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Rime (Poliziano)

Raccolta di poesie di Angelo Poliziano
Moneta raffigurante Angelo Poliziano

Con il nome di Rime è nota la raccolta delle poesie in lingua volgare di Angelo Poliziano (1454-1494). I testi inclusi nella silloge, tutti caratterizzati da una forte tendenza popolareggiante,[1] furono composti nella quasi totalità prima del 1480, ma furono pubblicati per la prima volta solo nel 1495, a un anno di distanza dalla scomparsa dello stesso Poliziano.[1][2] Si tratta, per la maggior parte, di rispetti, strambotti e canzoni a ballo: rispetti e strambotti sono accomunati dall'uso dell'ottava rima come elemento di suddivisione strofica, mentre le canzoni a ballo si allontanano decisamente dal modello serio e maestoso della canzone di Francesco Petrarca, per indirizzarsi piuttosto all'intrattenimento e allo svago.[1]

Tra i testi della raccolta si ricordano, in particolare, alcuni «capolavori di grazia e di leggerezza creativa»[1] come i rispetti Che fai tu, Ecco, mentr'io ti chiamo? e Quando penso, amor mio, che 'l giorno è presso e le celebri canzoni a ballo I' mi trovai, fanciulle, un bel mattino e Ben venga maggio e 'l gonfalon selvaggio!

Le composizioni delle Rime si avvicinano molto ad alcuni testi realizzati contemporaneamente a quelli di Poliziano da Lorenzo de' Medici e Luigi Pulci, per le tendenze popolaresche e l'attenzione per le forme poetiche popolari, passate però al vaglio del raffinatissimo gusto letterario e stilistico dell'autore.[2] Poliziano, che pure ammette nelle sue opere il fiorentino parlato dal popolo, le espressioni gergali ed equivoche, ne tiene però lontane le aperte oscenità che compaiono invece nei testi del Magnifico e di Pulci.[2] Secondo lo storico della letteratura italiana Alberto Asor Rosa, dunque, rispetto a quella dei contemporanei della cerchia medicea, «nella poesia di Poliziano si avvertono una grazie e una leggerezza che appaiono più scorrevoli e spontanee. La maestria dell'autore e il suo elegante spirito letterario hanno la meglio, evidentemente, sull'artificiosità (intesa nel senso di prodotto dell'arte e della cultura acquisita) di questi esperimenti».[3]

Alcuni componimenti sono invece riconducibili al genere, mediano tra letteratura popolare e letteratura colta alessandrina, dell'epigramma, spesso di tema amoroso.[2]

NoteModifica

  1. ^ a b c d Asor Rosa, p. 410.
  2. ^ a b c d Bàrberi Squarotti, p. 73.
  3. ^ Asor Rosa, p. 411.

BibliografiaModifica

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