Sangue blu (espressione)

frase idiomatica

L'espressione sangue blu è comunemente utilizzata per definire la condizione di nobiltà di discendenza di una persona.

Tale definizione deriva dal Medioevo, quando erano riconosciute classi sociali come nobiltà, clero, popolo di città grasso e magro e servi della gleba: quest'ultimo, trovandosi per esempio a lavorare la terra o ad allevare bestiame all'aria aperta, era soggetto ad abbronzatura contrariamente ai nobili i quali, avendo la pelle molto chiara, avevano le vene dei polsi ben visibili. Ciò ha determinato la creazione di questo modo di dire proprio perché alla vista le vene dei polsi hanno un aspetto bluastro-violaceo.[senza fonte]

Secondo Robert Lacey, il termine deriva dalla Spagna, dove i nobili si distinguevano per il sangue che appariva blue (sangre azul in spagnolo) nelle vene sotto la pelle chiara, a differenza dei mori dalla pelle scura che occupavano la Spagna.[1]

Secondo alcuni, invece, il termine "sangue blu" deriva dalla colorazione bluastra che assumevano gli aristocratici affetti da argiria a causa della contaminazione del cibo da parte dell'argento delle posate;[2] un'altra teoria vorrebbe l'espressione derivata dal gran numero di lividi e gonfiori bluastri diffusi sul corpo dei nobili affetti da emofilia, particolarmente diffusa nei secoli precedenti a causa dell'endogamia, usanza in voga tra i nobili e i reali.[3]

NoteModifica

  1. ^ (EN) Robert Lacey, Aristocrats, Hutchinson, 1983. URL consultato il 15 settembre 2020.
  2. ^ 26 febbraio 2011, su Scientific Italian. URL consultato l'11 dicembre 2020.
  3. ^ Perché si dice che i nobili hanno il sangue blu?, su sapere.it. URL consultato il 30 marzo 2020.