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I Surena erano una delle più potenti famiglie dell'impero partico.

Il più illustre rappresentante della casata fu Rostam Surena-Pahlavi (84 a.C. - 52 a.C.), che ricoprì la carica di Spahbod (generalissimo) e sconfisse Marco Licinio Crasso a Carre nel 53 a.C.

Così lo descrisse Plutarco:

«Surena era un uomo fuori dal comune: per ricchezza, natali e onore secondo solo al re; per coraggio e abilità il migliore dei Parti del suo tempo; per statura e bellezza, senza eguali. Quando viaggiava per il paese mille dromedari portavano i suoi bagagli e duecento carri il suo harem. Mille cavalieri corazzati e ancora più numerosi cavalieri leggeri gli facevano da scorta. Il numero totale dei suoi cavalieri, dei suoi vassalli e dei suoi schiavi era di almeno centomila uomini. Aveva, quale antico privilegio della sua famiglia, il diritto di essere il primo a porre il diadema sulla testa del re durante l'incoronazione.»

(Plutarco, Vita di Crasso 21)

La famigliaModifica

La famiglia conservò il diritto di incoronare il monarca fino alla fine della dinastia arsacide. Quando i Sasanidi si impadronirono del trono di Persia i Surena passarono dalla loro parte e rimasero a capo dell'esercito. Il loro feudo era il Sistan, ma possedevano terre anche in altre parti dell'impero. Le loro tracce si perdono nel IX secolo.

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