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Riccio da Parma

condottiero italiano
Domenico de' Marenghi
SoprannomeRiccio da Parma
NascitaSoragna, 1473 circa
MorteParma, 4 agosto 1521
Cause della mortePeste
Dati militari
GradoCondottiero
Battaglie
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Domenico de' Marenghi, noto come Riccio da Parma (Soragna, 1473 circa – Parma, 4 agosto 1521), è stato un condottiero italiano, uno dei 13 italiani che combatterono contro altrettanti francesi nella storica disfida di Barletta del 13 febbraio 1503.

BiografiaModifica

Il suo nome di cavaliere gli deriva dal padre Pietro, noto come "Riccio da Soragna" o "Riccio da Parma", che diverse circostanze fanno ritenere al suo fianco nella battaglia di Fornovo del 1495, dove trovò la morte. Domenico si mise poi al servizio di Ludovico Sforza e combatté al fianco di Bartolomeo Colleoni col nome di "Riccio da Parma". Si distinse per il suo valore, tanto da essere definito in alcuni atti pubblici del 1500 e 1501 "strenuo uomo".

Dopo aver servito gli Sforza, andò a Roma per mettersi al servizio di Prospero Colonna, all'epoca alleato degli spagnoli. Il Gran Capitano degli spagnoli Consalvo di Cordova lo scelse per partecipare alla disfida cavalleresca che si svolse il 13 febbraio 1503 nella piana di Trani, nota come "disfida di Barletta", che vide 13 cavalieri italiani confrontarsi vittoriosamente contro altrettanti colleghi francesi.

 
Manifesto della Disfida di Barletta del 13 febbraio 1503. In basso a sinistra è riportato lo stemma della famiglia di Riccio da Parma

Nel 1505 Domenico tornò a Parma. Fu al servizio per alcuni anni del marchese di Mantova Francesco II Gonzaga, combattendo con lui come capitano di diverse truppe armate.

Nel 1521 partecipò alla difesa di Parma assediata dalle truppe francesi e veneziane, come testimonia Francesco Guicciardini, all'epoca governatore speciale della città. Fu tra coloro che difesero con successo il bastione strategico di Stradella (nei pressi di Collecchio), più volte assaltato dai francesi. Al suo fianco c'era anche il siciliano Francesco Salamone, che aveva combattuto con lui a Barletta.

Il Consiglio degli Anziani di Parma e il governatore Guicciardini ricompensarono i valorosi difensori, e a Riccio venne concesso un generoso vitalizio. Poté godere di esso per poco tempo, perché morì dopo due anni, stroncato da un'epidemia di peste.

La città di Parma gli ha dedicato "Borgo Riccio da Parma", una via del centro storico trasversale a strada Farini.

 
La lapide dedicata a Riccio da Parma, posta a Soragna

Soragna, suo paese natale, gli ha dedicato "Piazza Riccio da Parma", dove nel 1888 è stata posta una lapide marmorea con la seguente iscrizione:

"Soragna / ricorda con orgoglio / Domenico di Pietro de' Marenghi / detto Riccio da Parma / che illustrò questa terra / nella celebre disfida di Barletta / 13 febbraio 1503 / tra i tredici campioni / che al cospetto di Francia e Spagna / vincitori alzarono / il patriottico grido / viva l'Italia vivano gli Italiani / 1888".

Altra ricostruzione biograficaModifica

Il 13 febbraio 1503 ebbe luogo, nei pressi di Barletta, la celeberrima disfida che vide contrapposti tredici cavalieri italiani e tredici cavalieri francesi.

Riccio da Parma, insieme agli altri cavalieri italiani, dimostrò tutto il suo ardimento lottando con straordinaria forza, tanto da sbalordire gli avversari. La gloria e i natali di questo campione vennero contesi da alcune città italiane allo scopo di menar vanto dalle gesta da lui compiute nella memorabile disfida. Così si pretende che Riccio sia di Parma, poi che sia nato a Soragna, quindi che sia di Somma Vesuviana, ma senza plausibili e convincenti argomentazioni suffragate da prove concrete tale da avvalorare ogni pretesa. Lo storico Domenico Priori riferisce che "si credette conoscere con certezza la patria di Riccio de Parma, ritenendo che il cognome indicasse il luogo di origine, ma questo poi venne identificato da alcuni con Soragna e da altri con Somma Vesuviana. Queste disparate a false convinzioni nacquero e si propagarono perché non si conosceva ancora il manoscritto di Virgilio Caprioli"[1].

Virgilio Caprioli, nato a Vasto il 30 gennaio 1548, fu giureconsulto di chiara fama, archeologo, appassionato studioso di cose patrie, ebbe più viva l'immagine della notizia dei fatti relativi all'epico avvenimento. Un altro storico vastese, Nicola Alfonso Viti, nato intorno al 1600, riporta nella sua opera Memoria dell'Antichità del Vasto[2] che molti suoi contemporanei conobbero il Riccio come cittadino di Vasto, tanto che nel libro di Estimo dell'Università di Histonium (antico appellativo del Municipio Romano, oggi Vasto) fra i possedimenti del seniore Carlo Bassano, erano indicate alcune fabbriche di laterizi situate a Vasto Marina "quae fuerunt Ricci de Parma"[3]. Del resto, che esistesse a Vasto, nel secolo XVI una famiglia "de Parma" è confermato da un documento inconfutabile: Il Libro Matrimoniale della Parrocchia di San Pietro dove a pagina 97, si legge testualmente:

"A dì 4 maggio 1603. Io d. Giulio Cesare de Gregoris, Preposto di san Pietro del Vasto, ho affidato e sposato, col dargli sacerdotale benedizione della Messa, Pietro figlio di Paulo di Riccio de Parma et Aurelia figlia di Bartolomeo Giurra di Ortona, non essendoci stato impedimento Canonico, conforme al Santo Concilio Tridentino, presenti Gio. Tommaso Pelliccia, Pietro, figlio di Alfonso Stanziano, Sante di Frantenozze, Gio. Antonio Maglione di Lanciano, Sacristato ed altri."

Ad avvalorare ulteriormente la patria vastese di Riccio de Parma, vi è il particolare che Vasto era, all'epoca, feudo dei D'Avalos, che erano schierati dalla parte degli Spagnoli contro i Francesi.

DiscendenzaModifica

Domenico de' Marenghi si sposò due volte:

  • la prima volta con Giovanna Pallavicino dei marchesi di Pellegrino, dalla quale ebbe un figlio di nome Annibale;
  • la seconda volta con Andriola de' Lucanis, dalla quale ebbe un figlio maschio, Girolamo, e cinque figlie femmine. Quando il padre morì alle quattro di loro che erano ancora nubili la città di Parma concesse una dote di 100 lire imperiali.

NoteModifica

  1. ^ La Frentania, vol. 2, Cet, Lanciano, 1959.
  2. ^ Memoria dell'Antichità del Vasto, Tipografia Fella, Chieti, 1848 (ristampa).
  3. ^ Luigi Marchesani, Storia di Vasto, città in Apruzzo Citeriore, Napoli, 1848, p. 314.

BibliografiaModifica

  • B. Colombi, Soragna, Feudo e Comune, Parma, 1986.
  • Roberto Lasagni, Dizionario biografico dei Parmigiani, ed. PPS, Parma, 1999.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica