Vacche grasse

Vacche grasse e vacche magre sono diventate espressioni di uso comune o frasi fatte della lingua italiana e indicano rispettivamente periodi di grande prosperità (o durante i quali gli affari vanno molto bene) e periodi di carestia (o durante i quali gli affari stagnano o addirittura vanno male).

Le due espressioni traggono origine da un episodio della Bibbia, e più precisamente della Genesi, detto "Il sogno delle sette vacche grasse e delle sette vacche magre". Non solo si tratta del più famoso sogno biblico, ma anche del più famoso caso di interpretazione dei sogni dell'antichità.

Il sogno nella GenesiModifica

L'episodio fa parte della storia di Giuseppe, una sezione della Genesi, che va da 37,2 a 48,22. Giuseppe, figlio prediletto di Giacobbe, viene venduto come schiavo dai fratelli invidiosi e dopo alterne vicende finisce nelle carceri del faraone egiziano. Qui comincia a interpretare con successo i sogni dei detenuti. Dopo due anni in quella condizione, viene chiamato a corte a interpretare due angosciosi sogni del faraone.

Nel primo, il faraone sogna di trovarsi in riva al Nilo: "ed ecco salirono dal Nilo sette vacche, belle di aspetto e grasse e si misero a pascolare tra i giunchi. Ed ecco, dopo quelle, sette altre vacche salirono dal Nilo, brutte di aspetto e magre, e si fermarono accanto alle prime [...] Ma le vacche brutte di aspetto e magre divorarono le sette vacche belle di aspetto e grasse" (Genesi 41,2-4).

Il secondo sogno è analogo al primo: il faraone sogna sette spighe "grosse e belle" spuntate da uno stelo, e poi sette spighe arse e vuote, che inghiottono le prime.

Giuseppe interpreta i sogni come un messaggio divino: vi saranno sette anni di abbondanza in tutto l'Egitto, seguiti da sette anni di carestia (Genesi 41,25-31). "Quanto al fatto che il sogno del faraone si è ripetuto due volte, significa che la cosa è decisa da Dio e che Dio si limita a seguirla" (Genesi 41,32). Giuseppe non si limita all'interpretazione, ma dà anche suggerimenti su come gestire la situazione: il faraone dovrebbe trovare "un uomo intelligente e saggio" e metterlo a capo di una rete di funzionari che prelevi un quinto di tutti i prodotti egiziani durante i sette anni di abbondanza, creando così una riserva per i sette anni di carestia. (Genesi 41,33-36). Il faraone affiderà il compito allo stesso Giuseppe.

La profezia del sogno è destinata ad avverarsi: non solo, ma sette anni dopo, la carestia farà incontrare Giuseppe coi suoi fratelli, venuti in Egitto per acquistare grano.

PsicoanalisiModifica

Le "sette vacche grasse" e le "sette vacche magre" del faraone sono uno dei casi più antichi d'interpretazione dei sogni. Molte culture dell'antichità consideravano i sogni di origine divina; presso alcuni popoli si riteneva che i sogni potessero dare indicazioni sul futuro, spesso di carattere economico (vedi ad esempio il trattato di Artemidoro di Daldi). Nel sogno del faraone si trova una fusione dei due concetti: il sogno è un messaggio di Dio dal contenuto spiccatamente economico.

Ne L'interpretazione dei sogni (1899), Sigmund Freud cita il sogno del faraone come esempio di uno dei due metodi popolari di interpretazione onirica: il metodo della sostituzione simbolica, che considera il sogno come una totalità indivisibile e lo sostituisce con un altro contenuto analogo. Per Freud questo metodo proverrebbe dalla tradizione sacerdotale antica, e in particolar modo proprio dall'antico Egitto.

EconomiaModifica

Il racconto biblico è anche una delle più antiche testimonianze sui cicli di produzione e recessione in un'economia agricola come quella dell'Antico Egitto. Per la Bibbia questa alternanza dipende dall'imperscrutabile volere divino; Giuseppe non è solo l'uomo saggio in grado di decifrare i messaggi di Dio, ma anche l'amministratore intelligente che raccoglie la produzione in surplus e la conserva per gli anni di carestia, attraverso uno dei primi prelievi fiscali progressivi della storia (un quinto dei prodotti: il 20%).

A volte l'espressione "vacche magre" o "vacche grasse" viene adoperata dagli economisti proprio per alludere all'alternanza di fasi di recessione e sviluppo in economia.

LinguaModifica

Le espressioni di uso comune "sette anni di vacche magre" (o "grasse"), o anche solo "vacche magre" (o "vacche grasse"), sono chiare allusioni al racconto biblico: le "vacche grasse" indicano un periodo di abbondanza (comunque destinato a finire); le "vacche magre" un periodo di difficoltà economiche (anch'esso, fortunatamente, temporaneo). L'espressione ebbe un certo successo negli anni ottanta, quando fu adoperata, tra gli altri, da Bettino Craxi. Ancora oggi a volte con "vacche grasse" si allude a quel decennio del Novecento in cui l'Italia sperimentò una temporanea e relativa floridezza economica.

Voci correlateModifica