Seconda lettera ai Corinzi: differenze tra le versioni

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Paolo riconosce d'essere strumento inadeguato di [[salvezza (religione)|salvezza]] (2, 16b; 3,5); però egli è stato chiamato da Dio ed è stato investito da Lui della missione che svolge (3,6). Per cui egli agisce ed opera con estrema fiducia (3,4) e con grande franchezza ([[parresia]] =coraggio di annunciare tutto intero il messaggio e la verità: 3,12).
 
L'investitura che Paolo ha ricevuto è stata quella di "ministro della Nuova Alleanza", ben più perfetta dell'antica (3,7-Il). Già l'antica Alleanza era stata definita "gloriosa" (il volto di [[Mosè]] quando scendeva dal [[Monte Sinai (Bibbia)|monte Sinai]] con le tavole della legge era luminoso e splendente: Es 34,29-35), ma quanto più gloriosa è la nuova Alleanza! Quella antica era passeggera ed effimera, non riusciva a dare la vita vera (è chiamata «ministero della morte», inciso in lettere su pietra: 3,7: «ministero di condanna»: 3,9, perché la legge di Mosè non osservata, "condannava" i trasgressori).
 
Questa invece è l'alleanza che dà la vita e la giustificazione (è chiamata «ministero dello Spirito e della giustizia»: 3,8-9, cioè della giustificazione). Paolo, grazie a questo ministero, può dire «tutta» la verità; anche quella che Mosè non poteva dire e non poteva dare (perché aveva una rivelazione imperfetta); e quindi Paolo può parlare «senza velo», senza paura di avere una verità limitata e che si esaurisce, Mosè invece doveva velarsi perché la sua verità era solo parziale, e quindi «i figli di Israele non avessero a vederne la fine» (3,13). 11 «velo» ai v. 12-13 viene inteso come difesa per Mosè, mentre al v. 7 era stato difesa per il popolo (che non si accecasse). È un esempio di [[esegesi]] "rabbinica" di Paolo, che interpreta l'[[Antico Testamento]] passando da un aspetto a un altro senza eccessiva preoccupazione di consequenzialità.