Differenze tra le versioni di "La conversione di San Guglielmo duca d'Aquitania"

Annullata la modifica 118096602 di 5.90.252.67 (discussione): tecnicamente si esprimevano in dialetto napoletano, non in lingua napoletana
Etichetta: Annullato
(Annullata la modifica 118096602 di 5.90.252.67 (discussione): tecnicamente si esprimevano in dialetto napoletano, non in lingua napoletana)
Etichetta: Annulla
== Caratteristiche artistiche e musicali ==
=== Il ''genere'' ===
Il "dramma sacro" era un genere assai praticato nell'ambito della musica napoletana di inizio Settecento, e si andò sviluppando a fianco dell'[[opera buffa]] e, in una certa misura, del [[dramma per musica]]<ref name="Aquilina">Aquilina, p. 89.</ref> Esso si differenziava dall'[[Oratorio (musica)|oratorio]] contemporaneo, così come configurato da [[Alessandro Scarlatti]],<ref name=Foletto /> per la presenza fondamentale dell'azione scenica: si trattava cioè di un vero componimento drammatico, in tre atti, in cui si rappresentavano episodi edificanti delle sacre scritture o delle vite dei santi, con la presenza dell'elemento comico impersonato da figure di popolani che si esprimevano spesso in [[Linguadialetto napoletana|napoletano]], che avevano problemi di reciproca comprensione quando parlavano con i personaggi più altolocati (come un santo o un angelo) ed ai quali dovevano essere minuziosamente spiegate, con cura, le questioni riguardanti la dottrina cristiana e la morale.<ref name="Gianturco">Gianturco, p. 118.</ref> Se, per certi aspetti, i motivi ispiratori di questo genere teatrale potevano richiamare gli ''[[Auto sacramental|autos sacramentales]]''<ref name="Fava">Fava.</ref> e le ''comedias de santos''<ref>Gustavo Rodolfo Ceriello, ''Comedias de Santos a Napoli, nel '600'' (con documenti inediti); «Bulletin Hispanique», tomo 22, n°2, 1920, pp. 77-100 (accessibile ''online'' presso [http://www.persee.fr/doc/hispa_0007-4640_1920_num_22_2_2037 Persée]).</ref> introdotti a Napoli durante la [[Dominazione spagnola in Italia|dominazione spagnola]], tuttavia esso si rifaceva anche, in qualche modo, all'antica tradizione popolare delle [[Sacra rappresentazione|sacre rappresentazioni]], che significavano "religiosità tradizionale, intrisa di agiografica popolare e di gusto poco paludato", e già si erano caratterizzate per l'intervento di personaggi comici esprimentisi in dialetto, per i travestimenti continui e l'immancabile conversione dei protagonisti.<ref name=Foletto /> I drammi sacri non erano destinati ai teatri, ma ad ambienti annessi ai luoghi di culto, come chiostri o sagrati, o anche ai cortili dei palazzi nobiliari, e venivano prodotti principalmente nell'ambito dei conservatorî: alla loro realizzazione erano chiamati ad intervenire, in sede sia di composizione sia anche d'interpretazione, gli studenti, i quali così «apprendevano le tecniche della produzione scenica più aggiornata».<ref name="Aquilina" /> Tale tradizione didattica, che risaliva almeno al 1656, aveva trovato uno dei momenti culminanti, all'inizio del secolo, nel dramma ''Li prodigi della Divina Misericordia verso li devoti del glorioso Sant'Antonio da Padova'', di [[Francesco Durante]],<ref>Gianturco, p. 118. Il più fortunato dei testi riferibili al genere del dramma religioso, fu ''Il vero lume tra le ombre, overo La spelonca arrichita per la nascita del Verbo Umanato'', pubblicato sotto pseudonimo da [[Andrea Perrucci]] nel 1698 e destinato, con il titolo popolare de ''[[La Cantata dei pastori]]'', ad essere rappresentato regolarmente per i due secoli avvenire, durante le festività natalizie.</ref> destinato ad assumere in seguito funzioni di insegnante nel Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo e a diventare il maggiore dei maestri riconosciuti di Pergolesi.
 
=== Libretto e struttura ===