Differenze tra le versioni di "Ragazza afgana"

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Nel 1984 il fotografo statunitense Steve McCurry, giunto sul subcontinente asiatico per documentare gli effetti distruttivi del [[monsone]] ed il fascino delle ferrovie indiane, fu contattato dalla redazione del [[National Geographic]] che gli propose di scattare un fotoreportage nei vari campi di profughi allestiti lungo la frontiera afgano-pakistana. Pur subendo pesantemente le conseguenze del conflitto bellico contro l'invasione sovietica (ne è prova la quantità di feriti che accorrevano giornalmente negli ospedali organizzati della [[Croce Rossa]]), i rifugiati continuavano stoicamente le loro vite. La produzione di tappeti non subì battute d'arresto, e i profughi più giovani potevano persino fruire di un sistema scolastico di fortuna, ospitato in alcune tende.<ref name=A>{{cita|McCurry|p. 71|SMC}}.</ref>
 
[[File:Sharbat Gula (4866237430).jpg|thumb|Riproduzione grafica della ''Ragazza afgana'']]
McCurry accettò la richiesta del National Geographic e si recò immediatamente nella provincia della Frontiera del Nord Ovest in Pakistan, dove iniziò il proprio servizio fotografico. Fu nel campo di [[Nasir Bagh]] che il fotografo, passeggiando, udì delle voci chiassose provenire da una tenda, che immaginò ospitare una classe scolastica. Entrato, e ricevuta l'autorizzazione per fotografare le alunne dall'insegnante, fu immediatamente colpito dallo sguardo magnetico ed enigmatico di una delle ragazzine:
{{citazione|Mi accorsi subito di quella ragazzina [...]. Aveva un'espressione intensa, tormentata e uno sguardo incredibilmente penetrante - eppure aveva solo dodici anni. Siccome era molto timida, pensai che se avessi fotografato prima le sue compagne avrebbe acconsentito più facilmente a farsi riprendere, per non sentirsi meno importante delle altre|Steve McCurry}}
 
[[Bill Garrett]], al tempo direttore della rivista, non era tuttavia dello stesso avviso: «Rammento chiaramente che la famosa foto della ragazza afgana di Steve si trovava tra le 'seconde scelte'. Non appena l'ho vista, ho capito che era formidabile». Fu grazie al provvidenziale intervento di Garrett che l'immagine, inizialmente derubricate dalle candidate alla pubblicazione, finì sulla copertina del ''National Geographic'' del giugno 1985, vol. 167, n. 6.<ref name=C/>
 
== Analisi ==
Sin da subito la ''Ragazza afgana'' conobbe uno sfolgorante successo:
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