Apri il menu principale

Pál Maléter

militare ungherese
Pál Maléter
Pál Maléter Anefo.jpg
NascitaEperjes, 4 settembre 1917
MorteBudapest, 16 giugno 1958
Cause della mortecondanna a morte
Dati militari
Paese servitoFlag of Hungary (1915-1918, 1919-1946).svg Regno d'Ungheria
Flag of the Soviet Union.svg Unione Sovietica
Flag of Hungary (1949-1956).svg Repubblica Popolare d'Ungheria
Flag of the Hungarian Revolution (1956).svg Rivoluzionari ungheresi
Forza armataWar Flag of Hungary (1939-1945, size III and V).svg Regio esercito ungherese
Red Army flag.svg Armata Rossa
Infantry Colour of the Hungarian People's Army (1957-1990).svg Esercito popolare ungherese
Flag of the Hungarian Revolution (1956).svg Rivoluzionari ungheresi
Anni di servizio1942-1956
GradoColonnello generale
GuerreSeconda guerra mondiale
Rivoluzione ungherese del 1956
CampagneFronte orientale (1941-1945)
"fonti nel corpo del testo"
voci di militari presenti su Wikipedia

Pál Maléter (Eperjes, 4 settembre 1917Budapest, 16 giugno 1958) è stato un generale ungherese, capo militare della Rivoluzione ungherese del 1956.

BiografiaModifica

Nato da genitori ungheresi nel nord di quello che allora era il Regno d'Ungheria (oggi facente parte della Slovacchia). Suo padre era un professore incaricato di giurisprudenza che avrebbe voluto farne un professionista, e Maléter studiò medicina presso l'Università di Praga. Il suo desiderio era però di fare la carriera militare e si trasferì a Budapest nel 1940, per frequentare come cadetto l'Accademia militare reale Ludovika (Magyar Király Honvéd Ludovika Akadémia), allora la migliore in Ungheria, e fu promosso col massimo dei voti. Nominato tenente in una divisione di carristi, nel maggio 1944, con la 2ª armata ungherese combatté sul fronte orientale durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu poi fatto prigioniero dall'Armata Rossa e, in seguito, in cambio della libertà, accettò di combattere contro i nazisti. Si fece notare in Transilvania, combattendo a fianco dell'Armata Rossa e ottenne una medaglia al valor militare. Negli anni della coalizione posbellica fece carriera e con il grado di maggiore divenne capo della guardia presidenziale. Maleter divenne comunista, ma il suo vero orientamento politico resta un mistero.

In seguito non fece i progressi sperati. Mentre i suoi colleghi venivano promossi, lui vegetava in ufficio. Si sposò con un'artista, ma il suo matrimonio finì male. Si risposò con una ragazza molto più giovane di lui. Era scontento della sua sorte e non nascondeva la sua insoddisfazione per la situazione del paese. Voleva agire e produrre dei cambiamenti. Pertanto, approfittò dell'occasione, quando questa si presentò. [1]

Nel 1956 era comandante della divisione che aveva sede a Budapest. Mandato a reprimere la ribellione, giunge alla caserma Kilian, di fronte al luogo di resistenza Corvin. Qui libera i prigionieri che si trovano nella caserma e dopo aver parlato con gli insorti, decise di unirsi a loro. Si fa consegnare da un'unità del reggimento corazzato cinque carri armati dal comandante Ferenc Pallos e comunica al Ministro della Difesa di essere passato dalla parte degli insorti. Meléter fu il membro più in vista dell'esercito ungherese che decise di schierarsi con il popolo.

Come capo militare dalla parte degli insorti, venne in contatto con il nuovo governo, e venne promosso da colonnello a generale. Il 29 ottobre fu nominato Ministro della Difesa da Imre Nagy. Il 3 novembre andò a Tököl, vicino a Budapest, per negoziare con le forze militari dell'Unione Sovietica là stanziate. La notte fra il 3 ed il 4 novembre, durante le contrattazioni, Maléter fu arrestato e imprigionato dallo stesso capo del KGB Ivan Serov, contro il diritto internazionale.

Fu giustiziato insieme a Imre Nagy e al giornalista Miklos Gimes in una prigione di Budapest il 16 giugno 1958, accusato di aver tentato di rovesciare la Repubblica Popolare d'Ungheria.

La sua prima moglie ed i figli si rifugiarono negli Stati Uniti allo scoppiare della rivolta, mentre la seconda moglie, Judit Gyengyes, rimase in Ungheria.

Il 16 giugno 1989, in occasione del XXXI anniversario della loro morte, Nagy, Maléter, Gimes, Szilagyi e Losonczy e una sesta bara vuota che simboleggiava tutti gli altri morti, ricevettero una nuova sepoltura ufficiale con i dovuti onori.

NoteModifica

  1. ^ Budapest 1956 (Victor Sebestyen), Milano 2006 p. 145

Voci correlateModifica

BibliografiaModifica

  • Victor Sebestyien - Budapest 1956 - Rizzoli 2006 ISBN 88-17-01042-1
  • Tibor Méray - Budapest - Robert Laffont - Paris 1966

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN37723735 · ISNI (EN0000 0000 7860 0509 · LCCN (ENn95089766 · GND (DE119312417 · WorldCat Identities (ENn95-089766
  Portale Storia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di storia