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Esempi di scale d'assedio dopo il 1480.

La scala d'assedio fu il primo strumento d'assedio utilizzato fin dall'antichità. Le scale costituirono certamente il più facile metodo per scalare le mura nemiche, come testimoniato anche all'epoca dell'antico Egitto e degli Assiri. La scala era proporzionata all'altezza del muro. Non doveva essere né troppo corta né troppo lunga, per evitare nel primo caso di non poter raggiungere il parapetto nemico, nel secondo di essere facilmente respinta dai difensori della città assediata. Il loro utilizzo continuò anche durante il periodo ellenico, romano e medioevale. Polibio scriveva, descrivendo gli assedi durante la seconda guerra punica:

«Per quanto riguarda la corretta misura delle scale, il metodo di calcolo è il seguente: se da un complice viene fornita l'altezza delle mura, risulta evidente quale dovrà essere la corretta misura delle scale; se infatti l'altezza del muro è ad esempio 10 (di una data unità di misura), le scale dovranno avere una lunghezza di 12 abbondante (di quella stessa misura). Per ottenere poi la giusta inclinazione della scala, per coloro che vi salgono, questa dovrà avere la base ad una distanza dalle mura pari alla metà della loro lunghezza (pari a 6 unità di misura), perché una maggiore distanza dal muro ne compromette la resistenza quando la scala è affollata dai soldati che vi si arrampicano, mentre una maggior vicinanza alla perpendicolare, la rende insicura per chi vi sale. Quando non sia possibile misurare un muro o avvicinarsi per farlo, occorre come riferimento considerare da una certa distanza l'altezza di un qualsiasi oggetto che si innalza perpendicolarmente su una superficie piana ed il metodo per calcolarla è facie per coloro che conoscono bene la matematica. Qui è ancora una volta evidente che coloro si occupano dei piani militari e degli assedi alle città, dove mirano al successo, devono aver studiato geometria... per quanto serve ad avere un'idea dei principi della proporzione e della teoria delle figure simili.»

(Polibio, Storie, IX, 19, 5-9; 20, 1.)

Secondo invece Apollodoro di Damasco, architetto dell'epoca di Traiano ed Adriano, le scale dovevano oltrepassare il bordo del muro di tre piedi (quasi un metro),[1] che tradotto in termini matematici dal Cascarino (nel suo studio del 2008) equivaleva a dire: L = 1,15 * H + 3, dove L=lunghezza scala e H=altezza delle mura.[2] Il materiale, sempre secondo Apollodoro, doveva essere di frassino, faggio, olmo o altro, purché leggero, ma resistente. Potevano essere componibili con ogni sezione non più lunga di 12 piedi, dove i montanti della seconda scala andavano inseriti in quelli della prima, quelli della terza tra quelli della seconda e così via. Le estremità inferiori andavano poi fissate ad una trave circolare lunga 15 piedi, fissata al suolo di fronte alle mura avversarie per evitare scivolamenti e sollevare la scala con corde e funi, nel modo più veloce possibile.[3]

NoteModifica

  1. ^ Apollodoro di Damasco, Poliorcetica, 176.
  2. ^ G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008, p.266.
  3. ^ Apollodoro di Damasco, Poliorcetica, 175.

BibliografiaModifica

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
  • G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008. ISBN 9788884741738