Crocifissione di Gesù

Diego Velázquez, Cristo crocifisso, 1631, olio su tela (248 x 169 cm), Madrid, Museo del Prado.

La crocifissione (o, meno comunemente, crocefissione[1]) di Gesù è la modalità con la quale egli è stato messo a morte.

Questo avvenimento, insieme con la risurrezione da morte dopo tre giorni, è considerato dai Cristiani l'evento culminante della storia umana e della storia della salvezza[cosa affermano a tal proposito "i cristiani", fonte?] in quanto in esso si compie la redenzione da parte di Dio degli uomini, che, con il peccato originale, si erano preclusi la salvezza e la beatitudine eterna.[Cosa affermano sulla redenzione, peccato originale, salvezza e beatitudine eterna? a quali fonti si fa riferimento? è il pensiero di una sola confessione religiosa o di più confessioni nella "cristianità"? - Fonti?] L'evento è descritto in tutti i Vangeli canonici.

Il ruolo della crocifissione di Gesù nella cultura della Cristianità è fondamentale, poiché ad un tempo simbolico ed emblematico della nascita del Cristianesimo, agente culturale di enorme influenza nella storia[ La crocifissione di Gesù ha a che fare con la nascita del cristianesimo? Chi lo afferma? Fonte?]. Inoltre, il segno formale stesso della crocifissione, la croce, è diventato un simbolo di cui tuttora si fa ampio uso presso le culture di derivazione cristiana.

Indice

Testimonianza delle Sacre ScrittureModifica

 
Mater dolorosa, James Tissot, New York.

La ricostruzione della crocefissione di Gesù ricavabile dai Vangeli canonici, cui tutte le chiese cristiane attribuiscono fede di storicità ("quorum historicitatem incunctanter affirmat"), appare alquanto aderente a quanto emerso dagli studi storici condotti, principalmente nella prima metà del Novecento, sulla pratica della crocefissione presso i Romani.[2]

La crocifissione ebbe luogo su una piccola altura a settentrione di Gerusalemme, denominata Calvario in latino e Golgota in aramaico, vicino a una delle porte di ingresso della città.[3] Sulla croce venne apposta una tavoletta con la scritta: Gesù il Nazareno, il Re dei Giudei.[4]

I dettagli riportati a proposito delle torture, della flagellazione, del dissanguamento - dovuto al colpo di lancia del soldato - costituiscono un circostanziato e fedele racconto.[fonte?]

Gesù, sulla Croce, non subì il crurifragium da parte dei soldati Romani per affrettarne la morte, cioè la rottura delle gambe, in quanto vedendolo già morto gli venne forato il Costato con un colpo di lancia (Vangelo secondo Giovanni 19, 31-34).

Anche la resa della Salma ai familiari è verosimile, in quanto consentita da Augusto, mentre in precedenza era stato in vigore il divieto di rimuovere i cadaveri sino alla loro completa decomposizione.[5]

Nella narrazione dei vangeli la morte di Gesù è accompagnata da segni, come lo squarcio del velo del tempio (15,38)[6], l'oscuramento del sole (23, 44-46), l'apparizione dei giusti nella città santa (27,52-53) e la professione di fede del centurione (15,39).

Fonti non cristianeModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Testi non cristiani su Gesù.

Le fonti coeve non cristiane che parlano del martirio di Gesù comprendono Tacito e Giuseppe Flavio. Una testimonianza successiva di uno o più secoli è inoltre fornita da un testo della tradizione ebraica, il Talmud di Babilonia.

Tacito, in particolare, dedica un brano degli Annali alla passione di Cristo, dispiacendosi, in quanto pagano, che essa non abbia stroncato la diffusione della nuova religione:

Il fondatore di questa setta, il Cristo, aveva avuto il supplizio sotto il regno di Tiberio, per ordine del procuratore Ponzio Pilato. Momentaneamente repressa, la funesta superstizione si scatenò di nuovo non soltanto nella Giudea, culla del male, ma in Roma stessa (Annali, XV, 44).

Lo storico giudeo-romano Giuseppe Flavio (circa 37-103) nella sua opera Antichità giudaiche, in un passo che compare in vari manoscritti in greco pervenutici, parla non solo della crocifissione ma, nel testo a noi pervenuto, dà per certa anche la resurrezione:

... quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d'altre meraviglie riguardo a lui. (Ant. XVIII, 63-64)

Il testo in questione (noto come Testimonium flavianum) è oggetto di discussione tra gli storici: la descrizione, che enfatizza la divinità del Cristo, è infatti poco credibile in un autore giudeo. Si è quindi pensato a possibili interpolazioni da parte di copisti medievali.

La scoperta fatta da Shlomo Pines nel 1971 di di una Storia universale in lingua araba scritta in Siria nel X secolo dal vescovo e storico cristiano Agapio di Ierapoli riporta il passo di Giuseppe Flavio su Cristo in una versione che sembra da ritenersi più fedele all'originale. Afferma dunque Agapio che:

Similmente dice Giuseppe [Flavio] l'ebreo, poiché egli racconta nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei: "Ci fu verso quel tempo un Uomo saggio che era chiamato Gesù, che dimostrava una buona condotta di vita ed era considerato virtuoso (o dotto), e aveva come allievi molta gente dei Giudei e degli altri popoli. Pilato lo condannò alla crocifissione e alla morte, ma coloro che erano stati suoi discepoli non rinunciarono al suo discepolato (o dottrina) e raccontarono che egli era loro apparso tre giorni dopo la crocifissione ed era vivo, ed era probabilmente il Cristo del quale i profeti hanno detto meraviglie"[7]

Esiste inoltre anche un'altra fonte extra biblica interessante poiché deriva dalla tradizione ebraica: il Talmud di Babilonia (II - V secolo); qui si legge che alla vigilia della Pasqua fu crocifisso Gesù Nazareno e anche che costui aveva portato alla rivolta Israele. La nota forse più interessante è comunque quella riguardante il processo che si descrive annotando non si trovò nessuno che lo difendesse.[8]

StudiModifica

 
L'uso simbolico della lettera "Tau", che riprende la forma della croce, è stato reso popolare da Francesco d'Assisi.
 
La formella nella Basilica di Santa Sabina a Roma è una antica rappresentazione della crocifissione di Gesù.

Nel tempo molte discussioni sono scaturite intorno al supplizio, ad esempio sulla forma dello strumento dell'esecuzione di Gesù e sulla natura della sua condanna.

La crocifissione era una pena capitale inflitta su larga scala dai Romani[9] riservata in particolare agli schiavi[10] ed ai peregrini (“uomini liberi che non erano né cittadini romani né Latini e si trovavano a risiedere sul territorio di Roma.”)[11], “sebbene occasionalmente uomini e donne libere, cittadini e soldati siano stati sottoposti alla pena.”[12]

Il Codex Theodosianus non conserva nessuna legge sull’abolizione della croficissione[13]; la più antica testimonianza che possediamo è a quella di Sesto Aurelio Vittore che nel 361 scrive: “Costantino (...) fu il primo ad abolire la pena spaventosa e da molto tempo utilizzata della crocifissione e della rottura delle gambe” (‘’De caesaribus’’ 41.4-5).[14]

Secondo alcuni, il tema del Crocifisso era presumibilmente presente nell'iconografia già nel I secolo d.C., come dimostrerebbe la presenza dell'impronta di una croce in una casa degli scavi di Ercolano, ed un'altra, andata distrutta, su un edificio di Pompei: a Cristo era anche associata la lettera greca "Tau", che conteneva in sé l'immagine della croce.[ Vaghezza, chi sono "gli alcuni"? Fonti? A Cristo era associata la lettera greca Tau? Chi lo afferma? Fonte?]

Paolo di Tarso osservò che l'idea di Cristo crocifisso, oggetto della sua predicazione, era "scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani".[15]

Le più antiche rappresentazioni ancora conservate di Cristo crocifisso sono:

  • il graffito anti-cristiano detto Graffito di Alessameno che ironizza sul crocifisso, opera probabilmente di un paggio imperiale del Palatino (databile tra il II e la prima metà del III secolo d.C., e secondo alcuni anche della fine del I secolo).
  • la raffigurazione scolpita alla fine del II secolo o all'inizio del seguente, probabilmente in Siria, in una gemma di diaspro destinata ad essere usata come amuleto. Presenta la figura di un uomo nudo le cui braccia sono legate con vincoli alla traversa di una croce. L'iscrizione in lingua greca combina parole magiche con termini cristiani. Il catalogo di una mostra del 2007 dice: "L'apparizione della Crocifissione in una gemma di data così precoce suggerisce che immagini di tale tema (ora perdute) possono essere state diffuse nel II e nel III secolo, probabilmente in contesti cristiani normali".[16][17][18]
  • una gemma della metà del IV secolo, probabilmente anch'essa di provenienza siriana, che faceva parte di un sigillo personale. Presenta Gesù in croce con i dodici apostoli a destra e a sinistra.[16][19][20]
  • la crocifissione della scatola d'avorio al British Museum di Londra databile verso il 420-430 d.C.
  • il pannello di Santa Sabina a Roma (V secolo). Nel pannello Cristo è rappresentato di fronte, al centro della scena, più grande dei due ladroni Gesta, il cattivo, e Disma, il buono. Ha gli occhi aperti, la barba e i capelli lunghi, le braccia sono aperte in posizione di orante e solo le mani sono inchiodate. I piedi, contrariamente alla maggioranza delle rappresentazioni, poggiano in terra e non sono inchiodati. La testa è volta a destra e la pietas cristiana pensa che sia volta verso il buon ladrone per dire: Oggi sarai con me in paradiso (Vangelo secondo Luca 23, 43). Il corpo di Cristo appare senza peso ed il volto di Cristo è un volto "vivente": (morto e risorto).

Nel V secolo, nelle Basiliche paleocristiane e nei mosaici comparirà la "Croce gemmata", simbolo di Cristo in gloria. Nel 451 papa Leone I, nel riaffermare le due nature, umana e divina, del Cristo, disse che era stato "appeso alla croce e trapassato da chiodi".

Successivamente il Concilio di Costantinopoli nel 692, ordinò di rappresentare il Cristo nella sua umanità sofferente.[senza fonte] Si ebbero da allora[senza fonte] due tipologie di rappresentazioni: il Christus triumphans ed il Christus Patiens.

Molte fonti mettono la transizione da rappresentazioni del Christus triumphans a rappresentazioni del Christus patiens in relazione ai secoli XII-XIII.[21][22][23]

Interpretazioni alternative dei testi evangeliciModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Stauròs ed Esecuzione di Gesù secondo i Testimoni di Geova.

Per i Testimoni di Geova[24] il supplizio di Cristo è stato oggetto di studi circa la forma dello strumento utilizzato per l'esecuzione della condanna. A questo fine, l'esegesi biblica da essi compiuta indaga sulla fedeltà delle traduzioni dei Vangeli, sollevando il dubbio che eventuali errori o semplificazioni in queste possano aver condotto ad imprecise interpretazioni dell'accaduto["fedeltà delle traduzioni dei Vangeli" o di come viene tradotto stauros nei Vangeli? i tdG sollevano dubbi su "eventuali errori" o "semplificazioni", di cosa? Fonte? Cosa asseriscono?]. I Testimoni di Geova così affermano che Gesù è stato ucciso mediante affissione ad un semplice palo (stauròs). L'interpretazione da essi avanzata si baserebbe sulla versione greca e sulla presenza, nelle parti del Nuovo Testamento relative alla crocefissione, di termini potenzialmente traducibili[potenzialmente traducibili o "anche" traducibili] in questo modo.

Studiosi quali Gunnar Samuelsson considerano tale interpretazione non convincente nei riguardi della specifica crocifissione di Gesù. Egli afferma che il vocabolo greco σταυρός (stauros), pur aperto ad altre interpretazioni ancora al tempo dei vangeli, può benissimo aver avuto per gli evangelisti il significato in cui la chiesa ora lo intendono, cioè di "croce".[25] Nella sua pubblicazione Crucifixion in Antiquity, il teologo svedese cita una serie di personaggi e i loro scritti,[26] in cui i termini usati denotano solo «sospensioni non specificate», ma mai inequivocabilmente una crocifissione avvenuta su due pezzi di legno o su un unico palo, anche se in certi casi è possibile che il riferimento sia a tali tipi di crocifissione.[27] La conclusione del teologo svedese è che la mancanza di descrizioni chiare nelle Scritture indica che una terminologia distinta sulla crocifissione nasce con l'esecuzione di Gesù Cristo.[28]

Secondo i lessici greci, la parola σταυρός, che nel greco di Omero (circa 900 anni prima di Cristo) e del periodo classico (500-300 anni avanti Cristo) significava solo un palo, era già usata nel primo secolo d.C. per indicare una croce.[29] Del resto, è esattamente la stessa cosa che si è verificata nella lingua italiana con il termine forca, che dal significato originario (semplice bastone con estremità doppia e ricurva), ha assunto anche il significato di strumento di esecuzione utilizzato per l'impiccagione. Il riferimento è doppiamente significativo se si tiene conto che lo stesso termine impiccare, usato per indicare l'esecuzione per strangolamento tramite sospensione ad una corda, deriva da un significato traslato rispetto all'originale (appendere ad una picca). Ma, oltre a questi, i motivi principali per cui non è generalmente accettata l'idea che Gesù sia stato ucciso mediante affissione ad un palo è che, secondo fonti quali l'Encyclopaedia Britannica, nel primo secolo d.C., il secolo verso la fine del quale furono scritti i vangeli che descrivono la morte di Gesù, la crocefissione avveniva normalmente, pur se non unicamente, legando il condannato, le braccia estese, ad una traversa (patibulum) o inchiodandogli i polsi ad essa, e poi fissando questa a circa 3 metri di altezza ad uno stipite verticale, mentre al condannato si legavano o si inchiodavano i piedi allo stesso palo verticale;[30] e principalmente perché i primi cristiani che parlano della forma di quello su cui è morto Gesù lo descrivono come avente traversa.[31]

L'interpretazione dei Testimoni di Geova sembra contrastare["sembra" contrastare? ambiguo, specificare come spiegano i tdG la posizione di quella scritta] anche alcuni passi dei vangeli:

« Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei» »   (Matteo 27,37)

Se l'appensione fosse stata ad un palo, quel cartello sarebbe stato: «al di sopra delle sue mani», non «del suo capo».[ Descrivere come spiegano questo i tdG]

« Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». »   (Giovanni 20,24-25)

«dei chiodi» ("Tòn èlon" - originale greco) dice l'Apostolo Tommaso, non «del chiodo», come avrebbe dovuto esprimersi se il Maestro fosse stato appeso al palo con le mani sovrapposte.[Descrivere come spiegano questo i tdG]

Significato della crocifissione nella storia del CristianesimoModifica

 
Una rappresentazione della crocifissione a Oliva de la Frontera, in Spagna.

La croce cristiana come ricordo della crocefissione e oggetto devozionale è antichissimo.["ricordo della crocifissione" e "oggetto devozionale" Dichiarazioni supportate da quali studiosi? Fonti?] La prima attestazione sarebbe quella in una nicchia, utilizzabile come inginocchiatoio, trovata ad Ercolano e perciò risalente a data anteriore al 79[ Fonte?]. Della croce parlano Giustino, Ireneo, Tertulliano e altri.Secondo quest'ultimo i cristiani sono Crucis religiosi, cioè "devoti della croce" e ironizza sulla devozione dei soldati romani per il labaro, che è solo una croce rivestita con un drappo perché si vergognavano di venerarne una nuda[32][Nella nota chiarire in italiano e non in latino per Tertulliano e Minucio Felice e spiegare per una maggior comprensione quale fu l'obiezione del pagano Cecilio]

La crocefissione cominciò a essere pubblicamente rappresentata dai Cristiani solo intorno al IV secolo, quando l'imperatore romano Costantino I, nella sua opera di passaggio dal paganesimo ne vietò l'uso come pena capitale. Risale anche a questo periodo il presunto ritrovamento, da parte di Elena, madre dell'imperatore, della stessa croce. Da allora esso fu il segno palese della professione della fede cristiana, sempre più apertamente esibito quanto più tempo passava dal 314, anno del divieto costantiniano, e di fatto, per i cristiani e per gli altri, divenne inscindibile il simbolo (la croce) dal significato (la crocefissione). Va segnalato che inizialmente essa era la sola croce, come già segnalato, mentre l'uso del crocifisso fu introdotto solo molto più tardi.[Ok! ma collocare le fonti]

La crocefissione di Gesù è rappresentata figurativamente già nel V secolo in un pannello di Santa Sabina a Roma. Una miniatura dei Vangeli Rabbula ora alla Biblioteca Laurenziana di Firenze presenta un Cristo calmo, sereno, vincente. Fra i simboli accessori delle rappresentazioni, figuravano il teschio di Adamo (significando che ivi moriva l'uomo, ma non la divinità), gli angeli (forse solo gli arcangeli), l'agnello sacrificale, Satana, la Chiesa, la Sinagoga e, inaspettatamente, il pellicano. Infatti una leggenda medievale molto diffusa narra della capacità del pellicano di far rinascere i propri figli, morti per qualsiasi motivo, aspergendoli del proprio sangue.[33] Questa analogia con il sacrificio di Cristo che, nella fede cattolica, riscatta con il suo sangue l'umanità dal peccato, ha ispirato letterati e poeti, assegnando al pellicano la valenza di simbolo cristologico.[34]

Le forme della rappresentazione figurativa (nell'arte, la copiosa raffigurazione della Passione di Cristo potrebbe costituire un genere a sé in molte discipline) naturalmente risentirono in seguito del variare sia dei canoni artistici che dei climi culturali. Ciò può anche spiegare le sensibili differenze iconografiche fra i culti cristiali occidentali e quelli delle Chiese d'Oriente.

Antropologia delle religioniModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Morte di Gesù negli studi antropologici.

La crocifissione entra nel campo di interesse dell'antropologia delle religioni quando essa rivolga la sua attenzione ai sistemi di rappresentazione ed ai sistemi simbolici.

Un ruolo di particolare rilievo, nell'ambito di tali studi è quello avuto dallo storico ed antropologo italiano Ernesto de Martino[35] che ha individuato proprio nel sacrificio di Cristo l'argomento di fede che maggiormente differenzia il Cristianesimo dalle altre religioni. Lo stesso De Martino ha anche affrontato il senso della morte di Cristo in rapporto al momento traumatico della esperienza della morte dei propri cari ed al bisogno di "elaborare il lutto".

Espressioni culturaliModifica

Arti figurativeModifica

 
Cristo spogliato dei suoi vestiti, dipinto di Bernhard Strigel, 1520, Berlino, Gemäldegalerie. Rappresenta il momento che precedette la Crocifissione.

La crocefissione è un tema ed un soggetto molto importante nella storia dell'arte, tale quasi da meritare studi specifici non meramente da inquadrarsi nella categoria dell'arte sacra. Molte sono state le motivazioni che hanno persuaso artisti della pittura, della scultura, della musica e di tutte le discipline minori a queste riferibili, ad applicarvisi e davvero cospicuo e prezioso è il patrimonio artistico costituitone.

La rappresentazione della Passione di Cristo offriva infatti il destro per rendere una gamma di emozioni e sensazioni, e comunque di sommovimenti spirituali, che non trovano un apprezzabile paragone in altre istanze di comune immediatezza e ricevibilità. In più, come per tutta l'arte sacra, epoche vi furono (come certo il Rinascimento) in cui il mecenatismo delle varie Signorie, una delle quali era, a questi fini, il Papato, condizionava la munificenza all'imposizione della tematica; talvolta a fini poveramente politico-diplomatici, finalizzati a preservare buoni rapporti con gli Stati della Chiesa, si commissionavano in grande quantità soggetti religiosi che oggi ci restano in buona parte come capolavori irripetibili.

E, nonostante le si conosca ovviamente per il loro valore artistico, queste opere contengono anche un importantissimo registro documentario, poiché descrivono, specialmente nella comparazione fra le varie epoche, la variazione della concezione culturale e sociale delle materie sacre (o spirituali in genere), lasciando trasparire la maggiore o minore importanza che taluni dettagli, talune presenze (o assenze), taluni contesti potevano andare assumendo o perdendo nell'evolvere delle mentalità. Dalla rappresentazione della Bibbia di Rabbula, alla surreale sintesi di Dalì, passando per le mille sempre diverse sfaccettature del Cinquecento italiano e fiammingo, cattolico e protestante, la crocefissione marca con la sua costante immutabilità, una smisurata fioritura interpretativa.

Il tema del resto, non era riservato ai cristiani, né tanto meno ai soli cattolici: molte opere sono di cristiani protestanti, di ebrei, di agnostici ed atei, mentre anche lo "sporadicamente osservante" Caravaggio fu capace di una Flagellazione che tuttora è una delle più profonde visioni in argomento. La Crocifissione bianca di Chagall, ebreo chassidico, insieme al trittico "Resistenza, Resurrezione, Liberazione" segnala che il sacrificio di Cristo è divenuto patrimonio comune delle culture (almeno quelle occidentali) come simbolo della persecuzione e lo usa quindi per dipingere un Cristo, nato ebreo, che incarna l'eterno destino degli Ebrei.

Anche di queste soggettive differenze, nella contemporaneità, è perciò possibile trarre spunto per sempre interessanti osservazioni accessorie.

IconografiaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Iconografia della Crocifissione.

Lo sviluppo del Cristianesimo ha prodotto, com'è noto, un vastissimo sistema iconografico nel quale confluiscono tanto le innumerevoli produzioni artistiche destinate (spesso anche con finalità didattiche ai luoghi di culto), quanto gli artefatti nei quali si esprimono le esigenze devozionali polari nelle diverse epoche storiche e nei diversi luoghi in cui avvenne l'inculturazione cristiana.

Il simbolo della Croce e la rappresentazione del racconto evangelico della Crocifissione - stante il carattere fondante che la morte di Dio fatto uomo e mandato al patibolo dagli uomini, ha nel definire la specificità della religione cristiana - hanno un rilievo assolutamente preponderante nella iconografia del Cristianesimo. Anzi la Crocifissione rappresenta il simbolo per antonomasia della religione cristiana.

Il materiale iconografico da prendere in considerazione va dalle prime incerte incisioni del segno della Croce che troviamo nelle catacombe, alle espressioni più alte della raffigurazioni della Crocifissione di Gesù che troviamo nell'arte sacra di tutti i secoli; spazia dalle opere di alto pregio destinate a ricchi e raffinati committenti, alle manifestazioni ingenue di espressività popolare che troviamo nelle cappelle votive, nelle feste religiose che celebrano la Passione di Cristo, ed altro ancora.

L'iconografia di Gesù il Cristo per molto tempo era stata non la Croce, ma sculture raffiguranti prima i simboli riferiti al Maestro (il pesce Ichthys, la colomba, l'agnello e altri) poi raffigurazioni del Cristo Risorto, del Cristo Pantocratore. La croce per molto tempo significò per i cristiani la violenza dei pagani e degli Ebrei e non venne raffigurata. Quando il mecenatismo degli ordini religiosi e dei Papi d'Occidente riportò come motivo ispiratore dell'arte la Crocifissione, come tema dominante della cultura e dell'espressione artistica medievale, allora si creò lo stereotipo di un Gesù il Cristo inchiodato per le palme delle mani al legno. Tuttavia, I Romani crocifiggevano i rei inchiodandoli per i polsi così da svenarli, ucciderli prima e soprattutto per il dato "fisico" che un uomo non si potrebbe reggere con dei chiodi nelle palme delle mani. Questo giustificherebbe la ragionevolezza della veridicità della Sindone di Torino.

PitturaModifica

Quanto alla definizione delle tematiche, una primaria distinzione si può fare per pittura e scultura, seppure alquanto speciosa e forse accademica, fra la deposizione del Crocefisso (scena statica, monoscopica, di Gesù sulla croce) e quella della Crocefissione (che più dinamicamente racchiudesse in sé il prima ed il durante, ovvero l'evento e il contesto); il distinguo si rende peraltro doveroso in quanto nella rappresentazione del Crocefisso (che pure ha avuto opere di capitale importanza, come quella di Giotto) non è stato sempre possibile separare una produzione strumentale (come ad esempio per l'arredamento delle chiese o per la vendita ai fedeli) talvolta eseguita senza intenti artistici bensì solo di (ancorché valido) artigianato. Per questi "prodotti" si noti che il Crocifisso è anche (absit iniuria referendi) oggetto d'arredo, complemento del Rosario, spilla, ciondolo, ma talvolta le realizzazioni sono pregevolissime ed effettivamente ricche di valore espressivo.

Va poi menzionato che, secondo alcune visioni, le rappresentazioni della Via crucis (la cui forma più diffusa è il bassorilievo), proprio poiché la narrazione di questa si conclude con la crocefissione, non sarebbero da escludere da questa disamina, apportandovi peraltro opere di ingente valore. Ed analoga valutazione potrebbe darsi per la tematica della Flagellazione. Concettualmente, inoltre, le rappresentazioni della Crocefissione sono anche contigue a quelle della Deposizione e della Pietà (il dolore di Maria che raccoglie il corpo di Cristo fra le sue braccia - Mater dolorosa), ma da questa distinte, notando che la reazione delle Marie faccia innanzitutto parte della Crocefissione.

Le opere raffiguranti la Crocifissione costituiscono una produzione artistica estremamente vasta che attraversa i secoli. Per quanto sia difficile (ed arbitrario) esprimere giudizi sul valore sulle singole opere, ricordiamo qui di seguito alcune tra le produzioni artistiche più significative:

Fra le tante interpretazioni anticonvenzionali, una menzione a sé va riservata al celebre e discusso "Uomo dei dolori" di Albrecht Dürer, nel quale Cristo è descritto in una posa assai singolare, mentre straziato dal supplizio (che si suppone in corso dai tanti dettagli come il sangue grondante) guarda negli occhi lo spettatore, quasi sconsolato o sgomento, in una cornice che ha abbandonato la figurazione della scena classica per rendersi, con grande anticipazione, simbolistica caverna buia in cui poter leggere il male degli uomini.

La Crocefissione ha nel tempo assunto su di sé significati accessori. Se l'ora richiamato Durer ha poi eseguito un autoritratto chinato dallo stesso titolo del detto olio, volendo identificare il suo personale sacrificio con il supplizio di Gesù, molti altri autori hanno all'istesso modo svolto i loro drammi personali con questo riferimento; al di là di una soggettiva valutazione sull'eventuale buon gusto, si tratta comunque nella maggioranza dei casi di uno svolgimento del sacrificio di Cristo reso in modo tale da sottolinearne l'importanza oggettiva per ciascun individuo.

Anche oggigiorno la crocifissione è un tema ancora vivo nell'arte, in un'arte che ormai si esprime attraverso un linguaggio moderno; un tentativo di conciliare tale linguaggio con simboli religiosi fortemente legati alla tradizione è stato auspicato da Papa Giovanni Paolo II, nella sua lettera agli artisti, e messo in pratica da alcuni musei fra i quali vale la pena di segnalare il museo d'arte sacra stauros.

CinemaModifica

MusicaModifica

Nella musica, ed ovviamente con riguardo alla musica sacra, non meno presente è il tema della passione e della crocefissione di Gesù nella composizione di un numero elevatissimo di opere le cui prime si suppongono medievali per relati letterari.

Il canto gregoriano è certamente uno dei modi più ricchi di temi attinenti alla Passione di Cristo, ed attraverso questo penetra nel "bon ton" della composizione sacra l'uso del riferimento ai Vangeli in latino, conformemente alla liturgia cattolica che di queste opere avrebbe garantito la tradizione ed in sostanza la perpetuazione.

Sono spesso, infatti, i versetti latini dei Vangeli a corredare le musiche, ed alcuni di essi, vuoi per la metrica dei periodi, vuoi per la drammaticità del passaggio liturgico cui dovevano affiancarsi nella messa (Tenebrae factae sunt, Quid me dereliquisti, Et inclinato capite), a poco a poco finirono per creare sottogeneri della messa (e della messa cantata), con una particolare intensità produttiva nel Settecento; lo "Stabat mater", ad esempio, fu affrontato da molti autori fra i quali il "prete rosso" Antonio Vivaldi e Bach e, sopra di questi, il Pergolesi. Stante il diverso approccio narrativo della musica, rispetto ad altre arti, non è dato attendersi una focalizzazione su uno solo dei temi del sacrificio di Cristo, ma più aderentemente alla sua dinamica espressiva la musica poteva rendere intere sezioni delle Scritture, fluide serie di eventi e non già monologie.

Johann Sebastian Bach, come noto, ha dedicato ben cinque opere principali alla Passione, delle quali due andarono perdute.

NoteModifica

  1. ^ voce, Dizionario Rai
  2. ^ Martin Hengel, Crocifissione ed espiazione, Brescia, Paideia 1988.
  3. ^ Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, Mondadori, 1962.
  4. ^ Ricciotti, op. cit.
  5. ^ ‘’Digesta Iustiniani’’, “De cadaveribus punitorum”, 48.24.1 (Ulpianus 9 de off. Procons.)
  6. ^ Articolo dedicato
  7. ^ >Shlomo Pines, An Arabic version of the Testimonium Flavianum and its implications. Israel Academy of Sciences and Humanities, 1971, pp. 8-10.
  8. ^ Talmud babilonese, trattato Sanhedrin, 43a.
  9. ^ ”A conservative estimate of 30,000 individuals crucified by the Romans implies that .067 percent of the names of the damnati survive.” (Una stima conservatrice di 30.000 individui crocifissi dai Romani implica che lo 0,67 per cento (circa 20) dei nomi dei condannati sopravvivano.”) John Granger Cook, Crucifixion in the Mediterranean World, Tübingen, Mohr Siebeck, p. 160.
  10. ^ Martin Hengel, Crucifixion In the Ancient World and the Folly of the Message of the Cross, Philadelphia, Fortress Press, 1977, Capitolo 8: “The ‘Slaves’ punishment", pp. 51-63
  11. ^ Jean Claude Fredouille, Dizionario della civiltà romana, Roma, Gremese editore, 2001, p. 103,
  12. ^ “although occasionally freedmen and freed women, citizens, and soldiers were subjected to the penalty.” John Granger Cook, Crucifixion in the Mediterranean World, cit. p. 160
  13. ^ ”Perche? Possiamo avanzare due ipotesi: i compilatori del Codex Theodosianus, nella loro documentazione, non avevano a disposizione nessun testo, oppure lo hanno omesso perché una legge simile era del tutto obsoleta nel 438. La crocifissione era scomparsa del tutto nella pratica; nessun giudice l’applicava. Inoltre esistevano nel repertorio legislativo penale delle pene terribili, ancora in vigore.”, Angelo di Berardino, "Crocifissione abolita da Costantino", in Josep Vilella Masana (ed.), Constantino, ¿el primer emperador cristiano? Religión y política en el siglo IV, Universitat de Barcelona, 2015, p. 458.
  14. ^ Per ulteriori approfondimenti, vedere oltre al saggio di A. Di Berardino citato, John Granger Cook, Crucifixion in the Mediterranean World, Tübingen, Mohr Siebeck, 2014, Capitolo Quinto, "Crucifixion: Law, and Historical Development", pp. 358-416.
  15. ^ Prima lettera ai Corinzi, 1,23
  16. ^ a b F. Harley-McGowan, "The Crucifixion", Jeffreys Spier, Picturing the Bible: The Earliest Christian Art (Yale University Press, 2007), pp. 227-232
  17. ^ First depiction of Jesus on cross - the Bloodstone amulet
  18. ^ British Museum Collection online: magical gem / intaglio
  19. ^ Earliest crucifixes
  20. ^ British Museum Collection online: intaglio
  21. ^ Arte e turismo (Hoepli 2013)
  22. ^ Christus triumphans
  23. ^ Iconografia del Christus triumphans e del Christus patiens
  24. ^ Gesù morì su una croce?.
  25. ^ (EN) Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity (PDF), Mohr Siebeck, 2011, p. 259, ISBN 978-3-16-150694-9.
    «There is a good possibility that σταυρός, when used by the evangelists, had already been charged with a distinct denotation – from Calvary. When, e.g., Mark used the noun it could have meant "cross" in the sense in which the Church later perceived it. That could be seen as an explanation for the scarcity of additional information about the nature of the punishment.».
  26. ^ Samuelsson,  pp. 77, 81, 87, 99, 102, 109-115, 121-122, 126, 130.
  27. ^ Per esempio in Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity (Mohr Siebeck 2013) ISBN 978-31-6152508-7, p. 87
  28. ^ Samuelsson, p. 205.
  29. ^ (EN) Liddell and Scott: σταυρός.
  30. ^ (EN) Crucifixion (capital punishment) in Encyclopaedia Britannica.
  31. ^ Lettera di Barnaba, capitoli 9 e12; Clemente Alessandrino, Stromateis VI, 9; Giustino, Dialogo con Trifone, 40.3, p. 173 della traduzione italiana, ISBN 88-315-0105-4, e Apologia prima, 55.4; Ireneo di Lione, Contro le Eresie, 2,24,5; Tertulliano, Ad gentes 1, 12, 3-5.
  32. ^ Tertulliano, Apologeticus adversus gentiles pro christianis, Pars IV, cap. XVI, 8 (Siphara illa vexillorum et cantabrorum stolae crucis sunt) e Ad Nationes, I, 12 (Sic etiam in cantabris atque vexillis, quae non minore sanctitate militia custodit, siphara illa vestes crucum sunt. Erubescitis, opinor, incultas et nudas cruces colere).Marco Minucio Felice, Octavius, XXIX (Nam et signa ipsa et cantabra et vexilla castrorum, quid aliud quam inauratae cruces sunt et ornatae?)
  33. ^
    (FR)

    « Parfois pasmés aussi comme sans vie, et si pairons les guarissent de leur sanc »

    (IT)

    « Ridotti a volte come privi di vita, i loro genitori li guariscono con il loro sangue »

    (Brunetto Latini, da Li Livres dou Tresor, L, I, CLXIII)
  34. ^ Louis Charbonneau-Lassay, Il bestiario del Cristo (vol II), Ed. Arkeios, Roma, 1995, ISBN 88-86495-02-1, pag 123 e segg. La leggenda potrebbe essere frutto di un mal compreso atto del volatile quando questo reclina il becco per rigurgitare il cibo che vi stiva.
  35. ^ Nel suo libro, Morte e pianto rituale nel mondo antico. Dal lamento pagano al pianto di Maria, Torino, Boringhieri, 1958.
  36. ^ Cinemecum - Sulle orme del Gesù sardo

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