Università degli Studi della Tuscia

università in Italia
Università degli Studi della Tuscia
Marchio registrato università.jpg
Viterbo Santa Maria in Gradi.JPG
Ubicazione
StatoItalia Italia
CittàViterbo
Altre sediCivitavecchia, Rieti, Tarquinia
Dati generali
Nome latinoUniversitas Studiorum Tusciae
Fondazione1979
TipoStatale
RettoreStefano Ubertini
Studenti8 352 (2017)[1]
SportCUS Viterbo
Mappa di localizzazione
Sito web

L'Università degli Studi della Tuscia di Viterbo (anche abbreviato in Università della Tuscia e colloquialmente Unitus)[2] è un’università statale italiana fondata nel 1979, un Ateneo decisamente giovane rispetto a tanti altri del resto d’Italia.

Nacque come università statale in seguito all’emanazione della Legge 3 aprile 1979 n. 122 che istituiva contemporaneamente le prime tre Università decentrate rispetto al Polo della “Sapienza”, Roma Tor Vergata, Cassino e, appunto, Viterbo.[3] La scelta della sede fu ampiamente motivata sia dalla precedente tradizione di cultura e di formazione oltre che, obiettivamente, da un contesto storico-monumentale degno delle più blasonate città universitarie italiane.[4]

StoriaModifica

Il periodo medievaleModifica

Risalgono alla metà del XIII secolo le prime attestazioni nella città di Viterbo di studi itineranti presso i quali si insegnavano le discipline del trivio e del quadrivio. La città, infatti, brulicò sempre di monasteri e conventi (come quello domenicano di Santa Maria in Gradi, oggi sede del Rettorato dell’Università), e sebbene non sia stata mai una corte locale stabile, tuttavia, poté giovarsi nel corso della sua storia millenaria del soggiorno della più prestigiosa e universale delle corti, quella pontificia (Viterbo è infatti conosciuta ancora oggi come la Città dei Papi, in memoria del periodo in cui la città ospitò la sede pontificia) cui era demandata la fondazione o la ratifica dei vari studia. A Viterbo almeno dal 1245 faceva capo lo Studium Curiae. Il risultato fu che i nomi di spicco della cultura e della scienza europea vennero a Viterbo, permettendo così alla vita culturale di crescere ed incoraggiando i visitatori a vedere la città come un'altra “alta e potente Roma”. Nel XV secolo, poi, la nuova cultura dell’Umanesimo, promossa dai maggiori intellettuali che vi abitavano e insegnavano, favorì la nascita di personalità come Annio ed Egidio da Viterbo.[5][6]

Età modernaModifica

La storia dell’Università a Viterbo si può far iniziare con Carlo VIII che entrò nella città il 10 dicembre 1494 mentre era diretto a Napoli e venne ricevuto dal vescovo e dal magistrato del Comune Tommaso Veltrellini quasi fosse il nuovo sovrano dello Stato. Ricevette numerose richieste tra le quali vi fu anche quella per l’«erezione di uno studio generale sull’esempio di Perugia»[7] (uno studium sorto all’inizio del XIV secolo e probabilmente tra quelli più frequentati dai giovani viterbesi, insieme a quelli di Roma e Siena). Quello che i viterbesi non ottennero da Carlo VIII lo conseguirono tuttavia da papa Paolo III Farnese nel 1546[8]: l’Università degli Studi «da gran tempo ambita e più volte richiesta» fu istituita, affinché i titoli accademici potessero essere conseguiti nella capitale della Provincia del Patrimonio di S. Pietro. Lo Studio generale, che ebbe come sede il Palazzo dei Priori, diede così inizio ai corsi in quell’anno, con una cerimonia che si svolse in cattedrale il 7 novembre 1546. Furono avviati i corsi di Filosofia, Logica, Istituzioni civili e Medicina[9]. L’esperimento non durò a lungo: Alessandro Farnese, Legato del Patrimonio, ripristinò lo studium circa venti anni dopo ma anche in quella occasione, l’università di Viterbo durò solo poco tempo, funzionando, anche se con difficoltà, fino al 1581, quando il Comune ne chiese la soppressione. Dopo l’esperimento dei Gesuiti che, all’inizio del XVII secolo, istituirono a Viterbo un Collegio autorizzato al rilascio di titoli accademici di base, l’ultimo tentativo di aprire dei corsi universitari fu fatto durante la Restaurazione. Le richieste avanzate al papa dalla città di Viterbo caddero nel vuoto e non si sentì più parlare di questo argomento per molto tempo[10][11].

Verso la statalizzazione: la Libera Università della Tuscia (1969-1979)Modifica

In tempi più recenti, il decennio che intercorre tra il 1969 e il 1979 rappresentò un periodo fondamentale per la storia dell’istituzione universitaria a Viterbo che vide la nascita della Libera Università della Tuscia, istituita per la precisa volontà di traghettare l’ateneo viterbese verso la statalizzazione[12].

Il decentramento universitario come soluzione alla necessità di decongestionare l’Università di Roma tramite la creazione di altri poli universitari nella Capitale e nel Lazio, costituì un tema presente già prima del 1969 all’interno dei dibattiti politici e Viterbo aveva le condizioni favorevoli per divenire centro universitario satellite. Tra i promotori e i più convinti assertori dell’istituzione di una sede universitaria a Viterbo vi era l’assessore democristiano alla Pubblica Istruzione della Provincia di Viterbo Gilberto Pietrella, grazie al quale fu messa in atto una vera e propria campagna per l’Università appoggiata dalla stampa e dall’opinione pubblica[13]. Il primo passo fu la creazione del Consorzio per l’università (istituito con decreto prefettizio n. 15172 del 13 ottobre 1969 e a cui aderirono Provincia, Comune, Camera di Commercio, Cassa di Risparmio) che avrebbe lavorato per reperire i fondi necessari all’istituzione universitaria. Dopo numerosi avvicendamenti politici il 14 ottobre 1969 Pietrella deliberò l’istituzione della Libera Università della Tuscia e delle prime due Facoltà: Magistero ed Economia e Commercio. Tra ottobre e la fine di novembre si procedette alle iscrizioni, al reclutamento del corpo insegnante e alla scelta della sede, che, cadde sul convento dei Padri Agostiniani situato alle spalle della Chiesa della Trinità. Il 15 dicembre 1969 si svolse la Manifestazione di apertura del primo anno accademico della L.U.T. Lo stesso giorno venne inoltrata al Ministero della Pubblica Istruzione la domanda per il riconoscimento statale[3]. Alla fine del mese di marzo del 1979 si concluse l’iter del provvedimento e il 3 aprile fu emanata la Legge n. 122 che sanciva la creazione della seconda università di Roma (Tor Vergata) e delle università statali di Cassino e Viterbo. Con questo atto, la L.U.T. veniva soppressa e nasceva l’Università degli Studi della Tuscia. Dopo la nomina nel 1984 del Commissario liquidatore, il Consorzio venne definitivamente a cessare per decreto prefettizio nel marzo 1987[14].

La fondazione dell'Università degli Studi della Tuscia e il rettorato di Gian Tommaso Scarascia Mugnozza (1979-1999)Modifica

Con la legge istitutiva del 3 aprile veniva coronato lo sforzo portato avanti con convinzione per diversi anni dalle varie realtà territoriali della Tuscia per avere a Viterbo un ateneo statale. Nel luglio 1979 il ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Spadolini nominò il Comitato Tecnico Amministrativo dell’Ateneo con il compito di predisporre lo Statuto che venne approvato soltanto il 1º luglio 1980 data che segnò la nascita della prima facoltà, Agraria[15]. L’anno accademico 1980-81 fu aperto dall’inaugurazione del 7 luglio 1981, avvenuta nella Sala Regia del Palazzo dei Priori. Esattamente un anno dopo venne eletto rettore il prof. Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, che diresse l’Ateneo fino all’ottobre 1999.

Scarascia Mugnozza concepiva l’Università della Tuscia come centro di diffusione nell’Alto Lazio di innovazione scientifica, tecnologica, economica, culturale, sociale[16]. In quest’ottica, egli promosse la costituzione di un consorzio di enti locali e di organismi economici territoriali a supporto dell’Ateneo e della sua interazione con il territorio.

La capacità di espansione e di sviluppo dell’Ateneo nel corso dei diciassette anni di rettorato Scarascia Mugnozza (1982-1999) fu poi testimoniata dalla progressiva apertura delle cinque Facoltà[17]. Alla Facoltà di Agraria fecero seguito le Facoltà di Lingue e Letterature Straniere Moderne (a.a. 1983-84)[18], Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali (a.a. 1987-88)[19], Conservazione dei Beni Culturali (a.a. 1990-91)[20], Economia e Commercio (a.a. 1991-92)[21], Scienze Politiche (a.a. 2002-03)[22]. Nel 1999, al compimento del ventesimo anno di vita, l’Ateneo contava 8.000 studenti: oltre il 50% continuava a provenire da fuori della provincia di Viterbo, segno della capacità di attrazione che l’Ateneo riusciva ad esercitare sia nel Lazio sia in Italia[23]. Un dato interessante rimarcato stesso dal rettore era il rapporto ottimale docente-studente (che nel corso degli anni Ottanta variò da 1:10 a 1:18) ed era questo un fattore qualificante già allora dell’offerta formativa dell’Ateneo[24].

Lo sviluppo dell'ateneo e il rettorato di Marco Mancini (1999-2013)Modifica

L’azione programmatica del rettorato Mancini poneva particolare riguardo all'ampliamento della didattica e degli spazi ad essa necessari: la creazione di una nuova offerta formativa per l’area giuridico-politica, l’apertura di due nuove sedi a Civitavecchia e Rieti, nonché l'istituzione di centri di eccellenza[25]. In tal senso fu avviato un progetto di recupero di alcuni edifici storici della città di Viterbo, tra cui l’ex carcere di S. Maria in Gradi in cui, nel 2002, fu trasferita la sede del rettorato precedentemente ospitato presso il convento della SS. Trinità in via S. Giovanni Decollato. Prefigurando la realizzazione di due poli complementari, umanistico e scientifico-sperimentale, gli spazi del campus Riello furono interamente allocati alle facoltà di agraria e scienze a seguito del trasferimento della facoltà di lingue e letterature straniere moderne nel complesso di S. Maria in Gradi.

StrutturaModifica

L'università è strutturata nei seguenti dipartimenti:

  • Economia, ingegneria, società e impresa
  • Innovazione nei sistemi biologici, agroalimentari e forestali
  • Scienze agrarie e forestali
  • Scienze ecologiche e biologiche
  • Scienze umanistiche, della comunicazione e del turismo
  • Studi linguistico-letterari, storico-filosofici e giuridici

SediModifica

 
Chiostro rinascimentale presso il rettorato dell'università

Il rettorato e gli uffici amministrativi dell'ateneo si trovano nel complesso di santa Maria in Gradi, eretto nel 1244 per volere del monaco viterbese Raniero Capocci che la donò ai domenicani. Santa Maria in Gradi ospita diversi monumenti al suo interno, quali il chiostro medievale, il chiostro rinascimentale realizzato verso la fine del Quattrocento, su ordine del frate Domenico Valentini, con al centro una fontana, il portico dinnanzi la facciata della chiesa, nella quale fu incoronato papa Urbano IV e dove fu sepolto papa Clemente IV. Nel XVI secolo la chiesa fu distrutta e fatta ricostruire nel 1700 dai domenicani, i quali affidarono il lavoro a Nicolò Salvi.[5]

Nel corso degli anni il complesso fu adibito a carcere fino al 1993 quando venne abbandonato; nel 1996 il Ministero cedette gratuitamente il complesso all'Università della Tuscia che ne curò il restauro. Dal 1996 ospitò il rettorato e gli uffici amministrativi, dal 2000 la facoltà di lingue e letterature straniere moderne.[5]

Il dipartimento di economia, ingegneria, società e impresa, è sito in via del Paradiso (ex convento santa Maria del Paradiso). I dipartimenti di studi linguistico-letterari, storico-filosofici e giuridici e quello di scienze umanistiche, della comunicazione e del turismo hanno sede nel complesso di santa Maria in Gradi e nel complesso di via san Carlo. Il dipartimento di scienze agrarie e forestali è collocato in via san Camillo de Lellis e dispone di un distaccamento a Rieti.[26][27]

RettoriModifica

NoteModifica

  1. ^ MIUR – Anagrafe nazionale studenti, su anagrafe.miur.it. URL consultato il 5 novembre 2019.
  2. ^ Statuto dell’Università degli Studi della Tuscia (PDF), Università degli Studi della Tuscia. URL consultato il 22 luglio 2010.
  3. ^ a b G. Nicolai, Da massa di carte silenziosa a fonte ordinata per la ricerca storica: il caso dell’archivio della Libera Università della Tuscia, in Storia e Futuro 52, 2020, p. 8.
  4. ^ M. Mancini, Presentazione, in Per una storia dell’Università della Tuscia, a cura di M. Ridolfi, Annali di storia delle università italiane 16, 2012, p. 9.
  5. ^ a b c Complesso di Santa Maria in Gradi, Arte Città viterbo. URL consultato il 12 maggio 2010.
  6. ^ A. Modigliani - P. Procaccioli, Il periodo medievale, in Per una storia dell’Università della Tuscia, a cura di M. Ridolfi, Annali di storia delle università italiane 16, 2012, pp. 19-29.
  7. ^ G. Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, 3 vol., Viterbo 1907-1969: II, parte I, p. 198..
  8. ^ Ivi, p. 168; F. Pietrini, I vescovi e la diocesi di Viterbo, Viterbo, La Commerciale, 1949, p. 79; F. Bussi, Istoria della Città di Viterbo, Roma, s.n.t., 1742, p. 313..
  9. ^ I. Ciampi, Cronache e Statuti della Città di Viterbo, Bologna, 1996: Appendice II, Il più importante dei Ricordi di casa Sacchi dal 1476 al 1572, p. 437..
  10. ^ L. Osbat, L’Università a Viterbo in età moderna, in Per una storia dell’Università della Tuscia, a cura di M. Ridolfi, Annali di storia delle università italiane 16, 2012, pp. 31-39..
  11. ^ UNITUS - Cenni Storici, su www.unitus.it. URL consultato il 25 marzo 2021.
  12. ^ G. Nicolai, Da massa di carte silenziosa a fonte ordinata per la ricerca storica: il caso dell’archivio della Libera Università della Tuscia, in Storia e Futuro 52, 2020, p. 5..
  13. ^ B. Barbini, L’Università di Viterbo dalle prime esperienze alla statalizzazione, Viterbo, Università degli Studi della Tuscia, 2009, p. 86..
  14. ^ T. Dell’Era, La Libera Università della Tuscia (L.U.T.) 1969-1979, in Per una storia dell’Università della Tuscia, a cura di M. Ridolfi, Annali di storia delle università italiane 16, 2012, pp. 41-47..
  15. ^ La Facoltà di Agraria venne istituita con DPR n. 549 del 1º luglio 1980 (pubblicato in G.U. n. 254 del 16/9/1980).
  16. ^ Discorso di Scarascia Mugnozza, 26 giugno 1989, in Addendum all’Annuario Accademico 1989/1990. Decimo anno dall’istituzione dell’Ateneo, Viterbo, 1993, pp. 9-11.
  17. ^ M. Paolino, 1979/1999: la fondazione e il rettorato di Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, in Per una storia dell’Università della Tuscia, a cura di M. Ridolfi, Annali di storia delle università italiane 16, 2012, pp. 61-68..
  18. ^ La Facoltà di Lingue e Letterature Straniere Moderne (indirizzo europeo) venne istituita con DPR n. 311 del 17 maggio 1983 (pubblicato in G.U. n. 182 del 5/7/1983).
  19. ^ La Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali venne istituita con DPR del 25 luglio 1987 (pubblicato in G.U. n. 267 del 14/11/1987).
  20. ^ La Facoltà Conservazione dei Beni Culturali venne istituita con DPR del 15 luglio 1987 (pubblicato in G.U. n. 304 del 31/12/1987).
  21. ^ La Facoltà di Economia e Commercio venne istituita con Decreto Rettorale n. 3102 del 21 giugno 1989 (pubblicato in G.U. n. 255 del 31/10/1989)
  22. ^ La Facoltà di Scienze Politiche venne istituita con Delibera del Senato Accademico nella seduta dell’8 gennaio 2002, con decorrenza dal 1º marzo 2002.
  23. ^ G. T. Scarascia Mugnozza, Presentazione, in Ventesimo anniversario dell’Università degli Studi della Tuscia, Viterbo, 1999, p. 5..
  24. ^ Relazione di Scarascia Mugnozza in occasione dell’inaugurazione del XVI anno accademico 1995/1996, ivi, pp. 415-425
  25. ^ Dipartimenti di eccellenza - Università, su miur.gov.it.
  26. ^ Aule, su unitus.it. URL consultato il 19 dicembre 2019.
  27. ^ Dove siamo, su unitus.it. URL consultato il 19 dicembre 2019.
  28. ^ a b c La sede dell'Università degli Studi della Tuscia – I rettori (PDF), su esercito.difesa.it. URL consultato il 18 giugno 2020.
  29. ^ Il rettore, su unitus.it. URL consultato il 5 novembre 2019.

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