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Seconda lettera a Timoteo

sedicesimo libro dal Nuovo Testamento, composto di solo 4 capitoli
Seconda lettera a Timoteo
Datazioneseconda metà del I secolo-prima metà del II secolo
AttribuzionePaolo di Tarso (tradizionale) pseudoepigrafa (accademica)
ManoscrittiCodex Sinaiticus (330-360 circa)
DestinatariTimoteo

La Seconda lettera a Timoteo è una delle tre lettere pastorali incluse nel Nuovo Testamento, in cui l'autore si identifica con Paolo di Tarso ma che la maggioranza degli studiosi accademici contemporanei ritiene pseudoepigrafa, cioè scritta da un altro autore, in un'epoca successiva all'apostolo.

Dal XVIII secolo si usa accomunare, sotto il nome di lettere pastorali, la Prima lettera a Timoteo, la Seconda lettera a Timoteo e la Lettera a Tito: in esse Paolo si rivolgerebbe ai suoi più stretti collaboratori Timoteo e Tito ai quali ha affidato il compito di seguire varie chiese da lui fondate.

ComposizioneModifica

AutoreModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lettere pastorali.

Nel testo della lettera, l'autore si presenta come Paolo di Tarso (Seconda lettera a Timoteo, 1,1-3) e la paternità di Paolo è sostenuta dalle fonti cristiane a partire dal 180[1].

Con la nascita della moderna critica biblica, a partire dal XIX secolo tale paternità è messa in discussione[2] e oggi la maggioranza degli studiosi, anche appartenenti ad istituzioni universitarie cristiane, considera questa lettera pseudoepigrafica, ovvero non attribuibile a Paolo,[3][4][5] datandola tra la fine del I secolo[4] e l'inizio del II secolo[5]; altri, come il domenicano francese Ceslas Spicq[6][7], la considerano invece opera diretta dell'apostolo.

Lingua e stileModifica

La lettera è scritta in greco. Il periodare è spesso antitetico e affianca la critica agli avversari con le esortazioni a Timoteo[8].

Il genere letterario della lettera è molto diverso rispetto a quello delle altre due lettere pastorali e presenta maggiori punti di contatto con altri scritti neotestamentari. L'influenza culturale giudaica è più evidente e anche la struttura dello scritto è più vicina a quella del resto dell'epistolario paolino[8].

DestinatariModifica

La lettera è indirizzata a Timoteo, un collaboratore di Paolo convertito alla fede cristiana dall'apostolo a Listra, probabilmente durante il suo primo viaggio[9].

La lettera si presenta comunque non tanto come una lettera privata, ma come un testo diretto alla comunità in cui opera Timoteo[9]. Come le altre lettere pastorali, anche questa si rivolge quindi probabilmente ai membri delle comunità cristiane della diaspora giudeo-ellenistica in Asia Minore[8].

TemiModifica

L'autore nella lettera ribadisce i temi paolini della professione di fede: la morte e risurrezione di Gesù come fonte di salvezza, la presenza dello Spirito Santo, la fiducia nel compimento dei tempi[8].

Struttura e contenutoModifica

Il primo capitolo contiene i saluti di Paolo e un invito a custodire e ravvivare il carisma ricevuto da Dio ("Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza", 1,7).

Nel capitolo successivo Paolo discute il senso delle sofferenze dell'apostolo cristiano ("Se moriamo con lui, con lui anche vivremo", 2,11) ed esorta a guardarsi dai falsi maestri.

Il terzo capitolo presenta un riferimento ai tempi futuri e all'arrivo di momenti difficili: Paolo scrive a Timoteo di guardarsi anche dalla gente che ha una religiosità solo apparente, ma ne disprezza la forza interiore. Il discepolo è invece invitato a seguire l'insegnamento e il modo di vivere di Paolo ("Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente", 3,14).

Nell'ultimo capitolo Paolo informa Timoteo dell'imminenza della sua morte ("...è giunto il momento che io lasci questa vita", 4,6) e lo esorta a continuare nel suo ministero di annuncio del Vangelo. La lettera si chiude con alcune raccomandazioni, un breve accenno alla difesa di Paolo in tribunale (che Paolo chiama "bocca del leone": 4,17) e i saluti finali.

NoteModifica

  1. ^

    «la prima fonte storica che attribuisce le lettere pastorali a Paolo è il Canone muratoriano (circa 180) e che ad esso fa eco lo scrittore cristiano Ireneo di Lione (†202), nella prefazione al suo Adversus haereses, possiamo dedurre che a partire dal sec. III ferma è la persuasione che le lettere pastorali siano state scritte da Paolo di Tarso.»

    (In Das Grosse Bibellexikon (a cura di H. Burkhardt, F. Grünzweig, F. Laubach e G. Maier). Zurigo. R. Brockhaus Verlag, 1989. Traduzione italiana con presentazione del vescovo Luciano Pacomio in Nuovo dizionario enciclopedico della Bibbia. Casale Monferrato, PIEMME, 1997, p. 1070.)
  2. ^

    «Fu Schmidt ad aprire nel 1804 il dibattito sulla loro autenticità.»

    (In Das Grosse Bibellexikon (a cura di H. Burkhardt, F. Grünzweig, F. Laubach e G. Maier). Zurigo. R. Brockhaus Verlag, 1989. Trad.it. con presentazione del vescovo Luciano Pacomio in Nuovo dizionario enciclopedico della Bibbia. Casalemonferrato, PIEMME, 1997, pag.1070)
  3. ^ Benjamin Fiore, S.J., The Pastoral Epistles: First Timothy, Second Timothy, Titus, Collegeville, Minnesota, 2007, pp. 15-19.
    (EN)

    «Most scholars think that Ephesians and the so-called pastoral epistles—1 Timothy, 2 Timothy, and Titus—were written in Paul’s name after his death.»

    (IT)

    «La maggioranza degli studiosi pensa che Efesini e le cosiddette lettere pastoriali - 1 Timoteo, 2 Timoteo e Tito - furono scritte a nome di Paolo dopo la sua morte.»

    (Dale C. Allison JR.. Biblical Literature: New Testament in Encyclopedia of Religion vol. 2. New York, Macmillan, 2005, pag. 911.)
    (EN)

    «1 Timothy, 2 Timothy, and Titus, collectively known as the pastoral epistles, address themselves not to communities but to two leaders that Paul left in charge of churches, Timothy in Ephesus and Titus on Crete. Like the correspondence between Paul and Seneca, the pastorals are pseudepigrapha. Someone wrote them in Paul’s name at the end of the first or the beginning of the second century.»

    (IT)

    «1 Timoteo, 2 Timoteo e Tito, collettivamente note come lettere pastorali, sono indirizzate non a comunità ma a due responsabili che Paolo lasciò a capo di chiese, Timoteo ad Efeso e Tito a Creta. Come la corrispondenza tra Paolo e Seneca, le pastorali sono pseudepigrafiche. Qualcuno le scrisse a nome di Paolo alla fine del I o all'inizio del II secolo.»

    (Dale C. Allison JR.. Biblical Literature: New Testament in Encyclopedia of Religion vol. 2. New York, Macmillan, 2005, pag. 915)
  4. ^ a b Paolo Iovino, Lettere a Timoteo ; Lettera a Tito, Edizioni Paoline, 2005, ISBN 9788831529075, pp. 276-7.
  5. ^ a b Norman Perrin, The New Testament: An Introduction, pp. 264-5; Werner Georg Kummel, Introduction to the New Testament, pp. 371-84.
  6. ^ Benjamin Fiore, S.J., The Pastoral Epistles: First Timothy, Second Timothy, Titus, Collegeville, Minnesota, 2007, p. 15.
  7. ^ Su questa posizione cfr. anche AA.VV. "Le lettere di Paolo", EDB, 2008. J. Murphy O'Connor invece considera questa lettera, ma non le altre due, come opera autentica di Paolo (cit. in Philip H. Towner, The letters to Timothy and Titus, 2006).
  8. ^ a b c d Paolo Iovino, "Lettere a Timoteo ; Lettera a Tito", 2005.
  9. ^ a b Joseph Reuss, "Seconda lettera a Timoteo", 1966.

BibliografiaModifica

  • Raymond Edward Brown, An Introduction to the New Testament, New York: Doubleday, 1997, pp. 672–680.
  • Bart Ehrman, The New Testament: A Historical Introduction to the Early Christian Writings, terza edizione, New York: Oxford University Press, 2004, capitolo 23.
  • Benjamin Fiore, S.J., The Pastoral Epistles: First Timothy, Second Timothy, Titus, Collegeville, Minnesota, 2007
  • Donald Guthrie, The pastoral epistles: an introduction and commentary, Leicester, Inter-Varsity Press, 1990
  • Paolo Iovino, "Lettere a Timoteo ; Lettera a Tito", Paoline editoriale Libri, 2005.
  • J.N.D. Kelly, The Pastoral Epistles, Hendrickson Publishers, 1963.
  • Burton Mack, Who Wrote the New Testament? The Making of the Christian Myth, San Francisco, CA: HarperCollins, 1996, pp. 206–207.
  • Joseph Reuss, "Seconda lettera a Timoteo", Città Nuova, 1966.
  • Udo Schnelle, tradotto da M. Eugene Boring, The History and Theology of the New Testament Writings, Minneapolis: Fortress Press, 1998, pp. 326–348.
  • Ceslas Spicq, Saint Paul: les Épîtres pastorales, Parigi, Gabalda, 1947.
  • Philip H. Towner, The letters to Timothy and Titus, Eerdmans Publishing, 2006.

Voci correlateModifica

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