiesa autonoma dal papa.[80][81]

La causa scatenante fu comunque il rifiuto del papa Clemente VII di concedere a Enrico la nullità del matrimonio con Caterina d'Aragona, figlia del cattolicissimo re di Spagna e zia dell'imperatore Carlo V. Il diniego portò il re inglese, dapprima a farsi proclamare nel 1531 capo della chiesa inglese e tre anni più tardi, con l'Atto di Supremazia, ad attribuire al sovrano i diritti su essa che prima spettavano al papa di Roma. Di fatto, ad esclusione del primato del papa, tutto il resto dell'antica fede venne mantenuto. Il popolo e la gerarchia inglese accettarono senza troppe obiezioni le decisioni del sovrano, il quale decise anche la soppressione dei monasteri inglesi e la confisca dei beni ecclesiastici per redistribuirli ai nobili e borghesi inglesi. Tuttavia, alcuni critici come il filosofo e cancelliere Tommaso Moro e l'arcivescovo di Londra John Fisher pagarono con la vita la loro opposizione ad Enrico. Alla morte del re, la chiesa inglese era sostanzialmente ancora cattolica: era sì in atto uno scisma, ma la fede era ancora quella tradizionale.[82][83]

 
Maria I Tudor, detta "la sanguinaria", ritratta da Anthonis Mor. Sotto il suo regno si tentò, senza successo, di ripristinare il cattolicesimo in Inghilterra

Fu con il figlio e successore di Enrico, Edoardo VI, che vennero introdotte profonde modifiche religiose, o, accogliendo idee luterane e calviniste, cosicché dallo scisma si passò all'eresia. Nel 1549 venne pubblicato un nuovo rituale liturgico, il Book of Common Prayer, di stampo protestante, e nel 1553 una professione di fede di tendenze calviniste circa la dottrina eucaristica.[84] Con il regno di Maria I, figlia di Enrico VIII sempre rimasta fedele al cattolicesimo, si assistette ad un tentativo di restaurazione dell'antica fede a cui contribuì il cardinale Reginald Pole. Nonostante gli sforzi, Maria non riuscì a guadagnarsi il favore popolare, cui pose rimedio con la condanna a morte di decine di oppositori, guadagnandosi presso i protestanti il soprannome di "Maria la sanguinaria". Il tentativo di ripristino del cattolicesimo terminò con la sua morte avvenuta nel 1558.[85]

Le succedette la sorellastra Elisabetta I (1558 – 1603), nemica del Papato e della Spagna e favorevole a un'Inghilterra libera e indipendente da autorità esterne di qualsiasi tipo. Nel 1559 venne promulgata la legge che riconosceva la regina "supremo governatore della Chiesa d'Inghilterra"' e che impose agli ecclesiastici un giuramento di fedeltà. Fino al 1570 i cattolici inglesi godettero di una certa tolleranza ma il 25 febbraio di quell'anno, papa Pio V, con una mossa del tutto oramai anacronistica, scomunicò e depose la regina con la bolla Regnans in Excelsis, in forza della concezione medievale del potere del papa sui sovrani. In questi anni iniziarono le persecuzioni dei cattolici irlandesi, mentre l'atteggiamento della regina verso i numerosissimi cattolici inglesi fu più sfumato, ed essenzialmente tollerante. Solo dopo il 1610, sia per il clima di reciproco odio religioso, sia per il sedimentarsi nella coscienza collettiva della guerra con la Spagna come di una guerra con i "Papisti" iniziò una vera discriminazione aperta verso i gruppi cattolici, che oltretutto erano sempre più minoritari. Ma la "vera" riforma inglese fu soprattutto relativa ai dibattiti iniziati nel '600, dapprima tra arminiani e puritani, poi, durante anche le guerre civili, tra decine di confessioni differenti, e tutte ugualmente ostili alla Chiesa cattolica.[86][87] Nonostante la ferma politica religiosa di Elisabetta l'Irlanda rimase a maggioranza cattolica, così come lo rimase parte della piccola nobiltà inglese.[88]

Nell'Europa del NordModifica

Nel 1527 il re di Svezia Gustavo I Vasa aderì alla riforma luterana, confiscò i beni ecclesiastici e si fece riconoscere dalla Dieta svedese capo della Chiesa nazionale. In Danimarca e Norvegia, il re Cristiano III di Danimarca adottò il Luteranesimo come Religione di Stato (Chiesa di Danimarca) dopo il sanguinoso colpo di stato del 12 agosto 1536 (i cui metodi furono biasimati da Martin Lutero). Il luteranesimo fu poi da lui esteso anche all'Islanda (Chiesa nazionale d'Islanda): in parte nel 1541, quando il vescovo cattolico di Skálholt fu catturato da forze danesi, e totalmente nel 1550, in seguito alla decapitazione dell'ultimo vescovo cattolico, Jón Arason.

In ItaliaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Riforma protestante in Italia.

La riforma in Italia fu altrettanto presente come negli altri stati europei, ma qui ebbe particolari caratteristiche. Innanzitutto si affermò nelle classi colte, imbevute dello spirito umanistico e laico del Rinascimento, che vedevano nella riforma, soprattutto legata allo Zwingli e a Calvino, un'affermazione della classe borghese rispetto al tradizionalismo della Chiesa romana. Il movimento prese piede anche tra il clero sia con posizioni estremiste sia con posizioni moderate. Nel corso del XVI secolo si diffusero in Italia diversi circoli di simpatizzanti protestanti, fra i più importanti quelli di Venezia, Napoli e Ferrara. In pratica l'idea dell'Italia come "isola immune" dalla riforma religiosa del XVI secolo, è stata scardinata dalla critica storica recente e ha rivelato un movimento religioso peculiare e molto diverso dall'intransigentismo tedesco. Col procedere della reazione della Chiesa cattolica e con la Controriforma, il movimento uscì dalle ristrette cerchie intellettuali e elitarie e si propose alle masse mediante la predicazione di alcuni frati, soprattutto agostiniani, che, col procedere del Concilio di Trento, si ritrovarono via via ad appartenere a posizioni "eretiche".

Con la chiusura del Concilio di Trento e con la definitiva condanna di posizioni altrimenti moderate e, quindi, con la conseguente posizione intransigente dalla Chiesa, un numero abbastanza elevato di intellettuali e di rappresentanti ecclesiastici emigrarono in altri paesi dove tentarono di professare più o meno liberamente la loro fede. Fra questi è da ricordare l'antitrinitario Lelio Sozzini, anche per il fatto di aver dato nome a un movimento. Fu preferita come destinazione la città di Ginevra, dove, al contrario, non era diffusa la tolleranza religiosa, per cui alcuni Italiani vennero condannati al rogo dagli stessi Calvinisti. Chi restava in Italia, invece, si vide costretto ad aderire a posizioni nicodemite, cioè a professare il proprio credo religioso interiormente ma ad apparire, esternamente, come un cattolico per non essere soggetto a persecuzioni. Un esempio era in Renata di Francia presso la corte degli Estensi. Di questo movimento storico non esiste più traccia nell'Italia attuale se non per i Valdesi, movimento riformato medievale diffuso soprattutto nella Val Pellice, che nel XVI secolo aderirono al protestantesimo ispirandosi ai calvinisti ginevrini. Determinante per la diffusione della fede evangelica in Italia è stata la traduzione della Bibbia di Giovanni Diodati.

Conseguenze ed effetti della RiformaModifica

 
I primi Stati che ufficialmente introdussero il protestantesimo tra il 1525 e il 1530

La Riforma protestante ebbe effetti dirompenti sul cristianesimo occidentale. In primo luogo andò definitivamente a rompersi quell'unità religiosa che da secoli contraddistingueva l'Europa: se l'Italia, la Spagna e la Francia rimasero a maggioranza cattolica e riconoscendo dunque il primato del papa, Svizzera, Inghilterra, Scandinavia e parte della Germania, dell'Austria, dell'Ungheria e della Boemia, avevano abbandonato Roma per seguire altre confessioni riformate. Numericamente si stima che tra i circa cinquanta milioni di abitanti che doveva contare l'Europa della prima metà del XVI secolo, circa venti milioni erano passati al protestantesimo.[89]

Tale frammentazione comportò inevitabilmente lo scoppio di guerre di religione che insanguinarono l'Europa. Particolare la situazione della Francia che ondeggiò a lungo tra cattolicesimo e protestantesimo per poi orientarsi definitivamente verso Roma alla fine del secolo sotto re Enrico IV di Francia ma solo dopo pesanti conflitti spentisi solo grazie all'Editto di Nantes. In Germania, la pace raggiunta ad Augusta, durò soltanto fino agli inizi del XVII secolo quando venne rotta dalla Guerra dei trent'anni.[89]

 
Il "secolo di ferro" delle guerre di religione in Europa, incisione del primo decennio del XVI secolo.

Il papato di Roma uscì profondamente indebolito dal punto di vista politico ma la spinta della Riforma contribuì ad elevarlo sul piano morale dopo il decadimento che aveva attraversato in età Rinascimentale. La decadenza del potere papale e la rottura dell'unità religiosa furono fattori che senza dubbio contribuirono al processo di affermazione degli Stati nazionali e del nazionalismo già da tempo avviato. [90]

Molti storici hanno evidenziato un influsso da parte della Riforma sulla storia economica del continente. In particolare, Max Weber e Ernst Troeltsch hanno evidenziato come la predicazione di Giovanni Calvino riguardo alla missione che Dio avrebbe affidato a tutti i singoli uomini abbia influenzato molti fedeli a dedicare tutte le loro energie per raggiungere il successo, mentre il contestuale elogio ad una vita sobria abbia limitato i consumi e quindi l'accumulo dei capitali, favorendo così l'affermarsi del capitalismo. Secondo tali teorie, non universalmente accettate, "mentre il cattolicesimo ha cercato di incanalare la vita economica dentro gli argini morali favorendo l'armonia tra le diverse classi e difendendo quelle dei meno abbienti, il protestantesimo ha incoraggiato il predominio dei ricchi".[91]

Quadro storicoModifica


NoteModifica

EsplicativeModifica

  1. ^

    «Io infatti non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco. In esso infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: Il giusto per fede vivrà.»

    (Rm 1,16-17)
  2. ^ Tradizionalmente si ritiene che la prima pubblicazione delle tesi avvenne tramite affissione delle stesse al portale della chiesa del castello di Wittenberg il 31 ottobre 1517, tuttavia ciò non è certo che avvenne. In Schorn-Schütt, 1998, p. 31.

BibliograficheModifica

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  3. ^ Zu diesem Begriff vgl. Hans-Jürgen Goertz: Pfaffenhaß und groß Geschrei. Die reformatorischen Bewegungen in Deutschland 1517–1529, München 1987.
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BibliografiaModifica

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