Vegoia

personaggio della mitologia etrusca

Vegoia (in etrusco Vecu) è una ninfa (lasa) della mitologia etrusca, raffigurata come una giovane donna alata che tiene in mano una spiga di grano.

A lei si attribuiscono i Libri Vegonici che vertevano sull'interpretazione dei fulmini; una copia di essi era conservata, secondo le testimonianze di Servio[1] e di Ammiano Marcellino[2], a Roma all'interno del Tempio di Apollo Palatino, fatti lì collocare dall'imperatore Augusto. Anche due scritti relativi all'agrimensura sono presentati come ispirati dalla lasa: il primo sarebbe stato rivelato da Vegoia al punico Magone, l'altro a carattere profetico all'etrusco Arruns Veltumnus. Entrambi sono in parte conservati nei Gromatici veteres (V sec. d.C.), il secondo corrotto da lacune testuali e da errori tipici del latino tardo e con termini apparentemente impropri derivati verosimilmente da una non perfetta traduzione in latino di un testo originario in lingua etrusca:

NoteModifica

  1. ^ Servio, Ad Aen., vi, 72
  2. ^ Am., Adv. nat., ii, 69
(LA)

«IDEM VEGOIAE ARRUNTI VELTYMNO Scias mare ex aethera remotum. Cum autem Iuppiter terram Aetruriae sibi vindicavit, constituit iussitque metiri campos signarique agros. Sciens hominum avaritiam vel terrenum cupidinem, terminis omnia scita esse voluit. Quos quandoque quis ob avaritiam prope novissimi octavi saeculi data sibi homines malo dolo violabunt contingentque atque movebunt. Sed qui contigerit atque moveritque, possessionem promovendo suam, alterius minuendo, ob hoc scelus damnabitur a diis. Si servi faciant, dominio mutabuntur in deterius. Sed si conscientia dominica fiet, caelerius domus extirpabitur gensque eius omnis interiet. Motores autem pessimis morbis et vulneribus efficientur membrisque suis debilitabuntur. Tum etiam terra a tempestatibus vel turbinibus plerumque labe movebitur. Fructus saepe ledentur decutienturque imbribus atque grandine, caniculis interient, robigine occidentur. Multae dissensiones in populo. Fieri haec scitote, cum talia scelera committuntur. Propterea neque fallax neque bilinguis sis. Disciplinam pone in corde tuo.»

(IT)

«LO STESSO [LIBRO] DI VEGOIA RIVELATO AD ARRUNTE VELTIMNO Saprai che il mare è stato separato dal cielo. Quando poi Giove rivendicò per sé la terra d'Etruria, stabilì e ordinò che i campi fossero misurati e i terreni contrassegnati: conoscendo l'avarizia degli uomini e la cupidigia verso i terreni, volle che tutti fossero definiti con pietre di confine. Quelle che gli uomini, quando qualcuno [sarà spinto] dall'avarizia - quasi un regalo del recentissimo ottavo secolo -, con atto fraudolento violeranno, toccheranno e sposteranno per i propri interessi. Ma chi avrà [violato], toccato e spostato, ampliando la sua proprietà e riducendo quella di un altro, per questo misfatto sarà dannato dagli dei. Se a fare ciò saranno stati dei servi, il loro stato di sottomissione peggiorerà. Ma se accadrà con la consapevolezza del padrone, velocissimamente la casa sarà sradicata e tutta la sua gens andrà in rovina. Coloro che le hanno mosse invece subiranno di conseguenza terribili malattie e ferite e le loro membra saranno debilitate. Allora per l'infamia anche la maggior parte della terra sarà sconvolta dalle tempeste o dai vortici. Spesso i frutti saranno danneggiati e saranno fatti cadere a terra dalla pioggia e dalla grandine, si rovineranno per la canicola, saranno uccisi dalla ruggine. Ci saranno molte discordie tra gli abitanti. Sappiate che accadranno queste cose se saranno commesse tali malefatte. Per questo non essere né fraudolento né doppio. Metti disciplina nel tuo animo.»

(Gromatici veteres, pp. 350-351 (ed. Lachmann))
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