Re di danari

film del 1936 diretto da Enrico Guazzoni
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In “Re di denari” (1936), sceneggiato da Guglielmo Giannini e Sandro De Feo, dalla commedia “I Don” di Pippo Marchese, e diretto da Enrico Guazzoni [1], Musco veste i panni secolari di don Paolo Marino il quale consuma la propria vita di ricco proprietario terriero in un piccolo paese dell’entroterra siciliano.

L’unica distrazione in tanta monotonia è la corrispondenza epistolare che don Paolo intrattiene con il nipote Franco che vive a Roma per motivi di studio.

Come nel successivo “Gatta ci cova”, anche qui è presente il contrasto fra il maturo possidente, dal carattere generoso e dal cuore tenero, e la sorella Graziella tirchia e attaccata alla ‘roba’. E come in “Fiat voluntas dei” ci sono due ragazzi che si amano: Franco, appunto, e Paolina, figlia di uno squattrinato rappresentante della nobiltà romana. Seguono i soliti contrasti accesi dal non illustre lignaggio del giovane pretendente, che i soldi di don Paolo taumaturgicamente appianeranno.

La vicenda descritta nel nuovo film appare meglio congegnata delle altre, e più scorrevole. L’azione si svolge prevalentemente a Roma dove gli zii, Paolo e Graziella, hanno raggiunto Franco finito in carcere per una denuncia del nobiluomo.

Anche nell’estraneo paesaggio urbano, e umano, don Paolo si destreggia con l’abituale padronanza, riuscendo a prendere in mano le redini delle incalzanti situazioni: dalle quali emerge un Angelo Musco più spigliato, impegnato in un ruolo a lui più congeniale, dotato di una rinnovata verve, sempre pronto alla battuta, attento alle regole della galanteria, a tratti bonariamente ar-rogante, ma anche tenero, cordiale come sempre, perfino incline al gioco dei sentimenti.

Le sue battute spiritose infiorano i dialoghi, meno che mai mediate dalla sceneggiatura: da “tanti cosi cauri” (“tante cose calde”) rivolta al paesano che incontra per strada, a “questa donna farebbe perdere la poesia a Dante Alighieri”, con la quale esprime il disappunto del suo personaggio per la tirchieria di Graziella; a tutta la serie di frasi pizzicanti indirizzate ai personaggi dell’alta società romana: da “avvocato, gli dica cretino e me lo metta in conto”, a “lei è un mar Jonio di cretinaggine”.

La verve che l’aria della Capitale gli dona l’aire per ironizzare pure sul conto del Musco attore di teatro.

Scorrendo la guida agli spettacoli di un giornale e trovandovi menzionata, fra le altre, anche la “Comica Compagnia Siciliana del Cav. Angelo Musco”, dice di sé: “Chistu faceva ‘u muraturi e ora fa ‘u capucomicu. Chi bestia!”

In definitiva, il personaggio di don Paolo appare più caldo, più sanguigno, reso peraltro plasticamente così da creare uno spettacolo vivo, pungente, liberato da ogni residuo impaccio nel contesto di un film ben fatto, anche tecnicamente.

Nel dipanarsi della vicenda non manca il contrasto fra ‘miseria’ e ‘nobiltà’, fra plebei dotati di cuore e buoni sentimenti, e i nobili freddi, interessati, pronti al compromesso per il raggiungimento del tornaconto personale: il tutto, naturalmente, è reso con la bonomia di sempre, cosicché non è certo il conflitto di classe a riproporsi, bensì lo scontro fra buoni e cattivi. E Musco, com’è ovvio, è dalla parte dei buoni.


[1] Già famoso tra i registi del cinema muto per avere diretto numerosi drammi a sfondo storico, Guazzoni firmò la regia del primo “Quo vadis” della storia del cinema, girato nel 1912, primo kolossal storico prodotto in Italia che ottenne un immenso successo anche all'estero, e anticipò tutta la gamma dei film storici ad alto valore spettacolare, “…uno degli esempi più significativi di quei colossi storici che imposero la cinematografia italiana a livello mondiale e che influenzarono registi italiani e stranieri”. (Canziani, a cura di, “Cinema di tutto il mondo”, Milano, 1978)

Re di danari
Re di denari5.jpg
Angelo Musco al centro
Titolo originaleRe di danari
Paese di produzioneItalia
Anno1936
Durata86 min
Dati tecniciB/N
Generecommedia
RegiaEnrico Guazzoni
SoggettoPippo Marchese
SceneggiaturaSandro De Feo, Guglielmo Giannini
ProduttoreLiborio Capitani per Capitani Film
Distribuzione in italianoCapitani Film
FotografiaUbaldo Arata
MontaggioFerdinando Maria Poggioli
MusicheEzio Carabella
ScenografiaEnrico Guazzoni, Mario Rappini
Interpreti e personaggi

Re di danari è un film del 1936 diretto da Enrico Guazzoni.

TramaModifica

Un ricco possidente terriero, Don Paolo, è costretto a lasciare la sua attività in Sicilia per correre a Roma, dove un suo nipote è incarcerato per aver sedotto una minorenne. La fanciulla è figlia di un nobile romano, il conte Fabrizio, che per acconsentire alle nozze riparatrici stabilisce condizioni (tra cui una grossa somma da versare e l'obbligo per il giovane di sparire dopo il matrimonio) tali da offendere Don Paolo, che decide una manovra di forza acquistando tutti i debiti del nobile romano; così potrà presentarsi a lui e patteggiare nuove condizioni: nozze regolari tra i due giovani e dono al conte Fabrizio dei suoi debiti riscattati. Sistemate le cose Don Paolo potrà tornare in Sicilia alle sue terre e al suo lavoro.

La criticaModifica

Filippo Sacchi nelle pagine de il Corriere della Sera del 9 ottobre 1936 afferma che « Cavato da una commedia del repertorio di Musco, l'attore è trattato nel solito modo e senza nessuno sforzo di dargli una stile. Il film è un po' lungo e se qua e là si sfrondasse di certe sovrabbondanti inclusioni turistiche e mondane... »

BibliografiaModifica

  • Gli attori, Gremese editore, Roma, 2003
  • Francesco Savio, Ma l'amore no, Sonzogno, Milano, 1975.

Collegamenti esterniModifica

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