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La situazione più critica per i tedeschi si verificò il 27 giugno a sud, dove il generale Rjabisev, dopo le energiche sollecitazioni del commissario Vašugin, organizzò un raggruppamento tattico della 34ª Divisione corazzata, affidato all'abile generale Nikolaj Popel, per marciare direttamente verso Dubno e tagliare le comunicazioni della 11. Panzer-Division<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', pp. 165-166.</ref>. L'attacco ebbe inizialmente successo; i carri del generale Popel avanzarono coraggiosamente in profondità nelle retrovie del 48º Panzerkorps tedesco, senza preoccuparsi dei collegamenti, raggiunsero Dubno e si spinsero pericolosamente fino a sei kilometri dalle unità di avanguardia del 19º Corpo meccanizzato, ripartito all'attacco da nord-ovest<ref name="R.Kirchubel, p. 36"/>. La manovra sovietica sembrò avere successo e mise in difficoltà i tedeschi, ma in realtà il gruppo mobile del generale Popel era praticamente isolato dal resto dell'8º Corpo meccanizzato e a rischio di distruzione, mentre il 9º Corpo meccanizzato era stato costretto alla difensiva e lo stesso 19º Corpo meccanizzato finì per essere respinto indietro dai panzer della 11. e della 13. Panzer-Division. Il generale Potapov, responsabile delle forze corazzate sovietiche a nord, inoltre non riuscì, per inesperienza e mancanza di adeguati collegamenti, a coordinare le sue operazioni con quelle del raggruppamento meridionale del generale Morgunov, sprecando il momento favorevole e disperdendo la forza d'urto delle sue forze<ref name="J.Erickson, p. 165"/>.
 
Il 28 e il 29 giugno la battaglia nell'area di Dubno ebbe il suo momento decisivo: la Luftwaffe bombardò pesantemente tutti i concentramenti di carri sovietici, mentre la 16. Panzer-Division (schierata subito dietro la 11.Panzer-Division), guidata dall'energico generale [[Hans-Valentin Hube]] e da abili comandanti come il colonnello Rudolf Sickenius e il tenente colonnello [[Hyazinth Graf Strachwitz|Strachwitz]], intervenne con grande abilità bloccando il gruppo mobile del generale Popel, isolandolo e accerchiandolo completamente<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', p. 166; C.Pleshakov, ''Il silenzio di Stalin'', pp. 237-244.</ref>. Anche gli altri reparti dell'8º Corpo meccanizzato (12ª Divisione corazzata e 7ª Divisione motorizzata) vennero duramente respinti dai panzer della 16. Panzer-Division che decimarono i mezzi corazzati sovietici del gruppo mobile del generale Morgunov; nel frattempo l'"Igel" della 11. Panzer-Division respinse tutti gli attacchi e mantenne saldamente le posizioni, mentre le forze sovietiche esaurivano sempre più il loro potenziale offensivo<ref name="R.Kirchubel, pp. 36-37"/>.
 
===Fallimento sovietico e ripresa dell'avanzata tedesca===
[[File:Hube, Sieckenius, Strachwitz.jpg|thumb|upright=1.4|Il comandante della [[16. Panzer-Division]], il generale [[Hans Hube]], a destra, a colloquio dopo la battaglia di Brody-Dubno con due dei suoi ufficiali più preparati; al centro il colonnello [[Rudolf Sieckenius]], a sinistra il maggiore [[Hyazinth Graf Strachwitz]].]]
Nella notte del 29 giugno il generale Kirponos comprese che la sua controffensiva era ormai destinata al fallimento; tuttavia, non scoraggiato, decise di fare ancora un tentativo di contrastare soprattutto il 3º Panzerkorps, raggruppando sotto il comando del generale Potapov i resti del 9º, del 22º, del 19º Corpo meccanizzati e contando nell'arrivo del 24º Corpo meccanizzato del generale Cistiakov (altra formazione corazzata debole, equipaggiata solo con 220 carri leggeri) per attaccare sul fianco sinistro il Panzergruppe 1, di nuovo in avanzata da Rovno a [[Novohrad-Volyns'kyj|Novgorod-Volinksij]]<ref>J.Erickson, ''The road to Stalingrad'', pp. 166-167.</ref>. Nel frattempo la situazione si era deteriorata irreversibilmente a sud: il gruppo mobile del generale Popel, ormai accerchiato, si batté coraggiosamente per giorni isolato nell'area di Dubno e infine riuscì, dopo aver abbandonato tutti i carri armati rimasti e il materiale pesante, a sfuggire, a partire dal 2 luglio, verso sud-est, riuscendo a ricongiungersi, ridotto a poche migliaia di soldati a piedi, alle forze sovietiche solo nel mese di agosto<ref>C.Pleshakov, ''Il silenzio di Stalin'', pp. 324-326.</ref>.