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BiografiaModifica

Attività imprenditorialeModifica

Imprenditrice, è socia e membro del Consiglio di Amministrazione della nota fabbrica di confetti Pelino di Sulmona. Conseguito il diploma di maturità inizia a lavorare nell'azienda di famiglia come responsabile del marketing e pubbliche relazioni.

Attività politicaModifica

Elezione a deputatoModifica

Viene eletta alla Camera, per la prima volta, nelle liste di Forza Italia alle elezioni politiche del 2006.

Nel 2008 è nuovamente eletta nelle file del Popolo della Libertà. In entrambe le legislature è componente della commissione Lavoro della Camera, seguendo da vicino i temi principali delle politiche del lavoro e della previdenza che occupano un ruolo centrale nel dibattito politico.

Elezione a senatoreModifica

Nel 2013 è scelta dal presidente Silvio Berlusconi nella circoscrizione della regione Abruzzo per il Senato: spinge il partito alla conquista del premio di maggioranza che la conduce a Palazzo Madama.

Dopo la scissione dei parlamentari del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano resta in Forza Italia e ne diviene vicecapogruppo al Senato della Repubblica.[1]

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce a Forza Italia[2]. Nell'attuale legislatura è anche vice presidente della commissione Industria, anche a seguito della conferma di metà mandato ottenuta con ampio consenso degli altri componenti della commissione.

Alle elezioni politiche del 2018 è ricandidata alla Camera, nella circoscrizione Abruzzo, come capolista di Forza Italia nel collegio plurinominale L'Aquila-Teramo, ma non viene eletta in quanto non scatta il seggio.

Procedimenti giudiziariModifica

Nel marzo 2013 viene condannata in primo grado per aver comprato 11 mila euro di abiti firmati in una boutique di Pescara, senza averli mai pagati. È stata condannata a saldare il dovuto e alle spese legali. Una sentenza provvisoriamente esecutiva, con ingiunzione in Parlamento.[3][4] La Pelino si è difesa affermando che la boutique non ha mai emesso lo scontrino fiscale.[5] Nel 2017 è stata citata in giudizio dal tribunale di Sulmona per appropriazione indebita a causa di un'auto acquistata con una società di leasing di Genova e non pagata interamente.[6]

RiconoscimentiModifica

  • Commendatore della Repubblica italiana

NoteModifica

  1. ^ Senato della Repubblica, Pagina istituzionale, su senato.it. URL consultato il 21 marzo 2013.
  2. ^ L'addio al Pdl (in frantumi), rinasce Forza Italia
  3. ^ Giuseppe Caporale, Undicimila euro di vestiti mai pagati: ingiunzione di pagamento per Paola Pelino, in La Repubblica, 21 marzo 2013. URL consultato il 21 marzo 2013.
  4. ^ Redazione Online, Undicimila euro di vestiti non pagati Conto salato per la senatrice Pelino (Pdl), in Corriere della Sera, 21 marzo 2013. URL consultato il 21 marzo 2013.
  5. ^ Redazione Le Novae, Conto salato per Paola Pelino (Pdl), non paga 11mila euro di abiti: condannata in I grado, in Le Novae, 21 marzo 2013. URL consultato il 21 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 24 marzo 2013).
  6. ^ Redazione Online, Non paga le rate dell’auto, a giudizio la senatrice Pelino, in Il Germe, 2 agosto 2017. URL consultato il 6 marzo 2018.

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