D'Avalos

famiglia nobile italiana e spagnola
Princely Hat.svg
d'Avalos
COA Ruy López Dávalos, Constable of Castille.svg
'Finiunt Pariter Renovantque Labores'[1]
D'azzurro alla torre con tre torrette merlate d'oro, con la bordura composta di sedici pezzi, alternati d'argento e di rosso.
StatoBandera de Nápoles - Trastámara.svg Regno di Napoli
TitoliCroix pattée.svg Principi del Sacro Romano Impero
Croix pattée.svg Principi di Francavilla
Croix pattée.svg Principi di Isernia
Croix pattée.svg Principi di Montesarchio
Croix pattée.svg Duchi di Monte Bello
Croix pattée.svg Duchi di Monte Itilia
Croix pattée.svg Duchi di Monte Negro
Croix pattée.svg Marchesi di Introdacqua
Croix pattée.svg Marchesi di Pescara
Croix pattée.svg Marchesi del Vasto
FondatoreInnico I D'Avalos
Ultimo sovranoTommaso I D'Avalos (fino all'eversione della feudalità)
EtniaCastigliana
Rami cadetti
  • d'Avalos d'Aquino
  • d'Avalos d'Aragona
  • d'Avalos di Ceppaloni
  • d'Avalos di Troia

I d'Avalos sono stati una famiglia assai influente e titolare di molti feudi nel regno di Napoli. Diversi membri della famiglia d'Avalos ricoprirono cariche importanti quali Governatore di Milano e Viceré di Sicilia. Ebbero inoltre nella persona di Cesare Michelangelo d'Avalos il trattamento di Principe del Sacro Romano Impero e il diritto di battere moneta.

StoriaModifica

Le originiModifica

I d'Avalos (in Spagna il cognome viene menzionato più spesso come Dávalos e, talora, anche Abalón) avrebbero secondo la tradizione, origine visigota. Le prime informazioni storicamente attendibili tuttavia menzionano la famiglia in relazione ad una donazione effettuata da un certo Ximeno de Avalos a beneficio del Monastero Reale di San Millán de la Cogolla datata 1162. Tale notizia, riportata dallo storico Esteban de Garibay y Zamalloa nel capitolo 13 del libro 12 del suo trattato "Los quarenta libros del compendio historial de las crónicas y Universal historia de estos Reinos de España" afferma inoltre come Ximeno fosse una persona di riguardo, cavaliere con possedimenti nel villaggio di Ábalos nella regione de La Rioja. Vari discendenti della famiglia passarono in Aragona e, quindi, in Andalusia, distinguendosi nelle plurisecolari operazioni militari della Reconquista.

Il primo Dávalos ad assurgere ad una rilevanza politica significativa fu Lope Fernández Dávalos, attestato quale alcaide di Ubeda nel 1334, durante il regno di Ferdinando IV di Castiglia.[2]

Alla fine del Trecento un bisnipote del sopracitato personaggio, Ruy López Dávalos (detto anche Rodrigo) era divenuto Connestabile di Castiglia nonché Adelantado mayor de Murcia y camarero mayor y gran valido di Enrico III, re di Castiglia e di León.[3] Fu Ruy López il capostipite di tutte le branche della famiglia, diramatesi a Toledo, in Aragona, in Murcia, in Perù.

Ruy López Dávalos si sposò tre volte. Da questi matrimoni ebbe dieci figli che raggiunsero l'età adulta.

Dal matrimonio con la prima moglie, Maria Gutierrez de Fontecha, ebbe due maschi ed una femmina:

Il secondo matrimonio fu con Elvira de Guevara, dalla quale ebbe due maschi e due femmine:

  • Beltran López Dávalos y Guevara (erroneamente ritenuto essere, dall'Imhoff e da altre fonti, padre di Innico de Guevara, Conte di Potenza nel Regno di Napoli).[4][5]
  • Mencía López Dávalos: prima moglie di Gabriel Fernández Manrique Conte di Osorno.[4]
  • Costanza Dávalos: moglie di Luis Maza de Lizana.[6]
  • Hernándo López Dávalos: signore di Arcos, sposò Maria Carrillo y Palomeque, figlia di Alfonso Carrillo.[4]

L'ultimo matrimonio fu con Costanza de Tovar, dalla quale ebbe tre figli:

  • Innico Dávalos
  • Alfonso Dávalos
  • Rodrigo Dávalos: sposò Mencia Carrillo.[4]

Da uno di questi tre figli, Innico I d'Avalos, si sarebbe originato il ramo italiano principale dei d'Avalos. Da un figlio di Alfonso, Rodrigo d'Avalos invece ebbe origine il ramo dei d'Avalos di Ceppaloni. Una figlia naturale di Ruy López Dávalos, Leonora Dávalos, fu moglie di Men Rodríguez de Benavides, signore di Santisteban.[4] Strettamente associati ai d'Avalos nella fase del loro arrivo nel regno di Napoli al seguito di re Alfonso troviamo un esponente della famiglia Guevara, Innico de Guevara, loro fratellastro in quanto figlio della medesima madre, Costanza de Tovar. È possibile che anche un altro Guevara, Ferdinando (o Ferrante), fratello del succitato Innico fosse presente nel novero di coloro che accompagnarono re Alfonso. Il poeta catalano Chariteo scrisse a proposito di questi personaggi: Frutto d'un sol terren da due radici, duo Avoli e duo Guevaro, antique genti bellicosi e terror degli inimici.[7]

Il ramo italianoModifica

I d'Avalos rappresentarono una delle casate più importanti del regno di Napoli a partire dal XV secolo. I fratelli Iñigo, Alfonso e Rodrigo, figli di Ruy López Dávalos, conte di Ribadeo, giunsero nella penisola italiana al seguito del re Alfonso V d'Aragona, asceso al trono di Napoli nel 1442.[8]

La casata fu titolare di numerosi feudi (tra i più importanti i marchesati di Pescara e di Vasto) e registrata tra i patrizi di Napoli del Sedile di Nilo[9], poi nel Libro d'Oro.

 
Arma d'Avalos d'Aquino, assunta dai discendenti di Innico I in seguito al suo matrimonio con Antonella d'Aquino. Inquartato, al 1° e 4° d'azzurro, al castello d'oro, torricellato di tre pezzi, con la bordatura composta d'argento e di rosso (d'Avalos), al 2° e 3° controinquartato, al I e IV bandato d'oro e di rosso (d'Aquino), al II e III troncato d'argento e di rosso, al leone dell'uno nell'altro (del Borgo). L'inquartamento dell'arma dei d'Aquino è attestato posteriormente alla morte senza eredi maschi di Francesco Antonio d'Aquino (circa 1472) e alla morte di Antonella d'Aquino, avvenuta nel 1493, sua erede. L'adozione dello scudo dei del Borgo risale al XVI secolo.[10]

Innico I d'Avalos ottenne la contea di Monteodorisio da Alfonso V d'Aragona, ed il marchesato di Pescara dalla moglie Antonella d'Aquino, discendente da un'antica ed importante famiglia; i loro eredi usarono il cognome d'Avalos d'Aquino. Innico II d'Avalos, figlio dei precedenti, divenne il primo marchese del Vasto.

 
Arma d'Avalos d'Aquino d'Aragona, assunta da Alfonso III d'Avalos in seguito al suo matrimonio con Maria d'Aragona, figlia di Ferdinando d'Aragona, duca di Montalto.

L'erede di Innico II, Alfonso III d'Avalos acquisì il titolo di cavaliere del Toson d'Oro e fu governatore di Milano dal 1538 al 1546. Il figlio primogenito di Alfonso, Francesco Ferdinando d'Avalos, ricoprì importanti incarichi governativi, venendo nominato nel 1560 governatore del Ducato di Milano (posizione che mantenne fino al 1563) e nel 1568 viceré di Sicilia. La linea principale della famiglia continuò con Alfonso Felice d'Avalos, importate militare, comandante della cavalleria spagnola nella vittoriosa battaglia di Zutphen. In seguito alla morte senza eredi maschi di Alfonso Felice i titoli e i possedimenti del ramo principale della famiglia passarono ad un ramo secondario dei d'Avalos, nella persona di Innico III d'Avalos. Quest'ultimo aveva sposato la figlia di Alfonso Felice, Isabella d'Avalos. A partire da Innico III la cittadina abruzzese di Vasto diviene la residenza stabile e il centro dei possedimenti della famiglia d'Avalos, che vi promosse la costruzione di vari edifici civili e religiosi, volti ad abbellirla e accrescerne il prestigio. Tra i discendenti di Innico troviamo Ferdinando (o Ferrante) Francesco d'Avalos, il quale acquisì l'importante città di Lanciano e sulla cui testa il 18 ottobre 1647, Gennaro Annese pose mille ducati di taglia; Diego I d'Avalos, che aggiunse ai suoi possedimenti la città di Isernia, fu inoltre responsabile della costruzione e del restauro di diversi luoghi di culto a Vasto e promotore dello stabilimento nella città del collegio di Clerici regolari della Madre di Dio; Cesare Michelangelo d'Avalos, importante personaggio politico, noto per il suo coinvolgimento nella congiura di Macchia e nella guerra di successione spagnola.

Nel 1704 Cesare Michelangelo d'Avalos fu elevato dal Sacro Romano Imperatore Leopoldo I d'Asburgo al rango di principe del Sacro Romano Impero con il diritto di battere moneta e nominare conti.[11]

Dopo la morte avvenuta nel 1729 di Cesare Michelangelo si ebbe un significativo ridimensionamento dei possedimenti dei d'Avalos. Molti feudi vennero infatti ceduti per coprire gli ingenti debiti del defunto; tuttavia una parte consistente dei titoli e dei possedimenti d'Avalos venne infine riconosciuta nel 1743 al suo erede designato, il nipote Giovan Battista d'Avalos, esponente del ramo pugliese (dei principi di Troia) della famiglia. Quest'ultimo ramo continuò ad essere titolare del marchesato del Vasto e del marchesato di Pescara fino all'eversione della feudalità del 1806, estinguendosi nella linea principale nel 1862 con la morte di Alfonso.

La linea cadetta di Ceppaloni derivò da Rodrigo (figlio di Alfonso) che ebbe dall'imperatore Carlo V d'Asburgo il feudo dell'omonimo borgo (attualmente in provincia di Benevento).[12] Questo ramo fu iscritto anche nella nobiltà di Benevento e si estinse nel Seicento, prima dei marchesi di Pescara e del Vasto.[13]

Altro ramo cadetto della famiglia fu quello di Montesarchio, originatosi con Giovanni I d'Avalos, (figlio primogenito di Cesare d'Avalos), il quale nel 1628 ottenne da Filippo IV di Spagna il diritto di fregiarsi del titolo di principe per tale feudo (il titolo di principe di Montesarchio era stato creato da Carlo V d'Asburgo per Alfonso III d'Avalos nel 1532). Tale ramo (che annoverò al suo interno personaggi di spicco della politica del reame di Napoli quali Andrea d'Avalos) sarebbe poi confluito, in seguito ad una serie di matrimoni interni alla famiglia d'Avalos, nel ramo pugliese della famiglia, quello dei principi di Troia, originatosi con Francesco d'Avalos (figlio secondogenito di Giovanni I d'Avalos). La figlia di Andrea d'Avalos, Giulia, sposò infatti Giovanni II d'Avalos, figlio del summenzionato Francesco d'Avalos. Giulia entrò nella titolarità del principato di Montesarchio in virtù della rinuncia a suo favore fatta dalla sorella maggiore Andreana, moglie di Giuseppe I de' Medici di Ottajano. Il figlio di Giovanni II e Giulia, Niccolò d'Avalos pervenne a sua volta nella titolarità del principato mediante donazione del 1709. Niccolò d'Avalos era il cognato di Cesare Michelangelo d'Avalos, in quanto fratello della consorte di questi Ippolita. L'erede designato di Cesare Michelangelo sarebbe stato il figlio di Nicolò, Giovan Battista d'Avalos, che avrebbe inoltre incamerato nel 1729 i titoli paterni di principe di Troia e di Montesarchio.

Quasi tutti gli esponenti della prosapia furono sepolti nella cappella d'Avalos, all'interno della chiesa di Sant'Anna dei Lombardi a Napoli: la famosa Vittoria Colonna, invece, fu tumulata nella collegiata di Sant'Andrea di Paliano, il marito Fernando Francesco I in San Domenico Maggiore. La coppia, quando si trovava a Napoli, preferì dimorare nel cinquecentesco palazzo d'Avalos del Vasto, poi rimaneggiato, secondo il gusto barocco, nel 1751, utilizzato dalla famiglia soprattutto dopo la fine del marchesato.
Il palazzo d'Avalos di Vasto era comunque preferito per la posizione dominante sul mare e il lusso dei suoi appartamenti. Il cardinale d'Avalos ristrutturò il quattrocentesco castello Caldoresco, a Vasto, in seguito rimaneggiato per volere del marchese Cesare.[14]

Il castello aragonese di Ischia, di proprietà dei d'Avalos, fu sede di un cenacolo culturale: Vittoria Colonna vi si era sposata e vi risiedette dal 1501 al 1536, insieme alla zia Costanza, circondate dai più prestigiosi artisti del tempo.[15]

 
Ingresso della villa d'Avalos a Posillipo

Anche dopo l'abolizione della feudalità e la scomparsa del ramo principale della famiglia, la linea collaterale dei d'Avalos, discendente da Gaetano d'Avalos, figlio secondogenito del duca di Celenza e principe di Torrebruna Carlo Cesare d'Avalos d'Aquino d'Aragona continuò a far parte della più considerevole nobiltà napoletana, venendo gratificata, nel 1813, del trattamento di duchi, dal re Gioacchino Murat, nella persona di don Gaetano e discendenti.[16] I titoli di duca di Celenza e principe di Torrebruna passarono tuttavia alla famiglia de Lerma, in seguito al matrimonio di Maria Teresa d'Avalos, (figlia di Andrea d'Avalos, fratello maggiore del summenzionato Gaetano) con il duca di Castelmezzano Baldassarre de Lerma.[17]

Un altro esponente della famiglia, fratello minore di Andrea e di Gaetano d'Avalos, fu Francesco Antonio d'Avalos (1771-1830). Già guardia del corpo di Ferdinando IV di Borbone, entrò nella loggia massonica facente capo a Ferdinando Pignatelli principe di Strongoli. Venne accusato di aver preso parte alla congiura giacobina del 1794, venendo per questo deferito presso la Giunta di Stato. Fuggito all'estero, rientrò a Napoli aderendo alla Repubblica Napoletana nel 1799. All'interno di essa ricoprì vari incarichi in ambito militare, fino alla liquidazione della repubblica da parte dei sanfedisti. Incarcerato, non venne condannato per i ruoli ricoperti, venendo tuttavia invitato a lasciare il regno di Napoli. Stabilitosi a Roma nel 1801 ivi morì nel 1830.[18]

Il ramo principale della famiglia, quello dei marchesi di Vasto, ebbe in Alfonso d'Avalos il suo ultimo esponente. Nel 1862 egli lasciò una significativa collezione di opere d'arte alla Pinacoteca Nazionale di Napoli, nota come collezione d'Avalos.[19] La collezione raccoglie numerose tipologie di manufatti risalenti a diverse epoche. Tra i più significativi troviamo gli arazzi di manifattura fiamminga raffiguranti episodi della Battaglia di Pavia, originariamente donati a Carlo V dagli Stati Generali di Bruxelles e successivamente pervenuti a Francesco Ferdinando d'Avalos. Il nucleo della collezione tuttavia è rappresentato da opere di pregio della pittura napoletana seicentesca, commissionate da Andrea d'Avalos.

Marchesi di Pescara (1403-1862)Modifica

 
Maria d'Avalos principessa di Venosa
Titolo Nome Dal Al Consorte e Note
1 Marchese Cecco del Borgo 1403 1411 Antonella di Miro di Gragnano; insignito del titolo di marchese di Pescara (titolo creato ex novo nel Regno di Napoli) nel 1403
2 Marchese Bernardo Gaspare d'Aquino 1442 1461 Beatrice Caetani dei Signori di Sermoneta; per convenzione in quanto riconosciuto come tale dalla nuova dinastia aragonese è considerato il 1º Marchese di Pescara nonostante il titolo fosse già stato portato dal suo predecessore Cecco del Borgo ; figlio di Francesco d'Aquino (conte di Loreto e di Satriano, Gran Siniscalco (1438) e Camerlengo (1442) del Regno di Napoli) e Giovannella del Borgo (figlia ed erede di Cecco del Borgo marchese di Pescara e conte di Monteodorisio)
3 Marchese Francesco Antonio d'Aquino 1461 post 1472 Francesca Orsini; 2º Marchese di Pescara; figlio del suo predecessore; muore prigioniero degli Angioini a Loreto senza lasciare eredi diretti
4 Marchese[20] Innico I d'Avalos post 1472 1484 Antonella d'Aquino, sorella del suo predecessore ed erede del marchesato di Pescara e delle contee di Loreto e Satriano; diviene per matrimonio, alla morte del cognato 3º marchese di Pescara e conte di Monteodorisio; figlio di Ruy López Dávalos (?-1428)
5 Marchese Alfonso II 1484 1495 Diana de Cardona;
4º marchese di Pescara; figlio del suo predecessore
6 Marchese Fernando Francesco I 1495 1525 Vittoria Colonna;
5º marchese di Pescara; figlio del suo predecessore
7 Marchese Alfonso III 1525 1546 Maria d'Aragona;
6º marchese di Pescara, 2º marchese del Vasto, figlio di Innico II 1º marchese del Vasto e cugino del suo predecessore
8 Marchese Francesco Ferdinando 1546 1571 Isabella Gonzaga;
7º marchese di Pescara, 3º marchese del Vasto; figlio del suo predecessore
9 Marchese Alfonso Felice 1571 1593 Lavinia Feltria Della Rovere; 8º marchese di Pescara, 4º marchese del Vasto; figlio del suo predecessore
10 Marchese Innico III 1593 1632 Isabella d'Avalos (1593-1648),
unica figlia del suo predecessore Alfonso Felice e sua nipote; diviene per matrimonio 9º marchese di Pescara e 5º marchese del Vasto; figlio di Cesare d'Avalos
11 Marchese Ferdinando Francesco 1632 1648 Geronima Doria; 10º marchese di Pescara, 6º marchese del Vasto; muore senza lasciare eredi diretti
12 Marchese Diego I 1648 1697 Francesca Carafa di Roccella; 11º marchese di Pescara, 7º marchese del Vasto, 1º principe di Isernia (titolo creato ex novo nel 1644); fratello del suo predecessore
13 Marchese Ferdinando Francesco 1651 1672 Isabel Ana Sarmiento de los Cobos y Portocarrero[21]; 12º marchese di Pescara; Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro dal 1672; figlio del predecessore
14 Marchese Diego 1672 1690 13º marchese di Pescara; figlio del suo predecessore; muore senza lasciare eredi diretti
15 Marchese Cesare Michelangelo 1697 1729 Ippolita d'Avalos di Troia (sua cugina, figlia di Giovanni II d'Avalos, 2º Principe di Troia);
nominato principe del Sacro Romano Impero (1704) da Leopoldo I; diviene 14º marchese di Pescara, 8º marchese del Vasto, 2º principe di Isernia alla morte del padre Diego; muore senza lasciare eredi diretti
16 Marchese Giovan Battista 1729 1749 Silvia Spinelli; 15º marchese di Pescara, 9º marchese del Vasto, 6º principe di Montesarchio, 4º principe di Troia; Principe del Sacro Romano Impero; nipote del suo predecessore; muore senza lasciare eredi diretti
17 Marchese Diego II 1749 1776 Eleonora d'Acquaviva; 16º marchese di Pescara, 10º marchese del Vasto, 7º principe di Montesarchio, 5º principe di Troia; Principe del Sacro Romano Impero; fratello del suo predecessore
18 Marchese Tommaso I 1776 1806 Francesca Caracciolo;
ultimo marchese sovrano a causa dell'eversione della feudalità; 17º marchese di Pescara, 11º marchese del Vasto, 8º principe di Montesarchio, 6º principe di Troia; Principe del Sacro Romano Impero; figlio del suo predecessore
19 Marchese Ferdinando 1806 1841 Giulia Caetani; 18º marchese di Pescara, 12º marchese del Vasto, 9º principe di Montesarchio, 7º principe di Troia; Principe del Sacro Romano Impero; muore senza lasciare eredi diretti; nipote del suo predecessore
20 Marchese Alfonso V 1841 1862 19º marchese di Pescara, 13º marchese del Vasto, 10º principe di Montesarchio, 8º principe di Troia; Principe del Sacro Romano Impero; Grande di Prima Classe; cavaliere della Gran Croce dell'Ordine di San Gregorio Magno, dell'Ordine di San Gennaro, dell'Ordine di San Giuseppe; commendatore dell'Ordine di Cristo. Fratello del suo predecessore, alla sua morte si estingue il ramo principale del casato.

Il ramo italiano dei d'Avalos (Duchi d'Avalos) sino ai giorni nostriModifica

Tutti gli attuali esponenti della famiglia d'Avalos del ramo italiano discendono da Andrea d'Avalos (1700-1746), Duca di Celenza, figlio terzogenito di Giovanni II d'Avalos, Principe di Troia e della sua consorte Giulia d'Avalos. Andrea aveva sposato nel 1725 Cosima Beatrice Antonia Caracciolo (1695-1764), VII duchessa di Celenza, II principessa di Torrebruna.

  1. Don Carlo Cesare d'Avalos d'Aquino d'Aragona, Principe di Torrebruna; Duca di Celenza (1727–1810) ∞ Donna Maria Teresa d'Avalos d'Aquino d'Aragona (1745–1820), figlia di Don Diego d’A. d’A. d’A., Marchese di Pescara, Marchese di Vasto e di Eleonora d'Acquaviva dei Duchi d'Atri e Conti di Conversano
    1. Don Gaetano d'Avalos d'Aquino d'Aragona, Creato Duca d'Avalos con Regio decreto di Gioacchino Murat datato 2 agosto 1813[22]; Patrizio napoletano; Primo scudiero del re Gioacchino Murat (1775–1855); ∞ (1810) Jeanne Hortense Andrieu (1792–1855); nipote di Gioacchino Murat, Re di Napoli
      1. Don Carlo d'Avalos d'Aquino d'Aragona, 2º Duca d'Avalos; Patrizio napoletano (1817-1866)
      2. Don Francesco d'Avalos d'Aquino d'Aragona, 3º Duca d'Avalos; Patrizio napoletano (1819–1885); ∞ (1867) Cherubina Caturano
        1. Don Giuseppe d'Avalos d'Aquino d'Aragona, 4º Duca d'Avalos; Patrizio napoletano (1865–1907); ∞ Maria de Varona
        2. Don Ferdinando d'Avalos d'Aquino d'Aragona
          1. Don Carlo d'Avalos d'Aquino d'Aragona, 5º Duca d'Avalos (1891–1970); ∞ Giuseppina Basevi
            1. Donna Maria d'Avalos d'Aquino d'Aragona (* Napoli 1925-2020), Principessa del Sacro Romano Impero; ∞ Dr. Domenico Viggiani (1922-1998), Direttore Generale del Banco di Napoli;
              1. Ing. Giuseppe Viggiani (* Napoli 1949), MBA Harvard Business School; ∞ Contessa Donatella Dentice di Accadia Capozzi di Santa Maria Ingrisone (* Roma 1956)
            2. Don Francesco d'Avalos d'Aquino d'Aragona, autorizzato ad assumere e portare il titolo di Principe del Sacro Romano Impero in seguito a delibera del Corpo della Nobiltà Italiana; rinnovo dei titoli di Marchese di Pescara e Marchese di Vasto con Regie lettere patenti; 6º Duca d'Avalos (1930–2014), compositore e direttore d'orchestra; ∞ Antonella Nughes-Serra
              1. Principe Don Andrea d'Avalos d'Aquino d'Aragona, Principe del Sacro Romano Impero, Marchese di Pescara; Marchese di Vasto; 7º Duca d'Avalos; Patrizio napoletano (* Londra 1971)

Personalità di spicco della famiglia d'AvalosModifica

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Il motto fu ideato da Paolo Giovio quale parte dell'impresa di Alfonso III d'Avalos; Paolo Giovio, Dialogo dell'imprese militari et amorose, 1574 p. 117
  2. ^ Revista de historia y de genealogía española: Volume 1, p. 521
  3. ^ Historia genealogica de la Casa de Lara: justificada con instrumentos y escritores de inviolable fe, Volume 1, p. 257
  4. ^ a b c d e f g Jakob Wilhelm Imhoff, Historia Italiae et Hispaniae genealogica., Norimberga, 1701, pp. 146-147.
  5. ^ La confusione dei genealogisti deriva probabilmente dal fatto che i genitori di Innico de Guevara furono Pedro Vélez de Guevara (fratello della succitata Elvira de Guevara e il cui padre si chiamava Beltran Vélez de Guevara) e Costanza de Tovar, la quale sposò in seconde nozze Ruy López Dávalos.
  6. ^ Historia genealogica de la casa de Silva, p. 667
  7. ^ Citazione riportata in Benedetto Croce, La Spagna nella vita italiana durante la rinascenza, 1917
  8. ^ Luise, 2006, p. 29
  9. ^ Topografia universale della città di Napoli in Campagna Felice e note enciclopediche storiografiche di Niccolò Carletti, p. 114
  10. ^ Jaume Torró Torrent, Non sappiamo né dove né da chi fu scritto il Curial e Guelfa. Risposta ad Abel Soler, Archivio Storico per le Province Napoletane 137 (2019), p. 141
  11. ^ Vienna, 12 marzo 1704, vedi: Solone Ambrosoli: Il mezzo zecchino del Vasto, in RIN, Milano, 190, p. 543 e segg.
  12. ^ Ricca, vol. 1, p. 285
  13. ^ Filiberto Campanile, L'armi, overo Insegne dei nobili, scritte dal signor Filiberto Campanile ..., Napoli, 1680, p. 163.
  14. ^ Di Risio, p. 30
  15. ^ Carbone, p. 52
  16. ^ Luise, 2006, p. 128
  17. ^ L'Araldo : almanacco nobiliare del napoletano, Volume 14, 1891, p. 175
  18. ^ Ruggiero Di Castiglione, La massoneria nelle due Sicilie e i fratelli meridionali del '700, Gangemi Editore, 2010, p. 66
  19. ^ La Collezione d’Avalos
  20. ^ Bartolini Salimbeni, pp. 90-91
  21. ^ Soler Salcedo, p. 140
  22. ^ Giacomo C. Bascapè, Marcello del Piazzo, Insegne e simboli. Araldica pubblica e privata, medievale e moderna, Ministero per i beni culturali e ambientali, Roma , 1983, p. 899

BibliografiaModifica

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