Stragi di Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme

Stragi di Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme
Cimitero di Stramentizzo - Lapide vittime 1945.jpg
Lapide per le vittime civili di Stramentizzo nel cimitero del paese
Tipofucilazione
Data2 - 4 maggio 1945
LuogoZiano di Fiemme, Stramentizzo e Molina di Fiemme
StatoItalia Italia
ResponsabiliTruppe tedesche
MotivazioneRappresaglia per l'uccisione di un soldato tedesco
Conseguenze
Morti45

Le stragi di Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme furono le ultime stragi naziste compiute in Italia tra il 2 e il 4 maggio 1945 durante la seconda guerra mondiale da parte delle SS: vi morirono 45 persone.

In realtà furono due gli episodi:

  • a Ziano di Fiemme il 2-3 maggio 1945;
  • a Stramentizzo e Molina di Fiemme il 3-4 maggio 1945.

I fattiModifica

Dopo che la seconda guerra mondiale era finita e le truppe tedesche erano oramai in disfatta anche in Trentino,[1] durante la ritirata nella Zona d'operazioni delle Prealpi (Operationszone Alpenvorland - OZAV) si ebbe la crescita di una Resistenza effettuata dalle brigate partigiane. I tedeschi per contrapporsi effettuarono rastrellamenti e interruppero le vie di comunicazione per il nemico.[2]

Una pattuglia composta dai partigiani Franz Kollmann, disertore tedesco, e Carlo Tonini della Valfloriana, provenienti da Ziano, fermò una Kübelwagen con a bordo tre soldati appartenenti alle SS e decisero di disarmarli. In realtà questi non erano altro che l'avanguardia di un reparto della SS proveniente dal monte Altissimo che stava procedendo verso Predazzo dove si trovava la Gebirgskampfschule der Waffen-SS ovvero la scuola di guerra alpina delle SS. Giunsero in loco questi rinforzi e incominciarono a sparare contro i partigiani, procurando la morte di 13 persone e il ferimento di altre 14 oltre all'incendio di 16 abitazioni.[3]

La sera del 3 maggio un nucleo di partigiani fermò un'auto appartenente alla Croce Rossa in località Miravalle, ma in realtà al suo interno vi erano soldati appartenenti alle SS; due di loro furono uccisi mentre un tenente medico venne solamente ferito. Tra le file dei partigiani, invece, ne morirono due.

Probabilmente allertati dall'autista del mezzo, che riuscì a fuggire, alle 6 del giorno seguente una forza di SS giungeva a Stramentizzo e per rappresaglia circondò la frazione e sparando entrarono in alcune abitazioni a volte dando fuoco alle stesse. Al termine di questo scontro si contano tra i morti 10 civili e 11 partigiani mentre il resto della popolazione scappò su per il bosco per sfuggire alla morte.[4]


Di seguito proseguirono per Molina e successivamente Castello di Fiemme. Giacinta Dallabona in Corradini che viveva nella prima casa del paese (oggi casa Weber) allertata da alcuni molinari che stavano scappando verso Cavalese prese subito in mano la situazione e allertando tutti nel vicinato assieme all'aiuto dei parenti decise di far allontanare tutti gli uomini, gli anziani e i bambini dall'abitato. Le donne avrebbero preparato nel fienile della casa della Dallabona un abbondante pranzo accompagnato da musica e divertimento se necessario. Fu così che la squadra punitiva giunta alle porte di Castello di Fiemme venne fermata e accolta da questo gruppo di donne. Quello che accadde in quelle ore non è mai stato raccontato ma i soldati ripartirono senza bruciare il paese.

Il giorno che le truppe si ritirarono verso Trento passarono davanti alla casa della Dallabona e scaricarono i mitragliatori sparando sui muri della casa come monito: se fossero tornati non sarebbero cascati un'altra volta tra le smancerie delle paesane. I colpi di mitragliatrice furono visibili a tutti fino agli anni '90, successivamente la casa venne risistemata e cancellati i segni del passaggio delle SS ma ne rimangono ancora testimonianze fotografiche.

Giacinta Dallabona in Corradini non era partigiana e non propendeva per la loro causa, ma aveva a cuore la sua famiglia e la gente del paese. Venne dimenticata nel suo atto eroico perché non partigiana. Alcuni dei partigiani che parteciparono all'agguato di Stramentizzo vennero poi puniti assurdamente dalla popolazione per aver cercato di fermare truppe nemiche ancora armate sul suolo italiano che non si erano arrese e che si vendicarono causando tanto dolore alla comunità.[senza fonte]


NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Lorenzo Gardumi, Maggio 1945: «a nemico che fugge ponti d'oro»: la memoria popolare e le stragi di Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme, Fondazione museo storico del Trentino, 2008, ISBN 978-887197-105-6.
  • Thomas E. Johnson, Sidney S. Asher, Walther J. Esco, Interviste nei giorni successivi rilasciate agli ufficiali americani, 16 giugno 1945

Voci correlateModifica