Romagnoli (famiglia)

Romagnoli è il nome gentilizio di una famiglia patrizia italiana di origine forlivese.

Storia della famiglia Romagnoli a CesenaModifica

I Romagnoli erano una ricca famiglia di mercanti che giunse a Cesena da Forlì dopo il 1450. Venne insignito nel 1725 (nota a) del titolo di marchese Prospero Ivantonio Romagnoli (1654-1746), nominato anche Tesoriere di Romagna, e di lui furono maggiori eredi i due figli maschi Michelangiolo(1719-1780) e Gasparo(1694-1753). Nel suo testamento infatti dispose che tutto intero spettasse a loro il palazzo di famiglia. Gli altri due figli maschi: Lorenzo II (1691-1737) era premorto al padre ed Antonio Vincenzo (1698-1766) aveva sposato una donna di umili condizioni (1733), contro la volontà paterna e per questo ereditò solo la quota legittima.

Alla morte di Gasparo rimase erede unico Michelangiolo e fu lui a far erigere Palazzo Romagnoli come oggi lo conosciamo.

Michelangiolo era un religioso, membro della Compagnia di Gesù, era molto colto ed aveva viaggiato in lungo ed in largo l'Europa. Essendo celibe e volendo trasmettere la proprietà al primogenito del fratello Lorenzo II, Giuseppe Melchiorre I (1728-1800) s'interessò perché questi si ben maritasse.

Poi si interessò pure della educazione del di lui figlio Lorenzo III (1762-1827c.a), che fece studiare in una scuola gestita da Gesuiti.

Alla morte di Michelangiolo vari problemi sorsero in seno alle famiglie dei fratelli di Lorenzo III e per i diritti di prelatura lasciati dal prozio e per questioni ereditarie come figli di Giuseppe Melchiorre I.

Interessante la vicenda della sorella di Lorenzo III, Cristina, che sposò il forlivese Antonio Bofondi e la coppia ebbe due figli, protagonisti della storia risorgimentale: uno divenne patriota e morì esule, mentre l'altro fu cardinale e per un breve periodo Segretario di stato.

Lorenzo III risolte parzialmente le beghe familiari, si trasferì a Forlì ed il fratello secondogenito Baldassarre V (1772- ? ) ebbe la proprietà dell'intero palazzo Romagnoli. Discendenti di Baldassarre V furono i figli Camillo (1816-1890) e Melchiorre (1812 - 1899) e le loro cinque sorelle. Baldassarre V continuò, come da tradizione di famiglia, a gestire riscossioni di tributi per le dogane pontificie del territorio, accumulando ulteriori ricchezze. I suoi due figli maschi abitarono il palazzo di famiglia per decenni.

Camillo condusse però una vita dispendiosa, sperperando gran parte del patrimonio, a differenza di Melchiorre, che gestì in modo oculato il capitale. Alla morte di Camillo il fratello Melchiorre si farà carico delle sue passività economiche e resterà così unico proprietario di Palazzo Romagnoli.

Numerose in quegli anni richieste di danaro da parte di nipoti al vecchio Melchiorre, che cesserà di vivere la vigilia di Pasqua del 1899.

Il vecchio marchese dispose con il suo ultimo testamento che il grosso del patrimonio andasse ai figli di suo nipote Giuseppe Donati: metà a Maria Pia, moglie dell'avvocato Ghini Giovanni, e l'altra metà ai di lei fratelli e sorelle.

Dei cugini di Giuseppe Donati impugnarono il testamento, tra cui il sacerdote Ghino Ghini (1849-1927), proprietario allora dell'attuale Palazzo Ghini in Corso Sozzi. Ma stando ad innumerevoli documenti fu chiaro che ciò era semplicemente il desiderio del testatore, che nutriva grande affetto per la famiglia Donati. Ultimamente il palazzo è stato di proprietà di numerosi eredi e solo recentemente lo è di tre sole famiglie. Una di queste è erede diretta di quel Donati Giuseppe figlio di Silvia e nipote di Baldassarre V.

a)tra le varie date indicate ho privilegiato questa poiché ben documentata ed in quanto gli stati d'anime della parrocchia in cui trovavasi il palazzo menzionano Prospero Romagnoli con il titolo di marchese solo dal 1725 in poi.

b)sposò la marchesa Bufalini di Città di Castello che viene ricordata in una lapide posta nella chiesa di San Zenone in via Uberti a Cesena.

PersonalitàModifica

Ramo forliveseModifica

PalazziModifica

BibliografiaModifica

  • Lelio Burgini, "I Marchesi Romagnoli" in Corriere Romagna, ed.Cesena, 21 marzo 1999

Collegamenti esterniModifica

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