Abito ecclesiastico

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Nelle Chiese cristiane, si definisce abito ecclesiastico il tipo di vestiario usato dai membri del clero al di fuori dei riti liturgici.

Chiesa latinaModifica

Nella Chiesa latina gli abiti dei sacerdoti sono:

Oltre a questi, i canonici, i vescovi, i cardinali e il papa possono indossare anche:

Il codice di diritto canonico al can. 284 stabilisce l'obbligatorietà dell'abito ecclesiastico, demandando alle singole conferenze episcopali la definizione della forma che esso deve assumere:

«I chierici portino un abito ecclesiastico decoroso secondo le norme emanate dalla Conferenza Episcopale e secondo le legittime consuetudini locali.»

In Italia la Conferenza Episcopale Italiana ha disposto nel 1983 che chi appartiene al clero debba indossare la veste talare o il clergyman.[1] Tale normativa non è mai stata revocata, anche se di fatto viene spesso disattesa.

Chiese orientaliModifica

Nell'Oriente cristiano, sia ortodosso sia cattolico, l'abito è diverso a seconda della Chiesa di appartenenza; gli abiti più comuni sono:

Chiesa anglicanaModifica

 
L'abito talare anglicano

Nella Chiesa anglicana gli abiti dei sacerdoti sono quasi identici a quelli cattolici, con qualche differenza. Ad esempio i preti anglicani preferiscono portare il collarino ecclesiastico che avvolge tutto il collo ed è molto più piccolo in larghezza, e preferiscono usare il clergyman. Un'altra differenza con il clero cattolico è ad esempio il colore della veste talare dei vescovi anglicani, che è interamente viola. Inoltre i vescovi e gli arcidiaconi possono anche indossare una talare più corta che arriva alle ginocchia, chiamata "apron" (che in inglese significa "grembiule").

NoteModifica

  1. ^ Delibera della CEI n. 2, 23 dicembre 1983, in: Conferenza Episcopale Italiana, Diritto canonico complementare, p. 8.

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