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San Nicola da Tolentino (Moroni)

dipinto di Giovan Battista Moroni
San Nicola da Tolentino
AutoreGiovan Battista Moroni
Data1555-1557
Tecnicaolio su tela
Dimensioni55×50 cm
UbicazioneAccademia Carrara, Bergamo

San Nicola da Tolentino è un dipinto a olio su tela realizzato da Giovan Battista Moroni e conservato presso la pinacoteca dell'Accademia Carrara[1].

StoriaModifica

Non si conosce la committenza dell'opera, le dimensioni la indicherebbero eseguita per una proprietà privata, nel periodo bergamasco dell'artista, prima di allontanarsi nei primi anni ''60 per trasferirsi nel suo paese natale, facendo ritorno a Bergamo solo dopo il 1570.
La tela era elencata per la prima volta nel catalogo del 1858 della quadrieria di Guglielmo Lochis come Ritratto di un santo frate e su tavola, molto probabilmente la tela del dipinto era attaccata ad una tavola, per venirne poi divisa. Alla morte del Lochis gli eredi lasciarono, come da disposizini testamentarie, parte del patrimonio artistico composto da 500 dipinti, che era conservato nella villa della Crocetta di Mozzo all'amministrazione comunale. Gli eredi acconsentirono, che non potendo il comune gestire in proprio quei beni, venissero trasferiti come Fondazione Lochis nella pinacoteca dell'Accademia Carrara in un sala apposita dove fosse presente il blasone della famiglia. Il preliminare della convenzione fu firmato il 28 aprile 1866. Il quadro entrò quindi a far parte della pinacoteca della Carrara ed esposto nella sala 18, inserito nel catalogo con il titolo di Ritratto.

La tela era inserita in un elenco del 1914 nei dipinti da restaurare da parte di Ponziano Loverini e Luigi Cavenaghi con il titolo di Redentore con la Croce, tavola, restauro che però non fu ritenuto urgente e quindi non seguito.[2].

DescrizioneModifica

La tela non ebbe da subito la giusta intitolazione. Il Frizzoni riteneva raffigurasse sant Antonio da Padova mentre il Berenson lo indicava semplicemente come un Monaco. Alcuni studiosi lo indicherebbero come prodotto dalla scuola del Moroni, tuttavia è considerato dalla maggior parte esatta l'aggiudicazione all'artista come risulta sul catalogo del 1854 del Lochis.

La tela raffigura un santo giovane, la sua barba infatti è morbida, che indossa l'abito agostiniano. Lo sguardo è fisso, rivolto all'osservatore, con una espressione bonaria, un invito che il santo fa verso chi lo osserva. Una stella brilla sul suo petto. Tiene nella mano sinistra un giglio ed una croce con doppia traversa, e nella destra un libro aperto aperto sulla scritta Precepta patris mei Augustini servavi. L'epigrafe e la rappresentazione non pongono dubbi sull'intitolazione della tela a san Nicola da Tolentino, santo a cui la devozione in Bergamo era molto presente, vi era infatti una cappella dedicatagli in quella che era la più grande chiesa agostinana della città. Al santo si chiedevano intercessioni taumaturgiche contro la peste, venendo unito a san Sebastiano e san Rocco.

Il Moroni pone il santo a fianco di un pilastro, dietro di lui un paesaggio che dal collinare si accompagna alle montagne, e che muore dolcemente nel cielo plumbeo sriato da nuvole bianche.[3]. I colori della tela sono cupi, spaziano dai marroni ai neri, il bianco del giglio, simbolo di purezza, è una nota chiara sulla tela.

NoteModifica

  1. ^ San Nicola da Tolentino, Accademia Carrara. URL consultato il 9 settembre 2018.
  2. ^ Archivio dell'accademia Carrara, Faldone IV, Galleria, Suddivisione n. " Raccolta Conte Lochis
  3. ^ San Nicola da Tolentino, Lombardia Beni culturali. URL consultato il 10 settembre 2018.

BibliografiaModifica

  • Mina Gregori, Giovanni Battista Moroni, I pittori Bergamaschi del XIII al XIX secolo, Il cinquecento, Bergamo, 1979.
  • Mina Gregori, Giovan Battista Moroni, Bergamo, Poligrafiche Bolis, 1979.
  • Simone Facchinetti, Giovan Battista Moroni: lo sguardo sulla realtà, 1560-1579, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2004, p. 160-161.