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Trittico dei Padri della Chiesa

pittura di Antonio Vivarini
Trittico dei Padri della Chiesa
Antonio vivarini, trittico dell'accademia 01.jpg
AutoriAntonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna
Data1446
Tecnicaolio su tela
Dimensioni339×489 cm
UbicazioneGallerie dell'Accademia, Venezia

Il Trittico dei Padri della Chiesa è un dipinto olio su tela di Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna realizzato nel 1446 e conservato presso la pinacoteca dell'Accademia di Venezia-

StoriaModifica

Antonio Vivarini e il cognato Giovanni d'Alemagna, quest'ultimo aveva sposato in seconde nozze la sorella dell'artista muranese[1], avevano intrapreso una collaborazione artistica dal 1443 con la realizzazione del polittico della Madonna per la Chiesa di San Zaccaria. la loro attività fu tanto collaborativa da rendere difficile individuare le diverse parti eseguite da uno dei due pittori, diventando questo elemento di discussione non sempre concorde. I due artisti lavorarono insieme fino al 1450 quando Giovanni morì improvvisamente.

Il polittico fu commissionato dalla Scuola grande della Carità di Venezia nel 1446 e probabilmente realizzato nel medesimo anno. Nel XV secolo i locali della Scuola, del monstero e la chiesa di Santa Maria della Carità, erano gestiti dai frati dell'Ordine di Sant'Agostino dei Frigarola in seguito chiamati Lateranensi.[2].

Nel XIX secolo vi fu istituita l'Accademia di Belle Arti diventando poi la sede delle Gallerie dell'Accademia. I locali sono famosi nella storia dell'architettura perché Andrea Palladio li ridisegnò come da sua citazione: lo ridisegnò assimilandolo a una «casa [...] de gli Antichi. Il trittico fu quindi inglobato nella galleria dell'Accademia veneziana, pur mantenendo la sua collocazione originaria.[3].

DescrizioneModifica

 
Madonna in trono col Bambino-particolare
 
Santi Gregorio Magno e Girolamo

Il dipinto è suddiviso su tre pannelli, e ha la particolarità d'essere il primo lavoro eseguito su tela a Venezia, considerata pure la grandezza dell'opera rende questo ancora più eccezionale, anticipando non di poco i tempi[4].
In uno spazio circoscritto nella parte inferiore da una pedana sagonata e sulla parte superiore da una struttura gotica marmorea merlata e finestrata, posta all'interno di un boschetto verdeggiante e colmo di fiori e frutti, quasi fosse un'isola, si pone centrale il trono della Vergine con il Bambino. Ai suoi piedi quattro angeli alati sorreggono le aste del monumentale baldacchino anch'esso gotico che copre la parte terminale del pannello di centro.
Sul pannello di sinistra vi sono i santi Gregorio e Girolamo, mentre su quello di destra le raffigurazioni di sant'Agostino e Ambrogio.

La pittura presenta una perfezione d'impianto architettonico, quasi insuperabile, tanto da rendere questo forse il lavoro migliore di questa collaborazione artistica[5].

L'imponente doratura degli elementi come la pedana e il coro, e la coloratura intensa dei vestiti e dei copricapi regali e papali, non coprono la finezza e la dignità interiore con l'intensità degli sguardi dei comprimari e della Vergine. Questi raffigurati con gli attributi che li rendono identificabili, hanno una consapevolezza intima della carica che coprono. Mentre la Madonna è raffigurata nella dolcezza che è regale del ruolo di madre della Chiesa che rappresenta. Forse la dolcezza espressa in questa tela, supera per umanità anche il polittico dei medesimi autori conservato alla Galleria Nazionale londinese.[6].

NoteModifica

  1. ^ Trittico dei Padri della Chiesa, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.  
  2. ^ Paola Modesti, Il convento della Carità e Andrea Palladio. URL consultato il 20 novembre 2018.
  3. ^ Trittico dei Dottori della Chiesa, Associazione storico Culturale di Sant'Agostino.
  4. ^ Romanelli, p 18.
  5. ^ D'Arcais.
  6. ^ NUOVI STUDI E GIUSTA FAMA PER I VIVARINI, Arte e Arti. URL consultato il 20 nvoembre 2018.

BibliografiaModifica

  • Giandomenico Romanelli, I Vivarini, Giunti, 2016.
  • Francesca d'Arcais, I Vivarini I maestri del colore, Fratelli Fabbri Editori.

Voci correlateModifica

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