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Stazione di Laerru

stazione ferroviaria di Laerru (SS)
Laerru
stazione ferroviaria
Laerru - Stazione ferroviaria (05).JPG
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàLaerru
Coordinate40°48′47.8″N 8°50′30.3″E / 40.813278°N 8.84175°E40.813278; 8.84175Coordinate: 40°48′47.8″N 8°50′30.3″E / 40.813278°N 8.84175°E40.813278; 8.84175
Lineeferrovia Sassari-Palau
Caratteristiche
TipoStazione ferroviaria passante in superficie
Stato attualeattiva per usi turistici
Attivazione1931
Binari2

La stazione di Laerru è una stazione ferroviaria situata nel comune di Laerru lungo la ferrovia Sassari-Tempio-Palau, utilizzata esclusivamente per i servizi turistici legati al Trenino Verde.

Indice

StoriaModifica

 
Il fabbricato viaggiatori della stazione: il servizio di trasporto pubblico nell'impianto cessò nel 1997

La stazione venne realizzata dalle Ferrovie Settentrionali Sarde negli anni di costruzione della ferrovia tra Sassari e Palau, venendo inaugurata insieme al tratto iniziale della stessa (tra Sassari e Tempio Pausania) il 16 novembre 1931[1]. La titolarità dello scalo e della linea passò in seguito alle Strade Ferrate Sarde nel 1933, a cui subentrarono le Ferrovie della Sardegna nel 1989.

L'impianto venne utilizzato regolarmente sino al 16 giugno 1997[2], data in cui il tronco tra Nulvi e Palau della linea, comprendente anche lo scalo di Laerru, venne chiuso al traffico ordinario venendo destinato all'esclusivo impiego turistico. Dal 2010 la stazione è gestita dall'ARST.

Strutture e impiantiModifica

 
I due binari di cui è dotato l'impianto visti in direzione Palau; sulla sinistra l'area dove era collocato il dismesso tronchino merci

Situata alla periferia sud-est del centro abitato di Laerru, la stazione è dotata a livello infrastrutturale di due binari[3] aventi scartamento da 950 mm e attrezzati per la ricezione di treni viaggiatori, di cui il primo di corsa e il secondo passante, entrambi dotati di una propria banchina[3]. In origine nell'impianto era presente un terzo binario atto a servire il dismesso scalo merci della stazione[3][1] giungendo dinanzi al piano caricatore ed al magazzino merci dell'impianto, ancora presenti come la sagoma limite sebbene quest'ultima priva del binario sottostante.

Per quanto riguarda i locali presenti per il servizio ferroviario la stazione è dotata di un fabbricato viaggiatori, un edificio a pianta rettangolare a tre luci sui lati maggiori con sviluppo su due piani e tetto a falde[3]. A livello stilistico riprende le caratteristiche architettoniche comuni agli scali costruiti dalle Ferrovie Settentrionali Sarde nel nord Sardegna negli anni trenta.

Come in molte stazioni delle linee a scartamento ridotto sarde in aderenza allo stabile principale è posto il magazzino merci dello scalo, mentre in un piccolo fabbricato sono ospitate le ritirate della stazione. All'altezza dello scambio di accesso all'impianto lato Sassari è situata inoltre una casa cantoniera della linea, non più in uso per fini ferroviari, posta in origine a guardia di un limitrofo passaggio a livello.

MovimentoModifica

L'impianto dal giugno 1997 è utilizzato esclusivamente per le relazioni turistiche del Trenino Verde, effettuate a partire dal 2010 a cura dell'ARST.

ServiziModifica

 
Il locale dei servizi igienici

La stazione è dotata di servizi igienici e di una sala d'attesa, sebbene in entrambi i casi non siano di norma a disposizione dell'utenza.

  •   Sala d'attesa
  •   Servizi igienici

NoteModifica

  1. ^ a b Altara, p. 301.
  2. ^ Ferrovie "puntuali" per i tagli alle linee, in L'Unione Sarda, 18 giugno 1997.
  3. ^ a b c d Luigi Prato, La stazione di Laerru, in Lestradeferrate.it. URL consultato il 6 dicembre 2015.

BibliografiaModifica

  • Edoardo Altara, Binari a Golfo Aranci - Ferrovie e treni in Sardegna dal 1874 ad oggi, Ermanno Albertelli Editore, 1992, ISBN 88-85909-31-0.
  • Elettrio Corda, Le contrastate vaporiere - 1864/1984: 120 anni di vicende delle strade ferrate sarde: dalle reali alle secondarie, dalle complementari alle statali, Chiarella, 1984.
  • Francesco Ogliari, La sospirata rete, Milano, Cavallotti Editori, 1978.

Voci correlateModifica

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