Differenze tra le versioni di "Galileo Galilei"

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==== Primi studi e scoperte ====
==== Dopo un tentativo fallito di inserire Galileo tra i quaranta studenti toscani che venivano accolti gratuitamente in un convitto dell'Università di Pisa, il giovane fu ospitato "senza spese" da Muzio Tebaldi, doganiere della città di Pisa, padrino di battesimo di Michelangelo, e tanto amico di Vincenzo da provvedere alle necessità della famiglia durante le sue lunghe assenze per lavoro.<ref>{{cita|Aliotta e Carbonara|p. 36}}.</ref> ====
 
A [[Pisa]], Galileo conobbe la giovane cugina Bartolomea Ammannati che curava la casa del rimasto vedovo Tebaldi il quale, nonostante la forte differenza d'età, la sposò nel [[1578]] probabilmente per metter fine alle malignità, imbarazzanti per la famiglia Galilei, che si facevano sul conto della giovane nipote.<ref>Alberto Righini, ''Galileo. Tra scienza, fede e politica'', Bologna, Editrice Compositori, 2008, p. 16.</ref><ref group=N>Così scriveva Muzio Tedaldi a Vincenzo Galilei nell'aprile del 1578: «per la vostra ho inteso quanto havete concluso con il vostro figliuolo [Galileo]; et come, volendo cercar di introdurlo qua in Sapienza, vi ritarda il non esser la Bartolomea maritata, anzi vi guasta ogni buon pensiero; et che desiderate che la si mariti, e quanto prima. Le considerationi vostre son buone, et io non ho mancato né manco di far quell'opera che si ricerca; ma sino a qui son venuti tutti partiti, per non dir obbrobriosi, poco aproposito per lei… Per concludere, ardisco di dire che credo che la Bartolomea sia così casta come qual si vogli pudica fanciulla; ma le lingue non si possono tenere; pure io crederrò, con l'aiuto che do loro, di levar via tutti questi romori et farli supire; per il che a quel tempo potrete facilmente mandare il vostro Galileo a studio; et se non harete la Sapienza, harete la casa mia al vostro piacere, senza spesa nessuna, et così vi offero et prometto, ricordandovi che le novelle son come le ciriegie; però è bene credere quel che si vede, e non quel che si sente, parlando di queste cose basse.» (''Ed. Naz.'', Vol. X, N. 5, p. 16)</ref> Successivamente il giovane Galileo fece i suoi primi studi a Firenze, prima col padre, poi con un maestro di [[dialettica]] e infine nella scuola del convento di [[Abbazia di Vallombrosa|Santa Maria di Vallombrosa]], dove vestì l'abito di [[novizio]] fino all'età di quattordici anni.<ref>Lettera da Pisa di Muzio Tedaldi a Vincenzo Galilei, 16 luglio 1578: «mi è grato di saper che haviate rihavuto Galileo, et che siate di animo di mandarlo qua a studio». (''Ed. Naz.'', Vol. I, p. 17)</ref>