Tullia (figlia di Cicerone)

figlia di Cicerone

Tullia (Tulliola) (5 agosto 79 a.C.Formiae, 45 a.C.) è stata una nobildonna romana, figlia di Marco Tullio Cicerone e Terenzia.

BiografiaModifica

Ci sono molti elementi a riprova di come Cicerone abbia usato la figlia scegliendo per lei i mariti e per sé alleanze familiari che più gli convenivano. Nel 67 Tullia era fidanzata a C. Calpurnio Pisone Frugi; avere questi come genero significava per Cicerone (che in quell'anno era stato eletto pretore) agganci utili nel campo aristocratico. Il matrimonio fu celebrato probabilmente nel 62. Sulla loro vita matrimoniale sappiamo solo che Pisone era un buon marito, tanto che permetteva alla moglie di vivere per certi periodi con i genitori. L'esilio di Cicerone (nel 58) non mise in crisi il matrimonio: al contrario Pisone rinunciò a un incarico quale questore per stare vicino alla moglie e alla suocera. Pisone però morì l'anno successivo, prima del rientro in Italia di Cicerone. Nonostante il lutto Tullia andò ad accogliere il padre a Brindisi, senza la madre.

Dopo i dieci mesi richiesti per la vedovanza, Tullia si risposò nel 56 con Furio Crassipede. È possibile che questo marito fosse stato scelto non tanto per il tornaconto politico di Cicerone, ma per la sua ricchezza. L'unione durò poco e fu sciolta tra il 53 e il 51. L'impressione che si ha dalle lettere di Cicerone è che la coppia fosse poco armoniosa. Crassipede era descritto come un uomo brillante a cui piaceva fare la bella vita, mentre Tullia come una donna anonima e poco affascinante. Di Tullia sappiamo solo che era una donna istruita e sensibile, sempre in accordo col padre, sicuramente soffocata da ciò che questi era e rappresentava. Asconio e Plutarco nei loro scritti asseriscono che la ragazza ebbe due soli mariti: Pisone e Dolabella. Basandosi su queste fonti, alcuni studiosi hanno ipotizzato che Tullia e Crassipede si fossero solo fidanzati, senza mai arrivare al matrimonio. Tuttavia il tempo intercorso tra la morte di Pisone e il successivo matrimonio con Dolabella (avvenuto nel 50) rende tale ipotesi poco credibile, in netto contrasto con i costumi romani.

Dopo il divorzio non fu facile trovare un altro marito a Tullia, a causa della sua età e dell'assenza di figli nei precedenti matrimoni; inoltre, il futuro sposo avrebbe dovuto soddisfare le attese di Cicerone. Venne scelto P. Cornelio Dolabella, un giovane la cui vita era al centro di molti pettegolezzi, che un tempo aveva frequentato la casa di Cicerone per apprendere l'oratoria. Una cosa interessante fu che il nome di Dolabella non compariva in nessuna delle liste di pretendenti che Cicerone (all'epoca governatore della Cilicia) aveva inviato alla moglie. Dolabella, quindi, sembra essere stato scelto da Terenzia e da Tullia; all'inizio il matrimonio sembrò piacevole. Successivamente l'inaffidabilità di Dolabella e le scelte politiche fatte da Cicerone incrinarono la vita coniugale. A causa della guerra civile e delle insanabili divergenze politiche tra lui e il genero, nel 49 Cicerone salpò per la Grecia.Tullia fu l'unica ad accettare questa scelta, che non fu invece perdonata dalla madre (che cominciò a trascurarla), né dal marito. A deteriorare ancora di più il matrimonio ci fu la nascita di un figlio nato morto e, nel 47, l'adulterio di Dolabella con Metella e altre donne. Tullia andò a vivere con la madre. Probabilmente Cicerone sollecitò la figlia affinché palesasse le sue intenzioni riguardo al marito. Si ignora cosa pensasse la donna, ma questo non significa che non abbia espresso il suo parere, bensì che fosse in accordo con quello del padre.

Gli ultimi anniModifica

Nell'ottobre del 47 Cicerone fece ritorno a Roma, e alla fine di quello stesso anno Dolabella partì per l'Africa. Poco dopo il ritorno del marito, nel maggio del 46, la coppia si riappacificò e Tullia rimase incinta. Tuttavia le cose peggiorarono nuovamente e la coppia divorziò (non si sa se l'iniziativa fosse stata di Cicerone o di Dolabella). Nel gennaio del 45 Tullia partorì, ma lo stress di quell'anno e il parto la debilitarono al punto che il padre decise di portarla a Tuscolo nella speranza di una sua ripresa. Tullia morì a febbraio. Asconio e Plutarco affermano che Tullia sia morta invece di parto a casa del padre.

Nel 1485, lungo la Via Appia antica - prestigioso luogo di sepoltura in epoca romana - presso il casale allora tenuto dai frati di Santa Maria Nova[1], fu rinvenuto un sarcofago contenente il corpo meravigliosamente conservato di una giovane donna, che all'epoca si ritenne appartenere a Tullia; il corpo venne esposto al Palazzo dei Conservatori dove lo ammirarono in molti, finché questo sorprendente "prodigio pagano" fu segretamente riseppellito fuori Porta Pinciana.

BibliografiaModifica

  • Franco Di Bella, Centocinquanta biografie di donne romane. Dalle origini al I secolo d.C., Aracne Editore, 2013, ISBN 978-88-548-6740-6.
  • Per fonti primarie: Cicerone, Lettere ad Attico, I, 3.3; III,19.2; IV,1.4; V, 4.1, 21.14; VI, 1.10, 4.1, 6.1, 8.1; VII, 3.12, 12.6, 13.3, 14.3, 16.3, 17.5, 18.1, 23.2; X, 8.1, 8.9, 8.10, 9.2, 18.1; XI, 2.2, 3.1, 3.3, 6.4, 7.6, 9.3, 17, 17 a.1, 21.2, 23.3, 24.1, 24.2, 24.3, 25.3; XII, 5c, 36.1; Lettere ai Familiari, I, 7.11; II, 15.2; III, 12.2-3, 13; IV, 5; VII, 23.4; VIII, 13.1; XIV, 4.3, 9, 11, 14, 15, 17, 18, 19; XVI, 12.6; Lettere al fratello Quinto, II, 4.2, 6.1, 6.2; Lettere a Bruto, I, 9.1; Orazioni contro Verre, II1, 44.112; Discorso al senato, 7.17; Orazione sulla casa, 23.59; Asconio, Commento all'orazione contro Pisone, 5; Plutarco, Vita di Cicerone, 41; Cassio Dione, XLVI, 18.6; Macrobio, Saturnali, II, 3.16.

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