Pytilia

genere di uccelli

TassonomiaModifica

Al genere vengono ascritte cinque specie[1]:

Nell'ambito della famiglia degli estrildidi, le specie ascritte al genere Pytilia appaiono vicine al clade formato dall'amaranto bruno e dagli amaranti del genere Lagonosticta[2].

DistribuzioneModifica

Le varie specie ascritte al genere occupano un areale piuttosto ampio, che comprende gran parte dell'Africa subsahariana.

DescrizioneModifica

DimensioniModifica

Le specie ascritte a questo genere misurano fra gli 11 e i 13 cm di lunghezza.

AspettoModifica

Si tratta di uccelli dall'aspetto paffuto, muniti di corte ali arrotondate, coda corta e squadrata e becco conico e appuntito.
La colorazione è perlopiù grigiastra dorsalmente e bianca striata di nero ventralmente, con dorso e ali verdastre, petto giallastro e coda rossa: in alcune specie il maschio presenta una mascherina facciale rossa, mentre le femmine hanno sempre colorazione meno appariscente rispetto ai maschi.

BiologiaModifica

Si tratta di uccelli che vivono da soli, in coppie o al massimo in piccoli gruppi familiari che contano meno di una decina d'individui: il melba del Sudan appare la specie meno socievole del genere, nonché quella più terricola, mentre le altre specie tendono a muoversi perlopiù fra cespugli ed alberi[3].

AlimentazioneModifica

La dieta delle specie ascritte al genere è prevalentemente insettivora, e solo secondariamente vengono mangiati anche bacche, frutta e semi.

RiproduzioneModifica

La riproduzione di questi uccelli segue i pattern tipici degli estrildidi, con ambedue i sessi che collaborano alla costruzione del nido, alla cova ed alle cureparentali verso i nidiacei.
Le specie ascritte a questo genere subiscono parassitismo di cova da parte di varie specie di vedova[3].

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Estrildidae, in IOC World Bird Names (ver 6.2), International Ornithologists’ Union, 2016. URL consultato il 10 maggio 2014.
  2. ^ John Boyd, TiF Checklist: Core Passeroidea I, su jboyd.net, 2013.
  3. ^ a b Nicolai J., Steinbacher J., van den Elzen R., Hofmann G., Mettke-Hofmann C., Prachtfinken - Afrika, Serie Handbuch der Vogelpflege, Eugen Ulmer, 2007, p. 58, ISBN 978-3-8001-4964-3.

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