Apri il menu principale
San Paolino Bigazzini

Monaco benedettino

 
Nascitaverso il 1200
Morte4 maggio 1280
Venerato daChiesa cattolica
Ricorrenza4 maggio

San Paolino Bigazzini (Perugia, XIII secoloSambuco di Valfabbrica, 4 maggio 1280) è stato un monaco cristiano e santo italiano, dell'ordine benedettino, afferente alla Congregazione Silvestrina; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Indice

BiografiaModifica

Paolino Bigazzini nacque a Perugia nella prima metà del XIII secolo dalla nobile famiglia dei Bigazzini. Si fece monaco nel monastero dei santi Marco e Lucia del Sambuco, feudo di famiglia, fondato intorno al 1260 nel territorio di Perugia, non lontano dal castello di Coccorano, distante da Fabriano circa 40 km. Fu di esempio alla comunità per l'austerità e la semplicità della vita.

Fu uno dei primi discepoli di Silvestro Guzzolini abate, e raggiunse in breve un alto grado di perfezione monastica. Alla morte di Silvestro, Paolino sentì suonare a distesa la campana maggiore dell'eremo di Fabriano. Amante dell'osservanza regolare e della disciplina monastica, il 26 novembre 1267, rapito in estasi mentre si trovava nel monastero, avrebbe ricevuto da Dio la rivelazione che l'anima del santo fondatore se ne volava in cielo. Prova della sua santità sarebbero stati i numerosi prodigi compiuti in vita e dopo la morte, avvenuta il 4 maggio del 1280 circa.

Fu sepolto nella chiesa del monastero di Sambuco, poi fu trasferito nella chiesa di Santa Maria Nuova di Perugia. Il suo culto, assai diffuso a Perugia e dintorni, è testimoniato fin dal XIV secolo.

AgiografiaModifica

Dalle Cronache Silvestrine di Sebastiano Fabrini:

«Una volta san Silvestro si recò a visitare il monastero del Sambuco, in provincia di Perugia, e arrivò in quel luogo selvaggio ed eremitico di notte e in tempo d'inverno, quando vi era moltissima neve per tutto, con ghiaccio e freddo intensi. Il B. Paolino non aveva nulla da offrire da mangiare al Padre san Silvestro, che egli avrebbe voluto accarezzare e ricevere con qualche segno di carità, cocendogli un po' d'erbe e mettendogli in tavola qualche frutto; ma di queste cose si vedeva privo in quella stagione e in quella ora e non era possibile andare in alcun luogo a procurarle. Si raccomandò al Signore con grande affetto di cuore, e se n'andò subito nell'orto del Monastero, dove miracolosamente, in mezzo alla neve e al ghiaccio, trovò delle erbe verdeggianti e bellissimi cavoli. In un albero poi vide maturate in un momento per divina potenza delle pere. Tutto lieto e contento, rendendo molte lodi al Signore, prese delle erbe e delle pere, e le portò al Santo Padre perché ne mangiasse. Egli, vedendo ciò, rimase stupito della santità e carità del suo discepolo, che così chiaramente venivano scoperte e proposte da Dio con un miracolo evidentissimo; e cenarono insieme con grandissima consolazione spirituale di tutti i padri di quel Monastero.»

BibliografiaModifica

  • Sebastiano Fabrini da Recanati, Breue cronica della congregatione de' monaci siluestrini, dell'ordine di S. Benedetto. Doue si contiene la vita di S. Siluestro abbate, fondatore di detta congregatione, e d'alcuni altri beati suoi discepoli, Camerino 1613

Collegamenti esterniModifica