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Théodore Rousseau

Pierre Étienne Théodore Rousseau (Parigi, 15 aprile 1812Barbizon, 22 dicembre 1867) è stato un pittore francese, considerato uno dei maggiori esponenti della scuola di Barbizon.

Indice

BiografiaModifica

Théodore Rousseau nacque il 15 aprile 1812 a Parigi, in una famiglia di estrazione borghese. Terminati gli studi secondari pensò per qualche periodo di entrare in un politecnico: ciò malgrado, ben prestò rivelò una palese vocazione pittorica che inizialmente coltivò studiando la pittura con lo zio Pierre-Alexandre Pau de Saint Martin. Successivamente passò sotto la guida di Jean Charles Joseph Remond e di Guillon-Lethie; a tali studi, tuttavia, il giovane Théodore affiancò un'intensa attività da autodidatta, copiando autonomamente i capolavori del Louvre e dipingendo dal vero. Per dirla come Pierre Lavedan, dopo aver abbandonato le botteghe Théodore «se ne andò [...] solitario a piantare il suo cavalletto nei dintorni di Parigi, preoccupandosi solamente di riprodurre con esattezza ciò che vedeva».[1] Tra i pittori suoi prediletti vi era il paesaggista inglese John Constable, del quale ammirava la pennellata libera e morbida.

Nel 1830 si recò in Alvernia, regione della Francia ricca di valli, montagne, pascoli e folte foreste dove egli mise a punto le sue doti da paesaggista. Debuttò al Salon del 1831 con un quadro raffigurante un paesaggio dell'Alvernia, e partecipò a tale esposizione anche nel 1833, 1834 e 1835, non mancando di suscitare consensi e trovare il favore anche di personalità eminenti, quali il duca d'Orleans (che acquistò un suo dipinto) e il Principe di Joinville. Nel 1836, tuttavia, al Salon fu rifiutato un suo dipinto (La discesa delle vacche dagli altipiani del Giura), considerato dalla giuria una «cosa mostruosa».[1]

Dopo aver subito un tale smacco cercò rifugio nel villaggio di Barbizon, ai limiti dell'incontaminata foresta di Fontainebleau, a sud di Parigi. In questo paesello si era già riunita una variegata colonia di artisti che pure studiavano dal vero e prediligevano temi paesaggistici; Rousseau è considerato tuttora il capo di questa scuola romantica di paesaggio (detta, per l'appunto, «di Barbizon») «per la serietà e coerenza degli assunti e per l'altezza delle attuazioni» (Treccani). Egli, tuttavia, aveva un animo inquieto e travagliato e non di rado decideva di lavorare autonomamente, partendo di buon mattino e rifugiandosi negli angoli più aspri della foresta, presso le gole di Âpremont. Viaggiò molto, soprattutto con l'amico Jules Dupré, con il quale si recò nella Creuse, nelle Lande e all'ŷle-Adam.[1]

Quando nel 1848 poté esporre nuovamente proprie opere al Salon Rousseau vi presentò un grandissimo numero di lavori, acquistando gradualmente consensi e riscuotendo un successo clamoroso all'esposizione universale del 1855. La notorietà acquisita, tuttavia, non lo inebriò, e già nel 1849 - stanco della vita mondana di Parigi - si era ritirato con la famiglia a Barbizon, dove poteva godere dell'amicizia di Jean-François Millet. Morì, infine, il 22 dicembre 1867, stroncato da un attacco di emiplegia all'età di cinquantasei anni.[1]

StileModifica

 
Théodore Rousseau, Albero di Quercia, Apremont (1850–1852)

Théodore Rousseau è oggi unanimemente considerato uno dei più sensibili paesaggisti dell'Ottocento francese. Egli, in particolare, si rifugiò in un'idea di natura trepidante e squisitamente malinconica, indagandone soprattutto la resa con i fenomeni atmosferici. Tra i suoi soggetti prediletti, in particolare, vi sono gli alberi, motivo della sua gloria: Rousseau, infatti, «amava ritrarre grandi alberi, a massa, in terreni piatti e paludosi dai lontani orizzonti, usando un colore greve, denso e affocato, lavorato dal pennello» (Treccani). Tra i suoi lavori più significativi in tal senso ricordiamo il Viale dei castagni presso Bressuire (1837-40), La passerella (1855 circa) e il Tramonto nella foresta (1866 circa).[2]

Riportiamo di seguito un commento di Pierre Lavedan:

«Il R[ousseau] è il capo di quella scuola francese di paesaggio che, alla metà del sec. XIX, oppone la natura all'uomo e cerca nelle foreste una emozione pura e quasi religiosa. Le sue lettere esprimono perfettamente questo amore mistico per l'albero, al di là del quale egli ritrova Dio. Il suo allontanamento dai Salons lo porta a non sacrificare in nulla il suo ideale. Egli rifugge dai facili accomodamenti, concepisce sempre il quadro come un complesso, e trascura, quando è necessario, il particolare. Il suo disegno è un'architettura alla quale dànno vita colore e tocco costantemente variati»

(Pierre Lavedan[1])

Opere in musei e collezioniModifica

  • Alberi annosi, olio su tela, 46x46 cm.[3]

NoteModifica

  1. ^ a b c d e Pierre Lavedan, ROUSSEAU, Théodore, in Enciclopedia Italiana, Roma, Treccani, 1936. URL consultato il 13 dicembre 2016.
  2. ^ Rousseau, Théodore, in Enciclopedie on line, Treccani. URL consultato il 13 dicembre 2016.
  3. ^ Donazione Palizzi, 1898. Vediː Galleria dell'Accademia,  p. 122.

BibliografiaModifica

  • Anna Caputi, Raffaello Causa, Raffaele Mormone (a cura di), La Galleria dell'Accademia di Belle Arti in Napoli, Napoli, Banco di Napoli, 1971, SBN IT\ICCU\NAP\0178087.

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