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Tintoretto - Crocifissione
(Museo Civico di Padova)

Le ultime parole di Gesù sulla croce sono le frasi attribuite dai vangeli canonici a Gesù subito prima di morire.
I vangeli canonici non concordano su tali frasi, riportando ogni evangelista la propria visione teologica.[1]
Il biblista e teologo John Dominic Crossan[2], ex sacerdote cattolico e tra i cofondatori del Jesus Seminar, ritiene queste essere, come altri episodi della passione, "profezie storicizzate piuttosto che storia ricordata" e anche il teologo cristiano Rudolf Bultmann[3] ritiene questi passi "fortemente trasformati da elementi leggendari" e riportati dagli evangelisti in base alle proprie motivazioni teologiche.

Riferimenti evangeliciModifica

Il Vangelo secondo Marco - così come quello di Matteo, che usò Marco come fonte principale - riporta che Gesù, prima di morire, disse: "«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»"[Nota 1] (Mc15,34 ; Mt27,46).[4]
Secondo invece il Vangelo di Luca, Gesù - appena prima di spirare - disse: "«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò." (Lc23,46); Rudolf Bultmann[3] nota, concordemente a Raymond Brown[5], che Luca - non considerando adeguato il lamento di Gesù riportato da Marco e poi Matteo ("«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»") e basato sul salmo Sal21,2 - abbia dato una diversa versione ("«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito»") in base invece al salmo Sal30,6.
Differentemente, il Vangelo di Giovanni riporta, in merito all'ultima frase detta da Gesù subito prima di spirare: "«Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò." (Gv19,30).

L'autorevole teologo e sacerdote cattolico Raymond Brown[6] sottolinea che "Marco/Matteo, Luca e Giovanni riportano tre differenti frasi come ultime parole di Gesù sulla croce [...] benché solo una di queste frasi possa essere l'ultima in assoluto" e siccome "le ultime parole pronunciate da Gesù appena prima di morire non sono le stesse in Marco/Matteo, in Luca e in Giovanni, funzionalmente abbiamo tre diversi tentativi per far sì che tali parole rappresentino la prospettiva finale sul ruolo di Gesù nel piano di Dio"[Nota 2]; si confronti la seguente tabella sinottica:

Marco Matteo Luca Giovanni
Versi 15,34 27,46 23,46 19,30
Ultime parole Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Tutto è compiuto!

Oltre a quelle citate, vi sono altre quattro frasi - non riportate come sue ultime parole - attribuite a Gesù sulla croce:

  • "«Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno»" (Lc23,34): riportato dal solo Luca, tale verso però "è omesso dai principali testimoni testuali" di tale vangelo, "alcuni dei quali molto antichi" e il teologo cristiano Raymond Brown[7] commenta che "è ironico che una delle frasi forse più belle in tutta la passione debba essere dubbia a livello documentale", mentre il teologo ed ex sacerdote cattolico John Dominic Crossan[8] ritiene che tale verso non sia storico ma una creazione di Luca in base al proprio "background teologico".
  • "«In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso»" (Lc23,43): verso anch'esso riportato dal solo Luca, si riferisce alla risposta data ad uno dei due ladroni, il quale - al contrario della versione data dai vangeli di Marco e Matteo, in cui entrambi i ladroni denigravano Gesù[Nota 3] - prova compassione per Gesù stesso.
  • "Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!»" (Gv19,26-27): versi riportati invece dal solo Giovanni. In merito alla citata figura del "Discepolo che Gesù amava", secondo la tradizione cristiana questo sarebbe da identificarsi con l'apostolo Giovanni figlio di Zebedeo, che la tradizione stessa ritiene anche essere l'autore del Vangelo secondo Giovanni; attualmente, tali interpretazioni non sono, comunque, condivise e gli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico"[9] osservano che "l'autore di Gv21 chiaramente non identifica il discepolo prediletto, che sta all'origine della tradizione giovannea, con Giovanni figlio di Zebedeo. Gv21,2 parla de «i (figli) di Zebedeo», mentre 21,7.20 parla del discepolo prediletto. Altrove, il vangelo pare separare i Dodici dagli altri discepoli del Signore, nei quali sarebbe compreso il discepolo prediletto" e inoltre - in merito alla paternità del quarto vangelo attribuita a Giovanni apostolo - molti autorevoli studiosi, anche cristiani, sottolineano che "la maggior parte dei critici esclude questa eventualità"[Nota 4].
  • "«Ho sete»" (Gv19,28): verso anch'esso riportato dal solo Giovanni, si riferisce alla richiesta di Gesù di bere ed il passo è inserito "per adempiere la Scrittura".[10]

NoteModifica

  1. ^ "«Eloì, Eloì, lemà sabactàni?»", in aramaico.
  2. ^ Tale teologo, anche in merito al Titulus crucis, riportato pochi versi prima nei quattro vangeli (Mc15,26; Mt27,37; Lc23,38; Gv19,19), nota che tutte le versioni evangeliche differiscono tra loro, "con divertimento se pensiamo a chi ha un approccio letterale ai vangeli". (Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 2, Anchor Yale Bible, 2010, pp. 963-966, ISBN 978-0-300-14010-1.).
  3. ^ A destra e sinistra della croce di Gesù, vennero crocifissi due ladroni; secondo i vangeli di Matteo e Marco (Mt27,44-45; Mc15,27-33), entrambi questi ladroni insultavano Gesù, anche se invece, secondo il Vangelo di Luca (Lc23,39-44), fu uno solo dei due ad insultarlo mentre l'altro, riconoscendo l'innocenza di Gesù, lo difendeva, ottenendo la benedizione dallo stesso; tale divergenza viene vista dagli studiosi, anche cristiani, come un'evoluzione letteraria delle tradizioni, che a volte arricchiva il materiale precedente. Lo storico e teologo cristiano Rudolf Bultmann parla di "un altro esempio di come la fantasia dipinga il vecchio materiale". (Rudolf Bultmann, Storia dei vangeli sinottici, EDB, 2016, p. 39, ISBN 978-88-10-55850-8; Bart Ehrman, E Gesù diventò Dio, Nessun Dogma Editore, 2017, p. 136, ISBN 978-88-98602-36-0; John Dominic Crossan, Who killed Jesus?, HarperOne, 1995, pp. 133-141, ISBN 978-0-06-061480-5.).
  4. ^ Così gli esegeti della interconfessionale Bibbia TOB (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 2414, ISBN 88-01-10612-2.). Gli studiosi della École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme. Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2511, ISBN 978-88-10-82031-5.) osservano, inoltre, che "simile identificazione, per quanto venerabile, non resta esente da difficoltà. Alcuni grandi esegeti cattolici, dopo averla ammessa, l'hanno abbandonata. Certamente sono stati indotti da seri motivi. Ci si può domandare perché l'apostolo Giovanni abbia omesso di raccontare alcuni episodi ai quali aveva assistito, episodi importanti come la risurrezione della figlia di Giàiro (Mc5,37), la trasfigurazione (Mc9,2), l'istituzione dell'eucaristia (Mc14,17s), l'agonia di Gesù al Getsèmani (Mc14,33)". Anche gli studiosi del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico" (Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 1240, ISBN 88-399-0054-3.) rilevano che "un'altra difficoltà per l'affermazione che Giovanni, il figlio di Zebedeo, sia l'autore del quarto vangelo, viene da quanto presuppone Mc10,39: tutti e due i fratelli avrebbero sofferto il martirio. Gv21,20-23 asserisce abbastanza chiaramente che il discepolo prediletto non morì martire come Pietro". Analogo il parere del teologo e sacerdote cattolico Raymond Brown (Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, pp. 27, 573, ISBN 0-385-47202-1.) - concordemente a molti altri studiosi, come l'esegeta John Dominic Crossan (John Dominic Crossan, Who killed Jesus?, HarperOne, 1995, pp. 16-26, ISBN 978-0-06-061480-5.), ex sacerdote cattolico e tra i cofondatori del Jesus Seminar, e lo storico e biblista Bart Ehrman (Bart Ehrman, Jesus apocalyptic prophet of the new millenium, Oxford University Press, 1999, pp. 41-48, ISBN 978-0-19-512474-3.) - ritiene che il Vangelo secondo Giovanni e i sinottici siano di autori ignoti e sottolinea altresì che tali autori non furono neppure testimoni oculari.

RiferimentiModifica

  1. ^ Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 2, Anchor Yale Bible, 2010, pp. 971, 1044-1056, 1066-1079, 1083-1086, ISBN 978-0-300-14010-1.
  2. ^ John Dominic Crossan, Who killed Jesus?, HarperOne, 1995, pp. 157-159, ISBN 978-0-06-061480-5.
  3. ^ a b Rudolf Bultmann, Storia dei vangeli sinottici, EDB, 2016, pp. 273-274, ISBN 978-88-10-55850-8.
  4. ^ Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 2, Anchor Yale Bible, 2010, pp. 971, 1044-1056, ISBN 978-0-300-14010-1.
  5. ^ Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 2, Anchor Yale Bible, 2010, pp. 1083-1085, ISBN 978-0-300-14010-1.
  6. ^ Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, p. 5, ISBN 978-0-300-14009-5; Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 2, Anchor Yale Bible, 2010, pp. 971, 1085, ISBN 978-0-300-14010-1.
  7. ^ Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 2, Anchor Yale Bible, 2010, pp. 972-980 , ISBN 978-0-300-14010-1. (Cfr anche: John Dominic Crossan, Who killed Jesus?, HarperOne, 1995, p. 158, ISBN 978-0-06-061480-5.).
  8. ^ John Dominic Crossan, Who killed Jesus?, HarperOne, 1995, pp. 158-159, ISBN 978-0-06-061480-5.
  9. ^ Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 1240, ISBN 88-399-0054-3. (Cfr anche: Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2511, ISBN 978-88-10-82031-5.).
  10. ^ Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 2, Anchor Yale Bible, 2010, pp. 1069-1085, ISBN 978-0-300-14010-1.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica