Differenze tra le versioni di "Conferenza di Wannsee"

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== La conferenza ==
=== Preparativi e reazioni dei gerarchi ===
[[File:Wannsee Conference - Letter from Reinhard Heydrich to Martin Luther (Invitation).JPG|miniatura|upright=0.8|La lettera d'invito alla conferenza spedita a [[Martin Luther (diplomatico)|Martin Luther]] ]]
 
Pur trovandosi in una posizione favorevole per portare avanti i suoi piani di deportazione, Heydrich doveva affrontare enormi ostacoli organizzativi: non c'era ancora uno status giuridico preciso riguardo ai matrimoni misti tra ariani ed ebrei (''[[Mischling|Mischlinge]]''), agli ebrei che lavoravano nell'industria degli armamenti e agli ebrei stranieri; inoltre non poteva agire contro gli ebrei dei territori occupati e negli stati satelliti dell'Asse. Il 29 novembre 1941, perciò, Heydrich convocò diversi ''Staatseekretäre'' e capi dei maggiori uffici delle SS a una riunione sulla «soluzione finale» da tenersi il 9 dicembre<ref name=Hilberg440>{{cita|Hilberg|p. 440}}.</ref>. Nel testo del suo invito Heyndrich dichiarava:
{{Citazione|Nessun altro documento offre un ritratto altrettanto nitido ed esplicito del progetto globale di distruzione degli ebrei d'Europa|Wolfgang Scheffler nel suo discorso per l'inaugurazione della ''Haus der Wannsee-Konferenz'' nel 1992<ref>{{cita libro|cognome= Scheffler|nome= A.|titolo= Die Wannsee-Konferenz und ihre historische Bedeutung, in Erinnern für die Zukunft. Ansprachen und Vorträge zur Eröffnung der Gedenkstätte|editore= Haus der Wannsee-Konferenz|città= Berlino|anno= 1992|p= 30}}</ref>.}}
 
Heydrich aprì la riunione annunciando di aver i pieni poteri concessigli da Göring per preparare la soluzione finale in Europa, e che la responsabilità generale spettava al suo superiore, Heinrich Himmler<ref>{{cita|Evans|p. 302}}.</ref>. Affermò inoltre che suoi uffici avevano l'onere della direzione centrale della soluzione finale, indipendentemente dalle frontiere. In seguito delineò un panorama della politica d'emigrazione e citò delle statistiche sul numero degli ebrei emigrati; come alternativa all'emigrazione, proseguì, annunciò che il Führer aveva dato il suo consenso (''Genehmigung'') al trasferimento degli ebrei verso est come prossima "«possibilità di soluzione"» (''Lösungsmöglichkeit''). Il capo dell'Rsha tracciò quindiinfine un quadro di quelle comunità ebraiche che dovevano essere evacuate<ref name=Hilberg442>{{cita|Hilberg|p. 442}}.</ref>.
 
Nel verbale fu dunque conteggiata la popolazione ebraica di ogni paese europeo, compresi quellicoloro al di fuori della sfera d'influenza tedesca riferita solo agli "ebrei per religione" (''Glaubensjuden''), poiché la «definizione di ebreo secondo criteri razziali» in base alle leggi di Norimberga non era stata introdotta in tutta Europa. Nell'elenco di Heydrich comparivano i {{formatnum:4000}} ebrei che vivevano in [[Irlanda]], i {{formatnum:3000}} del [[Portogallo]], gli {{formatnum:8000}} in [[Svezia]] e i {{formatnum:18000}} in [[Svizzera]]. Si trattava di quattro paesi neutrali, la cui inclusione nella lista lasciava intendere come, in un futuro non troppo remoto e a guerra vinta, il Terzo Reich sperasse di trovarsi nella posizione di indurli a consegnare le proprie minoranze ebraiche da destinare allo sterminio. A fine pagina, Heydrich tornavatornò a parlare del suo progetto di «soluzione finale della questione ebraica in Europa», affermando che avrebbe riguardato «circa 11 milioni di ebrei» benché, (notò con disapprovazione,) si trattasse in molti casi solo di individui che professavano il giudaismo, «dato che alcuni paesi non fanno ancora uso di un'accezione razziale del termine ebreo»<ref>{{cita|Evans|pp. 302-303}}.</ref>.
 
In questo prospetto statistico, colpisce il fatto che l'[[Estonia]] fosse già stata definita "libera dagli ebrei" e sorprendono le cifre riferite agli altri due [[paesi baltici]]: sulla base delle informazioni fornite dall'enciclopedia corrente all'epoca, la ''Großes Brockhaus'', è facile rilevare che nell'Estonia d'anteguerra vivessero {{formatnum:5000}} ebrei, in Lettonia {{formatnum:100000}} e in Lituania {{formatnum:155000}}. Invece, il documento parlava di {{formatnum:3500}} e {{formatnum:34000}} ebrei rispettivamente. Per questi paesi, dunque, il RSHARsha aveva già preventivato e messo in conto il numero delle persone già eliminate fisicamente, rivelando implicitamente il dato degli ebrei uccisi in un documento ufficiale<ref name=C2Verbale>{{cita|Longerich|Capitolo secondo. Il verbale.}}.</ref>.
 
Successivamente Heydrich spiegò poi cosa sarebbe successo agli ebrei evacuati: sarebbero state organizzate enormi colonie di lavoro, ilnelle cuiquali utilizzo inle condizioni di vita proibitive avrebbeavrebbero fatto sì che questa manodopera «si eliminerà da sé per il suo stato di insufficienza fisica» (''wobei zweifellos ein Großteil durch natürliche Verminderung ausfallen wird''). I sopravvissuti a questo processo di "selezione naturale" -, cioè gli ebrei più resistenti, - sarebbesarebbero stati «trattati di conseguenza», poiché, secondo l'immaginario nazista, la storia aveva già dimostrato come questii ebreisemiti portasserosuperstiti infossero portatori idei germi di una nuova rinascita giudea. Heydrich non si attardò a spiegare il significato di «trattamento», ma in base al linguaggio dei rapporti delle ''Einsatzgruppen'' si sa che alludeva alla loro condanna a morte<ref name=Hilberg442/>. Gli ebrei dunque, privi di adeguate razioni di cibo, in condizioni di schiavitù, sarebbero semplicemente morti di fatica e di fame. Vista la penuria di manodopera che sempre più affliggeva l'economia di guerra tedesca, il ricorso a braccianti ebrei sembrava inevitabile; in definitiva, non si trattava di un'alternativa alla loro eliminazione fisica, ma solo di un modo diverso di ottenerla. Il quasi incidentale riferimento all'inabilità lavorativa della maggior parte degli ebrei del Governatorato Generale, espressa durante la riunione da Bühler, unitamente alla dichiarazione che i sopravvissuti ai lavori forzati sarebbero stati uccisi, indicavaindicò che scopo principale della conferenza era discutere la logistica dello sterminio. GliI uominipresenti seduti intorno al tavolo nellaalla villa di Wannsee ne erano perfettamente consapevoli<ref name=Evans304>{{cita|Evans|p. 304}}.</ref>.
 
{{Citazione|Adesso, nell'ambito della soluzione finale, gli ebrei dovrebbero essere utilizzati in impieghi lavorativi a est, nei modi più opportuni e con una direzione adeguata. In grandi squadre di lavoro, con separazione dei sessi, gli ebrei in grado di lavorare verranno portati in questi territori per la costruzione di strade, e non vi è dubbio che una gran parte verrà a mancare per decremento naturale.<ref>Il testo completo, in lingua italiana, del verbale della conferenza di Wannsee è disponibile in: {{cita web|url= https://web.archive.org/web/20070228101105/http://www.olokaustos.org/archivio/documenti/wannsee/index.htm|titolo= Il verbale della conferenza di Wannsee}}</ref>||''Unter entsprechender Leitung sollen nun im Zuge der Endlösung die Juden in geeigneter Weise im Osten zum Arbeitseinsatz kommen. In großen Arbeitskolonnen, unter Trennung der Geschlechter, werden die arbeitsfähigen Juden straßenbauend in diese Gebiete geführt, wobei zweifellos ein Großteil durch natürliche Verminderung ausfallen wird''<ref>{{cita web|url= https://web.archive.org/web/20070206140451/http://www.ghwk.de/deut/Dokumente/seite-7-sw.pdf|titolo= Scansione del documento originale|accesso= 9 marzo 2021}}</ref>|lingua=de}}
 
Concretamente Heydrich comunicò che le deportazioni sarebbe procedute da ovest verso est, sia per ragioni pratiche legate alla penuria di alloggi, sia per ragioni di «politica sociale», per ile quali i territori del Reich e del Protettorato avrebbero avuto la priorità. Durante la seduta fu quindi affrontato il problema del diverso trattamento da riservare a certe categorie di ebrei. A tal proposito; Heydrich indicò che dalla deportazione sarebbero state escluse le persone con più di 65 anni, i decorati e gli invalidi di guerra;, perda questesistemare categorie era prevista la realizzazione diin uno speciale «ghetto per anziani» (''Altersghetto''), per il quale era stata presa in considerazione: la città di [[Terezín|Theresienstadt]] nel Protettorato fu considerata come sito ideale<ref>{{cita|Collotti|pp. 80-81}}.</ref>. Gli ebrei tedeschi che si erano distinti durante la [[prima guerra mondiale]] sarebbero stati dunque trasferiti lì, in modo tale da rendere superflui tutti gli interventi a titolo individuale<ref name=Hilberg442/>. Successivamente evidenziò come l'inizio delle «singole e più consistenti operazioni di evacuazione» sarebbe dipeso in grande misura «dagli sviluppi militari», mettendo dunque in chiaro che la successiva ondata di deportazioni e l'avvio del grande programma di evacuazione (cioè la futura soluzione finale) avrebbero avuto luogo non prima della successiva primavera<ref name=C2Verbale/>.
 
Quindi siSi passò ad analizzare la situazione dei vari paesi europei sotto occupazione tedesca o allineati alla sua politica. Per quanto riguardava i paesi «occupati» o posti sotto l'«influenza» della Germania, i «funzionari del ministero degli Esteri» avrebbero dovuto accordarsi con il «referente della Polizia di sicurezza e del SD» (si intendeva il presente [[Adolf Eichmann]]). Quindi venne ammesso che inIn base ai rapporti ricevuti si riconobbe che si sarebbero trovate «difficoltà» nell'attuazione pratica della ''Judenpolitik'' nei paesi alleati, soprattutto in Ungheria e in Romania,; mentre incirca l'Italia, Heydrich affermò di ritenereritenne opportuno prendere contatti con il locale capo della polizia<ref name=C2Verbale/>. Di contro il sottosegretario di Stato Martin Luther, in nome del ministero degli Esteri, osservò che in Danimarca e Norvegia si sarebbero trovate difficoltà nel deportare gli ebrei e suggeriva di agire in modo differente in queste zone, mentre non prevedeva alcuna difficoltà nei Balcani e nell'Europa dell'est<ref>{{cita|Hilberg|pp. 442-443}}.</ref>.
Di contro il sottosegretario di Stato Martin Luther, il quale parlando in nome del ministero degli Esteri, osservò che in Danimarca e Norvegia si sarebbero trovate difficoltà nel deportare gli ebrei, e suggeriva di agire in modo differente in queste zone, mentre non prevedeva alcuna difficoltà nei Balcani e nell'Europa dell'est<ref>{{cita|Hilberg|pp. 442-443}}.</ref>.
 
[[File:Nurembergracechart.jpg|miniatura|Pannello illustrativo con ladella suddivisione [[politica razziale nella Germania nazista|razziale]] utilizzata in Germania dopo le [[leggi di Norimberga]], in cui vengono descritte graficamente da sinistra a destra le linee di sangue per identificare le persone di «sangue tedesco» (''Deutschblütiger''), i ''Mischling'' di secondo e primo grado, e infine gli ebrei.]]
 
Dopo l'intervento di Luther, i partecipanti fecero nascere una discussione piuttosto animata sul trattamento dei ''Mischlinge'' (mezzi-ebrei, mezzi-ariani) e degli ebrei che avevano contratto matrimonio misto. Sebbene questi problemi riguardassero solo gli ebrei tedeschi, i partecipanti passato quasi metà della riunione su questo argomento<ref name=Hilberg443>{{cita|Hilberg|p. 443}}.</ref>.
Dopo l'intervento di Luther, i partecipanti fecero nascere una discussione piuttosto animata sul trattamento dei ''Mischlinge'' (mezzi-ebrei, mezzi-ariani) e degli ebrei che avevano contratto matrimonio misto. Sebbene questi problemi riguardassero solo gli ebrei tedeschi, i partecipanti spesero quasi la metà della durata della riunione su questo argomento<ref name=Hilberg443>{{cita|Hilberg|p. 443}}.</ref>. Le leggi di Norimberga e le seguentisuccessive norme attuative avevano creato una «razza intermedia», i «''Mischlinge'' di primo grado», i cui appartenenti, benché sempre discriminati, non sottostavanoerano alletoccati dalle norme previste per i cosiddetti «ebrei puri» (''Volljuden'') e godevano di alcuni privilegi rispetto aglia ebrei puriquest'ultimi<ref name=C2Verbale/>.
Tuttavia nei mesi immediatamente antecedenti alla conferenza, alcune autorità centrali (tra cui l'Ufficio per le politiche razziali della NSDAP, il RSHARsha e la cancelleria del partito,) si erano coalizzate nel tentativo di equiparare i «mezzi ebrei» agli ebrei puri in vista delle imminenti deportazioni, in modo tale da imporre il fatto compiuto e creare presupposti cui conformarsi in seguito nel Reich. Degno di nota il fatto che Heydrich affrontasse la questione dei matrimoni misti e dei ''Mischlinge'' solo in riferimento alalla «''GroßdeutschesGermania Reich''»nazista; dunque Heydrich riuscì a trattare la soluzione del problema dei ''Mischlinge'' nel Reich separatamente da quella nel resto d'Europa, neutralizzando gli sforzi del ministero degli Interni di arrivare a una «definizione unitaria di ebreo» valida per tutto il continente<ref name=C2Verbale/>.
 
Così al ministero per i Territori orientali occupati, per esempio, fu lasciata piena facoltà di introdurre nelle zone invase dalle truppe tedesche un «concetto di ebreo» basato sostanzialmente sull'arbitrio, mentre per il Reichterritorio nazionale tedesco Heydrich scelse di verbalizzare che i «''Mischlinge'' di primo grado» (''Halbjuden'') andavanoavrebbero dovuto essere equiparati agli ebrei «per quanto riguarda[va] la soluzione finale della questione ebraica» (cfr. pagina 10);. poiSi peròriservò tuttavia di indicòindicare due eccezioni: i ''Mischlinge'' coniugati con persone non ebree e dal cui matrimonio erano nati dei figli, nonché coloro ai quali fino ad allora «le massime autorità del partito e dello Stato» avevano concesso «autorizzazioni speciali». Questi due gruppi di persone erano destinati alla sterilizzazione «volontaria» dopo un'accurata indagine da effettuarsi caso per caso. I «''Mischlinge'' di secondo grado» (''Vierteljuden''), invece, andavanoavrebbero dovuto essere equiparati «sostanzialmente alle persone di sangue tedesco», anche se poi Heydrich descrivevadescrisse nel dettaglio le eccezioni a questa norma. Nel caso dei matrimoni tra «ebrei a tutti gli effetti e persone di sangue tedesco» (pagina 12 del verbale) l'eventuale deportazione del coniuge ebreo si sarebbe dovuta decidere caso per caso<ref name=C2Verbale/>.
Nel caso dei matrimoni tra «ebrei a tutti gli effetti e persone di sangue tedesco» (pagina 12 del verbale), l’eventuale deportazione del coniuge ebreo andava decisa caso per caso<ref name=C2Verbale/>.
 
Riguardo ai ''Mischlinge'', furono sollevate alcune considerazioni durante la riunione. Secondo Hofmann era necessario fare «ampio uso della sterilizzazione, poiché il ''Mischling'' posto di fronte alla scelta tra essere deportato e sterilizzato» avrebbe preferito sottoporsi all'operazione (cfr. pagina 14), mettendo nuovamente in luce il fatto che la formula «deportazione uguale morte» era sempre stata alla base dell’interodell'intero dibattito<ref name=C2Verbale/>. Secondo Stuckart, delegato del ministero degli Interni, nel tentativo di conservare almeno per il territorio del Reich l'autonomia della categoria dei ''Mischlinge'' creata in massima parte da egli stesso, la discriminazione caso per caso difesa da Heydrich avrebbe sovraccaricato l'apparato burocratico dei ministeri; in alternativa propose la sterilizzazione forzata e l'imposizione del divorzio per i matrimoni misti. Neumann, rappresentante del Piano quadriennale, obiettò che non sarebbe stato consigliabile deportare gli ebrei impiegati nelle imprese di rilevanza bellica; ma Heydrich scansò abilmente questo rilievo, sottolineando che nella prassi già si teneva conto di ciò<ref name=C2Verbale/>.
Secondo Stuckart, delegato del ministero degli Interni, nel tentativo di conservare almeno per il territorio del Reich l'autonomia della categoria dei ''Mischlinge'' creata in massima parte da lui stesso, affermò che la discriminazione caso per caso proposta da Heydrich avrebbe sovraccaricato l'apparato burocratico dei ministeri, e in alternativa propose la sterilizzazione forzata e l'imposizione del divorzio per i matrimoni misti.
L'obiezione sollevata invece da Neumann, rappresentante del Piano quadriennale, per il quale non era il caso di deportare gli ebrei impiegati nelle imprese di rilevanza bellica, fu scansata da Heydrich, il quale sottolineò che nella prassi già si teneva conto di ciò<ref name=C2Verbale/>.
[[File:01941 Sammellager für sowjetische Kriegsgefangene am 26. 8.jpg|miniatura|sinistra|Prigionieri di guerra sovietici rinchiusi in un campo di concentramento temporaneo sul fronte orientale. Circa 3,3 milioni di soldati sovietici morirono in prigionia a causa della deliberata politica razziale nazista che indicava i popoli dell'est come «sottouomini» (''Untermenschen'')<ref>{{Cita libro|autore=Omer Bartov|titolo=Fronte orientale. Le truppe tedesche e l'imbarbarimento della guerra (1941-1945)|editore=Il Mulino|città=Bologna|anno=2003|ISBN= 88-15-09091-6|pp=132-145}}</ref>.]]
 
[[File:01941 Sammellager für sowjetische Kriegsgefangene am 26. 8.jpg|miniatura|sinistra|Prigionieri di guerra sovietici rinchiusi in un campo di concentramento temporaneo sul fronte orientale. Circa 3,3 milioni di soldati sovietici morirono in prigionia a causa della deliberata politica razziale nazista che indicava i popoli dell'est come «sottouomini» (''Untermenschen'')<ref>{{Cita libro|autore= Omer Bartov|titolo= Fronte orientale. Le truppe tedesche e l'imbarbarimento della guerra (1941-1945)|editore= Il Mulino|città= Bologna|anno= 2003|ISBN= 88-15-09091-6|pp= 132-145}}</ref>.]]
Verso la fine, il verbale riporta un intervento piuttosto lungo del segretario di Stato Bühler, il quale proponeva di cominciare «la soluzione finale della questione ebraica proprio nel Governatorato», poiché lì il problema dei trasporti non rappresentava un problema (la localizzazione dei campi di sterminio era più che eloquente) e la maggior parte degli ebrei era inabile al lavoro a causa delle difficili condizioni di vita nei ghetti. Gli ebrei, proseguì, andavano «allontanati al più presto dal territorio del Governatorato generale» sottolineando soprattutto l'urgenza di eliminare il pericolo imminente di epidemie che proveniva dall' «ebreo come portatore d'infezioni» e protagonista di contrabbando che sconvolgeva la struttura economica del Paese. Vennero così poste le premesse per dare inizio allo svuotamento dei ghetti che con le grandi deportazioni dal resto d'Europa<ref>{{cita|Collotti|p. 82}}.</ref>.
 
Verso la fine,conclusione dell'incontro il verbale riporta un intervento piuttosto lungo del segretario di Stato Bühler,. ilEgli qualelanciò proponeval'idea di cominciare «la soluzione finale della questione ebraica proprio nel Governatorato», poiché lì il problema dei trasporti non rappresentavasussisteva unper problemala vicinanza o (la localizzazionepresenza dei campi di sterminio; era più che eloquente) einoltre la maggior parte degli ebrei presenti in territorio polacco occupato era inabile al lavoro a causa delle difficili condizioni di vita nei ghetti. Gli ebrei, proseguì, andavano «allontanati al più presto dal territorio del Governatorato generale» sottolineandoe soprattuttoinsisté lsull'urgenza di eliminare il pericolo imminente di epidemie, chesecondo provenivalui provocato dall' «ebreo come portatore d'infezioni» e protagonista di contrabbando che sconvolgeva la struttura economica del Paese. Vennero così poste le premesse per dare inizio allo svuotamento dei ghetti che con le grandi deportazioni dal resto d'Europa<ref>{{cita|Collotti|p. 82}}.</ref>.
Ciò che Bühler intendeva realmente con «allontanamento» emerge a un'attenta lettura del penultimo paragrafo del verbale: «Al termine sono state discusse le possibilità di soluzione», a proposito delle quali sia Bühler sia il collega Meyer delegato del ministero per i Territori orientali occupati erano dell'idea che «determinate attività preparatorie in vista della soluzione finale [erano] da effettuare direttamente nei territori interessati». Con queste parole probabilmente Bühler e Meyer facevano riferimento ai metodi sviluppati e usati da mesi per uccidere gli ebrei nei loro distretti: fucilazioni in massa nei territori orientali occupati e in Galizia, ''gaswagen'' nella zona sottoposta a Meyer e la costruzione del [[campo di sterminio di Bełżec]] nel distretto di Lublino, iniziata nel novembre del 1941. Questi eccidi, già eseguiti o concretamente pianificati, riguardavano principalmente gli ebrei «inabili al lavoro», i quali andavano dapprima selezionati e separati dal resto della popolazione ebraica, poi subito uccisi; i restanti (comunque sia una minoranza) andavano impiegati per il lavoro forzato e poi sottoposti «ad adeguato trattamento», come Heydrich aveva spiegato nel suo discorso<ref name=C2Verbale/>.
 
Ciò che Bühler intendeva realmente con «allontanamento» emerge a un'attenta lettura del penultimo paragrafo del verbale: «Al termine sono state discusse le possibilità di soluzione», a proposito delle quali sia Bühler sia il collega Meyer (delegato del ministero per i Territori orientali occupati) erano dell'idea che «determinate attività preparatorie in vista della soluzione finale [erano] da effettuare direttamente nei territori interessati». Con queste parole probabilmente Bühler e Meyer facevano riferimento ai metodi sviluppati e usati da mesi per uccidere gli ebrei nei loro distretti: fucilazioni in massa nei territori orientali occupati e in Galizia, ''gaswagen''Gaswagen nella zona sottoposta a Meyer e la costruzione del [[campo di sterminio di Bełżec]] nel distretto di Lublino, iniziata nel novembre del 1941. Questi eccidi, già eseguiti o concretamente pianificati, riguardavano principalmenteper lo più gli ebrei «inabili al lavoro», i quali andavano dapprima selezionati e separati dal resto della popolazione ebraica, poi subito uccisi;. iI restanti (comunque sia una minoranza) andavanosarebbero stati impiegati per il lavoro forzato e poi sottoposti «ad adeguato trattamento», come Heydrich aveva spiegato nel suo discorso<ref name=C2Verbale/>.
 
Quando la riunione si concluse, i partecipanti discussero le «diverse possibilità di soluzione» (''die verschiedenen Arten der Lösungsmöglichkeiten''), e, nel corso della discussione, Meyer e Bühler insistettero perché i provvedimenti preparatori fossero iniziati dai territori occupati a est del Governatorato. QuindiFurono venneroquindi distribuite trenta copie del verbale che furono diffuse tra i ministeri e i principali uffici delle SS. Poco a poco l'annuncio della «soluzione finale» filtrò tra i ranghi della burocrazia, seppurseppure il livello di conoscenza di tale decisione tra i funzionari variavavariò a seconda della "vicinanza" dei singoli con il processo di sterminio<ref name=Hilberg443/>. Letta la propria copia, Joseph Goebbels annotò:
 
Quando la riunione si concluse, i partecipanti discussero le «diverse possibilità di soluzione» (''die verschiedenen Arten der Lösungsmöglichkeiten''), e nel corso della discussione, Meyer e Bühler insistettero perché i provvedimenti preparatori fossero iniziati dai territori occupati a est del Governatorato. Quindi vennero distribuite trenta copie del verbale che furono diffuse tra i ministeri e i principali uffici delle SS. Poco a poco l'annuncio della «soluzione finale» filtrò tra i ranghi della burocrazia, seppur il livello di conoscenza di tale decisione tra i funzionari variava a seconda della "vicinanza" dei singoli con il processo di sterminio<ref name=Hilberg443/>.
Letta la propria copia, Joseph Goebbels annotò:
{{Citazione|A questo punto la questione ebraica deve essere risolta su scala paneuropea<ref name=Evans306>{{cita|Evans|p. 306}}.</ref>.}}
 
Il quadro che emerge dal verbale è che, alla conferenza, Heydrich presentò ancora il progetto di una soluzione fondata sulle deportazioni in massa verso i territori sovietici occupati, piano a cui lavorava dalla primavera del 1941 e che si sarebbe potuto attuare solo a guerra finita. Lo scopo ultimo miravaera ala deportaredeportazione di 11 milioni di ebrei da tutta Europa verso la periferia del futuro impero tedesco, per poi sterminarli fisicamente in un arco di tempo ancora indeterminato, attraverso una miscela di lavoro forzato, catastrofiche condizioni di vita nei [[lager]], fucilazioni immediate e sterilizzazioni di massa. Le deportazioni dal territorio del Reich (già avviate sulla base di una risoluzione di Hitler) avevano anticipato in parte questo progetto, senza che la necessaria pianificazione e regolamentazione fosse stata conclusa, e ciò aveva indotto le autorità distaccate a [[Łódź]], [[Bełżec]], [[Riga]] e [[Minsk]]-[[Mahilëŭ|Mogilëv]] a predisporre o attuare lo sterminio sistematico degli ebrei nelle zone di loro competenza<ref name=C2Verbale/>. L'anticipo delle deportazioni era stato sostenuto e accelerato in modo sostanziale da Himmler, il quale poi si occupò di spingere i responsabili delle SS locali a utilizzare i metodi più «opportuni» per liquidare gli ebrei senza attendere la redazione di un piano globale, mentre Heydrich continuava a perseguire l'idea di una grande deportazione sulla base di un piano globale elaborato nei dettagli. A Wannsee Bühler fece riferimento, nel suo intervento, al fatto che la maggioranza degli ebrei del Governatorato Generale, la popolazione ebraica più numerosa sotto il dominio tedesco, poteva essere uccisa direttamente in loco, dichiarandola «inabile al lavoro»<ref name=C2Verbale/>.
Le deportazioni dal territorio del Reich - già avviate sulla base di una risoluzione di Hitler - avevano anticipato in parte questo progetto, senza che la necessaria pianificazione e regolamentazione fosse stata conclusa, e ciò portò le autorità distaccate a [[Łódź]], [[Bełżec]], [[Riga]] e [[Minsk]]-[[Mahilëŭ|Mogilëv]] a predisporre o attuare lo sterminio sistematico degli ebrei locali<ref name=C2Verbale/>.
L'anticipo delle deportazioni era stato sostenuto e accelerato in modo sostanziale da Himmler, il quale poi si occupò di spingere i responsabili delle SS locali a utilizzare i metodi più «opportuni» per liquidare gli ebrei senza attendere la redazione di un piano globale, mentre Heydrich continuava a perseguire l’idea di una grande deportazione sulla base di un piano globale elaborato nei dettagli. A Wannsee Bühler fece riferimento, nel suo intervento, al fatto che la maggioranza degli ebrei del Governatorato Generale, la popolazione ebraica più numerosa sotto il dominio tedesco, poteva essere uccisa direttamente in loco, dichiarandola «inabile al lavoro»<ref name=C2Verbale/>.
 
In questo la Conferenzaconferenza si fece in parte portavoce delle pressioni che il governatore generale Frank aveva fattoesercitato nelle settimane precedenti per accelerare l'eliminazione degli ebrei del Governatorato. Il 16 dicembre del 1941 Frank, parlando ai membri della sua amministrazione, aveva invocato il modo di procedere più spietato contro gli ebrei, dicendo chiaramentecon chiarezza che il problema non era di trasferirli ada est ma di liquidarli fisicamente. Gli ebrei altro non erano che «bocche inutili», anzi pericolosi (''außegerwöhnlicke schädliche Fresser'', ossia: "mangiatori eccezionalmente nocivi/pericolosi"),. e ilIl compito di liquidarlisterminarli vennefu assegnato al generale delle SSa [[Odilo Globočnik]], comandantegenerale delle SS e comandante della polizia del distretto di Lublino<ref>{{cita|Collotti|pp. 82-83}}.</ref>.
 
Così,Dunque la conferenza di Wannsee introdusseaveva introdotto un cambiamento di prospettiva: il "quando", il "come" e il "dove" della «soluzione finale» vennerofurono definiti, e la distruzione degli ebrei d'Europa, divennelungi unda progettoessere non piú da realizzarecompletata in gran parte a guerra finita, ma da portare afu terminescatenata durante il conflitto. con Lal'intenzione «soluzionedi finaleconcluderla dellaal questionepiù ebraica»presto. europeaInoltre il massacro non dovevaavrebbe più dovuto svolgersi nei territori sovietici occupati, mabensì nella Polonia posta sotto il dominio nazista; invece di uccidere gli ebrei conattraverso una miscela di catastrofiche condizioni difame, vitafatica e fucilazioni in massa, si prospettavaprospettò la possibilità di utilizzare le diverse tecniche di sterminio mediante gas, sviluppate e perfezionate nei mesi precedenti. DuranteIn la conferenza di Wannsee, si delineò dunque un'alternativa al programma della «soluzione finale» inizialmente proposto da Heydrich,ogni macaso le forme e le modalità con cui compiere la «soluzione finale» vennerofurono perfezionatelimate in seguito<ref name=C2Verbale/>.
 
=== Terminologia del verbale e concetto di «lavoro» ===
Secondo lo storico [[Daniel Goldhagen]] nelNel suo famoso libro ''I volenterosi carnefici di Hitler'', lo storico [[Daniel Goldhagen]] sostiene che la conferenza di Wannsee servì a HeyndrichHeydrich, anchetra le altre cose, per enunciare una nuova accezione della parola «lavoro» quando riferita agli ebrei. In un certo senso durante la riunione fu formalizzato il significato di quel «lavoro» che nella Germania nazista divenne «uno strumento di distruzione, parziale sinonimo di omicidio». In quellNell'occasione tutti i partecipanti furono istruiti su quali dovessero essere le finalità prioritarie del lavoro nel contesto della soluzione finale<ref>{{cita|Goldhagen|p. 357}}.</ref>.
[[File:Birkenau selection on the platform.jpg|miniatura|Divisione tra abili e inabili al lavoro degli ebrei appena giunti a Birkenau.]]
 
Il fenomeno del «lavoro» ebraico fu, secondo Goldhagen, il totale trionfo della politica e dell'ideologia sull'interesse economico, non soltanto perché questa forza lavoro enorme venne destinata allo sterminio, ma anche in un senso più profondo: condizionati com'erano dall'ideologia, i tedeschi trovarono molto difficile utilizzare gli ebrei nell'economia, dato che agli ebrei nelle mani dei nazisti non erano altro che uomini di fatto già condannati a morte, ai quali veniva concessa una temporanea parentesi di lavoro che però non era altro uno strumento con il quale ucciderli<ref>{{cita|Goldhagen|p. 358}}.</ref>.
Le SS non interpretarono in modo razionale la necessità di utilizzare manodopera coatta per l'economia di guerra, quindi lo sfruttare al massimo i detenuti non comportava la necessità di migliorarne le condizioni di vita. Andavano costretti a incrementare la propria produttività con la violenza e con il terrore, ma, sul medio-lungo termine, altro non erano che ostacoli al riordinamento razziale dell'Europa orientale. Per questo erano sottoposti allo «sterminio attraverso il lavoro» (''Vernichtung durch Arbeit'')<ref>{{cita|Evans|pp. 304-305}}.</ref>.
 
[[File:Birkenau selection on the platform.jpg|miniatura|Divisione tra abili e inabili al lavoro degli ebrei appena giunti a Birkenau.]]
Questo processo di «sterminio attraverso il lavoro» venne formalizzato a Wannsee ma di fatto era un processo già in atto da alcuni mesi. Nel novembre 1941 ad esempio, il commissario del Reich (''Reichskommissar'') [[Hinrich Lohse]] chiese se la posizione ufficiale del ministero per i Territori orientali occupati fosse quella di «liquidare tutti gli ebrei dell'Ostland» e se ciò dovesse avvenire «senza riguardo per il sesso, l’età o gli interessi di natura economica (sottintendendo proprio gli ebrei impiegati nelle fabbriche di armamenti o generalmente nell'economia tedesca)»; il 22 dicembre gli fu risposto che, a seguito delle «trattative verbali» avvenute nel frattempo (intendendo probabilmente un incontro tra Himmler e Rosenberg del 15 novembre 1941), si era giunti alla conclusione che «la regolamentazione del problema [doveva] prescindere da qualsiasi considerazione di natura economica» e ogni dubbio in merito andava chiarito direttamente con il [[SS- und Polizeiführer|Hsspf]] Heydrich<ref>{{cita|Longerich|Capitolo secondo. La conferenza di Wannsee - I delegati delle autorità civili di occupazione}}.</ref>.
 
Il fenomeno del lavoro ebraico fu, secondo Goldhagen, il totale trionfo della politica e dell'ideologia sull'interesse economico, non soltanto perché questa ragguardevole forza lavoro fu destinata allo sterminio, ma anche in un senso più profondo: condizionati com'erano dall'ideologia, i tedeschi trovarono molto difficile utilizzare gli ebrei nell'economia, visti sostanzialmente come condannati a morte e per i quali una temporanea parentesi di lavoro era considerata come un'altra modalità di uccisione<ref>{{cita|Goldhagen|p. 358}}.</ref>. Le SS non interpretarono in modo razionale la necessità di utilizzare manodopera coatta per l'economia di guerra, perciò lo sfruttamento massimo dei detenuti non corrispose mai alla necessità di migliorarne le condizioni di vita; al contrario, l'incremento di produttività era da ottenersi con la violenza e con il terrore. Ma, sul medio-lungo termine, non rappresentavano altro che ostacoli al riordinamento razziale dell'Europa orientale e, pertanto, era giustificato il loro «sterminio attraverso il lavoro» (''Vernichtung durch Arbeit'')<ref>{{cita|Evans|pp. 304-305}}.</ref>.
Nell'ottobre 1942 - a riconferma di come il «lavoro» per gli ebrei non era altro che uno strumento atto al loro sterminio - Himmler concluse l'ordine di concentramento temporaneo degli ebrei delle regioni di [[Varsavia]] e [[Lublino]] in «pochi grandi campi di lavoro industriale» osservando: «naturalmente anche in questi luoghi gli ebrei prima o poi spariranno, secondo i desideri del Führer»<ref>{{cita|Goldhagen|pp. 357-358}}.</ref>.
 
Questo processotipo di «sterminio attraverso il lavoro» vennefu formalizzato a Wannsee ma, di fatto, era un processo già in atto da alcuni mesi. Nel novembre 1941 ad esempio, il commissario del Reich (''Reichskommissar'') [[Hinrich Lohse]] chiese se la posizione ufficiale del ministero per i Territori orientali occupati fosse quella di «liquidare tutti gli ebrei dell'Ostland» e se ciò dovesse avvenire «senza riguardo per il sesso, l’etàl'età o gli interessi di natura economica» – (sottintendendo proprio gli ebrei impiegati nelle fabbriche di armamenti o generalmente nell'economia tedesca)»;. ilIl 22 dicembre gli fu risposto che, a seguito delle «trattative verbali» avvenute nel frattempo (intendendoforse probabilmenteun riferimento obliquo a un incontro tra Himmler e Rosenberg del 15 novembre 1941precedente), si era giunti alla conclusione che «la regolamentazione del problema [doveva] prescindere da qualsiasi considerazione di natura economica» e ogni dubbio in merito andava chiarito direttamente con il [[SS- und Polizeiführer|Hsspf]] Heydrich<ref>{{cita|Longerich|Capitolo secondo. La conferenza di Wannsee - I delegati delle autorità civili di occupazione}}.</ref>. Nell'ottobre 1942, a riconferma del concetto nazista antisemita di lavoro, Himmler concluse l'ordine di concentramento temporaneo degli ebrei delle regioni di [[Varsavia]] e Lublino in «pochi grandi campi di lavoro industriale» osservando: «naturalmente anche in questi luoghi gli ebrei prima o poi spariranno, secondo i desideri del Führer»<ref>{{cita|Goldhagen|pp. 357-358}}.</ref>.
Pur annacquando tale brutalità espressiva, in alcuni punti chiave il verbale chiariva che gli ebrei d'Europa erano destinati a morire in un modo o nell'altro. Peraltro quasi tutti gli uomini seduti intorno al tavolo, avevano dato ordine diretto o indiretto di uccidere degli ebrei. Hofmann, Schöngarth, Lange e Müller avevano disposto o condotto gli eccidi perpetrati dagli ''Einsatzgruppen''; Eichmann e Martin Luther avevano esplicitamente richiesto la liquidazione di tutti gli ebrei serbi; vari partecipanti, tra cui i delegati della Cancelleria del partito e del ministero degli Esteri, avevano visionato con ogni probabilità le statistiche relative alle stragi redatte dalle squadre operative e spedite a Berlino; e i funzionari del Governatorato generale e del ministero per i Territori orientali occupati presenti a Wannsee avevano già sottoscritto lo sterminio degli ebrei «inabili al lavoro» – o creato nei ghetti condizioni che sapevano avrebbero sortito conseguenze fatali per gran parte dei loro abitanti<ref name=Evans305/>.
 
Pur annacquando tale brutalità espressiva, in alcuni punti chiave il verbale chiariva che gli ebrei d'Europa erano destinati a morire in un modo o nell'altro. Peraltro quasi tutti gli uomini seduti intorno al tavolo, avevano dato ordine diretto o indiretto di uccidere degli ebrei. Hofmann, Schöngarth, Lange e Müller avevano disposto o condotto gli eccidi perpetrati dagli ''Einsatzgruppen''; Eichmann e Martin Luther avevano esplicitamente richiesto la liquidazione di tutti gli ebrei serbi; vari partecipanti, tra cui i delegati della Cancelleria del partito e del ministero degli Esteri, avevano visionato con ogni probabilità le statistiche relative alle stragi redatte dalle squadre operative e spedite a Berlino; e i funzionari del Governatorato generale e del ministero per i Territori orientali occupati presenti a Wannsee avevano già sottoscritto lo sterminio degli ebrei «inabili al lavoro» – (o creato nei ghetti condizioni che sapevano avrebbero sortito conseguenze fatali per gran parte dei loroessere abitantiletali)<ref name=Evans305/>.
Quando dovevano parlare di deportazioni, i burocrati facevano allusione ad una «migrazione ebraica», mentre nella corrispondenza ufficiale gli ebrei venivano rappresentati come persone «senza fissa dimora», che venivano «evacuati» (''evakuiert'') e «reinsediati» (''umgesiedelt'', ''ausgesiedelt''), verso «destinazione sconosciuta» (''wanderten ab'') e «scomparivano» (''verschwanden'')<ref name=Hilberg443/>.
 
Quando dovevano parlare di deportazioni, i burocrati facevano allusione a una «migrazione ebraica». Nella corrispondenza ufficiale gli ebrei venivano rappresentati come persone «senza fissa dimora», che venivano «evacuati» (''evakuiert'') e «reinsediati» (''umgesiedelt'', ''ausgesiedelt'') in una «destinazione sconosciuta» (''wanderten ab'') dove «scomparivano» (''verschwanden'')<ref name=Hilberg443/>. Questi termini erano uno strumento di rimozione psicologica, e non a caso furono ripetuti durante il [[processo di Norimberga]], quando,: interrogati dall'avvocato [[Robert Kempner]], i partecipanti alla conferenza dichiararono di non ricordare o di non aver percepito la complessità dell'evento a cui stavano partecipandocontribuendo<ref name=Conclusioni>{{cita|Longerich|Conclusioni. Wannsee: luogo della memoria}}.</ref> Bühler giurò che Heydrich l'aveva «persuaso del fatto che l'evacuazione degli ebrei si sarebbe svolta in modo umanitario, se non per amor loro, almeno per la volontà di difendere la fama e la reputazione del popolo tedesco». Klopfer affermò di non ricordare «se [fosse] rimasto fino alla fine» e subito dopo puntualizzò che si era comunque parlato solo dell'«evacuazione» degli ebrei». Leibbrandt disse che era stata «una riunione come tante: nessuno sa mai esattamente di cosa si parla e poi viene redatto un verbale», mentre Neumann testimoniò di non aver avuto «niente a che vedere, per ragioni di servizio», con la riunione. Stuckart dichiarò: «Non vi ho preso parte [...] Non ricordo, non posso più dire niente con certezza»; alla fine ammise di essere stato presente, ma negò di aver proposto la sterilizzazione dei ''Mischlinge'', salvo ritrattare e illustrare l'intervento medico come un'alternativa a misure più drastiche, quando l'accusa impugnò il verbale della riunione<ref name=Conclusioni/>.
Bühler giurò che Heydrich l'aveva «persuaso del fatto che l'evacuazione degli ebrei si sarebbe svolta in modo umanitario, se non per amor loro, almeno per la volontà di difendere la fama e la reputazione del popolo tedesco»; Klopfer disse di non ricordare «se [fosse] rimasto fino alla fine», in ogni caso, affermò, si era parlato solo dell'«evacuazione» degli ebrei; Leibbrandt disse che era stata «una riunione come tante: nessuno sa mai esattamente di cosa si parla e poi viene redatto un verbale»; Neumann testimoniò di non aver avuto «niente a che vedere, per ragioni di servizio», con la riunione; Stuckart dichiarò: «Non vi ho preso parte [...] Non ricordo, non posso più dire niente con certezza», e anche se alla fine ammise di essere stato presente, negò di aver proposto la sterilizzazione dei ''Mischlinge'' e poi, siccome il verbale provava il contrario, cominciò a illustrare la sterilizzazione come un'alternativa a misure più drastiche<ref name=Conclusioni/>.
 
Ma comeCome ammise anni dopo Eichmann, l'uomo incaricato di stendernestendere i verbali della conferenza, invece si era parlato apertamente di sterminio, spesso «in termini decisamente rudi [...] in assoluto contrasto con i formalismi del linguaggio giuridico»<ref name=Evans305>{{cita|Evans|p. 305}}.</ref>;. nelNel 1961, durante il suo processo, Eichmann alla domanda postagli dal presidente della corte [[Moshe Landau]], riguardo a cosa si fosse realmente discusso nel corso della conferenza, egli rispose: «Si parlò di uccisioni, di eliminazione e di sterminio. [...]<ref>Testimonianza di Adolf Eichmann del 24 luglio 1961, in ''The Trial of Adolf Eichmann'', ''[http://www.nizkor.org/hweb/people/e/eichmann-adolf/transcripts/Sessions/Session-107-02.html Session 107] {{Webarchive|url=https://web.archive.org/web/20070801052927/http://www.nizkor.org/hweb/people/e/eichmann-adolf/transcripts/Sessions/Session-107-02.html |data=1 agosto 2007 }}'' dal sito web «Nizkor». Riportato il 28 agosto 2007.</ref>».
 
== Le conseguenze ==