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Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

romanzo scritto da Luis Sepúlveda
Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare
Titolo originaleHistoria de una gaviota y del gato que le enseñó a volar
AutoreLuis Sepúlveda
1ª ed. originale1996
1ª ed. italiana1996[1]
Genereromanzo
Lingua originalespagnolo
AmbientazioneAmburgo
ProtagonistiIl gatto Zorba
La gabbianella Fortunata
AntagonistiI topi,i 2 gatti
Altri personaggiI gatti Diderot, Colonnello, Segretario, Sopravento e Bubulina
La gabbiana Kengah
La scimmia Mattia
Il poeta.

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (Historia de una gaviota y del gato que le enseñó a volar) è un romanzo di Luis Sepúlveda pubblicato nel 1996.

Il libro da alcuni anni è solitamente proposto agli alunni nelle scuole elementari e medie italiane.[senza fonte]

TramaModifica

Uno stormo di gabbiani è di ritorno dalla migrazione, e una di loro, Kengah, è pronta per deporre il suo primo uovo. Vicino al golfo di Biscaglia lo stormo si tuffa in acqua per mangiare delle aringhe ma ad un certo punto il capo dello stormo impone un decollo di emergenza a causa di un pericolo. Kengah tuttavia non sente l'ordine, rimane sott’acqua e, quando riemerge finisce bloccata in una pozza di petrolio, chiamato "peste nera" dai gabbiani. Kengah riesce a liberarsi e a raggiungere la città di Amburgo, dove finisce sul balcone di una casa. In quella casa abita Zorba, un grosso gatto nero con una piccola macchia bianca sulla gola.

Kengah, sfinita , usa le sue ultime forze per deporre l'uovo, e chiede a Zorba di farle tre promesse: non mangiare l'uovo, prendersi cura del piccolo che ne nascerà e insegnargli a volare. Zorba accetta e si reca dai suoi amici gatti, Segretario e Colonnello. Spiega a loro tutto quello che gli è successo, e così i tre si recano dal gatto più intelligente del porto, Diderot, che possiede un'enciclopedia, per chiedergli come ripulire Kengah dal petrolio. Diderot li informa che per tale operazione è sufficiente della benzina. Procurata la benzina, i tre amici si recano dalla gabbiana, ma la trovano già morta dopo aver deposto l'uovo.

Zorba si occupa di covare l'uovo, e una volta nato il piccolo, che è una gabbianella che viene battezzata dai gatti Fortunata (in quanto è stata fortunata a trovarsi sotto la loro protezione), gli altri gatti si prendono gioco di Zorba, visto che Fortunata è convinta che il gatto sia sua madre. Superando molte difficoltà, Zorba e i suoi amici riescono a far crescere dentro Fortunata il desiderio di poter volare. Tuttavia i gatti si rendono presto conto che, per imparare a volare, c'è bisogno dell'aiuto di un umano, il che significa dover infrangere il tabù che impone ai gatti di non parlare la lingua umana. Appurato che è sufficiente scegliere con attenzione l'umano con cui dialogare, si recano da un poeta, che è il padrone di una meravigliosa gatta della quale tutti i gatti della città sono innamorati, Bubulina. Il poeta dice loro che, per volare, la gabbiana dovrà saltare dal campanile di San Michele. Fortunata, così, si getta dal campanile e impara a volare come una vera e propria gabbiana.

Nel cinemaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: La gabbianella e il gatto.

Dal romanzo è tratto il film d'animazione La gabbianella e il gatto di Enzo D'Alò. Lo stesso Luis Sepúlveda partecipò al doppiaggio italiano del film nel ruolo del poeta.

EdizioniModifica

NoteModifica

  1. ^ Catalogo SBN, su sbn.it. URL consultato il 28 maggio 2012.

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