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Stemma Pepi in Santa Croce

I Pepi sono un'antica famiglia nobile fiorentina.

Storia familiareModifica

La tradizione vuole la famiglia originaria di Cipro e prima importatrice del pepe a Firenze, da cui prese il nome[1]. Ebbero le loro case tra Santa Croce e San Remigio, in particolare spiccava palazzo Pepi nella via che da essi prese poi in nome, sebbene vi risiedessero solo dal 1653.

L'albero genealogico della famiglia inizia con Giovanni Pepe, citato in un atto di vendita datato 1080. Successivamente si ha notizia di Ugo Pepe che partecipò alla Battaglia di Monteaperti

La famiglia ebbe un ruolo importate nella Repubblica fiorentia con le seguenti cariche politiche:

  • Neri di Rustico: priore nel 1292, 1301, 1310 e Gonfaloniere di giustizia nel 1306
  • Lapo del Bene di Rustico: Priore nel 1345
  • Bernardo del Bene di Rustico: Priore nel 1348
  • Piero del Bene di Rustico: Priore nel 1350, 1355
  • Francesco di Pepe, lanaiolo: Priore nel 1369, 1373
  • Gio di Francesco di Pepe: Priore nel 1381
  • Angiolo di Francesco di Pepe: Priore nel 1381, 1389
  • Giovanni di Franceschino di Pepi: Priore nel 1401, 1411, 1416
  • Onesto di Bernardo del Bene: Priore nel 1425
  • Ottaviano di Chirico: Priore nel 1434
  • Chirico di Gio di Franceschino: Priore nel 1438, 1447 e Gonfaloniere di giustizia nel 1459
  • Rustico di Gio di Franceschino: Priore nel 1447;
  • Gio di Chirico di Gio: priore nel 1480
  • Piero di Rustico di Giovanni: Priore nel 1486
  • Francesco di Chirico di Giovanni: Priore nel 1493, 1502, e Gonfaloniere di Giustizia nel 1499, 1513
  • Ruberto di Chirico di Giovanni, fu Priore nel 1495
  • Neri di Chirico di Giovanni, fu Priore nel 1504[2]

Con l'avvento della famiglia Medici e la progressiva trasformazione da Signoria a Granducato i membri della famiglia Pepi ricoprirono alti incarichi nel territorio grazie anche ad una efficace strategia matrimoniale: il casato dal XVI al XVIII secolo si unisce alle famiglie dei Ridolfi, Medici, Gondi, Pecori, Grazzini, Niccolini, Macigni, Bocci, Cerrina Feroni. Su Roberto Pepi (1572-1634), mercante fiorentino, è stato compiuto uno studio approfondito da parte di Robert Burr Litchfield[3].

Si ricorda più recentemente un Pepi ingegnere che partecipò alla prima guerra mondiale e che in seguito si fece monaco benedettino col nome di don Ruperto. L'ultimo discendente è Piero Pepi che ebbe 3 figli, Piero nato nel 1928, deceduto, e le sorelle Maria Luisa Pepi, nata nel 1936, e Maria Teresa Pepi, nata nel 1931[4].

ProprietàModifica

La famiglia oltre al Palazzo Pepi, acquistato nel 1653 da Lucrezia Serragli, vedova Pucci, ha posseduto Villa di Morulli (oggi villa Bertolini Carrega) e Villa Pepi a Careggi e la Villa Pepi nel podere di Vigliano, acquistato da Ruberto di Antonio Pepi (1515-1572) nel) e i poderi di Torre all'Isola, acquistato nel 1655, e delle Cetine a Rignano sull'Arno ed altre proprietà in Mugello. La famiglia ha una tomba nella chiesa di Santa Croce e cappelle più recenti a S. Remigio, Santa Maria Maddalena dei Pazzi e S. Piero a Careggi, nel cimitero di S. Miniato e alla la villa di Vigliano[5]

Stemma e titolo nobiliareModifica

Lo stemma familiare ha la forma di scudo con palo d'argento su fondo rosso, due colori frequenti dell'araldica e si caratterizza per la sua semplicità[6]. Nel 1751 la famiglia fu inserita nel registro dei libri d'oro ottenendo il titolo di Nobili patrizi fiorentini[7]

Archivio familiareModifica

 
Armadio con l'Archivio Pepi

Nell'ottobre 2015 è stato pubblicato l'inventario dell'archivio familiare[8], attualmente custodito nella sede originaria della famiglia Pepi in via dei Pepi a Firenze da Maria Luisa Pepi. L'archivio comprende un complesso di carte che vanno dalla metà del XV sec. ai giorni nostri. Su indicazione di Antonio Romiti, decano di archivistica all'Università di Firenze, l'analisi dell'archivio ha costituito la tesi di laurea di Riccardo Sacchettini discussa nel 2012; successivamente egli ha curato il lavoro di riordino dell'archivio, l'attribuzione definitiva delle serie e la sua pubblicazione. L'archivio è composto di 164 unità archivistiche: 31 filze, 109 registri, 24 buste[9].

La pubblicazione contiene un saggio di Luigi Borgia sulla storia del patriziato fiorentino, una introduzione storica, una nota archivistica e la sezione descrittiva della documentazione ed infine un corposo indice dei nomi.

NoteModifica

  1. ^ Vittorio Spreti, Pepi, vol. 5, Milano, Enciclopedia storico nobiliare italiana, 1929, p. 242.
  2. ^ Riccardo Sacchettini, Introduzione, L'Archivio della Famiglia Pepi, p. 21.
  3. ^ Robert Burr Litchfield, Un mercante fiorentino alla corte dei Medici, le “memorie” di Roberto Pepi (1572-1634), in Archivio Storico Italiano, nº 157, 1999, pp. 727-781.
  4. ^ Albero genealogico della famiglia Pepi in L'Archivio della Famiglia Pepi, pp. 29-81
  5. ^ L'Archivio della Famiglia Pepi, p. 45.
  6. ^ Luca Borgia, Note sul patriziato fiorentino, in L'archivio della famiglia Pepi, Lucca, Istituro storico lucchese, 2015.
  7. ^ Archivio di stato di Firenze, Deputazione nobiltà, filza di Giust VII, ins. 2, citato da L'Archivio della Famiglia Pepi, p. 24
  8. ^ Elisabetta Failla, Presentato in Santa Croce l'archivio della famiglia Pepi, su La gazzetta di Firenze, 28 ottobre 2015. URL consultato il 19 dicembre 2015.
  9. ^ Riccardo Sacchettini, Introduzione in L'Archivio della Famiglia Pepi, p. 39}

BibliografiaModifica

  • Riccardo Sacchettini, L'Archivio della Famiglia Pepi, Lucca, Istituto storico lucchese, 2015.
  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978.
  • Francesco Cesati, La grande guida delle strade di Firenze, Newton Compton Editori, Roma 2003.
  • Storia, su Villa Pepi. URL consultato il 19 dicembre 2015.

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