Ritratto lucano

dipinto di autore ignoto
Ritratto lucano
Leonardo da Vinci LUCAN Hohenstatt 1 portrait.jpg
AutoreSconosciuto-Leonardo Da Vinci
Datafine 1400- inizi 1500
Tecnicatempera grassa su tavola
Dimensioni43,9×59,6 cm
UbicazioneMuseo delle Antiche Genti di Lucania, Vaglio di Basilicata

Il Ritratto lucano, conosciuto anche come Ritratto di Acerenza, è un dipinto a tempera grassa su pannello (43,9 x 59,6 cm), databile tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500, di incerta attribuzione a Leonardo da Vinci.

Fu scoperto nel novembre 2008 a Salerno dallo storico Nicola Barbatelli. L'opera è conservata presso il Museo delle Antiche Genti di Lucania a Vaglio di Basilicata.[1]

Descrizione e stileModifica

Il dipinto raffigura il volto e il busto di un uomo, di circa 45 anni, ritratto di tre quarti. L'uomo viene rappresentato con una barba fluente e indossa un cappello nero.

Lo sfondo dell'opera è indefinito; i capelli e la barba vengono resi soffici e dinamici grazie a pennellate decise e sottili.

La parte sinistra del volto presenta una rete di sottili fratture che lo rendono parzialmente danneggiato.

Il disegno di preparazione è assente e non sono presenti correzioni, se non una piccola modifica sul bordo del cappello.

L'opera è stata dipinta su una tavola rettangolare in legno di pioppo caratterizzata da pannelli di legno verticali con il supporto di lesene poste in orizzontale; per facilitare la stesura dei pigmenti, il pannello è stato ricoperto di gesso ed è stato sottoposto ad un'imprimitura a biacca.[2]

Sul retro del ritratto, è tracciata la scritta in latino "PINXIT MEA". L'iscrizione è stata eseguita al contrario e in maiuscolo ed è stato utilizzato un pigmento nero a base di ferro gallico.[3]

 
Scritta in latino "PINXIT MEA" riportata sul retro della tavola

Le due parti del viso appaiono come se fossero state realizzate da due diversi punti di vista. Questo genera delle leggere deformazioni della bocca, del naso e della fronte che vengono attenuate dallo sguardo intenso dell'uomo. Questa tecnica è stata adoperata da Leonardo nell'esecuzione di altri dipinti, tra cui la Monna Lisa e il San Giovanni Battista.[2]

La piuma sul cappello dell'uomo è un'aggiunta successiva in quanto per realizzarla è stato utilizzato un pigmento a base di titanio, non presente in nessun'altra parte del dipinto.[3]

AttribuzioneModifica

 
Parte posteriore del pannello

L'opera venne trovata in una credenza da Nicola Barbatelli mentre stava studiando la collezione di dipinti di una famiglia di Acerenza. Inizialmente si pensava fosse un ritratto di Galileo Galilei, ma successivamente affiorarono idee sull'appartenenza del dipinto a Leonardo. [4]

Molte discussioni sono state fatte al riguardo e la tavola è stata analizzata in dettaglio per poter risalire alle sue origini.

Una prima analisi è stata fatta per rilevare l'età radiocarbonica del supporto ed il risultato è che il dipinto è da attribuire ad un periodo che va dal 1474 al 1517.[3]

Sono stati eseguiti anche studi sulla grafia rinvenuta dietro la tavola ed è stato scoperto che il tratto è lo stesso utilizzato da Leonardo in altri scritti, ad esempio il Codice Atlantico.[3][1]

Si può aggiungere che, alla fine del Quattrocento, l'uso della scrittura speculare è tipicamente leonardesco.

Sono state svolte ricerche sulle impronte digitali e ne è stata individuata una compatibile con quella trovata nel dipinto la Dama con l'ermellino.[3][1]

In collaborazione con l'Università di Chieti, è stata sviluppata un'analisi comparativa dei tessuti molli del viso ritratto al fine di rilevare le reali proporzioni del volto di Leonardo. Per farlo, è stato messo in contrasto il dipinto con altri, tra cui l'Uomo Vitruviano e un ritratto di Leonardo fatto probabilmente dall'allievo Francesco Melzi. Il risultato ottenuto è che le opere presentano misure identiche e quindi dovrebbero ritrarre tutte la stessa persona, cioè Leonardo. Questo metodo scientifico è stato sperimentato per la prima volta proprio durante l'analisi della Tavola Lucana.[3][2]

DisputaModifica

 
Dettaglio del volto

Sull'attribuzione di questa tavola, storici e studiosi si sono divisi in due fazioni: una parte che sostiene che il ritratto sia opera di Leonardo da Vinci mentre altri ritengono che sia un falso.

Alessandro Vezzosi, direttore del Museo ideale Leonardo da Vinci, sostiene che il dipinto appartenga a Cristofano dell'Altissimo, che aveva già raffigurato Leonardo in un ritratto.

Inoltre, nel 2018, l'Università di Malta ha rifiutato di esporre la tavola perché i propri esperti dichiararono la non autenticità del dipinto, dando origine ad una disputa legale tra la stessa Università e gli organizzatori di una mostra che aveva come opera principale proprio il Ritratto Lucano.

Nicola Barbatelli, direttore del Museo delle Antiche Genti di Lucania, ritiene che gli accademici dell'università abbiano giudicato l'opera con poca attenzione e sostiene che la tavola sia di vitale importanza per ricostruire le sembianze del volto di Leonardo.[5][6]

RestauriModifica

A causa di graffi, cadute e segni del tempo, il dipinto ha subito qualche lavoro di restauro. Una preparazione a base di calcio e bario è stata impiegata per recuperare le zone deteriorate mentre per consolidare il pannello è stato usato uno stucco a base di calcio.[3]

NoteModifica

  1. ^ a b c Il Genio di Leonardo, su beniculturali.it.
  2. ^ a b c Peter Hohenstatt-Nicola Barbatelli, Immagini di un genio, Edizioni Champfleury, pp. 29-39, ISBN 978-88-97644-13-2
  3. ^ a b c d e f g Breve nota sugli studi eseguiti, su webcitation.org.
  4. ^ Da Vinci portrait discovered in southern Italy, su dailycontributor.com.
  5. ^ Doubts over authenticity halt da Vinci self-portrait exhibition in Valletta, su timesofmalta.com.
  6. ^ Leonardo da Vinci portrait 'discovered', su telegraph.co.uk.

BibliografiaModifica

  • Peter Hohenstatt, Immagini di un genio, a cura di Peter Hohenstatt e Nicola Barbatelli, Carlo Pedretti, Poggio a Caiano (PO), Edizioni Champfleury, 2012, ISBN 978-88-97644-13-2.
  • Nicola Barbatelli, Peter Hohenstatt, Orest Kormashov, E Rinascimento. Leonardo, Donatello, Raffaello, capolavori a confronto, Colonnella (TE), Marte Edizioni, 2010, ISBN 9788864970028
  • Carlo Pedretti, Leonardo e Cesare da Sesto nel Rinascimento Meridionale, a cura di Nicola Barbatelli e Carlo Pedretti, Poggio a Caiano (PO), Edizioni CB, 2013, ISBN 9788897644217
  • Carlo Pedretti, Leonardo a Donnaregina. I Salvator Mundi per Napoli, a cura di Nicola Barbatelli e Margherita Melani, Napoli, Edizioni CB - Elio De Rosa Editore, 2017, ISBN 9788873691075
  • Fabio Scaletti, Martin Kemp, Leonardo 500, Reggio Emilia, Scripta Maneant Edizioni, 2019, ISBN 88-95847-45-8

Voci correlateModifica

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