Chiesa di San Giovannino dei Cavalieri

Chiesa di Firenze
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Chiesa di San Giovannino dei Cavalieri
San giovannino dei cavalieri, facciata 02.JPG
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàFirenze
Religionecattolica di rito romano
TitolareSan Giovanni evangelista
Arcidiocesi Firenze
Stile architettonicorinascimentale, barocco
Inizio costruzione1326

Coordinate: 43°46′47.23″N 11°15′30.83″E / 43.779786°N 11.258564°E43.779786; 11.258564

San Giovannino dei Cavalieri è il nome popolare della chiesa di San Giovanni Decollato, situata in via San Gallo a Firenze; recentemente ristabilita quale chiesa rettoria dal card. Giuseppe Betori essa si trova nel territorio della parrocchia di Nostra Signora del Sacro Cuore, nel vicariato di San Giovanni nel centro di Firenze.

StoriaModifica

Origini: gli oratori della Maddalena e di San NicolaModifica

Nel 1274 Pietro da Morrone, non ancora papa, in viaggio verso il Concilio di Lione II, passò da Firenze, suscitando grande entusiasmo nella popolazione grazie alla sua personalità. Una cinquantina d'anni dopo, verso il 1326-1327, arrivarono in città i monaci della Congregazione dei celestini, da lui fondata, che abitarono inizialmente in un oratorio già esistente in via San Gallo, dedicato a santa Maria Maddalena e associato a un ospizio per "ragazze ravvedute" sull'esempio della santa peccatrice redenta. I frati venivano anche chiamati del Murrone, dal nome del fondatore, e presto questa denominazione si estese anche al convento e alla chiesa, detta quindi di San Pietro del Murrone.

L'edificio fu completamente ricostruito in forme gotiche, con tre navate e un campanile, la cui campana maggiore recava la data 1336. Fu inoltre ridedicato a san Nicola di Bari.

 
Via San Gallo era un'arteria centrale che portava all'antico incrocio del cardo e del decumano, legato all'origine di accampamento romano di Firenze. Qui una veduta nella pianta del Bonsignori in cui si rilevano bene i numerosi chiostri e ospitali per i pellegrini diretti a Roma.

Le Cavalleresse di MaltaModifica

Intanto, nel 1392 giunse a Firenze il Gran Maestro dell'Ordine di Rodi fra Riccardo Caracciolo e in quell'occasione cinque nobildonne chiesero di vestire l'abito di Ospitaliere di San Giovanni di Gerusalemme, con regola agostiniana. La richiesta venne accolta e una bolla datata Firenze 3 maggio 1392, proveniente dalla basilica di Santa Croce, le dichiarò soggette al Gran Maestro e affidò loro lo spedale di San Niccolò in via Romana, operando nell'assistenza ai pellegrini, tipica dei cavalieri gerosolomitani. Questo ospedale e l'annesso monastero vennero parzialmente distrutti, come la vicina chiesa di San Pier Gattolino, in occasione dell'assedio del 1529, poiché proprio in quel luogo vennero poste delle nuove fortificazioni.

Le monache si dovettero spostare più volte (prima in borgo San Jacopo, poi presso la Specola in via Romana, poi in piazza San Marco dove oggi c'è il rettorato dell'Università di Firenze e anche ai Camaldoli in Oltrarno), finché Cosimo I de' Medici non concesse loro nel 1552 il convento dei Celestini, i quali vennero trasferiti invece alla chiesa di San Michele Visdomini. Nel 1545 vi era anche stata fondata la Compagnia dei Lombardi, che pure venne trasferita.

Il corpo del preesistente convento e della chiesa furono così ampliati con l'annessione dello spedale di San Giovanni Battista Decollato per l'arrivo delle monache Gerosolimitane Cavalieresse di Malta. La presenza dei frati Celestini cessò in questo modo nel 1552, e l'ospizio di San Piero del Murrone, costruito al posto dell'oratorio di Santa Maria Maddalena nel 1327 ad opera del futuro papa Celestino V, divenne monastero femminile prescelto dalla nobilta fiorentina: vi prese il velo Maria Cristina, figlia illegittima di Don Antonio de' Medici, e vi fece il suo ingresso nel 1580 Maria Maddalena dei Pazzi[1]. Nel 1808 il convento fu soppresso[2].

Al patrimonio portato dalle monache sono relative la maggior parte delle pale antiche visibili in chiesa.

 
Stemma dei cavalieri di Malta sulla facciata della chiesa

Le monache iniziarono subito una serie di ristrutturazioni e ammodernamenti degli ambienti, compresa la chiesa, che venne ingrandita, dotata di un coro rialzato per permettere loro di assistere alle funzioni, e riconsacrata a san Giovanni Evangelista. Tuttavia la dedica venne da sempre confusa con quella del vicino ospedale di San Giovanni Decollato dei Norcini, tanto che la titolazione più nota come "San Giovanni dei Cavalieri" sembra proprio nata per glissare questa confusione documentata fin dall'antico.

Sulla facciata fu posto lo stemma dei Cavalieri di Malta, una croce bianca in campo rosso, sostenuto da due angeli in marmo. Le cavalieresse si prodigarono all'educazione delle giovani di nobile estrazione, e una di queste fu anche santa Maria Maddalena de' Pazzi, la quale visse però in un altro convento dell'ordine, quello in San Frediano.

I restauri durarono circa un anno e la chiesa fu riconsacrata il 19 aprile 1553 da monsignor Benedetto Nerli vescovo di Volterra, come ricorda anche un'iscrizione posta in fondo alla chiesa.

Soppressione e parrocchiaModifica

Nel 1808 l'ordine fu soppresso e la chiesa divenne allora una succursale della parrocchia di San Lorenzo. Nel 1939 divenne di nuovo parrocchia autonoma, di libera collazione. In quell'occasione l'architetto Ezio Cerpi la restaurò cercando di riportarla alle forme cinquecentesche.

Negli anni duemiladieci la parrocchia è stata accorpata a quella di Nostra Signora del Sacro Cuore.

DescrizioneModifica

L'interno a tre navate, coperto da capriate, è preceduto da un vestibolo con armadi lignei d'epoca, dove venivano conservati arredi liturgici e documenti. In particolare in questo ambiente fu conservato l'archivio dell'ordine quando fu trasportato da Pisa a Firenze.

 
Lorenzo Monaco, Crocifisso sagomato con i dolenti

Tra le opere conservate si ricordano il Crocifisso sagomato con i dolenti, di Lorenzo Monaco. Questo si trova nell'ansie della chiesa e si inserisce entro un contesto di affreschi unitari che tendono a restituire profondità e contesto alla stessa crocifissione, da alcuni attribuiti al Gherardini e al Botti, sono un esempio di prospettiva allusiva che opera uno "sfondamento" immaginifico delle pareti. Del Botti sarebbe poi la decorazione architettonica virtuale della cupola che fa da cornice all'Immacolata Concezione del Gherardini[3]. Si trovano nella Chiesa di San Giovannino anche preziose pale d'altare, come la Natività di Bicci di Lorenzo (1435), la tavola dell'Incoronazione della Vergine di Neri di Bicci, l'Annunciazione del Maestro di Stratonice ovvero il lucchese Michele Ciampanti del 1490 circa (tutti e quattro portati dalle cavalleresse dallo spedale di San Niccolò), l'Ultima Cena di Jacopo Palma il Giovane, la Decollazione del Battista di Pier Dandini.

Alla riconsacrazione cinquecentesca risale l'acquisto della pala d'altare della Nascita di san Giovanni Battista di Santi di Tito, terminata dal figlio Tiberio Titi (oggi nella controfacciata a destra, 1603). Due sepolcreti in marmo appartengono ai frati gerosolomitani Domenico Manzuoli e Angelo Martellini.

Il Crocifisso ligneo nella navata destra si dice che sia stato intagliato nel legno dell'albero che miracolosamente rinverdì in pieno inverno al passaggio della salma di san Zanobi durante la traslazione da San Lorenzo a Santa Reparata. Questo avvenimento miracoloso è segnalato dalla cosiddetta colonna di San Zanobi in piazza San Giovanni.

In controfacciata, entro cassa lignea, vi è l'organo a canne rinascimentale costruito da Cesare Romani nel 1581.[4] Un secondo strumento, a trasmissione elettrica, è situato in due corpi contrapposti a pavimento nell'abside; è l'opus 446 della ditta Tamburini e risale al 1962.

Il crocifisso miracoloso detto "di san Zanobi"Modifica

 
Il crocifisso miracoloso di fattura cinquecentesca intagliato nell'olmo fiorito al passaggio di san Zanobi

Varcata la soglia di ingresso nell'aula liturgica, oltre il vestibolo mediceo, volgendo lo sguardo alla parete di destra si incontra subito, custodito in una nicchia sormontante un altare laterale, il crocifisso miracoloso che la tradizione lega alla vicenda di San Zanobi. Di aspetto cinquecentesco, secondo antica tradizione questa immagine del Cristo sarebbe stata intagliata dal legno di quell’olmo miracolosamente rifiorito al passaggio di san Zanobi.

La tradizione racconta che il miracolo ebbe luogo durante la traslazione delle spoglie del vesccovo fiorentino dalla prima cattedrale di Firenze, San Lorenzo, alla nuova cattedrale di Santa Reparata. Passando per quella che oggi è chiamata piazza san Giovanni, a lato del battistero, la cassa contenente il corpo del santo urtò un albero secco che, al contatto, miracolosamente fiorì. Era un 26 di gennaio della metà del nono secolo, circa 450 anni dopo la morte di san Zanobi.

A ricordare il miracolo «si erge fiera, con il suo fusto in granito, la colonna di San Zanobi. In verità, quella che oggi vediamo, è una ricostruzione del 1334. La terribile alluvione del 1333 che spazzò tutti i ponti di Firenze, travolse inesorabilmente l'originale, distruggendola. Nel 1375 fu aggiunta un'iscrizione sul fusto che ricorda la leggenda di san Zanobi. Nel 1501, però, cadde a terra la croce, durante i preparativi della festa di San Giovanni»[5].

Tutt'ora viene ricordato ogni 26 gennaio l'evento: una corona di fiori viene deposta intorno alla base della colonna da parte del popolo fiorentino[6].

Il sepolcro del cavaliere Angelo MartelliniModifica

 
Sepolco monumentale di Angelo Martellini in San Giovannino dei Cavalieri in Firenze

Nella seconda metà della navata sinistra è ben visibile, ancora nella sua posizione originaria, uno dei segni più eloquenti della presenza dell'ordine dei Cavalieri di Malta nella chiesa di San Giovannino, ovvero il sepolcro del cavaliere Angelo Martellini.

Angelo Martellini militò tra le fila dell'Ordine di San Giovanni Battista del Tempio e prese parte alla decisiva battaglia navale di Lepanto la quale lasciò su di lui ferite tali da portare al suo congedo dall'ordine. «Nel 574 il capitolo generale dell'ordine concesse al Martinelli di continuare ad usufruire dei privilegi che derivavano dalla sua appartenenza al cavalierato, nonostante egli fosse stato congedato a causa delle sue condizioni fisiche. Il sepolcro venne realizzato dal nipote, Esaù Martinelli, nel 1610; la data ed il nome del committente appaiono nella lastra epigrafica marmorea che è apposta alla base del monumento»[7]

«Elevato sopra un basso scalino di pietra, il deposito è costituito da un sarcofago di marmo grigio che poggia su una base di pietra serena. La base è provvista di due plinti laterali fortemente aggettanti, sulle cui fronti campeggiano due croci di Malta. Al centro del basamento, tra i due plinti, è collocata la lapide marmora che reca inciso l'epitaffio. I plinti fungono da sostegno al sarcofago, che è sorretto da due coppie massicce di zampe leonine, scolpite in marmo bianco e realisticamente dotate di artigli e peluria. Il sarcofago presenta una cassa trapezoidale ed un coperchio con una terminazione che rievoca la forma di un timpano spezzato. Tale soluzione, che non contempla le sinuose volute affrontate, tanto diffuse negli esemplari coevi, sembra derivare dalle forme spigolose del sarcofago del Giambologna, databile intorno al 1595, e collocato nella Cappella della Madonna del Soccorso alla Santissima Annunziata. Il coperchio del sarcofago del Martinelli è dotato, nella parte centrale di un curioso elemento ornamentale, che termina in una punta di diamante. Lo stemma, intagliato in marmo bianco non aderisce alla struttura del deposito, ma è affisso alla parete: lo scudo, che raffigura un cervo rampante in campo rosso, è sormontato da un cimiero piumato, un elemento particolarmente diffuso negli emblemi araldici del periodo»[8]

ConfraterniteModifica

Nella chiesa e nei suoi annessi si riunirono nel tempo alcune confraternite. Tra le più importanti ci furono:

NoteModifica

  1. ^ Vita, e ratti di santa Maria Maddalena de' Pazzi nobile fiorentina, monaca nel monastero di S. Maria degli Angeli di Firenze .., 1716. URL consultato il 22 ottobre 2019.
  2. ^ Corporazioni religiose soppresse dal governo francese, su www.archiviodistato.firenze.it. URL consultato il 22 ottobre 2019.
  3. ^ Cfr. Farneti F., Bertocci S. L'architettura dell'inganno a Firenze, Firenze 2002, 42-43..
  4. ^ F. Baggiani, fig. 63.
  5. ^ Associazione San Zanobi, su www.associazionesanzanobi.it. URL consultato il 10 maggio 2020.
  6. ^ La commemorazione del Miracolo di San Zanobi, su La commemorazione del Miracolo di San Zanobi. URL consultato il 10 maggio 2020.
  7. ^ Ragni S., I sepolcri monumentali nella Firenze del Principato (1600-1743), Firenze 2020, 98-99..
  8. ^ Ragni S., I sepolcri monumentali nella Firenze del Principato (1600-1743), Firenze 2020, 99..

BibliografiaModifica

  • Arnaldo Cocchi, Le chiese di Firenze dal secolo IV al secolo XX, Pellas, Firenze 1903.
  • La chiesa fiorentina, Curia arcivescovile, Firenze 1970.
  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978, II, 1977, p. 16;
  • Franco Baggiani, Monumenti di arte organaria toscana, Pisa, Pacini, 1985.

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