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Tomaso Perassi

docente, giurista e politico italiano
Tomaso Perassi
Tomaso Perassi.jpg
Tomaso Perassi

Deputato dell'Assemblea Costituente
Gruppo
parlamentare
Repubblicano
Collegio Unico nazionale
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Repubblicano Italiano
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione docente universitario

Tomaso Perassi (Intra, 25 settembre 1886Milano, 3 novembre 1960) è stato un docente, giurista e politico italiano, presidente dell'Alta Corte per la Regione Siciliana e giudice costituzionale dal 1955 al 1960 nonché vicepresidente dal 1957.

BiografiaModifica

Originario di Zoverallo, nel 1909 si è laureato in giurisprudenza all'Università di Pavia con il massimo dei voti discutendo la tesi "Confederazione di stati e stato federale".[1]

Nel 1914 è diventato professore di Istituzioni di diritto pubblico e di diritto internazionale presso l'Istituto Superiore di Commercio di Bari, nel 1921 si è trasferito alla Facoltà di scienze economiche e commerciali di Napoli e nel 1928 all'Istituto Superiore di Scienze economiche e commerciali dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".[2]
Nel 1937 è diventato professore di diritto internazionale nella Facoltà di giurisprudenza dello stesso ateneo.[2]

Come consulente del Ministro degli affari esteri dal 1931 al 1936 ha fatto parte della delegazione italiana presso la Società delle Nazioni e dal 1944 è stato segretario generale del contenzioso diplomatico.[2]

Nel 1946 è stato eletto per il Partito Repubblicano Italiano deputato all'Assemblea Costituente nella quale è stato:[3]

  • segretario della Giunta per il regolamento interno;
  • segretario della Commissione per la Costituzione (Commissione dei 75) e della seconda sottocommissione che si è occupata dell'"Organizzazione costituzionale dello Stato";
  • membro del Comitato di redazione;
  • membro della sottocommissione per l'esame del disegno di legge sulla stampa.

Inoltre è stato presidente della sottocommissione che si è occupata dell'ordinamento delle regioni a statuto speciale.[4]

Nell'ambito dei lavori della seconda sottocommissione, presentò il 4 settembre 1946 il celebre ordine del giorno che reca il suo nome. Esso esprimeva l'opzione per una forma di Governo parlamentare, da realizzarsi tuttavia tramite una serie di presidi volti ad evitare le degenerazioni del parlamentarismo[5].

Nel 1952 è stato nominato presidente dell'Alta Corte per la Regione Siciliana.[2]

È stato chiamato a far parte della prima Corte costituzionale dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il 3 dicembre 1955 e ha giurato, insieme agli altri giudici, il 15 dicembre 1955.[6]
È stato nominato vicepresidente della Corte il 6 aprile 1957 dal neoeletto presidente Gaetano Azzariti.[7] È rimasto in carica fino al 3 novembre 1960, data della morte.[8]

Fu membro della Massoneria[9].

OnorificenzeModifica

PubblicazioniModifica

  • Le attuali istituzioni e la bancarotta del parlamentarismo, Pavia, Officina d'Arti Grafiche, 1907.[11]
  • Introduzione alle scienze giuridiche, Napoli, Majo Editore, 1922.
  • L'ordinamento delle Nazioni Unite, Padova, CEDAM, 1950.
  • Lezioni di diritto internazionale, Padova, CEDAM, 1950.
  • La Costituzione e l'ordinamento internazionale, Milano, Giuffrè Editore, 1952.
  • Scritti giuridici, Milano, Giuffrè Editore, 1958.

NoteModifica

  1. ^ Rimembranze.
  2. ^ a b c d Magazzeno storico verbanese: scheda biografica.
  3. ^ Portale storico della Camera dei deputati: scheda deputato (organi parlamentari).
  4. ^ Camera dei deputati: commemorazione dell'ex deputato Tomaso Perassi (seduta del 22 novembre 1960).
  5. ^ Cfr L. Elia, La «stabilizzazione» del governo dal Costituente ad oggi, relazione al convegno dell'Accademia dei Lincei su La Costituzione ieri ed oggi, Roma, 9-10 gennaio 2008, in http://www.astrid-online.it/.
  6. ^ Sito web del Quirinale: nomine del presidente Gronchi..
  7. ^ 1956-2006. Cinquant'anni di Corte costituzionale, Roma, Corte costituzionale, 2006.
  8. ^ Sito web della Corte costituzionale: note biografiche giudice. Archiviato il 12 novembre 2014 in Internet Archive.
  9. ^ Aldo A. Mola,Storia della Massoneria in Italia, Bompiani/Giunti, Firenze-Milano, 2018, p. 624.
  10. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  11. ^ Ripubblicato come Il Parlamentarismo e la democrazia, Roma, Libreria Politica Moderna, 1946.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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