Pergamo di Guglielmo

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La Cattedrale di Cagliari
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Il Pergamo di Guglielmo è un pulpito marmoreo in stile romanico risalente al XII secolo, presente nel Duomo di Cagliari.

Cenni storiciModifica

L'opera venne eseguita dallo scultore conosciuto come maestro Guglielmo, del quale, oltre al nome, non abbiamo notizie biografiche se non che collaborò alla decorazione del Duomo di Pisa. Proprio per la cattedrale pisana Guglielmo scolpì, tra il 1159 e il 1162, il monumentale pulpito, che restò al suo posto sino al 1310, quando venne sostituito con il nuovo pulpito, opera di Giovanni Pisano.

Il pulpito di Guglielmo venne dunque smontato e trasferito a Cagliari, città allora sotto il dominio pisano, dove arrivò nel 1312. L'opera venne rimontata nella cattedrale della città sarda, una chiesa del XIII secolo in stile romanico pisano, dove il pulpito trovò posto nella navata centrale, all'altezza della terza colonna a destra. Durante i restauri del XVII secolo, che dotarono la cattedrale di una nuova veste barocca, il pergamo di Guglielmo venne smembrato e le varie parti collocate nelle attuali posizioni. In seguito a tali manomissioni, il pulpito perse l'epigrafe in cui era indicato il nome dell'autore e gli anni in cui venne realizzato.

DescrizioneModifica

 
Parapetto dell'ambone a sinistra del portale mediano, con al centro il Tetramorfo e il leggìo per la proclamazione del Vangelo
 
Gruppo scultoreo raffigurante San Paolo con Tito e Timoteo, attorniato da episodi evangelici

Quello che un tempo era un unico grande pulpito, dal 1669 è collocato ai lati del portale mediano, diviso in due parti addossate alla controfacciata e sostenute ciascuna da due colonne e due semicolonne, in modo da formare due piccole cantorie, prive di qualunque funzione perché inaccessibili.

Il parapettoModifica

Su ciascuna "cantoria", i tre lati del parapetto appaiono impreziositi da immagini scolpite in altorilievo, raffiguranti scene evangeliche, che nella posizione attuale, in seguito alle manomissioni secentesche non seguono più l'originario filo narrativo. Al centro del lato frontale di ciascun parapetto si trovano due gruppi scultorei quasi a tutto tondo, sopra i quali vi sono rispettivamente il leggìo per il vangelo e quello per l'epistola.

Avendo di fronte la controfacciata, a destra del portale mediano si trova la porzione di ambone recante sul fronte del parapetto il gruppo scultoreo raffigurante San Paolo con Tito e Timoteo, sormontato dal leggìo per l'epistola ornato da tre angeli. Le scene evangeliche raffigurate sono l'Adorazione dei magi e il Ritorno dei magi verso i loro paesi, sul lato destro del parapetto, sul fronte, dall'alto in basso e da destra a sinistra, il Battesimo di Gesù, la Presentazione al Tempio e la Trasfigurazione, mentre sul lato sinistro si trova l'Ascensione.

A sinistra del portale mediano si trova l'ambone con il gruppo scultoreo centrale raffigurante il Tetramorfo, con l'aquila di san Giovanni che costituisce il leggìo per la proclamazione del vangelo; le scene raffigurate sul parapetto di questo ambone sono l'Ultima cena e il Bacio di Giuda sul lato di destra, sul fronte, dall'alto in basso e da destra a sinistra, Le pie donne al sepolcro, la Resurrezione, l'Annunciazione e la Visitazione nello stesso riquadro, la Natività, mentre sul lato di sinistra sono I magi dal re Erode e sotto la Strage degli innocenti.

 
Disposizione delle raffigurazioni nel pulpito di maestro Guglielmo: A (pulpito di destra): 1 - San Paolo con Tito e Timoteo; 2 - Battesimo di Gesù; 3 - Presentazione al tempio; 4 - Trasfigurazione; 5 - Adorazione dei magi; 6 - Ritorno dei magi ai loro paesi; 7 - Ascensione.
B (pulpito di sinistra): 1 - Tetramorfo; 2 - Le pie donne al sepolcro; 3 - La Resurrezione di Gesù; 4 - L'Annunciazione e la Visitazione; 5 - La Natività; 6 - Ultima cena; 7 - Il bacio di Giuda; 8 - I magi dal re Erode; 9 - La strage degli Innocenti.

I leoni stiloforiModifica

 
Leone stiloforo

Erano parte dell'imponente pulpito, posti alla base delle colonne che lo sostenevano in origine, anche i quattro leoni stilofori a tutto tondo, dal XVII secolo posti alla base del presbiterio, due ai lati dello scalone centrale, sui quali poggia direttamente la balaustra marmorea, mentre gli altri sono ai lati esterni. Le sculture, rese con grande realismo e forte espressività anche grazie all'utilizzo del trapano, raffigurano quattro leoni nell'atto di tenere schiacciati sotto di loro uomini e animali; i leoni ai lati dello scalone tengono tra le zampe un toro (leone a sinistra) e un orso (leone a destra), mentre i leoni posti alle estremità del recinto presbiteriale ghermiscono un uomo e il suo cavallo (a sinistra) e un dragone alato (a destra).

BibliografiaModifica

  • Corrado Maltese, Arte in Sardegna dal V al XVIII secolo, Roma 1962.
  • Mario Salmi, Toscana e Sardegna nel periodo romanico, in Atti del XIII Congresso di Storia dell'Architettura, Roma 1966.
  • P. Sanpaolesi, Il Duomo di Pisa e l'architettura romanica in Toscana dalle origini, Pisa 1975.
  • Renata Serra, La Sardegna (Italia romanica, X), Milano 1989.
  • Renata Serra. Pittura e scultura dall'età romanica alla fine del '500 (= Storia dell'arte in Sardegna, 1), Nuoro 1990. ISBN 88-85098-10-X
  • Roberto Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ‘300, (Storia dell'Arte in Sardegna, 4), Nuoro 1993. ISBN 88-85098-24-X
  • Roberto Coroneo, Fra il pergamo di Guglielmo e la bottega di Jaume Cascalls: arte in Sardegna nella prima metà del XIV secolo, in “Medioevo, saggi e rassegne”, XX, 1995, pp. 389-398.
  • Anna Rosa Calderoni Masetti, Il pergamo di Guglielmo per il duomo di Pisa oggi a Cagliari, Opera della Primaziale Pisana, Pisa 2000.
  • Roberta Vanali, "Il pergamo di Guglielmo a Cagliari", https://robertavanali.blogspot.it/2014/05/il-pergamo-di-guglielmo-cagliari.html

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