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Pietro Camporese (Roma, 22 maggio 1792[1]Roma, 23 febbraio 1873[2]) è stato un architetto italiano.

BiografiaModifica

Figlio di Giulio Camporese e nipote di Pietro Camporese detto Il Vecchio, appartenente ad una famiglia di architetti attivi a Roma, contribuì al restauro e alla riqualificazione di diversi edifici pubblici (ad esempio, il Palazzo Wedekind e l'Ospedale di San Giacomo degli Incurabili) e chiese, soprattutto nel travagliato periodo tra le invasioni francesi a Roma della prima metà del secolo XIX.

La sua attività fu particolarmente intensa sotto il papato di Gregorio XVI; più tardi, tuttavia manifestò simpatie per il movimenti garibaldino. Così, dopo la proclamazione del Regno d'Italia (1861), divenne capo dell'Ufficio Tecnico del Comune di Forlì. Come tale, ridisegnò il Cimitero monumentale di Forlì, dato che non era ancora stato realizzato il progetto, pur approvato, di Giacomo Santarelli.

Dopo la presa di Roma del 1870, fu eletto consigliere comunale a Roma, dove presiedette la commissione per lo studio per il piano di sviluppo urbanistico[3].

Le sue spoglie giacciono presso il Cimitero del Verano, in zona Pincetto Vecchio, prezzo il muro di cinta.

NoteModifica

  1. ^ Smithsonian Institution (Washington DC), and Catherine Bernard. Crosscurrents: French and Italian neoclassical drawings and prints from the Cooper-Hewitt Museum: the Smithsonian Institution's national Museum of Design. Smithsonian Institution Press, 1978.
  2. ^ Pietro Camporese il Giovane, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  3. ^ Cronaca di Roma, Volume quarto 1859-1861, a cura di: Domenico Maria Bruni, Nicola Roncalli.

Collegamenti esterniModifica