Polittico di Torre Boldone

dipinto di Bartolomeo Vivarini

«Ancona di Torre Boldone in tre partimenti sull'asse. In quello a sinistra S. Gio. Batta intiero in piedi coll'agnello in mano in quello a destra S. Sebastiano pure in piedi e in quello di mezzo S. Martino a cavallo che da la veste al povero in paese soto il quale in cartello sta scritto Hoc opus facto per Bartholomeu vivarini da Muriano 1491". Trittico a tre archi a tutto sesto.»

(Giacomo Carrara 1768)
Polittico di Torre Boldone
AutoreBartolomeo Vivarini
Data1491
Tecnicatempera su tavola
UbicazioneAccademia Carrara, Bergamo

Il polittico di Torre Boldone è un dipinto tempera su tavola di Bartolomeo Vivarini realizzato nel 1491 per l'antica chiesa di San Martino di Torre Boldone e conservato nella pinacoteca dell'Accademia Carrara.[1]

StoriaModifica

Il dipinto fu uno dei lavori eseguiti del pittore muraniano, quando staccatosi dal fratello Antonio di una decina d'anni più anziano, e diventando indipendente, accettò commissioni ritenute periferiche, anche nella terra di bergamasca, che era territorio veneziano, ma era pur geograficamente lontana, si ricordi il polittico di Scanzorosciate. Il polittico è anche uno degli ultimi lavori realizzati dall'artista[2]. Il trittico gli venne commissionato per l'antica chiesa di San Martino di Torre Boldone.
La piccola chiesa dedicata al santo di Tours, era la vecchia parrocchiale, poi demolita e ricostruita come piccola cappella detta chiesa dei mortini di San Martino Vecchio per la sua vicinanza al cimitero,[3] con la costruzione della nuova parrocchiale nel XVIII secolo.

La chiesa, di piccole proporzioni era però ricca di dipinti, quello che sicuramente era il maggior pregio era il trittico di Bartolomeo Vivarini detto anche trittico di Torre Boldone. Se molte opere furono poi locate nella nuova chiesa, il dipinto del Vivarini fu venduto a Giacomo Carrara, fa quindi parte del Fondo Carrara
Le tavole del dipinto non sono esposte nelle sale della galleria.

DescrizioneModifica

Il dipinto è composto da tre pannelli. In quello di sinistra vi è l'effige di san Giovanni Battista (115x36,7) avvolto in un mantello rosa acceso di particolare lavorazione perché avvolge il santo più volte, fino a cadere a terra; questi regge un cartiglio, e indica con la sinistra il piccolo agnello che regge nella destra, simbolo del Agnello sacrificale.

Il pannello di destra raffigura san Sebastiano nella classica raffigurazione del martirio, legato ad una colonna e trafitto dalle frecce, raffigurato in una perfetta ricerca anatomica del soggetto. La tavola (118x54) al centro rappresenta san Martino di Tours nell'atto, che lo ha reso popolare, di dividere il mantello da soldato che indossa e di avvolgere il mendicante. Nella parte basso vi è una la firma dell'artista: «OPUS. FACTUM: VENETIIS / PER. BARTHOLOMEUM. VIVA / RINUM. DE. MURIANO. 1. 491».[4]

Nelle tre tavole il Vivarini pone la massima attenzione alla fisiognomica dei soggetti, inventandosi una raffigurazione elegante ma anche austera. I personaggi sono posti in un ambiente sobrio, quasi desertico. Il santo ha già avvolto il mendicante con la metà del suo mantello di un rosso acceso, prima di dividerlo; il colore rosso, unico nel polittico, sta ad indicare il calore che doveva nascere dal manto e dall'amore chiuso in quel gesto. Il cavallo è uno dei protagonisti del dipinto: il Vivarini lo ha reso, oltre che molto plastico, retorico, accondiscendente nello scalpitare della scelta del santo[5].

NoteModifica

  1. ^ Polittico di Torre Boldone, Musei digitali. URL consultato il 23 novembre 2018.
  2. ^ I Vivarini non incantati dalla periferia, Il Manifesto. URL consultato il 23 novembre 2018.
  3. ^ Vi erano affreschi raffiguranti la Danza Macabra scomparsi con il tempo Torre Boldone e le sue Chiese (PDF), Parrocchia di San Martino di Tours. URL consultato il 22 novembre 2018.
  4. ^ Romanelli, p 33.
  5. ^ San Giovanni Battista (Trittico di san Martino), Accademia Carrara. URL consultato il 23 novembre 2018.

BibliografiaModifica

  • Pallucchini R, I Vivarini (Antonio, Bartolomeo, Alvise), 1962, p. 131.
  • Giandomenico Romanelli, I Vivarini, Giunti, 2016.
  • Francesca d'Arcais, I Vivarini I maestri del colore, Fratelli Fabbri Editori.

Voci correlateModifica