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BiografiaModifica

Piero Fornasetti nasce nel 1913 a Milano da una agiata famiglia della borghesia milanese. Nonostante le sue opere siano prodotte in singoli esemplari, Fornasetti è molto importante per la cultura italiana del design industriale a tal punto che il suo nome è oggi maggiormente noto nel panorama internazionale del design rispetto ad altri ambiti disciplinari. Fornasetti è però figura artistica attiva e partecipe di più discipline estetiche, tra cui la pittura, il disegno, il design grafico e quello di prodotto: “è raramente dato di vedere una simile felicità del fare e del produrre, una visione altrettanto distesa, scevra di ogni ombra di conflitto del momento dell’atto creativo: un’epifania serena, un profluvio di invenzioni”[1] Nell’arco della sua carriera artistica ha dato vita a oltre 13 000 creazioni e una delle più vaste produzioni di oggetti e mobili del XX secolo, non tanto per la tiratura dei singoli oggetti ma per la diversità dei decori.

Le muse ispiratrici della sua arte (esordì come pittore) furono Piero della Francesca, Giotto, le pitture pompeiane, gli affreschi rinascimentali e la pittura metafisica, dalla quale non smise mai di attingere ispirazione facendo così del virtuosismo la propria distinzione artistica.

Negli anni cinquanta Fornasetti fonda a Milano l’atelier di design e arti decorative che porta il suo nome, divenuto oggi, sotto la direzione artistica di suo figlio Barnaba Fornasetti, una realtà nota in tutto il mondo. Decisivo per l’avvio dell’attività è l’incontro con Gio Ponti, che lo spinge a sviluppare la sua intuizione: produrre oggetti di uso quotidiano arricchiti da una decorazione che avrebbe portato l’arte nelle case di tutti. Nasce così l’atelier Fornasetti, oggi conosciuto per la produzione di alto artigianato di mobili e complementi, esempio del principio della “follia pratica”, dove la creatività è in una sintonia precisa e in un connubio inscindibile con la praticità dell’oggetto e la dimensione tecnica attraverso cui renderla tangibile. Preziose porcellane, raffinati mobili e complementi d’arredo rappresentano tuttora il cuore dell'incredibile varietà della sua produzione a cavallo tra arte e design: oggetti da conversazione, visioni da contemplare, ma anche oggetti da usare.

“È sempre stato il mio concetto quello di non fare pezzi unici, ma in serie”: una vera e propria dichiarazione di principio. Fornasetti la giustifica, a seconda dei casi, richiamandosi ai principi democratici, poiché la bellezza, per sua stessa natura, è destinata a tutti e non dev’essere riservata a una ristretta cerchia di iniziati, oppure riferendosi al lato tecnico del suo lavoro, poiché lo stampaggio di un motivo, denominatore comune di tutte le sue creazioni, non può che arricchirsi, variare di intensità e affinarsi, attraverso molteplici, minime casualità, a mano a mano che il lavoro procede. Tra tutte le trovate di Fornasetti una s’impone con forza particolar e per l’insistenza delle infinite “variazioni” cui è sottoposta, tanto da diventare il suo vero marchio. Si tratta del volto di donna oggetto della serie “Tema e Variazioni”, di cui oggi esistono oltre quattrocento variazioni, ancora oggi portate avanti e in attesa di altre possibili.

Capace di precorrere i tempi e di imporsi come figura significativa all’interno della cultura contemporanea, Piero Fornasetti ha il merito di aver contribuito, con la sua opera, a rinnovare il gusto e a creare un linguaggio visivo unico e immediatamente riconoscibile. Postmoderno ante litteram, “mago de la magia preciosa y precisa”, secondo una celebre definizione di Pablo Neruda, Piero sconfina dalla tela al foglio e allo spazio arredato, confonde prospettive, trasfigura lo spazio, reinventa il tempo e dà vita a una forma di decorazione impressa e articolata su qualsiasi superficie, dalle pareti alle strutture per allestimenti, dai mobili agli oggetti d’uso quotidiano, dai libri ai manifesti, alle quinte teatrali. “Tutto il mio lavoro è impostato sul disegno – afferma lo stesso Fornasetti - il disegno inteso come una disciplina, come un modo di vivere e di organizzare la propria esistenza. (…) L’artista deve mettere ordine nelle cose per creare un altro mondo, una seconda natura, oltre che come studio continuo delle cose, della loro essenza…”: ecco quel metro di Fornasetti che, come amava dire Bruno Munari, “si misura solo con il metro di Fornasetti”.

L'infanziaModifica

Piero Fornasetti nasce nel 1913 a Milano e trascorre l’infanzia nella palazzina costruita da suo padre Pietro, nel quartiere Città Studi, laddove a quel tempo la città finiva e cominciavano i campi. Primogenito di un’agiata famiglia borghese, si trova a fare i conti con un futuro già tracciato: suo padre, imprenditore lombardo, ha deciso che porterà avanti l’attività paterna curandone gli affari. Contrariamente alle aspettative familiari, all’età di dieci anni Piero già disegna e mostra un’innata propensione artistica: man mano che si esercita, prendono vita paesaggi, nature morte, mongolfiere, misteriose signore ed elementi architettonici, molti dei temi visivi che in seguito torneranno nei suoi lavori. “Non dimenticherò l’emozione, quando ragazzo, un mattino d’estate sul lago, per la prima volta la penna cominciò a tracciare il contorno di una gamba, poi del corpo, poi di un volto. Meravigliato, estatico e ammirato da questo miracolo e tutt’ora sempre stupito del rinnovarsi di questo sbocciare dell’immagine che ho dentro di me e che emerge da sola dal foglio…”[2].

Piero rivela molto presto il suo carattere tenace e irriducibile mostrandosi risoluto a perseguire la sua ben precisa aspirazione. Nel 1932 Piero si iscrive all’Accademia di Brera, ma viene espulso due anni più tardi per insubordinazione. Si iscrive quindi successivamente alla Scuola Superiore d'Arti Applicate all'Industria del Castello Sforzesco, sempre a Milano. Irrimediabilmente ribelle, non riesce ad aderire al credo di qualsivoglia scuola; infinitamente curioso, continua a studiare, leggere, sfogliare riviste, incamerando informazioni e allargando costantemente l’orizzonte delle sue conoscenze.

Gli anni trenta: la stamperia d'arteModifica

Già dai primi anni trenta Piero inizia una fase indefessa di studio di tutte le tecniche di incisione e stampa. Questa pratica costante e una grande abilità tecnica lo portano a collaborare con i più grandi artisti dell’epoca, stampando per loro libri d’artista e litografie. Da Alberto Savinio a Fabrizio Clerici, da Giorgio de Chirico a Massimo Campigli, da Lucio Fontana a Cascella a Berman, da Raffaele Carrieri e Carlo Bo: la Stamperia d’Arte Fornasetti diventa un riferimento per molti artisti della sua generazione. “È stato il primo a stampare litografie di De Chirico a Milano in un tempo piuttosto remoto” – scrive Raffaele Carrieri su “Epoca” nel 1978. Attraverso questa costante sperimentazione, Fornasetti inventa un metodo di stampa che gli permette di ottenere dei singolari effetti grafici su dei foulard in seta. Nel 1933 ne propone alla V Triennale di Milano una serie, che viene rifiutata perché fuori tema ma che gli vale l’attenzione di Gio Ponti, che incontrerà nel 1940 (in occasione della VII Triennale) e con cui anni dopo nascerà una collaborazione creativa molto stretta. I due si trovano in sintonia non soltanto sulla definizione e sull’importanza dell’ornamento, sul retaggio culturale che presuppone, ma anche sull’idea globale di architettura, sul rapporto tra l’uomo e il suo ambiente.

Gli anni quaranta: la guerra e l'incontro con Gio PontiModifica

Chiamato alle armi con lo scoppio della guerra, Piero Fornasetti riesce inizialmente a rimanere a Milano facendosi affidare la decorazione della caserma di Sant’Ambrogio. In seguito, nel 1943, si rifugia in Svizzera, dove prosegue la sua ricerca artistica. Questo periodo rappresenta per lui un’opportunità senza precedenti, durante cui realizza ritratti a olio, acquerelli, disegni a china, a inchiostro o a biro, dedicandosi all’investigazione di affascinanti punti di vista, perlopiù del corpo umano, di cui farà poi tesoro nella sua pratica e produzione di arti grafiche decorative. Negli stessi anni realizza le scenografie del Caligola di Albert Camus diretto da Giorgio Strehler. È questo il momento in cui anche il rapporto con Gio Ponti diventa più stretto. Il lavoro in sinergia, che, al rientro a Milano, produrrà importanti concetti di interior e allestimenti, design e decorazione per case, appartamenti, cabine per navi o sale cinematografiche, sarà tanto felice da indurre Ponti a dichiarare infine: “Se un giorno si scriverà la cronaca della mia vita, un capitolo dovrà essere intitolato Passione per Fornasetti”.

Con la sua speciale cultura e passione per carta, inchiostri e caratteri di stampa, dai primi anni quaranta in avanti Piero realizza una vasta serie di opere grafiche a tiratura limitata, con uno stile colto, preciso e accuratissimo: calendari, strenne, immagini pubblicitarie, programmi di teatro, manifesti e copertine di riviste (tra queste, anche alcune di Domus, allora diretto da Gio Ponti). Concepts editoriali progettati e realizzati su commissione o per puro diletto, per clienti, conoscenti o amici, che esprimono in varie forme e ai massimi livelli la sua concezione di eleganza formale, il suo sense of humour, il suo culto dell’informazione, il suo stile di comunicatore. I primi tre annuari, piccole pubblicazioni disegnate e stampate utilizzando temi inediti, che nascono come strenne natalizie proprio su richiesta di Gio Ponti nel 1940, 1941, 1942, ispirano una più lunga serie che prende vita subito dopo la guerra e si conclude nel 1950. Su carta nascono le intuizioni, affiorano i temi, si definiscono i caratteri di soggetti diversi. E ogni immagine racchiude un modo di vedere e di rispondere alle sollecitazioni del tempo : all’origine del grande successo di Fornasetti, e dei suoi mobili, oggetti, ambienti, c’è proprio quella produzione di immagini grafiche e disegni che attestano l’originalità e la vera portata innovativa del suo stile.

Gli anni cinquanta: Lina Cavalieri e la serie "Tema e Variazioni"Modifica

Con l’avvento degli anni cinquanta il duo creativo Ponti-Fornasetti può tradurre nella pratica il proprio punto di vista, un tipo di stile nella casa e nell’arredamento a lungo promulgato nella teoria. Quel metodo che contempla “la specifica funzionalità dei locali e degli arredi”, “la semplicità e sincerità della forma e dei materiali”, il culto di “sole, aria, luce”, “l’unità di aspirazione per tutte le categoria sociali”. Agli inizi di quegli anni la coppia progetta e decora il trumeau “Architettura”, esposto poi alla IX Triennale del 1951 e aggiudicato poi nel 1998, in asta da Christie’s, a oltre trent’anni dalla sua originaria concezione, alla cifra, ai tempi record, di quindicimila dollari. Interazione esemplare di moderno e antico, razionalismo e Rinascimento, architettura e arredamento, struttura e decorazione, il mobile si è nel tempo inevitabilmente trasformato in uno dei portavoce del genio progettuale italiano degli anni tra le due guerre e il boom economico.

Opponendo agli sprechi di spazio, ai locali inutilizzati e alla deficienza di servizi della casa tradizionale gli alloggi ridimensionati dell’età moderna, i due arredano e decorano il Casinò di Sanremo (1950), un intero appartamento che diventa famoso come simbolo del loro stile, Casa Lucano (1951), le cabine e i locali di prima classe di transatlantici come l’Andrea Doria (1952).

Nel 1952 Piero Fornasetti comincia a lavorare su quella che poi diventerà la sua serie più famosa e iconica: “Tema e Variazioni”. Partendo da un ritratto di donna, inizia una ricerca rappresentativa che lo accompagna durante tutta la vita e a cui anche Alberto Moravia dedica un testo. Quel volto senza tempo è di Lina Cavalieri, cantante lirica vissuta a cavallo tra ‘800 e ‘900, nota all’epoca come “la donna più bella del mondo”: un vero e proprio archetipo di bellezza classica ed enigmatica. Quest'opera, che anche Henry Miller, affascinato, la sceglie come copertina della sua autobiografia “My Life and Times”, continua a essere riprodotta oggi da suo figlio Barnaba Fornasetti su una serie di oggetti d’uso quotidiano, non solo porcellane, ma anche mobili e accessori, in sempre nuove declinazioni. Nel 2016 le prime 100 illustrazioni dalla serie sono state raccolte in un volume di pregio, completamente realizzato a mano e in edizione limitata. Nell’arco dello stesso anno la serie fa il suo ingresso a teatro, divenendo parte delle scenografie del “Il dissoluto punito ossia il Don Giovanni”, l’opera lirica di Mozart presentata e prodotta da Fornasetti.

Negli stessi anni, parallelamente allo sviluppo della sua personale iconografia applicata ad oggetti di uso quotidiano, Piero procede, senza soluzione di continuità, nella sua riflessione artistica. Del 1958 è la “Stanza metafisica”, un’opera composta da trentadue ante, incernierate senza rotelle, atte a formare un ambiente congeniale alla meditazione, esempio precoce di installazione artistica, presentata per la prima volta alla mostra allestita al Tea Center di Londra.

Gli anni sessanta e settanta: un nuovo clima culturaleModifica

Alla fine degli anni sessanta il clima culturale cambia. Si affermano in architettura, così come nelle arti applicate e nel design, un razionalismo fortemente ideologico e il culto della forma puramente funzionale, in ossequio alla quale la decorazione viene considerata leziosa e un inutile fronzolo. L’artigianalità sembra non avere più spazio, a fronte delle inderogabili necessità di mercato e della produzione industriale. Ponti si tiene al passo coi tempi, Fornasetti sembra trincerarsi sdegnosamente dietro le proprie certezze e i propri principi. ll rapporto tra i due diventa più freddo a tal punto che Ponti arriva a rimproverare Fornasetti di non riuscire a rinnovarsi.

In questo stesso periodo Piero arriva a configurare la dimensione concettuale del proprio approccio inaugurando negli anni settanta lo spazio della Galleria dei Bibliofili, che rappresenta per lui un mezzo per dare continuità alla sua opera con altri strumenti. Piero riprende a dipingere. Le figure, le teste, i volti, i corpi di bottiglie o di frutti restano una cifra della sua nuova stagione pittorica, senza disdegnare le composizioni astratte che evidenziano una fascinazione inaspettata per strati, interazioni di colore e tecniche diverse.

Gli anni ottanta: la riscoperta e la galleria londinese "Themes and Variations"Modifica

Nel corso degli anni ottanta, anche grazie all’apertura della galleria “Themes & Variations” a Londra per iniziativa di Liliane Fawcett e Giuliana Medda, l’opera di Fornasetti comincia a essere riscoperta al di là della contrapposizione ideologica tra forma/funzione ornamento/inutilità e nel 1987 collabora con Patrick Mauriés alla realizzazione della prima monografia sul suo lavoro, accompagnata da un’introduzione di Ettore Sottsass. Il libro è poi pubblicato postumo – Piero Fornasetti muore nel 1988 nel corso di un piccolo intervento ospedaliero.

«Credo che Fornasetti un giorno, quando era giovane, abbia avuto una visione allucinante. Non so se era di giorno o era di notte, ma deve aver visto, tutto a un tratto, tutto il mondo, tutti i depositi di figure e memorie, che saltava per aria (…). Sembra abbia pensato che se per terra non gli restava a disposizione che uno spessore di detriti, di roba rotta e se quello doveva essere il pavimento su cui camminare, se doveva camminare sul terreno soffice di una specie di discarica informe, di frammenti, di brani, di segni senza collocazione, lui, Fornasetti (…) l’avrebbe rifatto lui, il mondo. (…) Credo che per Fornasetti le cose siano andate un po’ così, che, per lui, quell’insieme di persone, animali, sassi, montagne, alberi, cieli, piogge, monumenti, cimiteri, oggetti vari, che nella nostra testa è un’organizzazione che chiamiamo mondo, sia veramente saltato per aria. (…) In possesso di questo immenso bagaglio di figure e pezzi di metafore ben scelte, rigorosamente controllate e riorganizzate, Fornasetti comincia a (..) disegnare alla fine questa sua grande, vasta, poetica, infinita nuova metafora.»

(Patrick Mauriès, “Fornasetti. La follia pratica”, Thames and Hudson Ltd, 1991)

Lo stile FornasettiModifica

«Mi reputo anche l’inventore del vassoio, perché ad un certo momento della nostra civiltà non si sapeva più come porgere un bicchiere, un messaggio, una poesia. Sono nato in una famiglia di pessimo buon gusto e faccio del pessimo buon gusto la chiave di liberazione della fantasia.»

(Piero Fornasetti)

“La cosa che da sempre più mi colpisce nel lavoro di Piero Fornasetti è la teatralità. Qualsiasi suo mobile non è mai solo un mobile: è una quinta, un décor, una scenografia. Un oggetto che evoca un racconto, che offre un’ambientazione per una storia”, sostiene Silvana Annicchiarico, che, Direttore del Triennale Design Museum, nel 2013 ha scelto di dedicargli una prima retrospettiva, che da Milano ha fatto poi tappa a Parigi, al Musée des Arts Décoratifs, e a Seoul, al Dongdaemun Design Plaza. Lo stesso Piero spiegava così quest’aspetto del suo lavoro: «Il pubblico mi ha spiegato che quello che facevo era qualcosa di più di una decorazione. Era un invito alla fantasia, a pensare, a evadere dalle cose che ci circondano, troppo meccanizzate ed inumane. Erano dei biglietti di viaggio per il regno dell’immaginazione». Sebbene coltivasse una feroce volontà d’indipendenza, e tenesse ad affermare la singolarità della sua creazione, non possiamo che immaginarlo lettore onnivoro e sempre informato sull’attualità artistica del suo tempo. Nel suo corpus infinito di creazioni si leggono tracce di un immaginario ora neo-barocco e neo-romantico, ora surrealistico, ora metafisico, consapevole di una ricca tradizione dell’arte italiana, a cui si associava una profonda passione per l’inattuale e l’anacronistico. Opera totale, la sua, fa tesoro di storia e attualità, epoche dell’architettura e correnti dell’arte, e appare innovativa, almeno quanto evocativa, basata su originali, inaspettate appropriazioni e ricontestualizzazioni di stili e stilemi. Fornasetti si sente vicino alla disciplina descritta da Herrigel nel suo volumetto “Lo zen e il tiro con l’arco”, all’idea che si debba osservare, studiare, interiorizzare il reale per poterlo con buona coscienza dimenticare e ricreare secondo le regole dell’intelletto, dell’immaginazione de del progetto”: guarda il bambù per anni, poi dimenticalo, poi dipingi il bambù. Interiorizzare, creare, produrre. È della perdita di riferimento che è possibile fare una caratteristica essenziale della stilistica fornasettiana – una perdita di fonti d’ispirazione, stili, prospettive. Sovvertire il senso della profondità, contestarla, iscriverla nel registro dell’illusione, provocare il capogiro dello spettatore rappresentano una volontà evidente di Piero.

OpereModifica

Nel 1942 affrescò a Padova il Palazzo del Bo, nel 1947 espose alla VIII Triennale di Milano una serie di motivi decorativi in ceramica, anch'essi commissionati da Gio Ponti. Nel 1950 decorò anche gli interni del casinò di Sanremo e la pasticceria "Dulciora" di Milano. Sempre nel 1950, fra le varie altre realizzazioni nel campo del disegno industriale, diede vita a Sole, una sedia in legno laccato decorata con un disegno raffigurante un sole intero sulla seduta e mezzo sole sullo schienale; la sedia, con una forma molto geometrica e stilizzata, è disponibile in una sola colorazione: gialla in forte contrasto con le gambe di colore nero. La collaborazione con Gio Ponti continua e nel 1951 realizza per "Casa Lucano" il primo esempio di arredamento d'interni completo. Nel 1952 decorò gli interni del transatlantico "Andrea Doria", e si occupò anche di quelli di un altro transatlantico: il Conte Grande. Dal 1955 al 1958 si dedicò alla creazione della "Stanza Metafisica" e nel 1987 realizzò, in collaborazione con Patrick Mauries, un libro su tutte le opere in suo possesso contenente tutta la vita artistica dell'artista italiano.

NoteModifica

  1. ^ Patrick Mauriès, “Fornasetti. La follia pratica”, Thames and Hudson Ltd, 1991, pag.14.
  2. ^ Barnaba Fornasetti, testi di Ginevra Quadrio Curzio, “Piero Fornasetti. Cento anni di follia pratica”, Corraini Edizioni, Triennale Design Museum 2013, pag. 37.

BibliografiaModifica

  • "L'europeo" n. 6 anno VI dicembre 2007 - numero speciale per Triennale Design Museum - RCS Periodici spa
  • Fornasetti: The Complete Universe, by Mariuccia Casadio, Barnaba Fornasetti and Andrea Branzi, Rizzoli, 2010, ISBN 0847835340

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